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Discussione: svegliarsi dal coma

  1. #1
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    <H1 style="MARGIN-BOTTOM: 5px" ="titolo_articolo">http://www.ilgiornale.it/interni/etica_salviamo_quei_ragazzi _possono_svegliarsi_coma/02-02-2010/articolo-id=418507-page= 0-comments=1</H1>
    <H1 style="MARGIN-BOTTOM: 5px" ="titolo_articolo">Etica, salviamo quei ragazzi: possono svegliarsi dal coma</H1>
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    <H2 style="LINE-HEIGHT: 16px; FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; FONT-SIZE: 14px !important; FONT-WEIGHT: normal">Rita Formisano, specialista in stati vegetativi, replica alla proposta choc di Melania Rizzoli: "E' sempre possibile recuperare la coscienza"</H2></DIV></DIV>
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    Da specialista con una lunga esperienza di oltre venticinque anni di casi di stati vegetativi, vorrei commentare alcune affermazioni della collega Rizzoli pubblicate ieri su ?Il Giornale?. Vorrei farlo al di l? del caso Crisafulli, su cui è bene attendere il risultato dell'indagine avviata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari per avere un quadro preciso della situazione. La Rizzoli si rivolge al ministro della Salute perchè, attraverso un provvedimento, impedisca di rianimare il malato destinato a rimanere in stato vegetativo. Con questo invito, l'autrice dell'articolo sembra avanzare delle perplessit? sulla capacit? dei rianimatori di distinguere tra l?opportunit? di eseguire manovre di rianimazione dovute, e interventi di accanimento terapeutico. Ogni rianimatore, infatti, quotidianamente opera delle scelte che non prevedono interventi sproporzionati rispetto alle possibilit? di recupero del paziente.
    Nessuno pu? prevedere esattamente cosa succeder? a un paziente in coma, e non esiste una correlazione sicura tra il danno cerebrale e la ripresa funzionale o il recupero della coscienza. Come si pu?, sapendo questo, lasciar morire un giovane che arriva al Pronto soccorso dopo un incidente senza intervenire? Come si pu?, quando esiste una concreta speranza, non attuare le manovre di rianimazione? Come si pu? stabilire in fase acuta qual è il punto di non ritorno?
    Sulla definizione di stato vegetativo, poi, ci sarebbe molto da dire, e basta considerare i due casi citati. Salvatore Crisafulli non è nelle condizioni della Englaro: anzi, il fatto che i medici abbiano tardato a capire che Salvatore comprendeva bene quello che accadeva intorno a lui, deve ricordare a tutti quanto sia importante il principio di precauzione e quanto sia difficile a volte cogliere dei contenuti di coscienza in pazienti che apparentemente non rispondono agli stimoli dall'esterno.
    ? mia esperienza personale, ed esperienza comune per chi si occupa di questi pazienti, che alcuni stati vegetativi che recuperano la coscienza anche dopo molti mesi, si risvegliano in una condizione di locked-in, in cui il paziente è cosciente ma non pu? muovere n? la bocca n? le braccia n? le gambe, ed è in grado di comunicare solo attraverso lo sguardo.
    In questo campo l?errore diagnostico tra stato vegetativo, di minima coscienza e locked-in è frequentissimo (circa il 40% delle diagnosi risultano errate, secondo recenti pubblicazioni scientifiche) e con strumenti più raffinati di indagine, come dimostrano le ricerche di Adrian Owen condotte con la risonanza magnetica funzionale, si pu? magari scoprire che esistono forme di attivit? cerebrale insospettate, in pazienti da cui si riteneva di non poter avere nessuna risposta.
    Crisafulli oggi ha rapporti con l'esterno, attraverso un comunicatore, e possiamo sapere cosa pensa e cosa vuole. Da tempo la comunit? scientifica ha abbandonato la definizione di stato vegetativo permanente, proprio perchè nessuno pu? davvero stabilire qual è l'intervallo temporale massimo oltre il quale non è possibile alcun recupero della coscienza. Vorrei poi sottolineare che l'aggettivo ?vegetativo? non ha il significato, che spesso gli viene attribuito, di ?vegetale?. Il termine ?vegetativo? è legato al fatto che in queste persone continua a funzionare il sistema neurovegetativo, e non significa che queste persone siano inerti come vegetali: chiunque abbia un'esperienza in questo campo se ne pu? rendere conto ogni giorno.
    Ho fatto parte delle due commissioni che hanno lavorato al ministero del Welfare - ora Salute - attivate dal sottosegretario Roccella. Una, composta da esperti del settore provenienti da tutta Italia, ha prodotto un documento corposo, che ha trattato vari aspetti della problematica delle persone in stato vegetativo e di minima coscienza: da quello scientifico, a quello epidemiologico, a quello del percorso di assistenza. Dell'altro tavolo di lavoro hanno invece fatto parte molte associazioni di familiari delle persone in queste condizioni: le conclusioni del lavoro saranno raccolte in un libro bianco. Quando i due documenti saranno resi pubblici, potr? essere l'occasione per tutti quelli che lo vorranno di conoscere meglio questa problematica.
    Intanto, se la politica volesse intervenire, sarebbe bene che lo facesse cercando di non far chiudere il Santa Lucia, la struttura di cui faccio parte. Sarebbe bene che le autorit? competenti si attivino al più presto per evitare che uno dei pochi luoghi di cura specializzati del settore venga meno, lasciando ancor più sole tante persone che, insieme con le loro famiglie, stanno cercando di venire fuori da una situazione così complessa come quella dello stato vegetativo.
    *primario Unit? post-coma Ospedale di riabilitazione
    Fondazione Santa Lucia, Roma
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    <DIV style="PADDING-BOTTOM: 10px; FONT-FAMILY: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; COLOR: #38558f; CLEAR: both; FONT-SIZE: 12px; PADDING-TOP: 10px" align=center></DIV>Edited by: mammamarina
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  2.      


