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  1. #1
    jasmin
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    Primo Piano

    Lavoro per pochi


    <HR =hr>

    Per una persona diversamente abile trovare un lavoro è un?impresa titanica. Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero del Welfare, il 45% dei Centri per l?impiego è che hanno tra gli altri anche questo compito specifico è non svolge ancora un ruolo attivo nell?inserimento mirato dei disabili.
    Risultati migliori, secondo alcuni, li ottiene la cooperazione sociale, che da anni, in Italia, sviluppa progetti, più o meno sperimentali, per professionalizzare e collocare i soggetti svantaggiati. Se ne è parlato la scorsa settimana a Roma, in un convegno organizzato dall?universit? La Sapienza.
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    ?Le cooperative di tipo ?B?, che per legge hanno il compito di inserire i disabili (almeno un terzo dei soci lavoratori, ndr) è spiega Carlo Borzaga, economista dell?universit? di Trento è negli ultimi dieci anni hanno assunto dimensioni rilevanti. Su tutto il territorio nazionale sono 2mila e trecento, pari al 33% dell?intero settore cooperazione, e occupano 24mila lavoratori svantaggiati, il 44% sul totale degli occupati complessivi nelle coop di questo tipo. I disabili certificati sono 9mila e cinquecento, il 25% dell?intera forza lavoro svantaggiata (non solo disabili, ma anche ex carcerati, ex tossicodipendenti e altro, ndr) a livello nazionale?.

    Le cooperative integrate mediamente riescono a inserire i disabili con stipendi più alti di quelli che potrebbero percepire se lavorassero in realt? esterne alla cooperazione. ?Il grande merito di questo settore è osserva ancora Borzaga è sta nell?enorme sforzo per la formazione dei dipendenti diversamente abili. Questo investimento li rende più ?spendibili? sul mercato del lavoro. Inoltre, alla fine del percorso formativo, la cooperativa si impegna a farli assumere all?esterno o all?interno di questo settore?.

    Fino a qualche anno fa la normativa italiana vedeva il disabile come manodopera da imporre, come un costo aggiuntivo che l?impresa doveva sostenere. Una normativa per molti versi punitiva, non solo per l?azienda ma anche per il disabile, che non tendeva in alcun modo a valorizzare le sue competenze: il disabile era un numero che corrispondeva alla percentuale d?invalidit? che gli era stata riconosciuta.

    La legge 68 del <ST1:METRICC&#079;NVERTER ProductID="1999 ha" w:st="&#111;n">1999 ha</ST1:METRICC&#079;NVERTER> provato a rovesciare questa logica attraverso il collocamento mirato, introducendo un sistema misto: allargando l?obbligo di assunzione fino alle imprese con 15 dipendenti, ma prevedendo allo stesso tempo un percorso graduale di inserimento al lavoro, permettendo forme contrattuali flessibili, come il tirocinio formativo, la borsa lavoro o l?apprendistato, a patto che il datore di lavoro si impegni poi ad assumere il lavoratore come subordinato.

    L?obiettivo è quello di valorizzare le competenze professionali del lavoratore disabile in relazione alle reali condizioni organizzative dell?azienda. La legge ha anche trasferito la titolarit? della funzione di collocamento dei soggetti svantaggiati dal ministero alle singole Province, enti locali che fino ad allora non si erano mai occupati di questa tematica.

    La legge 68 dice che le Province devono raccordarsi con i servizi sociali comunali e le Asl che sono a conoscenza sia del numero dei disabili presenti nel territorio che delle singola situazioni. Questo coordinamento è necessario per avere informazioni corrette e aggiornate, utili all?inserimento lavorativo. ?Sono 450mila gli iscritti alle liste di collocamento obbligatorio e il loro numero è destinato a crescere è spiega Antonello Scialdone, responsabile dell?area Politiche sociali dell?Isfol è il sistema pubblico non riesce ad avviare al lavoro più di 25mila disabili ogni anno.

    Attualmente ci sono circa 85mila posti destinati ai disabili, che le imprese devono assumere per forza, ma che non sono stati coperti?. Aurora Riccardi di Confindustria ha le idee chiare al riguardo: ?Al momento lo strumento più efficace è spiega è ? quello delle convenzioni tra impresa, disabile e Centro per l?impiego. La convenzione permette all?imprenditore di far ricorso ai Cpi anche per eventuali programmi formativi e consente di dilazionare nel tempo il numero della quota d?obbligo d?assunzione di disabili in azienda?.

    Uno strumento che la legge ?<ST1:METRICC&#079;NVERTER ProductID="30?" w:st="&#111;n">30?</ST1:METRICC&#079;NVERTER> (art. 14 D.lgs. 276 del 2003) ha esteso anche alle cooperative integrate (quelle di tipo ?B?, ndr), senza per? fino ad oggi riuscire a ottenere gli effetti sperati, e suscitando dubbi nei sindacati.
    <HR =hr>

    <DIV align=right>05/07/2005</DIV>


  2.      


  3. #2
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    Per me non ci sono stati problemi, sono stato assunto 30 anni fa come categoria speciale!!








  4.      

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