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<H1 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; BACKGROUND: white">Il sacrificio degli angeli custodi
chi assiste il malato perde 7 anni<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" /></H1>
?Caregiversò: troppo stress, e la vita s'accorcia. Ecco cosa rischiano coloro che si prendono cura di un familiare non autosufficiente
di Maria Cristina Carrat?

?Per la prima volta? dice il responsabile del reparto gravi cerebrolesi del centro Auxilium Vitae di Volterra Federico Posteraro, ?una ricerca scientifica punta i riflettori su un problema finora nascosto: la cura di chi cura?. Anche in Toscana, come dimostra uno studio dell?Irpet sull?assistenza agli anziani non autosufficienti dell?empolese (ma indicativo della condizione di tutti i caregivers ?a forte stressò della regione), è composto al 71% da donne. Il presidente della Commissione regionale Alfredo Zuppiroli ne è convinto: ?Siamo di fronte a un grande problema etico: quello di far pagare la vita con la vita?. Ansia, depressione, penalizzazione sul lavoro, eliminazione del tempo libero, impoverimento economico, cambiamenti radicali di stili di vita: ?Le componenti di una vera emergenza sociale, sebbene ancora non indagate a dovere, ci sono tutte? dice Posteraro.

E perfino in una regione fra le più avanzate d?Italia come <?:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-comffice:smarttags" /><st1:Pers&#111;nName w:st="&#111;n" ProductID="la Toscana">la Toscana</st1:Pers&#111;nName> il ritardo è evidente: è solo del dicembre 2008 la prima legge (la numero 66), che per la prima volta mira anche ai caregivers, offrendo (oltre al ricovero dei non autosufficienti in residenza assistita e all?assistenza domiciliare), un sostegno economico (da destinare a badanti o altre prestazioni professionali), uno sportello unificato, centri di ascolto territoriali, e ricoveri di ?sollievo? (fino a 60 giorni) in strutture protette, che consentirebbero alla famiglia di ?staccare? o far andare in ferie la badante.

Ma intanto, dice la presidente dell?Associazione traumi cranici toscani Atracto, Ivana Cannoni, a oltre un anno dalla legge, ?di strutture di sollievo ancora non ce ne sono, le Rsa ?dedicate?, coi turni anche di notte, sono pochissime, gli ospedali non hanno protocolli per trattare questi pazienti quando si ammalano, costringendo le famiglie a occuparsene anche durante i ricoveri, e di un referente unico non c?? ancora nemmeno l?ombra?. Del tutto scoperto resta anche il fronte dell?assistenza psicologica ai caregivers, mentre solo ora, per iniziativa di qualche associazione di familiari, nascono qua e l? gruppi di autoaiuto.


E che ci sia ancora molto da fare lo dimostra proprio la fotografia di Empoli, curata per l?Irpet da Filippo Tosi. Area a diffuso benessere ma dove tuttora i tre quarti dei caregivers sono donne, legate da stretta parentela al paziente, con basso livello di studio, che non lavorano, ultracinquantenni. Con poco aiuto (ma cresce il ricorso alle badanti, specie a ore), e il disabile in casa per scelta (?meglio che stia nel suo habitat?).

Ma quanto pu? resistere questo modello ancora centrato sulla famiglia tradizionale? Poco, avverte Tosi: ?Basta scendere di età, trovare un maggior livello di studio e un impiego, ed ecco che i caregivers cambiano cambiano faccia: il modello domiciliare scricchiola, mentre aumenta la domanda agli enti pubblici, per ricoveri in Rsa e sostegni di vario tipo, e sul mercato delle badanti, troppo spesso a nero. ?Le giovani generazioni?, insomma, dice Tosi ?hanno sempre meno voglia di prendersi cura integralmente di un congiunto irrecuperabile, cercano di ripartirne il carico su più soggetti?. E non è detto che, in una società dove anche la realizzazione personale è diventata un valore, sia per forza un male.

Mentre tutti i caregivers intervistati lo ammettono: farsi carico di un non autosufficiente ?pesa? da un punto di vista personale (psicologico, emotivo, etc) almeno quanto il farvi fronte da un punto di vista economico, e nonostante gli aiuti istituzionali, almeno in Toscana, lascino mediamente ?soddisfatti?. Prestare cura, insomma, non vuol dire solo farsi i muscoli, ma mettere a dura prova tutti se stessi, la propria visione del mondo e del futuro (sosterresti un altro anno così? era una delle domande dell?i ndagine; ?con difficolt? o ?molta difficolt?, ammette metà dei caregivers, mentre l?altra metà risponde ?abbastanza tranquillamente?). E certo ?, dice Tosi, che, ?in un futuro non lontano, il rischio è che il modello dell?assistenza domiciliare, meno costoso del ricovero e su cui il welfare punta per sopravvivere, entri del tutto in crisi?. Non resta che puntare su un modello nuovo, dove la casa - per motivi economici e valoriali - resti al centro. Purch? nessuno sia lasciato solo, soprattutto con se stesso.
(07 febbraio 2010)