Cookie Policy Privacy Policy Codice di deontologia dei giornalisti



Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito

    <H2>Deontologia, dal greco deontos ("dovere"). La deontologia è l'insieme dei doveri inerenti ad una particolare categoria professionale. Alcune professioni, per il loro carattere sociale, sono tenute a rispettare un certo codice di comportamento atto a non ledere la dignit? o la salute di chi è oggetto del loro operato.</H2>


  2.      


  3. #2
    Guest

    Predefinito

    Carta dei doveri del giornalista
    (sottoscritta dal Consiglio Nazionale dell?Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana l?8 luglio 1993)<?:namespace prefix = o ns = "?urn:schemas-microsoft-comfficeffice?" /><O:P> </O:P><O:P></O:P><O:P></O:P><O:P></O:P>
    <O:P> </O:P><O:P></O:P>
    Premessa


    Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libert? d'informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall'articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:<O:P> </O:P>


    ?E' diritto insopprimibile dei giornalisti la libert? d'informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalit? altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori?<O:P> </O:P>


    Il rapporto di fiducia tra gli organi d'informazione e i cittadini è la base del lavoro di ogni giornalista. Per promuovere e rendere più saldo tale rapporto i giornalisti italiani sottoscrivono la seguente Carta dei doveri.<O:P> </O:P>

    Principi


    Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all'informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile.
    Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici.
    La responsabilit? del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non pu? mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del governo o di altri organismi dello Stato.
    Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignit? e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.
    Il giornalista corregge tempestivamente e accuratamente i suoi errori o le inesattezze, in conformit? con il dovere di rettifica nei modi stabiliti dalla legge, e favorisce la possibilit? di replica.
    Il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione d'innocenza.
    Il giornalista è tenuto ad osservare il segreto professionale, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario delle sue fonti. In qualsiasi altro caso il giornalista deve dare la massima trasparenza alle fonti.
    Il giornalista non pu? aderire ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l'articolo 18 della Costituzione.
    Il giornalista non pu? accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilit? professionale.
    Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento. I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, n? forzare il contenuto degli articoli o delle notizie.
    Non deve inoltre pubblicare immagini o fotografie particolarmente raccapriccianti di soggetti coinvolti in fatti di cronaca, o comunque lesive della dignit? della persona; n? deve soffermarsi sui dettagli di violenza o di brutalit?, a meno che non prevalgano preminenti motivi di interesse sociale. Non deve intervenire sulla realt? per creare immagini artificiose.
    Il commento e l'opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l'offesa e la diffamazione delle persone.<O:P> </O:P>



    Doveri


    Responsabilit? del giornalista


    Il giornalista è responsabile del proprio lavoro verso i cittadini e deve favorire il loro dialogo con gli organi d'informazione. E si impegna a creare strumenti idonei (garanti dei lettori, pagine per i lettori, spazi per repliche, ecc.) e dando la massima diffusione alla loro attivit?.
    Il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata, purch? le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale di lavoro e alla Carta dei doveri.
    Il giornalista non pu? discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico.
    Il giornalista rispetta il diritto alla riservatezza di ogni cittadino e non pu? pubblicare notizie sulla sua vita privata se non quando siano di chiaro e rilevante interesse pubblico e rende, comunque, sempre note la propria identit? e professione quando raccoglie tali notizie.
    I nomi dei congiunti di persone coinvolte in casi di cronaca non vanno pubblicati a meno che ciò sia di rilevante interesse pubblico; non vanno comunque resi pubblici nel caso in cui ciò metta a rischio l'incolumit? delle persone, n? si possono pubblicare altri elementi che rendano possibile una identificazione (fotografie, immagini, ecc.).
    I nomi delle vittime di violenze sessuali non vanno pubblicati n? si possono fornire particolari che possano condurre alla loro identificazione a meno che ciò sia richiesto dalle stesse vittime per motivi di rilevante interesse generale.
    Il giornalista presta sempre grande cautela nel rendere pubblici i nomi o comunque elementi che possano condurre all'identificazione dei collaboratori dell'autorit? giudiziaria o delle forze di pubblica sicurezza, quando ciò possa mettere a rischio l'incolumit? loro e delle famiglie.<O:P> </O:P>

