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  1. #1
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    Predefinito Disabili o portatori di disabilità?

    E' una questione che ho già

    provato a "scalfire" in passato e che ripropongo.

    Anche la nostra bella lingua italiana, come tutte le belle lingue, presenta i suoi difetti, le sue zona d'ombra, le sue cattive interpretazioni: mi spiego.

    Se io dico che una persona è: disubbidiente, disoccupata, disattenta, voglio indicare che è rispettivamente "priva" di obbedienza, occupazioone, attenzione.

    Di conseguenza, se mi si definisce "disabile", si dice che io sono "privo di abilità": ma io non ci sto a che mi si definisca in questo modo.

    D'accordo: sono stato classificato come una persona con "riduzione della capacità lavorativa dell'86%", però, da questo a dire che sono "disabile", cioè "privo di abilità" ce ne passa.

    A 17 anni, quando i portatori di disabilità non costituivano ancora "categoria protetta" per l'inserimento obbligatorio nel lavoro, ho comiciato a lavorare come "apprendista tornitore" in una officina meccanica.

    Ho continuato a fare l'operaio in officina e a frequentate la scuola serale fino al '69, anno in cui mi sono diplomato geometra. Nel '70 sono diventato impiegato (alla Fiat).

    Nle '73 mi sono sposato e ho due figlie e un nipote.

    Nell'80 ho fatto parte dell'Associazione Quadri Fiat per l'organizzazione della "marcia dei quarantamila" e, nell'83, ho dato le dimissioni dalla Fiat per mettermi a lavorare in proprio.

    Nel 2012 ho pubblicato il mio primo libro e sto scrivendo il secondo.

    Tutto questo premesso per dire che nessuno mi può classificare come "disabile".

    "Portatore di disabilità" si, le mie disabilità sono evidenti, non posso e non voglio negarle.

    "Disabile" no: è una classificazione che mi va stretta e che non accetto.

    Non so ancora come mi si potrebbe identificare: suggerirei "persona".

    Comunicazione per la Redazione: se volete postare questa discussione anche da qualche altra parte, tipo ad esempio fb, vi autorizzo fin d'ora a farlo, così come vi autorizzo a postare da altre parti che riterrete opportuno.

    Prima di tutto però, ci terrei a che i forumisti di .com si esprimessero nel merito. Se lo riterranno opportuno, naturalmente.

    Cordialità a tutti.
    marinotunger


  2.      


  3. #2
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    disabile... diversamente abile... in sostanza che cambia? vi possono essere vari livelli nella menomazione...

    portatore di handycap... beh... pensa allora cosa prova chi viene additato come portatore di s.f.i.g.a...

    comunque complimenti per il tuo curriculum... sei un modello da seguire... a parte la piccola eccezione della marcia dell'80 per la quale avrei qualche riserva...

    ciao

    stefano
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  4. #3
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    Ciao Stefano

    vedi, la differenza fra "disabile" e "portatore di disabilità" per me è pressoché nulla ma, nella testa di certa gente, è fondamentale: e ti spiego in breve perché.

    Per certa gente "disabile" è sinonimo di "poverino", termine che si trova alcuni scalini al di sotto della normalità. Certa gente quindi, dopo averti definito disabile=poverino, ti da una caramella e ti passa sopra, come se tu fossi trasparente, o meglio, invisibile, che è una delle cose che mi ha sempre infastidito.

    Ma non è l'unico lato negativo dell'atteggiamento di certa gente nei confronti dei portatori di disabilità: un altro lato negativo è che certe altre persone ci considerano "diversi". Il lato peggiore di questo concetto è che, le persone di cui sopra, adottano l'equazione: diverso=inferiore. Ed è un altro aspetto che mi fa arrabbiare quando trovo qualcuno che si ritiene "superiore" a me per il fatto di essere una persona "normale".

    Ecco perché non mi piace essere definito "disabile".

