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  1. #1
    Apprendista del Forum
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    Post cerco una donna sincera che mi ama

    Mi chiamo Donato Di Giacomo sono nato aNapoli il 5 maggio 1969 e residente a Roma. Sono un disabile . cammino senzautilizzare dalle attrezzature per appoggiare e sono quasi autonomo. Ovviamenteserve l’aiuto perché ho ancora dei problemi fisici e motori. La mia malattia sichiama “tetraparesi spastica(cioè la muscolatura è rigida). Sono una persona allegrae sono molto testardo. Nel 1992, mi sono diplomato in ragioneria . dal1992 al2001 ho fatto un paio di computer e qualche tirocinio di lavoro. Dal 2001 finoad oggi lavoro con le ferrovie. Il mio ruolo di mansione è di mettere dei datisul computer. I miei interessi personali sono: leggere, andare al cinema,ascoltare la musica napoletana e italiana, uscire per fare lunghe passeggiata eviaggiare. Infine dal 2001 pratico una religione filosofica giapponese che sichiama il buddismo. Nicheren Daishonin era un discepolo giapponese nasce nel1200. Chi volesse contrattarmi il mio numero del cellulare è 3883655763\ 3382044659. Sarò ben contento di fare le vostre amicizie solo nella zona diRoma.
    Ciao


    La mia storia:


