Cookie Policy Privacy Policy rifiutata l’adozione a una non vedente - Pagina 2



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  1. #21
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di Patrik1
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    Citazione Originariamente Scritto da paoluccia
    il giudice dovrebbe comunque mettere alla prova la madre non vedente,se poi ci si accorger? che la madre non ce la fa, allora si pu? pensare di dare il bambino ad un'altra famiglia ma almeno fatele provare questa piccola gioia....

    straquoto


  2.      


  3. #22
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    Comunque spero che questa coppia non si faccia intimidire e oltre a scrivere al presedente Napolitano ricorrano .
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  4. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da paoluccia
    il giudice dovrebbe comunque mettere alla prova la madre non vedente,se poi ci si accorger? che la madre non ce la fa, allora si pu? pensare di dare il bambino ad un'altra famiglia ma almeno fatele provare questa piccola gioia....
    In questo caso stai pensando solo cosa è meglio per la coppia che chiede l'adozione, non pensi che per il bambino, essere sballottato da un istituto ad una famiglia e da quella famiglia ad un'altra non sia proprio conveniente?


    Voglio aggiungere che anche alle donne con Thalassemia è vietata l'adozione. Mi piacerebbe essere mamma, ma mi metto pure nei panni del bambino che magari quando sto male non potrei prendermi cura di lui come dovrei.
    Non dobbiamo pretendere che tutto ci sia concesso per la nostra diversit? o altrimenti ci sentiamo discriminati.
    Prima di pensare a noi stessi pensiamo pure agli altri.Edited by: Giusy
    Non voglio che tu sia il mio sogno ma la realtà dei miei sogni.



  5. #24
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    Giusy , una donna sarda con la talassemia ha avuto 3 gemelli ,


    http://www.centrostudi-ancoragenitori.it/dall-italia/cagliar i-donna-talassemica-partorisce-tre-gemelli.html


    certo a vivere ci vuole molto coraggio e cercare di avere una vita più simile a chi la disabilit? non vive ancora di più, per? se i limiti ce li imponiamo anche noi allora non possiamo lamentarci se ci considerino esseri inferiori.


    Se tu hai deciso di non avere figli per la tua disabilit? è una scelta tua e nessuno la discute , ma la motivazione secondo me regge poco.


    ps. e l'adozione non è vietata a nessuno , è a discrezione del Giudice


    Edited by: mammamarina
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  6. #25
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    Sono a conoscenza di questadonna sarda che ha avuto tre gemelli.
    Tra l'altro non è neppure inconsueto che donne con tale patologia mettono al mondo gemelli, in quanto per avere figli alcune devono sottoposrsi ad una cura.


    Forse mi sono espressa male e questo ti ha fatto pensare che io avrei deciso di non avere figli per il mio porpblema di salute...ti posso assicurareche non è così... Non so se verranno, se dovesse succedere sarebbe una scelta molto ponderata.
    Ioparlo delle donne con thalassemia che non riescono ad avere figli e ti assicuro che ce ne sono tantissime. Con certezza ti posso garantireche l'adozione non è concessa...


    Non voglio che tu sia il mio sogno ma la realtà dei miei sogni.



  7. #26
    Senior Member L'avatar di sergiostefano
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    parlando in veste di genitore di una bimba di 4 mesi e 18
    giorni non mi sembra una discriminazione nei confronti
    della coppia


    come ha giustamente evidenziato Claudio...il giudice
    mette in primo piano il bene del bambino/bambina !



  8. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Giusy



    Sono a conoscenza di questadonna sarda che ha avuto tre gemelli.
    Tra l'altro non è neppure inconsueto che donne con tale patologia mettono al mondo gemelli, in quanto per avere figli alcune devono sottoposrsi ad una cura.


    Forse mi sono espressa male e questo ti ha fatto pensare che io avrei deciso di non avere figli per il mio porpblema di salute...ti posso assicurareche non è così... Non so se verranno, se dovesse succedere sarebbe una scelta molto ponderata.
    Ioparlo delle donne con thalassemia che non riescono ad avere figli e ti assicuro che ce ne sono tantissime. Con certezza ti posso garantireche l'adozione non è concessa...





    e si devono ribellare ,
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  9. #28
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    apro una parentesi...

    riflettendoci meglio... ribaltiamo i termini del problema... quante coppie
    sono disposte ad adottare un bambino disabile piuttosto che uno sano?