    Cordialità a tutti.
    marinotunger



  5. #4
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    hai fatto bene a specificare "certa gente" (fare di tutt'erba un fascio non è salutare per nessuno...)

    non mi fa arrabbiare l'equazione disabile = poverino... ognuno è libero di crogiolarsi nei luoghi comuni che crede se li fa stare meglio... mi fa molto piu arrabbiare quando tra "questa gente" c'è chi manifesta un certo disappunto (o è invidia?) nel vedere il "poverino" desideroso di realizzarsi e tirare fuori le p@lle... arrivando in taluni casi a mettergli il bastone tra le ruote... quelle si che sono persone evidentemente frustrate e che hanno bisogno del debole per sentirsi forti...

    personalmente ho imparato ad evitarle...
    a mme me piace er gezz... ma pure li pinche floidd...



  6. #5
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    E' molto interessante la discussione che hai aperto Germano, restiamo in attesa di molti altri commenti perché si tratta di un intervento che si presta a molte riflessioni.

    Ti ringraziamo anche per la disponibilità che ci hai dato a diffondere il tuo pensiero attraverso i social.

    Redazione
    Ultima modifica di Redazione; 07-04-14 alle 09:39
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  7. #6
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    concordo con gli interventi di steve.Disabile,diversamente abile,sono solo gusci vuoti,parole molto spesso ipocrite con riflessi di pietà pelosa,come giustamente metteva in risalto l'autore di Ziguli',un libro sul tema disabilità che ha urtato qualche anima sensibile.Si vuole sfumare,edulcorare,ammantare la realtà vera dell'handicap con qualche artificio retorico,per eludere e venire meno alle responsabilità che si hanno nei confronti di persone con svantaggi.Non esiste la disabilità come categoria dello spirito,bensi' le nostre piu' o meno pesanti menomazioni.A volerla mettere sul piano terminologico,parlerei di handicap.
    le cose sono senza speranza,ma faro' di tutto per cambiarle

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    Betty_redazione (07-04-14)



  9. #7
    New Entry del Forum L'avatar di Betty_redazione
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    E' tutto da decostruire. Germano lo sa quante cose sono cambiate e migliorate dai tempi della sua infanzia, ma si è dato molto da fare.

    Analogamente, per ridimensionare la terminologia con la quale vengono "etichettate" (che brutta parola) le persone che non rivestono al 100% i canoni di estetica e autonomia, senza sottovalutare anche il pragmatico e freddo grado di misurazione di "funzionalità" lavorativa, è indispensabile un costante, attento, e lungo lavoro di "domesticazione" di chi questo dubbio neanche lo considera.

    Un paziente lavoro di educazione e sensibilità, perché anche le parole pesano, e non si sbaglia mai a ragionare sul loro significato.

    Come si fa? Insistendo su un nuovo registro linguistico, a costo di usare una parola in più, mostrandosi indignati e offesi quando si usano alla leggera questi termini discriminatori. Ad esempio, se io donna non mi sentissi rappresentata da come viene descritta dialetticamente la mia categoria di genere, perché chi la riproduce è l'opposto di me, un uomo, mi sentirei offesa e oltraggiata se (inevitabilmente) lo facesse pure nel modo più sbagliato e odioso.

    Tutto questo per dire che ci vuole: impegno in prima persona, tempo, e tanta pazienza!

    Purtroppo le barriere culturali sono molto più difficili da abbattere rispetto a quelle architettoniche... a loro volta figlie delle prime.

    Betty
    Ultima modifica di Betty_redazione; 07-04-14 alle 13:29



  10. #8
    Junior Member L'avatar di Colpo_Doppio
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    persone portatrici di diversa abilità!

    non bisogna perdere un'occasione per complicare la forma senza incidere sulla sostanza....
    Franco
    Democrazia per i cinesi, libertà per i tibetani

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    Betty_redazione (09-04-14)



  12. #9
    Senior Member L'avatar di deambulante51
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    Io la farei meno complicata. Tutte le categorie vengono sezionate. Non vedo il motivo per qui i disabili debbano essere esentati da una nomenclazione piu' a doc. Chiamateci come volete ma rispettateci come persone in un mondo di persone. Noi stessi siamo la prima barriera architettonica da migliorare. Senza offesa voluta.