    I"LIMITI" ACCESSIBILI
    di Donato Di Giacomo, Roma
    «Ringrazio quell'amica per avermi dato l'opportunità di sfidarmi nellamia timidezza e nei limiti fisici e sociali derivanti dalla mia disabilità che,fino ad allora vedevo insormontabili. Ora li vedo per quello che sono, grandi,difficili, ma da qualche parte accessibili».
    Ho trentasei anni e pratico il Buddismo da quattro. Sono disabile, ela mia malattia si chiama tetraparesi spastica. Il parto di mia madre è statocomplicato e una parte del mio cervello è stato gravemente danneggiato. Adistanza di un anno i miei genitori si sono accorti che non riuscivo acamminare e a parlare. I medici non avevano dubbi: sarei rimasto su una sedia arotelle per tutta la vita. Grazie al continuo incoraggiamento dei miei genitorie di una terapista svizzera, facendo molta ginnastica, ho imparato a camminare,a leggere e a parlare.
    Ho conosciuto il Buddismo nel 1999 tramite mia madre, che mi ha sempre incoraggiatosenza mai essere invadente e ho cominciato a leggere alcuni libri buddisti perapprofondire i miei problemi di handicap. All'inizio ero scettico ma curioso.
    Durante quell'anno la SGI partecipava alla raccolta di firme contro la pena di morte,e io in quel momento mi sentivo afflitto sia per i miei problemi che perlasituazione di mio fratello Roberto che soffriva di problemi depressivi. All'epocaero cattolico e frequentavo la chiesa, però non riuscivo ad accettare quanto miveniva detto e cioè che dovevo rassegnarmi a subire i miei problemi di ragazzodisabile. Io invece sentivo in me la voglia di accettare i miei problemi, nondi doverli subire. Allora ho provato a seguire un'altra strada.
    Ho visto nella raccolta delle firme contro la pena di morte la possibilità di dareun mio contributo concreto per aiutare chi soffre, e senza saperlo in quel momento,di sfidarmi in qualcosa in cui credevo profondamente. Sono andato in giro dasolo per tutto il quartiere e ho raccolto ottocento firme in un anno e mezzo.Ho provato un'immensa gioia nel fare questa attività e ho sentito per la primavolta che, nonostante fossi disabile, potevo dare il mio contributo alla società.
    I problemi però iniziarono subito, infatti mentre recitavo Gongyo e Daimoku mi venivanodei forti mal di testa. Più praticavo e più i dolori aumentavano. Ho pensatoche la pratica fosse la causa di questi dolori e ho avuto paura, ma ho decisodi continuare; non volevo sentirmi sconfitto e sentivo che dovevo affrontarequesta battaglia dentro di me per trovare il mio equilibrio spirituale.
    Ho capito solo dopo che quella occasione mi aveva permesso di fare una grande esperienza.Una sera che avevo un fortissimo mal di testa presi un'aspirina. Dopo unadecina di minuti cominciai a gonfiarmi come un pallone: ero allergico al suocomponente principale e ai farmaci similari. Non ero mai stato allergico allemedicine, quindi quel mal di testa mi aveva dato l'occasione di scoprirlo evitandoguai ben più gravi. Non ho mai smesso di praticare e ho fatto bene perché nelfrattempo ho scoperto che la causa del mio mal di testa era la cervicale e oggii dolori sono molto diminuiti anche grazie a una terapista anche lei buddista,che ha fatto un ottimo lavoro sul mio collo e sul mio spirito.
    Nel 2001 fui "costretto", anche se timoroso, da Fabiana a parteciparealla mia prima riunione di discussione perché pensavo di non essere accettato, maho capito che il problema era solo mio, dovevo cominciare ad accettarmi io perprimo. Ed ecco che ho avuto quasi subito un altro beneficio. Era da tempo chemio padre si stava impegnando per cercarmi un lavoro, e dopo molti tentativifinalmente l'ho trovato. Il mio lavoro consiste nell'inserimento di dati alcomputer. Mi sono impegnato molto e dopo un anno ho dimostrato di essere unragazzo sveglio, meritevole di una promozione. Mi sono rivitalizzato, tanto chenel dicembre del 2001 sono diventato membro e un anno dopo mi hanno proposto laresponsabilità di settore giovani. Anche se con paura volevo sostenere igiovani con la mia esperienza, incoraggiandoli ad affrontare la vita concoraggio e lottare contro le difficoltà quotidiane, in particolare mio fratello,che continuava a essere sofferente e chiuso in un mondo tutto suo.
    Un giorno in un giardino pubblico ho conosciuto una bella ragazza di nome Giorgia.Ero su una panchina, lei si è seduta vicino a me e dopo qualche convenevole hacominciato a parlarmi della sua vita privata, della sua depressione, del suomalessere. Era la prima volta che mi trovavo ad affrontare una situazione delgenere. Ero imbarazzato e meravigliato di trovarmi insieme auna ragazza, chenon conoscevo e che aveva scelto la mia spalla su cui piangere. Lei parlava eio ascoltavo, ma dopo un po' lei mi ha salutato e se ne andata. Ho pensato: «Laprossima volta mi faccio gli affari miei!».
