Cookie Policy Privacy Policy QUANDO ’SI SCOMODA’ LA CRONACA NERA - Pagina 2



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Risultati da 21 a 28 di 28
  1. #21
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    BELLUM OMNIUM CONTRA OMNES,


    cioè "guerra di tutti contro tutto", non è un'espressione mia: l'ha formulata il filosofo THOMAS HOBBES, morto nel 1679. Evidentemente già ai tempi di HOBBES le cose non andavano molto bene. Sono passati più di 300 anni da allora, qualcosa è migliorato, ma la maggior parte del percorso è ancora davanti, da fare.Il camminofaticosamente percorso fino ad ora è sempre l? in discussione, e di volont? di andare avanti ne vedo molto poca.


    Continuo a credere che la vita sia una continua lotta, peralcunisemplici motivi.


    Seper una persona "normale" certe conquiste sono state "fisiologiche", quali ad esempio il superamento dei vari complessi infantili o adolescienziali, per me, disabile, le "conquiste" (o quelle ritenute tali) sono state drammatiche, al limite della sopportazione umana.


    Certe altre conquiste poi (quali il tentare dicamminare, di parlare, di cantare, di ragionare), sono state accolte, a cominciare da chi mi stava più vicino, con una sorta di malcelata insofferenza, quando non addirittura con scherno o ilarit?.


    Poi, con il passare degli anni, ho capito che, dentro ad ogni uomo, c'è scritto un grandissimo "IO". Da qualche parte qualcuno ha anche, in dotazione, un piccolo "tu". Ho idea che alcuni l'abbiano scritto sotto le suole delle scarpe e, camminando, si sia consumato, per cui non se ne ricordano più.


    E continuano ad ammirare il proprio evidente,smisurato e luminoso "IO".


    Alcunipoiche, nella vita,non riescono ad emergere con le proprie forze, (perchè tutti vogliamo emergere, perchè l'aria della cantina continua ad essere sempre pesante), tentano di emergere cercando di mettere in ridicolo gli altri e, se sulla propria strada trovano un disabile.... è come un invito a nozze senza l'obbligo di portare il regalo o di comprarsi il vestito nuovo!


    Ecco alcuni motivi che mi portano a continuare ad essere diffidente nei confronti del mio prossimo: per via di quella pulce che mi ha messo nell'orecchio HOBBES, più di 300 anni fa.


    Cordialit? a tutti.


    marinotunger


  2.      


  3. #22
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    Non è semplice la vita per nessuno e particolarmentedifficile per chi ha ulteriori problemi: fisici, psichici, ma anche mancanza di lavoro, miseria e chi più ne ha...credo poco nella solidarietà così come è oggi concepita, quasi d'obbligo, istituzionalizzata...abbiamo in riscontro difficolt? di comunicazione, vergogna se ci confrontiamo a ciò che vediamo nelle televisioni, solitudine se non riusciamo a stare dietro a uno standard quasi imposto. Poi soli nella nostra tana, con i nostri problemi , accumuliamo in una stanza il nostro dolore che è davvero un gas potente, finch? questo scoppia...? normale , è umano . Non ho soluzioni personali, solo quelle di fermarci un attimo a riflettere per capire cosa ci succede. Ciao a tutti
    Sempre devi avere in mente Itaca ...di Constantinos Kavafis



  4. #23
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    Io abito a pochi km dai 2 casi......circa 15.....oggi è uscito su un giornale della mia provincia un mio articolo...un'intervista su cosa pensavo sul caso del dramma della mamma che ha ucciso suo figlio....e sulle conseguenze degli incidenti stradali.....se non hai una famiglia che ti da una mano è un disastro.....le istituzioni insufficienti....e chi ti rovina che si lava le mani.....



  5. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da stena
    Io abito a pochi km dai 2 casi......circa 15.....oggi è uscito su un giornale della mia provincia un mio articolo...un'intervista su cosa pensavo sul caso del dramma della mamma che ha ucciso suo figlio....e sulle conseguenze degli incidenti stradali.....se non hai una famiglia che ti da una mano è un disastro.....le istituzioni insufficienti....e chi ti rovina che si lava le mani.....