    Domani è il primo giorno del resto della mia vita

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    Betty_redazione (09-04-14)



  14. #10
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    Provo a dirla in un altro modo

    che ho detto già altre volte.

    A me la pietà da fastidio, specie quando è pelosa, ostentata, elargita, concessa affinchè si debba dire al caritatevole di turno "com'è umano lei!" (di Fantozziana memoria).

    Dato per scontato che la vita è una corsa, anche se sono "in carrozza" ho il "diritto" di partecipare anch'io alla corsa della vita.

    Però la mia partecipazione alla corsa (della vita) deve darmi delle possibilità di vittoria: come dire che, se sono "in carrozza", mi devi dare un vantaggio rispetto a te che percorri i 100 m piani in 10" netti.

    Il vantaggio che mi dai, però, non me lo devi far passare come una "concessione caritatevole" affinchè io debba dire che sei magnanimo: mi dai un vantaggio afinchè la corsa sia equa e si possa dire, alla fine della gara, che ha "vinto il migliore".

    Perchè se partiamo alla pari: tu che vai veloce e io che sono "in carrozza", è fuori discussione che vincerari tu, però non siamo sicuri che tu sia stato "il migliore".

    Sei stato solo "il più veloce".

    Riassumendo, il vantaggio che mi dai nella corsa della vita non si deve chiamare "concessione caritatevole", ma "equità".

    E chiedo anche che il concetto sia ben chiaro e senza che nessuno se ne abbia a male o si offenda.

    E' più chiaro così?

    Cordialità a tutti.
    marinotunger

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    Betty_redazione (09-04-14)



  16. #11
    Apprendista del Forum L'avatar di stellinaa
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    nessuno toglie ciò che hai o ciò che 6/sono come persona in primis, difficoltà è altro, ognuno di noi ha un nome, caratteristiche positive individuali
    Orietta



  17. #12
    Senior Member L'avatar di deambulante51
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    Ciao Marino. Con la frase " ...ma rispettateci come persona in un mondo di persone " intendevo dire cio' che hai precisato. Il mio Italiano e' da migliorare....

    Domani è il primo giorno del resto della mia vita



  18. #13
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    Ciao Aki,

    quando le persone parlano col cuore, come fai tu, la precisione delle parole lascia il tempo che trova.

    Come dire che, fermo restano il valore ed il significato delle parole, quello che conta è il cuore, e a quello bisogna guardare.

    Continua a seguire e a parlare col cuore, Aki, sai che fra noi "vecchietti" ci capiamo: una delle prime cose che vogliamo è che la gente non veda una carrozzella con una persona sopra, ma una persona che si serve della "carrozza" per muoversi.

    Si potrebbe continuare con un non vedente che si muove col bastone: non vogliamo che si guardi il bastone bianco, ma la persona che si muove usando il bastone.

    Se volete continuate voi: anche se la casistica è lunga, magari sarebbe il caso di tentare di dipanarla il più possibile in modo che le persone, trovandosi davanti ad una situazione non ancora vista, sappia che c'è e sia preparata a gestirla in modo ottimale, cioè naturale.

    Per dirla in altro modo ancora, la disabilità non si risolve tentando di nasconderla, ma facendola conoscere. E' un po' come la polvere di casa: non la si deve nasconderla sotto il tappeto, ma si deve raccogliere e portare fuori, sul campo, perchè quella è la sede naturale della polvere.

    E' un tentativo per dire che le persone con disabilità non devono restare nascoste perché deturpano il paesaggio: devono vivere in mezzo ad altra gente che deve conoscere le disabilità e che sa che bisogna conviverci. Ognuno con le proprie.

    Non è tenendoli nascosti che si risolvono i problemi: si analizzano, si discutono e una soluzione si trova.

    Se non se ne parla, invece, ci si può solo lamentare, ma non risolve nulla.

    Cordialità a tutti.
    marinotunger



  19. #14
    Junior Member L'avatar di sober
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    Predefinito Disabile ecc.