  10. #29
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    poche stefano, poche , ma per fortuna ci sono , questa una testimonianza


    http://www.fondazionepromozionesocia...ndice/113/113_ abbiamo_adottato_un_bambino.htm
    <H1>ABBIAMO ADOTTATO UN BAMBINO CON UN GRAVE HANDICAP</H1>
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">ANGELA E MAURIZIO LIBERTI<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]?Quando si aspetta qualcosa ci si pongono mille interrogativi, si fanno mille ipotesi, si cerca di prendere in considerazione tutto, poi, magari, capita l'unica cosa a cui non si era pensato?.<I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    C'? scritto così nel diario che tenevamo all'ini­zio del nostro cammino di genitori adottivi. Ave­vamo appena presentato la domanda e scrive­vamo su un quaderno tutto quello che ci passa­va per la testa riguardo a questa nuova, partico­lare esperienza che avevamo deciso di vivere. Certo mai avremmo pensato di essere così pro­feti.
    Ma andiamo con ordine. Appena avviata la procedura per l'adozione cominciammo a rac­cogliere tutte le informazioni possibili su questa realt?. Attraverso il contatto con le associazioni presenti nella nostra citt? e la lettura di tutti i libri che esse ci consigliavano ci rendemmo presto conto che in Italia i bimbi adottabili erano pochi e che gran parte di essi, allora come oggi, erano grandicelli o portatori di handicap.
    I mesi che seguirono, durante i quali ebbero inizio i colloqui con la psicologa e l'assistente sociale per ottenere l'idoneit? all'adozione, li tra­scorremmo a cercare di chiarirci le idee e a consultarci con parenti e amici allo scopo di ca­pire cosa veramente potevamo offrire ad un bambino e fino a che punto saremmo stati ca­paci di farci carico di eventuali problemi.
    Man mano che l'istruttoria procedeva matu­rammo la nostra disponibilit? ad accogliere bim­bi non neonati e anche portatori di handicap fi­sici, a patto che si trattasse di problemi che fos­simo in grado di gestire con le energie di cui di­sponevamo, senza che la nostra esistenza ne ri­sultasse sconvolta. Strada facendo l'adozione internazionale assunse ai nostri occhi un'impor­tanza secondaria: ci rendevamo conto ogni giorno di più (e questo era anche il parere dei nostri interlocutori) che se davvero fossimo stati disposti ad accogliere un bimbo grandicello o portatore di qualche deficit, le probabilit? d? adottare un bimbo italiano erano certamente più consistenti.
    Cosò fu. Appena due mesi dopo aver ottenuto l'idoneit? all'adozione, l'ANFAA - Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, ci con­tatt? per segnalarci un caso di difficile soluzio­ne: un bimbo neonato portatore di handicap per il quale il Tribunale per i minorenni, esaurita la propria lista di attesa senza trovare una famiglia disposta ad accoglierlo, si era rivolto all'asso­ciazione, chiedendole di cercare una famiglia per quel bambino, altrimenti destinato al ricove­ro in istituto. Chiedemmo di quale handicap si trattasse: "Acondroplasia" ci risposero, vale a dire una forma piuttosto rara di nanismo.
    La nostra involontaria profezia si avverava! Mesi prima, quando insieme cercavamo di cal­colare quali handicap saremmo stati in grado di fronteggiare, avevamo infatti immaginato una lunga serie di situazioni possibili, ma la bassa statura proprio non ci era venuta in mente!
    Spiazzati da questa proposta, oltremodo in­certi sulla nostra capacit? di offrire risposte adeguate ad un handicap di cui nulla sapevamo e col quale mai eravamo venuti a contatto, cer­cammo per giorni e giorni, prima di vedere il bambino, di chiarirci le idee, parlandone per ore fra noi, tornando a consultarci con amici e parenti, chiedendo consiglio agli operatori del­I'ANFAA, che nel frattempo avevamo cominciato a frequentare con regolarit?.