    Rettifica e replica


    Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.
    Rettifica quindi con tempestivit? e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l'errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunit?.
    Il giornalista non deve dare notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignit? di una persona senza garantire opportunit? di replica all'accusato. Nel caso in cui ciò sia impossibile (perchè il diretto interessato risulta irreperibile o non intende replicare), ne informa il pubblico. In ogni caso prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia deve attivarsi per controllare se sia a conoscenza dell'interessato.<O:P> </O:P>

    Presunzione d'innocenza


    In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo.
    Il giornalista non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo.
    In caso di assoluzione o proscioglimento di un imputato o di un inquisito, il giornalista deve sempre dare un appropriato rilievo giornalistico alla notizia, anche facendo riferimento alle notizie ed agli articoli pubblicati precedentemente.
    Il giornalista deve osservare la massima cautela nel diffondere nome e immagini di persone incriminate per reati minori o di condannati a pene lievissime, salvo i casi di particolare rilevanza sociale.<O:P> </O:P>

    Le fonti


    Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l'attendibilit? e per controllare l'origine di quanto viene diffuso all'opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti.
    Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e avr? cura di informare il lettore di tale circostanza.
    In qualunque altro caso il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d'informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile. L'obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d'informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto.
    In nessun caso il giornalista accetta condizionamenti dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione.<O:P> </O:P>

    Informazione e pubblicit?


    I cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli.
    I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni.
    Il giornalista è tenuto all'osservanza dei principi fissati dal Protocollo d'intesa sulla trasparenza dell'informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l'informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale.<O:P> </O:P>

    Incompatibilit?


    Il giornalista non pu? subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto comunque a conoscenza, non pu? turbare inoltre l'andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze riferibili al proprio tornaconto.
    Il giornalista non pu? scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario, n? pu? vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando professionalmente o debba occuparsi a breve termine.
    Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l'attivit? redazionale o ledere la sua credibilit? e dignit? professionale.
    Il giornalista non assume incarichi e responsabilit? in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, n? pu? prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale.
    Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo.<O:P> </O:P>

    Minori e soggetti deboli


    Il giornalista rispetta i principi sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino e le regole sottoscritte con la Carta di Treviso per la tutela della personalit? del minore, sia come protagonista attivo sia come vittima di un reato. In particolare:<O:P> </O:P>
    a) non pubblica il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all'identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca;
    b) evita possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse;
    c) valuta, comunque, se la diffusione della notizia relativa al minore giovi effettivamente all'interesse del minore stesso.<O:P> </O:P>
    Il giornalista tutela i diritti e la dignit? delle persone disabili siano esse portatrici di handicap fisico o mentale, in analogia con quanto già sancito dalla Carta di Treviso per i minori.
    Il giornalista tutela i diritti dei malati, evitando nella pubblicazione di notizie su argomenti medici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate. In particolare:<O:P> </O:P>
    a) non diffonde notizie sanitarie che non possano essere controllate con autorevoli fonti scientifiche;
    b) non cita il nome commerciale di farmaci e di prodotti in un contesto che possa favorire il consumo del prodotto;
    c) fornisce tempestivamente il nome commerciale dei prodotti farmaceutici ritirati o sospesi perchè nocivi alla salute.<O:P> </O:P>
    Il giornalista si impegna comunque ad usare il massimo rispetto nei confronti dei soggetti di cronaca che per ragioni sociali, economiche o culturali hanno minori strumenti di autotutela.<O:P> </O:P>
    La violazione di queste regole integranti lo spirito dell'art. 2 della legge 3.2.1963 n. 69 comporta l'applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge. <O:P></O:P>



  4. #3
    Guest

    Predefinito


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    <T>
    <TR>
    <TD colSpan=2>
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD align=left bgColor=#c5d1d8 height=20>Normativa - 29 luglio 1998</TD>
    <TD align=right bgColor=#c5d1d8></TD></TR>
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    <TD bgColor=#7c99ab colSpan=2></TD></TR></T></TABLE>
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    <T>
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    <TD colSpan=2></TD></TR>
    <TR>
    <TD colSpan=2>


    Codice di deontologia dei giornalisti
    <TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 width="98%">
    <T>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>Preambolo</TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    Provvedimento 29 luglio 1998

    Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell?esercizio dell?attivit? giornalistica ai sensi dell?art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.


    IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

    Visto l?art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, come modificato dall?art. 12 del decreto legislativo 13 maggio 1998, n 171, secondo il quale il trattamento dei dati personali nell?esercizio della professione giornalistica deve essere effettuato sulla base di un apposito codice di deontologia, recante misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati rapportati alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;
    Visto il comma 4-bis dello stesso art. 25, secondo il quale tale codice è applicabile anche all?attivit? dei pubblicisti e dei praticanti giornalisti, nonch? a chiunque tratti temporaneamente i dati personali al fine di utilizzarli per la pubblicazione occasionale di articoli, di saggi e di altre manifestazioni di pensiero;
    Visto il comma 2 del medesimo art. 25, secondo il quale il codice di deontologia è adottato dal Consiglio nazionale dell?ordine dei giornalisti in cooperazione con il Garante, il quale ne promuove l?adozione e ne cura la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale;
    Vista la nota prot. n. 89/GAR del 26 maggio 1997, con la quale il Garante ha invitato il Consiglio nazionale dell?ordine ad adottare il codice entro il previsto termine di sei mesi dalla data di invio della nota stessa;
    Vista la nota prot. n. 4640 del 24 novembre 1997, con il quale il Garante ha aderito alla richiesta di breve differimento del predetto termine di sei mesi, presentata il 19 novembre dal presidente del Consiglio nazionale dell?ordine;
    Visto il provvedimento prot. n. 5252 del 18 dicembre 1997, con il quale il Garante ha segnalato al Consiglio nazionale dell?ordine alcuni criteri da tenere presenti nel bilanciamento delle libert? e dei diritti coinvolti dall?attivit? giornalistica;
    Vista la nota prot. n. 314 del 23 gennaio 1998, con la quale il Garante ha formulato altre osservazioni sul primo schema di codice elaborato dal Consiglio nazionale dell?ordine e trasmesso al Garante con nota prot. n. 7182 del 30 dicembre 1997;
    Vista la nota prot. n. 204 del 15 gennaio 1998, con la quale il Garante, sulla base della prima esperienza di applicazione della legge n. 675/1996 e dello schema di codice elaborato, ha rappresentato al Ministro di grazia e giustizia l?opportunit? di una revisione dell?art. 25 della legge, che è stato poi modificato con il citato decreto legislativo n. 171 del 13 maggio 1998;
    Vista la nota prot. n. 5876 del 30 giugno 1998, con la quale il Garante ha invitato il Consiglio nazionale dell?ordine ad apportare alcune residuali modifiche all?ulteriore schema approvato dallo stesso Consiglio nella seduta del 26 e 27 marzo 1998 e trasmesso al Garante con nota prot. n. 1074 dell?8 aprile;
    Constatata l?idoneit? delle misure e degli accorgimenti a garanzia degli interessati previsti dallo schema definitivo del codice di deontologia trasmesso al Garante dal Consiglio nazionale dell?ordine con nota prot. n. 2210 del 15 luglio 1998;
    Considerato che, ai sensi dell?art. 25, comma 2, della legge n. 675/1996, il codice deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, a cura del Garante, e diviene efficace quindici giorni dopo la sua pubblicazione;

    Dispone

    La trasmissione del codice di deontologia che figura in allegato all?ufficio pubblicazione leggi e decreti del Ministero di grazia e giustizia per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Roma, 29 luglio 1998

    Il presidente: RODOT?</TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
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    Codice deontologico</TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    ORDINE DEI GIORNALISTI - Consiglio Nazionale

    Codice deontologico
    relativo al trattamento dei dati personali nell?esercizio dell?attivit? giornalistica ai sensi dell?art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.</TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_1 name=art_1></A>Art. 1. Principi generali </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all?informazione e con la libert? di stampa.