    Ma poi mi è venuto il senso di colpa, mi sentivo ingrato. Io avevo avuto aiuto daimiei e dagli altri e ora che qualcuno lo chiedeva a me, scappavo! Volevo rivederla,così ho deciso di affidarmi al Gohonzon per conoscerla meglio e diventare suoamico.
    Dopo qualche mese l'ho incontrata di nuovo, ero contento, lei mi piaceva, abbiamoparlato un po' e anche se timido, le ho proposto di accompagnarla in parrocchia(lei è molto religiosa). Mi sorprendeva il fatto che lei non sembrava indifficoltà con i miei problemi, anzi mi diceva di non vederli e che ero unragazzo con la testa a posto.
    Durante l'anno in cui ci siamo frequentati ho fatto cose che non pensavo di poterfare, come andare al cinema, in pizzeria e... anche in discoteca! Per me eracome riprendere qualcosa che mi era stato tolto e che ora la vita mi rendeva, emi piaceva parlare di me, raccontarle dei miei problemi, e anche qualchesegreto.
    Ero completamente preso da questa situazione, praticavo sempre, ma sempre più svogliatamente,con la testa da un'altra parte. Cominciavo ad accorgermi che stavo perdendotutti i rapporti di amicizia e altri valori importanti della mia vita, nonfacevo niente neanche come responsabile di settore, ma non mi sono staccatocompletamente dal Gohonzon, sono andato comunque alle riunioni e ho superato ilmio primo esame di Buddismo. Mi piacevano tutte queste novità, ma nello stessotempo sentivo dentro di me un grande vuoto.
    Dopo un paio di volte che sono andato in vacanza con lei, mi ha fatto capire cheil mio affetto e la mia amicizia non erano per lei così importanti, cercavo diconsigliarla ma lei faceva sempre come le pareva. Le ho parlato del Buddismo,ha recitato insieme a me, ma a un certo punto mi sembrava che invece diavvicinarci ci allontanavamo. Mi sentivo impotente e intrappolato, mi sono resoconto che non ero più in grado di aiutarla standole vicino e oltretutto che nonstavo aiutando neanche me; ma grazie al grande aiuto dei compagni di fede hodeciso di recitare perché trovasse un ragazzo che potesse meglio di me capire isuoi problemi e la sua depressione. Qualche tempo dopo Giorgia ha trovato unfidanzato e sono stato molto contento per loro. Non ero innamorato veramente dilei, ma era la prima volta che avevo una relazione stabile con una ragazza e miero fatto prendere un po' la mano. Grazie a questo incontro, ho capito megliociò che cerco in una relazione di coppia. Anche se io ho problemi particolarivoglio trovare esattamente ciò che è bene per la mia vita. Ringrazioquell'amica per avermi dato l'opportunità di sfidarmi nella mia timidezza e neilimiti fisici e sociali derivanti dalla mia disabilità che, fino ad alloravedevo insormontabili. Ora li vedo per quello che sono, grandi, difficili, mada qualche parte accessibili.
    Da qualche anno i miei avevano una casa data in affitto. A un certo punto hannodeciso di ristrutturarla per metterla a disposizione di mio fratello. Ma purtropponon stava ancora bene e non è ancora possibile per lui andare a vivere da solo.Mia madre, che mi ha sempre stimolato a sfidarmi, ha proposto ame di andarci.Ed ecco ancora la paura che si faceva avanti, ma dall'altra parte sentivo lamia nuova forza che cominciava a farsi strada nel mio animo. Ho recitato moltoDaimoku per capire qual era la cosa migliore per me: se la prudenza (anche sevestita di paura) o la curiosità di questa nuova esperienza.
    Devo ringraziare mio papà che, per il mio bene (ne sono sicuro), cercava di ostacolarequesto progetto. Io sono anche un po' testardo e nei confronti di mio padre hoavuto a volte divergenze di vedute molto nette. Ho cercato di tirar fuori unagrande determinazione, e alla fine ho detto a me stesso:« Dimostrerò a miopadre che si sbaglia sul mio conto e sarò in grado di superare anche questasfida!».
    È diverso tempo che vivo per conto mio grazie anche ai miei genitori che mi sostengononegli aspetti pratici, per esempio vado ancora a mangiare a casa loro, ma pianopiano cerco di stare sempre più nella mia nuova casa, che fral'altro hocontribuito ad arredare.
    Lo scorso luglio ho ricevuto il "mio Gohonzon" e ho aperto la casa all'attivitàbuddista. Ora che posso recitare Gongyo e Daimoku davanti al Gohonzon nella miacasa, sento di avere più forza e determinazione, e sono grato per aver avutol'opportunità di iniziare a costruire un'altra vita più mia.
    Mia madre mi ha regalato una maglietta con su scritto: «Barcollo ma non mollo» ,carina,no?


    Donato Di Giacomo


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  3. #2
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    Ciao mi chiamo Patrizia anch'io ho la tetraparesi spastica al contrario di te purtroppo io non sono autonoma. Mi piacerebbe conoscerti 3358203777 sono di Firenze



  4. #3
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    ciao Donato io sono Annalisa di Viterbo. fammi sapere se ti va di sentirci. a Roma ci vengo qualche volta.



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