    E al centro dei nostri discorsi stava soprattut­to un concetto: l'handicap, con la sua gestione, i problemi che avrebbe comportato e la loro solu­zione. Alla fine, dopo tante ipotesi, non restava che una cosa da fare: vedere il bambino. An­dammo a trovarlo nel gruppo-appartamento in cui era stato temporaneamente ricoverato. Lo prendemmo in braccio, provammo a cullarlo un po', con tutta la goffaggine e l'impaccio di chi non ha mai avuto da cullare neanche fratellini più piccoli, e ci rendemmo conto che quello che stavamo coccolando non era "un handicap": era un bambino. Per giorni e giorni avevamo ragio­nato sui problemi da affrontare, sulla nostra ca­pacit? di gestire "l'handicap", ora ci trovavamo di fronte niente altro che un bambino, che aveva bisogno di due genitori.
    I problemi, tutti i problemi che avevamo imma­ginato (e anche tanti altri), restavano certo sul tappeto, ma adesso c'era una persona a cui pensare, c'era un faccino da immaginare.
    Quella stessa sera, in un ristorante della peri­feria con una coppia di nostri amici brindammo "a nostro figlio".
    Per tutta un'estate andammo a trovarlo, per conoscerne le abitudini e imparare ad accudirlo e per far sò che lui si abituasse a noi, finch? ver­so la fine di agosto lo portammo a casa con noi. Problemi, dicevamo, ce n'erano, e non solo le­gati all'handicap di nostro figlio: i nostri rispettivi genitori non erano entusiasti della nostra scelta, ma mentre la nonna materna, parlandone, impa­r? già allora a comprendere le motivazioni della nostra decisione (ora è innamoratissima di suo nipote), il nonno paterno mostr? fiera ostilit? nei confronti di quello che riteneva un passo del tut­to irresponsabile di suo figlio, il che non fu privo di conseguenze sui rapporti fra noi due; la gran­de distanza che ci separava, per?, fece in modo che di questi problemi non risentisse affatto il rapporto fra noi e il bambino, sviluppatosi fin dall'inizio in modo molto sereno.
    Problemi motori ce n'erano: a tre mesi ancora non riusciva a tenere su la testa, troppo grossa e pesante. Inoltre la sera, al momento di addor­mentarsi, urlava, urlava forte, anche per due ore di fila, e urlava tanto più forte e più a lungo quanto più piacevole e gratificante era stata la sua giornata. Ora, a distanza di alcuni anni, con­fortati anche dal parere degli esperti consultati, sappiamo che il sonno era il suo peggior nemi­co: addormentandosi, lui temeva di perdere di nuovo i suoi genitori, di essere abbandonato un'altra volta.
    I problemi motori non si limitavano alla testa: il nostro bimbo ha imparato a camminare a due anni, con l'aiuto di una fisiatra e di una fisiotera­pista estremamente preparate e attente; poi, a tre anni suonati, ha imparato a parlare, e ades­so, per fortuna, non si ferma più.
    Ma a quell'epoca è stato veramente difficile capire quale strada potevamo percorrere per trovare le competenze professionali giuste, che potessero offrire al nostro bambino i correttivi più efficaci ai suoi deficit. Apprendemmo, così, che questa patologia, a causa della sua rarit? (un caso ogni 28.000 nati vivi), era (e ancora ?) pochissimo conosciuta in tutti i suoi aspetti e nei suoi sviluppi, e ricevemmo dalla massima parte degli specialisti interpellati risposte incerte e contraddittorie circa gli eventuali interventi tera­peutici necessari a far crescere nel modo mi­gliore nostro figlio. C'era chi minimizzava ("? un normale caso di acondroplasia..."), chi ammette­va la propria ignoranza e correva a consultare libri ("Vedete, qui dicono che...") e chi guardava il bimbo con circospezione, preoccupato di non lasciarsi sfuggire il minimo segnale di complica­zione.
    Sapevamo infatti che, sebbene raramente, le alterazioni ossee proprie dell'acondroplasia possono comportare complicanze di natura neurologica e limitazioni e difetti di alcuni appa­rati, per questo cercavamo chi potesse capire come stava nostro figlio rispetto alla generalit? dei casi della sua stessa patologia.
    Purtroppo nella nostra citt? non avevamo tro­vato, fino a quel momento, che dubbi; per que­sto decidemmo di chiedere che il bimbo venisse valutato approfonditamente da quelli che al­l'epoca ritenevamo i più grandi esperti in fatto di acondroplasia: i medici di uno dei più grandi policlinici pediatrici italiani.