    2. In forza dell?art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l?esercizio del diritto dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e vicende relativi a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero, attuate nell?ambito dell?attivit? giornalistica e per gli scopi propri di tale attivit?, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banchedati o altri soggetti. Su questi principi trovano fondamento le necessarie deroghe previste dai paragrafi 17 e 37 e dall?art. 9 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell?Unione europea del 24 ottobre 1995 e dalla legge n. 675/1996.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_2 name=art_2></A>Art. 2. Banche dati di uso redazionale e tutela degli archivi personali dei giornalisti </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni di cui all?art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 675/1996 rende note la propria identit?, la propria professione e le finalit? della raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumit? o renda altrimenti impossibile l?esercizio della funzione informativa; evita artifici e pressioni indebite. Fatta palese tale attivit?, il giornalista non è tenuto a fornire gli altri elementi dell?informativa di cui all?art. 10, comma 1, della legge n. 675/1996.

    2. Se i dati personali sono raccolti presso banchedati di uso redazionale, le imprese editoriali sono tenute a rendere noti al pubblico, mediante annunci, almeno due volte l?anno, l?esistenza dell?archivio e il luogo dove è possibile esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/1996. Le imprese editoriali indicano altresò fra i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale le persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/1996.

    3. Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali all?esercizio della professione e per l?esclusivo perseguimento delle relative finalit?, sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle notizie, ai sensi dell?art. 2 della legge n. 69/1963 e dell?art. 13, comma 5, della legge n. 675/1996.

    4. Il giornalista pu? conservare i dati raccolti per tutto il tempo necessario al perseguimento delle finalit? proprie della sua professione.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_3 name=art_3></A>Art. 3. Tutela del domicilio </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell?uso corretto di tecniche invasive.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_4 name=art_4></A>Art .4. Rettifica </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformit? al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_5 name=art_5></A>Art. 5. Diritto all?informazione e dati personali </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Nel raccogliere dati personali atti a rivelare origine razziale ed etnica, convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, opinioni politiche, adesioni a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonch? dati atti a rivelare le condizioni di salute e la sfera sessuale, il giornalista garantisce il diritto all?informazione su fatti di interesse pubblico, nel rispetto dell?essenzialit? dell?informazione, evitando riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti.

    2. In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico, è fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi legittimi meritevoli di tutela.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_6 name=art_6></A>Art. 6. Essenzialit? dell?informazione </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l?informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell?originalit? del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonch? della qualificazione dei protagonisti.

    2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.

    3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libert? di informazione nonch? alla libert? di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_7 name=art_7></A>Art. 7. Tutela del minore </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Al fine di tutelarne la personalit?, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, n? fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione.

    2. La tutela della personalit? del minore si estende, tenuto conto della qualit? della notizia e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati.

    3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovr? farsi carico della responsabilit? di valutare se la pubblicazione sia davvero nell?interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla ?Carta di Treviso?.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_8 name=art_8></A>Art. 8. Tutela della dignit? delle persone </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Salva l?essenzialit? dell?informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignit? della persona, n? si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell?immagine.

    2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende n? produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell?interessato.

    3. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_9 name=art_9></A>Art. 9. Tutela del diritto alla non discriminazione </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Nell?esercitare il diritto dovere di cronaca, il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_10 name=art_10></A>Art. 10. Tutela della dignit? delle persone malate </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignit?, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico.

    2. La pubblicazione è ammessa nell?ambito del perseguimento dell?essenzialit? dell?informazione e sempre nel rispetto della dignit? della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_11 name=art_11></A>Art. 11. Tutela della sfera sessuale della persona </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Il giornalista si astiene dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona, identificata o identificabile.

    2. La pubblicazione è ammessa nell?ambito del perseguimento dell?essenzialit? dell?informazione e nel rispetto della dignit? della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_12 name=art_12></A>Art. 12. Tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Al trattamento dei dati relativi a procedimenti penali non si applica il limite previsto dall?art. 24 della legge n. 675/1996.

    2. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all?art. 686, commi 1, lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale è ammesso nell?esercizio del diritto di cronaca, secondo i principi di cui all?art. 5.
    </TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left height=70>

    <A id=art_13 name=art_13></A>Art. 13. Ambito di applicazione, sanzioni disciplinari </TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=top align=left colSpan=2>

    1. Le presenti norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque altro, anche occasionalmente, eserciti attivit? pubblicistica.

    2. Le sanzioni disciplinari, di cui al titolo III della legge n. 69/1963, si applicano solo ai soggetti iscritti all?albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.