    PUOI METTERE IL TUO ARTICOLO QUI DENTRO COSI LO LEGGIAMO. TU CHE SEI DEL POSTO NE SAI DI PIU'.
    * * * * * * * * robilun

    Mai dire “NO” prima



  6. #25
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    Ci ho pensato eccome di farla finita, poi mi dico che siccome la sin senso buono... mi si è abbarbicata addosso mi farei solo male e mi ritroverei conciata peggio di come già sono. Poi, in un modo o nell'altro, sono sempre i miei bambini a tirarmi fuori dalle paturnie e a darmi la spinta giusta per non mollare. Ma quanto è difficile! Non credo sia neppure il caso di parlare di coraggio, ognuno di noi affronta le cose della vita in modo diverso, conun bagaglio di esperienze e di affetti diverso.


    So bene cosa significa sentirsi soli e persi in mezzo ad un mondo che sembra rifiutarci. Ma alla fine riesco sempre a venire a capo di tutto, non so neppure io come. Forse la soluzione è attaccarsi alle cose che sono veramente importanti e tenere duro per se stessi. Non ha nessun senso prendersela con le istituzioni, un governo di destra o di sinistra non fa alcuna differenza: delle innegabili difficolt? di noi disabili se ne sbattono allegramente gli zebedei. A loro siamo utili sempre e solo in prossimit? di elezioni, quando rispolverare le problematiche dei disabili serve a raggranellare voti...salvo poi dimenticare tutto ad elezioni finite. Fanno un gran parlare si barriere architettoniche, ma, appunto, ne parlano e basta. Tutto resta invariato, almeno dalle mie parti. Vogliamo parlare di quella miseria che sono le nostre pensioni? Mi pare, correggetemi se mi sbaglio, che per tutte le categorie, tra scioperi e rivendicazioni di vario tipo, in modo o nell'altro si finisce sempre per riconoscere aumenti di stipendio, incluse categorie di lavoratori che passano le giornate a cazzeggiare. Chi la prende sempre a quel posto? C'? bisogno di aggiungere altro?


    Stormy


    Stormy



  7. #26
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    devo scanarizzare l'articolo....poi lo metto...ciaooo..