  3. #2
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    Il problema non è tanto salvare una vita. Anzi, un medico ha il dovere di studiare lo stato vegetativo e lo stato di coma per tutte quelle persone che si trovassero in tali condizioni e vorrebbero continuare il loro percorso vitale. Quello che non si dovrebbe nemmeno chiedere a una legge perchè dovrebbe essere un diritto naturale della persona è la possibilit? di scelta. Scegliere. se capitasse, di volere comunque sopravvivere in uno stato di coma o vegetativo. Oppure ritenere che quella non è più vita e cessarla. Quando sento o leggo di questi risvegli dopo uno o vent'anni di coma non posso essere che contento per la persona. Ma questo è altro discorso che nulla ci entra con il testamento biologico. E' strumentalizzazione.



  4. #3
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    l'articolo parla di altro , cerca di spiegare la situazione e le scelte del medico in un'emergenza .
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  5. #4
    Junior Member L'avatar di max585
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    un uomo dopo che sta in coma diversi anni pu? vivere una vita normale? ossia camminare usare le braccia le mani...... i muscoli non si atrofizzano???



  6. #5
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di tersicore62
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    No, di certo, rimarr? sempre un disabile gravissimo che avr? bisogno di assistenza in via continuativa.


    E' stato scientificamente dimostrato, anche tramite referti autoptici, che il cervello si atrofizza sempre di più con il passare del tempo e che c'è un periodo oltre al quale i danni cerebrali sono permanenti.


    Indi per cui, a mio parere, trascorsi 18/24 mesi andrebbe per legge "staccata la spina", interrotta l'alimentazione o somministato un farmaco che provochi il decesso.
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  7. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da tersicore62


    No, di certo, rimarr? sempre un disabile gravissimo che avr? bisogno di assistenza in via continuativa.


    E' stato scientificamente dimostrato, anche tramite referti autoptici, che il cervello si atrofizza sempre di più con il passare del tempo e che c'è un periodo oltre al quale i danni cerebrali sono permanenti.


    Indi per cui, a mio parere, trascorsi 18/24 mesi andrebbe per legge "staccata la spina", interrotta l'alimentazione o somministato un farmaco che provochi il decesso.


    ***cancellato dal moderatore***
    Edited by: magicwoman



  8. #7
    Junior Member L'avatar di Akela
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    Cari tutti,


    La Rizzoli si rivolge al ministro della Salute perchè, attraverso un provvedimento, impedisca di rianimare il malato destinato a rimanere in stato vegetativo. Con questo invito, l'autrice dell'articolo sembra avanzare delle perplessit? sulla capacit? dei rianimatori di distinguere tra l?opportunit? di eseguire manovre di rianimazione dovute, e interventi di accanimento terapeutico.


    codesta affermazione è a dir poco idiota e lo affermo perchègiornalmente mi trovo a gestire, non da solo ovviamente, situazioni d'emergenza. La Rizzoli farebbe bene a fare la massaia sperando non faccia danni anche in casa. Le manovre rianimatorie sono un atto dovuto, non solo eticamente, nei confronti di tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, si trovano sospesi tra la vita e la morte. L'approccio alla rianimazione non si basa sulle considerazioni di cosa rester? del paziente dopo l'intervento, ma sulle possibilit? concrete di poter effettuare un tentativo per salvarlo. Come scritto nell'articolo è impossibile stabilire a priori le conseguenze del possibile danno cerebrale che, a sua volta, non è possibile valutare al momento quindila scelta se intervenire o meno, sull'ipotesi da lei formulata, diventa improbabile. Diverso è il discorso di chi non vuole essere sottoposto a manovre rianimatorie in caso di emergenza e un'altra cosa ancora l'accanimento terapeutico che, durante le suddette manovre si protrae per tempi indefiniti senza aver più una finalit? obiettiva.


    Grazie a Dio, nei "pronto soccorso" c'è ancora chi pensa che le vite vadano salvate a prescindere dai costi sociali perchè anche se molti anzich? riprendersivanno in coma, ogni tanto qualcuno si risveglia a dispetto di sapientoni e saccenti che filosofeggiano sul senso della vita e che vorrebbero diversamente.


    Un abbraccio, Bruno



  9.      

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