    Forse insegniando agli adulti come spiegare ai bambini la diversità e non sentire (quando camminavo l'ho sentito io) rispondere al figlio che chiede - cos'à quel signore che cammina così - poverino è zoppo oppure ha una malattia. Eì la testa dei grandi da cambiare e forse andremmo meglio
    Berto
    -------------------------------------------------------------------
    Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei capace di spiegarlo a tua nonna.

  20. The Following User Says Thank You to sober For This Useful Post:

    Betty_redazione (15-04-14)



  21. #15
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    Caro Marino,a parte che sarebbe impossibile non vedere sia me che la mia carrozzina,vista la mia stazza.... Siamo in sintonia pure con l'amico Berto che ribadiscie l'importanza di "istruire" i bambini e quindi rendere piu' famigliare una condizione diversa di un altro simile. E' proprio la diversita' a renderci simili.

    Domani è il primo giorno del resto della mia vita



  22. #16
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    raga'... non esageriamo con la retorica... ok... io sono diversamente abile ma mi piacciono le donne... posso dire allora di essere diversamente gay?
    a mme me piace er gezz... ma pure li pinche floidd...



  23. #17
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    ...Hai ragione Steve. Ho un amico Gay a qui dico spesso: " Convertiti alla f...a; non sai cosa perdi. " e,lui risponde: " Guarda che sono diversamente Lesbica ".

    Domani è il primo giorno del resto della mia vita



  24. #18
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    Il tema della sessualità,

    sul quali voi amici avete aperto una parentesi, è un altro dei problemi connessi con le persone portatrici di disabilità.

    Già, perché io, persone portatrice di disabilità, ho delle pulsioni sessuali come tutte le altre persone di questo mondo. Pulsioni che mi portano ad essere attratto verso persone di altro sesso (ma anche del mio stesso sesso in caso di omosessualità).

    E' un tema che andrebbe trattato nella sezione "senza pudori" ma, siccome è una problematica che riguarda anche le persone portatrici di disabilità, credo si possa trattare anche qui.

    Per trattare questo argomento però, bisognerebbe aprire un vaso tipo quello di Pandora, dal quale, una volta aperto, uscivano delle forze difficilmente controllabili.

    Però fa parte della vita, assieme alla disabilità, quindi è giusto, logico e naturale che se ne parli.

    Perché ricordiamocelo: la disabilità non è un mondo a parte ma una parte di mondo (non è una frase mia: l'ho letta da qualche parte e mi piace ricordarla nei momenti opportuni).

    Cordialità a tutti.
    marinotunger



  25. #19
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    per come la vedo io possono anche chiamarmi banana joe, l'importante e quello che penso io di me stesso



  26. #20
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    Certo Lanfry,

    la prima dote che dobbiamo possedere è quella dell'auto stima.

    Però vedi: nessuno di noi è un'isola, come dire che tutti viviamo, in qualche modo (fisico o virtuale) a contatto con tutti.

    Da piccolo certa gente, a causa delle disabilità di cui sono portatore, mi guardava con aria di superiorità, altra gente mi guardava con sospetto, altra ancora sembrava che avesse paura che io fossi addirittura "diverso" a causa dei miei problemi di salute. E il "diverso", come tu sai, a certe persone fa paura.

    Poi ho imparato che non devo né temere né ostentare i miei problemi: li devo affrontare in un mondo che sta intorno a me, col quale ho a che fare e che è bene si renda conto, per esempio, che le persone portatrici disabilità non costituiscono "un mondo a parte" ma sono, a tutti gli effetti "una parte del mondo" col quale tutti (nessuno escluso) dobbiamo convivere e interagire.

    Anche questo dobbiamo far capire al maggior numero di persone possibili: che noi portatori di disabilità "facciamo parte del mondo" e che la gente, quando c'incontra, non deve né girarsi da un'altra parte nè fare le smorfie.

    Ci deve considerare delle persone.

    E questo dobbiamo dirlo, fino allo sfinimento, con calma ma in maniera risoluta, affinché tutti ne siano consapevoli.

    Cordailità a tutti.
    marinotunger



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