    L? fummo rassicurati da quasi tutti gli speciali­sti, fin quando giungemmo all'ultima tappa del <I style="mso-bidi-font-style: normal">"check-up", [/I]la valutazione neurologica da parte dei neurochirurghi. Questi ultimi battezzarono immediatamente come paresi la relativa ipotonia muscolare degli arti, che altri avevano giudicato come un elemento consueto della sindrome. Ef­fettuati poi alcuni accertamenti, i chirurghi sen­tenziarono che il bimbo era condannato ad una grave tetraparesi spastica, per arrestare la qua­le ci proposero un intervento chirurgico che essi stessi definirono palliativo e del quale sottoli­nearono l'elevato rischio operatorio e l'estrema incertezza dei risultati, gravati peraltro, per loro stessa ammissione, da effetti collaterali di per sò gravi. <I style="mso-bidi-font-style: normal">?Dopo un simile intervento[/I] - ci inform? il primario, ammettendo fra l'altro la sua limitatis­sima esperienza su queste patologie - <I style="mso-bidi-font-style: normal">? proba­bile che insorga una grave scoliosi. Questi, del resto, sono bambini che non hanno n? capo n? coda?.[/I]
    Non saremo mai in grado di descrivere il sen­so di morte che queste parole ci trasmisero; ri­cordiamo per? perfettamente la lucidit? con la quale, superando lo smarrimento iniziale, ci ri­fiutammo di credere a un simile destino per no­stro figlio, o quanto meno di soggiacervi supina­mente. Consultati amici, parenti e operatori, ri­nunciammo all'intervento chirurgico e, aiutati dalla nostra fisiatra, demmo il via a quel pro­gramma fisioterapico che ha portato il nostro bimbo prima a camminare e poi a correre, salta­re, arrampicarsi, come la maggior parte dei suoi coetanei.
    Certo, le gambe e le braccia sono corte e rag­giungere l'autonomia in queste condizioni è più difficile. La nostra casa comincia ad essere po­polata di panchetti di tutte le misure, abbiamo spostato in basso alcuni interruttori e lui, dal canto suo, mostra una gran voglia di riuscire a far da solo. Cerchiamo di spiegargli che "basso" non è sinonimo di "piccolo" e, passo dopo pas­so, lui impara a rispondere a chi lo apostrofa: <I style="mso-bidi-font-style: normal">?Sono basso, ma sono grande lo stesso; ho sei anni e vado a scuola elementare?.[/I]
    Nel corso di questi anni abbiamo scoperto un'associazione che si occupa di questa sin­drome e della ricerca di soluzioni e terapie pos­sibili per tutti i problemi che essa comporta; è attraverso di essa che siamo riusciti a trovare infine le giuste competenze professionali e ad avere un quadro ben chiaro della relativa "nor­malit?" nell'evoluzione e nella crescita di questi bambini. Questo ci ha aiutati ad essere più sere­ni nella gestione dell'handicap di nostro figlio, e ci ha indotti a proporci quali referenti dell'associazione nella nostra regione, proprio per aiuta­re anche altre famiglie a trovare le risposte giu­ste ai problemi di bimbi così particolari.
    Adesso lui è sereno, chiacchierone, un po' permaloso, spesso insicuro. A volte dobbiamo fare i conti con la sua paura di non riuscire ad imparare tutto quello che apprendono i suoi coetanei più alti, ma si lascia rassicurare: con i compagni di scuola è molto integrato e quan­do ha bisogno di aiuto lo chiede senza diffi­colt?.
    Ogni tanto ci chiede a bruciapelo: <I style="mso-bidi-font-style: normal">?Perch? ave­te preso proprio me? lo forse avrei voluto altri genitori...?[/I] oppure: <I style="mso-bidi-font-style: normal">?Perch? quell'altra signora non poteva tenermi[/I]??. Qualche risposta rassicu­rante basta a farlo tornare a giocare sereno, ma ha sempre bisogno di essere rassicurato circa la nostra costante presenza e il fatto che la no­stra scelta di accoglierlo e volergli bene non possa più mutare. è molto affettuoso e ci sem­bra che abbia avviato un rapporto positivo con il mondo esterno.
    La resa dei conti, lo sappiamo, deve ancora venire: ben presto metter? in rapporto la sua di­versit? con il suo abbandono, e noi cerchiamo di prepararci a dargli le risposte più oneste, capaci di limitare l'angoscia che quella consapevolez­za potrebbe generare.
    Nel frattempo ci godiamo l'allegria e la vitalit? di un bimbo sereno.
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  11. #30
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    http://www.mangoni.net/cdh-bo/inform...archivio/libro .asp?ID=410