    Il Presidente:PETRINA</TD></TR>
    <TR>
    <TD vAlign=bottom align=left colSpan=2 height=20></TD></TR></T></TABLE></TD></TR>
    <TR>
    <TD colSpan=2></TD></TR>
    <TR>
    <TD width="50%" target="_blank" border="0">
    <DIV align=center>stampa</DIV></TD>
    <TD width="50%" target="_blank" border="0">
    <DIV align=center>chiudi</DIV></TD></TR></T></TABLE>



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    Chi ha ammazzato l'informativa sul web?
    di Andrea Lisi (Scint.it) - Tra le sempre più numerose normative che riguardano internet e la realt? dei fatti c'è una distanza abissale. Servono davvero tutte queste leggià E a chi?
    Roma - Ormai è una costante. Quando mi si chiede di valutare un sito web dal punto di vista giuridico il mio parere inizia sempre così:
    "Il sito non rispetta le prescrizioni di cui al Decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 recante "Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno" (G.U. 14.04.2003 S. O. n. 61)
    In ottemperanza alle disposizioni di cui all'art. 7 del menzionato decreto legislativo n. 70/2003, il titolare del sito web deve rendere facilmente accessibili (in home page e nelle altre pagine del sito), in modo diretto e permanente, ai destinatari del servizio e alle Autorit? competenti le seguenti informazioni:
    - il nome, la denominazione o la ragione sociale;
    - il domicilio o la sede legale;
    - gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l'indirizzo di posta elettronica;
    - il numero di iscrizione al repertorio delle attivit? economiche, REA, o al registro delle imprese;
    - gli elementi di individuazione nonch? gli estremi della competente autorit? di vigilanza qualora un'attivit? sia soggetta a concessione, licenza od autorizzazione;
    - il numero della partita IVA o altro numero di identificazione considerato equivalente nello Stato membro, qualora il prestatore eserciti un'attivit? soggetta ad imposta (la P. IVA va sempre inserita in home page ai sensi dell'art. 35 comma 1 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633);
    - l'indicazione in modo chiaro ed inequivocabile dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi della società dell'informazione forniti, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna ed altri elementi aggiuntivi da specificare;
    - l'indicazione delle attivit? consentite al consumatore e al destinatario del servizio e gli estremi del contratto qualora un'attivit? sia soggetta ad autorizzazione o l'oggetto della prestazione sia fornito sulla base di un contratto di licenza d'uso.
    Per quanto riguarda le professioni regolamentate, vanno inoltre obbligatoriamente inserite sul proprio sito web le seguenti informazioni:
    - l'ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il prestatore sia iscritto e il numero di iscrizione;
    - il titolo professionale e lo Stato membro in cui è stato rilasciato;
    - il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigenti nello Stato membro di stabilimento e le modalit? di consultazione dei medesimi.
    Tali informazioni, peraltro, devono essere costantemente aggiornate".
    Mi viene naturale domandarmi se queste prescrizioni - come tante altre rimaste "lettera morta" contenute nelle varie normative italiane, le quali si accavallano a regolamentare ogni minimo dettaglio di un Web che esiste solo nella testa del nostro legislatore - abbiano un senso, visto che nessuno le rispetta!
    Eppure il fatto di "farsi riconoscere", di dire chi siamo ai nostri potenziali clienti, dovrebbe essere cosa ovvia e automatica e finalizzata a rendere operativo uno degli scopi principali contenuti nella direttiva 2000/31/CE e, cioè, quello di sviluppare maggiore fiducia nei consumatori/utenti dei nostri servizi telematici (preambolo n. 7 della direttiva).
    Addirittura questi principi non farebbero altro che concretizzare, anche per la comunicazione sul web, le "vecchie, care" regole del codice civile italiano: infatti, già secondo l'art. 2250 c.c., "negli atti e nella corrispondenza delle società soggette all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese devono essere indicati la sede della società e l'ufficio del registro delle imprese presso il quale questa è iscritta e il numero d'iscrizione. Il capitale delle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilit? limitata deve essere negli atti e nella corrispondenza indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall'ultimo bilancio. Dopo lo scioglimento delle società previste dal primo comma deve essere espressamente indicato negli atti e nella corrispondenza che la società è in liquidazione. Negli atti e nella corrispondenza delle società per azioni ed a responsabilit? limitata deve essere indicato se queste hanno un unico socio".