  8. #27
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    Ciaoooo........scusate il ritardo.....ecco l'articolo...l'unica imperfezione è quella dove si parla dei ragazzo che guidava l'auto......nn mi sono spigato bene con la giornalista....lo conoscevo essendo del mio paese...e anche gli altri ragazzi..nn lo conoscervo come guidava era la prima volta che salivo in macchina con lui....nn pensavo certo potesse succedere un incidente....per quello che ho detto mi hanno interpellato in tanti......persone comuni...ma anche le istituzioni....per vedere di fare qualcosa....vedremo....ciaooooooo.......stena19@yahoo.it
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    Da 16 anni in sedia a rotelle: ?Vedo i miei invecchiare e penso al dopo?
    ?Posso capire quel gesto disperato?<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    Abita ad Arcade con i genitori ?Ci sentiamo soli?
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    ?Capisco perfettamente quello che ha fatto la mamma di Mogliano gettando il figlio in carrozzina sul fiume: il pensiero fisso di quella donna era sicuramente per ciò che sarebbe successo al figlio dopo la sua morte?. Stefano 36 anni, da sedici in carrozzina a causa di una frattura spinale a livello del collo che lo ha reso tetraplegico, sa qual è il pensiero fisso che diventa giorno dopo giorno ossessione, perchè anche lui lo vive. Da quella carrozzina dalla quale ha bisogno di aiuto continuo, per spostarsi, andare in bagno, la sua mente si stacca immaginando il futuro. ?Anch?io - dice - non posso fare a meno di pensare a cosa far? quando non ci saranno più i miei genitori. Li vedo diventare anziani, e nessuna possibilit? di assistenza, se non a pagamento, si profila per il mio futuro?. Stefano abita ad Arcade con i genitori, la madre di 59 anni, il padre ultrasessantenne. Sa che senza la loro dedizione e presenza, notte e giorno, non potrebbe vivere. ?Quella mamma di Mogliano - continua Stefano nella sua lettera - ha capito che sarebbe finito in un ospizio, purtroppo si sentiva abbandonata dalle istituzioni, questa è la verità. Un figlio in quelle condizioni, in stato semi-vegetativo, non sarebbe stato più assistito come faceva lei e i suoi famigliari in casa. L?aiuto dei comuni e dell?Ulss non è sufficiente, ci vogliono anche molti soldi e la pensione di invalidit? non basta?. Era il 26 agosto 1989 quando la vita di Stefano, allora ventenne, fresco di maturit? all?istituto tecnico commerciale Luzzatti, si è fermata. Un incidente. Era in auto con altri tre ragazzi, conosciuti in piazza. Alla guida della Golf Gti un coetaneo di 19 anni. Quando sono sbandati spezzando un palo del telefono, correvano a quasi 200 chilometri orari. Uno dei quattro è morto, Stefano seduto davanti è rimasto paralizzato, il guidatore si è salvato. Come ricordi quei momenti? ?Con grande rabbia. Non so perchè sono salito in auto, eravamo in compagnia, non ci ho pensato. Non conoscevo il ragazzo alla guida, quando mi sono accorto che correva a folle velocit?, era tardi. Mi sono trovato con le persone sbagliate nel momento sbagliato. La mia vita si è interrotta a vent?anni?. Quando ti sei reso conto che non avresti più potuto camminare, n? muoverti, che avresti avuto bisogno dei genitori per sempre? ?Quasi subito. Dopo un mese di rianimazione in cui non ho mai perso la coscienza, sono stato un anno al centro riabilitativo Gervasutta di Udine. Ho capito quando sono entrato in palestra e ho visto gli altri in carrozzina. Ho chiesto alla terapista di spiegarmi e ho realizzato che tutti i miei sogni di ventenne, il lavoro, l?amore, i figli non si sarebbero mai realizzati?. La speranza di guarire, i viaggi all?estero spesso servono per dare coraggio. ?No. Io ho capito subito che non avrei più camminato. E penso che anche quella madre di Mogliano ha capito prima di tante persone che il viaggio della speranza promesso al figlio non sarebbe servito a migliorare la sua condizione. Spesso sono solo false illusioni. Io ci sono passato, immagino cosa passa per la testa a mia mamma e a quelle mamme che hanno figli in queste condizioni?. Che cosa ti brucia in particolare? ?Sentirmi abbandonato dalle istituzioni, ma anche da chi ha causato quel tragico incidente. Il processo per il risarcimento danni va avanti da 16 anni, a me il denaro serve solo per pagare un infermiere quando i miei non potranno più assistermi. Eppure la famiglia di quel ragazzo se ne lava le mani. Chi commette un incidente stradale grave dovrebbe provare a vivere in casa della persona che ha ridotto in quelle condizioni?. Che cosa ti fa più paura? ?Finire in un ospizio ospizio a 40 anni. Vedermi chiuso l?, senza possibilit? di uscire, di condurre una vita vicina alla normalit?, vedendo gli amici, girando in auto?. Cosa manca nell?organizzazione dell?assistenza sanitaria e sociale? ?Tutto. Si dovrebbe cominciare a pensare in modo serio ad assicurare un?assistenza domiciliare vera, non certo di un?ora al giorno, ma continua 24 ore su 24?. (Michela Santi) </TD></TR></T></TABLE></DIV>







  9. #28
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    Mi dispiace nessuno a commentato l'articolo.....anche una critica.....niente.....pensavo chequesto problema dei genitori..di come dove finiranno i figli handicappati dopo la loro morte fosse più sentito......



  10.      

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