    Angelo è un bambino down nato in un ospedale napoletano; i suoi genitori non se la sono sentita di portarselo a casa e hanno deciso di abbandonarlo.
    La notizia, assai ghiotta per le cronache dei quotidiani, è rimbalzata subito da una redazione all'altra. Ma questa volta, a differenza di altre occasioni simili, c'è stata una risposta molto precisa al "caso" che si era creato.
    "Voglio adottare quel bambino down":con questo titolo è apparsa recentemente
    sulla prima pagina de "L'Unit?", una lettera, a firma di Marietta Donnici, in cui si
    dice: "?Si, vorrei dare una casa e una famiglia allegra a quel bambino down di
    quattro settimane che, appena nato è stato abbandonato dai genitori".



    La Donnici ha già quattro figli e uno di questi è un bambino down. Proprio in base alla sua esperienza serena di madre di un bambino con deficit ha deciso di "esporsi" mandando quella lettera al giornale: "Non giudico, e tantomeno condanno, i genitori di Angelo. Se devo dire la verità in qualche modo li comprendo.


    Sono molto giovani, ho saputo. E posso benissimo immaginare cosa hanno provato, cosa provano: quei due ragazzi sono semplicemente impauriti (?) e poi non dimentichiamo che stiamo parlando di Napoli, del Sud : qui senon sei un forte, se hai qualche problema, lo Stato ti umilia e ti mortifica.


    Nessun aiuto, pochi servizi". Una nota di speranza, proveniente dal sud - la Donnici risiede in Calabria - cui il quotidiano ha ritenuto giustamente di dare un ampio risalto.
    La redazione centrale de "L'unit?" è stata tempestata da telefonate che esprimevano solidarietà e che cercavano di mettersi in contatto con l'autrice della lettera.
    Un fatto che ha smosso, evidentemente, le coscienze di parecchie persone grazie soprattutto all'interessamento di un quotidiano a diffusione nazionale, cosa che non accade di frequente.


    Ma al di la' del caso, cosa succede ai bambini portatori di deficit che per un motivo o per l'altro sono ricoverati in un istituto?


    Paradossalmente ci sono coppie che sono disponibili a viaggiare per mezzo mondo pur di trovare un bambino da adottare; secondo una stima del 1992, in Italia, per ogni bambino in istituto ci sono 24 coppie disposte ad adottarlo.


    Ma il bambino deve possedere certe caratteristiche per riuscire a trovare una famiglia: deve avere pochi mesi e soprattutto essere sano. In Italia si calcola che siano almeno 8 mila i bambini disabili abbandonati in istituto, bambini di fronte ai quali le coppie aspiranti si ritraggono, intimorite dal dover affrontare le difficolt? che una tale scelta comporta.
    Eppure ci sono coppie o singoli che adottano bambini disabili; chi sono, dove e come vivono?



    Poi dall'altra parte, ci sono i servizi sociali che non offrono un sostegno particolare, psicologico ed economico, a chi decide di intraprendere questa strada. Anche la mentalit? dominante tra gli operatori dei servizi non aiuta, una mentalit? che vede come "inadottabili" tutti i bambini che abbiano delle difficolt?. Come si pu? cambiare questo modo di pensare? Che tipo di aiuto pu? venire dai servizi sociali?
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  12. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da Giusy


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    In questo caso stai pensando solo cosa è meglio per la coppia che chiede l'adozione, non pensi che per il bambino, essere sballottato da un istituto ad una famiglia e da quella famiglia ad un'altra non sia proprio conveniente?


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    Giusy condivido il tuo pensiero ...sei stata obbiettiva e sincera



  13. #32
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    Ciao ermione, come sta la bellissima Giorgia?
    Non voglio che tu sia il mio sogno ma la realtà dei miei sogni.