    Applicare questa semplice norma - che mettiamo in pratica regolarmente in tutta la nostra corrispondenza cartacea - al mondo di internet avrebbe dovuto essere automatico e inevitabile, ma basta farsi un giro spensierato tra i portali istituzionali, tra i siti web di commercio elettronico, di riviste, di note società, per rendersi conto che ancora il web venga percepito tendenzialmente come una sorta di terra di nessuno, un cyberspazio confinato in un limbo di "quasi-realt?", una casa delle libert? dove ancora tutto è possibile!
    E allora si notano frequentemente siti web dove la sede dell'impresa non è indicata (ma è sufficiente un numero verde o una semplice e-mail per esistere virtualmente!); siti web dove della P. IVA non c'è traccia nell'home page (come espressamente indicato anche nell'art. 35 del cd. "Decreto IVA", D.P.R. 26-10-1972, n. 633, come recentemente modificato); siti web di ASL, studi legali, note testate giornalistiche dove non c'è alcun riferimento all'Ordine professionale di appartenenza e ai codici deontologici sottoscritti! Per non parlare di altre indicazioni e informative obbligatorie da inserire per la tutela della "privacy" del visitatore, o per il copyright, o relative ai prodotti venduti attraverso il proprio sito web: trovare un sito che, non dico abbia una adeguata informativa, ma che almeno abbia indicato correttamente la nuova normativa sul trattamento dei dati personali (D.lgs. 196/2003 e non più L. 675/1996!) già è opera difficile! Provare per credere!
    Eppure il legislatore si ostina a regolamentare la Società dell'Informazione con norme sempre più tecniche su firma digitale, archiviazione sostitutiva, accessibilit? dei siti web (e si leggono in giro anche situazioni paradossali riguardanti la nota Legge Stanca), Carta Nazionale dei Servizi e Carta di Identit? Elettronica, Posta Elettronica Certificata in una forsennata corsa ad accreditare sempre più e meglio i soliti, noti "certificatori"!
    Ti certifico il sito, accessibile, bello...passa da qui e paga!
    Sembra una corsa contro il tempo a garantire business a qualcuno senza voler aprire gli occhi, senza considerare la terra bruciata che c'è intorno!
    Perch? prima di investire tempo e denaro su "certificati e certificatori" di ogni possibile sfaccettatura del "meraviglioso mondo virtuale" il legislatore non si ricorda di "alfabetizzare" i suoi cittadini e soprattutto i vari fornitori di servizi della Società dell'Informazione?
    Perch? il legislatore non cerca di invertire la tendenza a considerare il web qualcosa di separato dal mondo reale, se vuole veramente sviluppare questo nuovo mercato (visto che non c'è mercato se non c'è fiducia in quel mercato)?
    Perch? il legislatore, invece di continuare a investire soldi e competenze in sterili proclami su improbabili risparmi che il digitale permetterebbe nello storico passaggio dal cartaceo al bit, non investe seriamente su politiche di alfabetizzazione diffusa sull'utilizzo degli strumenti telematici, a partire da quelli più semplici, come l'e-mail?!
    Basta farsi una passeggiata negli uffici di tanti enti pubblici per capire come siamo lontani dagli avveniristici sogni prospettatici nelle conferenze stampa successive alla pubblicazione del Decreto Legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 (troppo velocemente battezzato Codice della Pubblica Amministrazione Digitale).
    La verità è che non si pu? forzare la realt? con una norma di legge, ma si pu? solo sperare di plasmare il futuro digitale con lenti processi che aiutino tutti (non solo qualche tecnico informatico) a percepire i tanti cambiamenti che ci attendono.
    Si spera che il legislatore ci aiuti con poche, chiare norme ad impossessarci di nuove lenti che reinterpretino la realt? che ci circonda e si spera anche che non voglia cucirci addosso un'armatura di cristallo che nessuno intende indossare per navigare sul web!
    Avv. Andrea Lisi
    (www.scint.it, direttore della Rivista di Diritto Economia e Gestione delle Nuove Tecnologie, Nyberg Editore, Milano)
    http://punto-informatico.it/p.asp?i=54278&amp;r=PIEdited by: dumba
    gioco con le bambole



  7. #6
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