  14. #33
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    sono cieca, sono una madre, non ci sono nata, n? madre n? cieca, ma tutto cambia, ho imparato a fare la madre ed ero ancora vedente, mio figlio aveva 16 anni quando ebbi un incidente con la moto e sono diventata cieca e mezza sorda, bisogna vivere la cecit? per capire tante cose, penso non sia il caso di giudicare così alla meglio, sia sulla ciecit? che sulla maternit? e le donne in genere.
    sono d'accordo sull'adozione e personalmente sto prendendo provvedimenti come presidente di categoria (sono presidente della Blindsight Project per disabili sensoriali www.blindsight.eu) affinch? il tribunale la smetta di creare ostacoli.
    in privato, nel mio blog personale, ho scritto un articolo informale per?, dove spiego meglio come la penso, formalmente seguir? l'iter che vede riunione, incontri, parole ecc., di fatto sta che non sono l'unica madre, n? l'unica cieca, manco l'unica persona a credere che una donna cieca possa avere un figlio e ritengo che sia una grave discriminazione negare l'adozione alla sig.ra pascali solo perchè è cieca, pur avendo tutti i requisiti necessari per adottare un bambino, a parte la disabilit? che pare sia ancora un grave ostacolo in questa nazione satura di pregiudizi e che sa sopravvivere solo con le apparenze.
    qui c'è il mio post e il parere di altri: http://lauraffaeli.blogspot.com/2010...ne-negata-ai-c iechi.html
    ringrazio chi ha postato qui questa notizia, visto che non siamo in molti a parlarne e considerando il pesante silenzio di altre associazioni di categoria..
    ciao a tutti, laura





  15. #34
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    ciao Laura sono io che ho postato la notizia perchè credo che sia giunta l'ora di non subire più discriminazioni di nessun tipo e sia necessario evidenziate ogni notizia legata alla disabilit? sia essa fisica sensoriale o intel?lettiva, , sono madre di una persona di 37 anni con gravissima disabilit? e presidente di un'associazione che opera a favore delle famiglie con figli disabili gravissimi questo è il mio sito www.claudiabottigelli.it


    se credi possa essere utile posto la notizia e il tuo blog anche sul mio sito .


    verr? certamente a dare un'occhiata al tuo , l'unione f? la forza .Edited by: mammamarina
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  16. #35
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    ciao, io ho un po' di difficolt? in questo sito, come sempre, pare che dopo anni non siano cambiate le cose sull'accessibilit?..
    ? proprio l'unione che molti temono: vale ancora il famoso "dividi et impera" purtroppo.
    qui ho aggiornato il profilo ma pare che non prenda le modifiche, ad esempio risulta ancora il vecchio link della blindsight project quello valido è http://www.blindsight.eu spero aggiornino presto.
    hai fatto molto bene a dare visibilit? a questa cosa: in molti non capiscono che sono queste discriminazioni che devono finire! anche il solo occultare una notizia è discriminazione, così come lo è non rendere accessibile questo sito tra l'altro dedicato ai disabili..
    appena posso visister? anch'io il tuo sito, sei una grande e la tua è una voce fuori dal coro sicuramente, quei cori che io non reggo per niente..
    ad altri direi di smetterla di polemizzare e discutere, perchè mentre si fa di questo qualcuno se ne approfitta e chi ci rimette non sar? mai chi gir? con le scorte e non dovr? mai affrontare quanto si affronta nel sommerso, quella dimensione in cui versano migliaia di disabili e loro familiari in questa nazione, a presto e spero di trovare il modo per avere una notifica per mail dei vari commenti qui senn? mi perdo (comunque il mio email personale è blindsight@live.it, quello ufficiale è president@blindsight.eu per ogni collaborazione).
    ai gestori di questo sito chiedo di adeguarsi provando a navigare con uno screen reader prima di dichiarare un sito accessibile, non ci vuole molto a rendere accessibile il web, ausilio fondamentale per noi disabili visivi.
    concludo dicendo che l'accessibilit? è un diritto di tutti, non un favore da fare al disabile!
    ciao, laura

    Edited by: Blindsight



  17. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da Giusy
    Ciao ermione, come sta la bellissima Giorgia?

    ciaoGiusy..Giorgia sta benissimo e cresce che è una meraviglia..grazie



  18.      

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