<div ="smallfont">


</div>




"Ci
sono troppe pressioni nei confronti dei magistrati da parte di alcuni
settori della politica e questo pu? anche avere incoraggiato certi
atteggiamenti aggressivi."</span>
<div id="post_message_23997815">




Bomba a Reggio. L'analisi di Vincenzo Macri'

-



L'analisi del Pm Macr? tra ?pressione politica? sulla magistratura e necessit? di ?compattezza? degli uffici reggini.</font>





Roma. Il consigliere della Direzione Nazionale Antimafia Vincenzo Macr?,
calabrese, in magistratura da oltre 30 anni - molti dei quali trascorsi
alla procura di Reggio Calabria dove ha condotto importanti processi
contro la 'Ndrangheta - analizza a caldo le possibili motivazioni e i
relativi risvolti della bomba scoppiata all'alba del 3 gennaio davanti
alla porta della Procura generale di Reggio Calabria. Per Macr? ?la
pressione di una parte della politica sulla magistratura pu? aver
incoraggiato atteggiamenti aggressivi?, ma il primo segnale dello Stato
in risposta alla bomba ?lo devono dare gli uffici giudiziari reggini
che devono dimostrare grande compattezza?.



La bomba a Reggio Calabria pu? essere considerata una risposta ai
sequestri di beni operati dalla magistratura ai danni della 'Ndrangheta?


Non sono del tutto d'accordo con questa analisi per un semplice motivo:
la 'Ndrangheta calabrese non ha mai fatto attentati di tipo
dimostrativo. Non rientrano nella sua strategia, nelle sue abitudini,
nelle sue tradizioni. La 'Ndrangheta non compie attentati intimidatori
contro le istituzioni in linea generale. Secondo me dietro queste
azioni, soprattutto quando a metterle in atto è appunto la mafia
calabrese, ci sono sempre dei fatti oggettivi specifici, concreti,
contingenti, che possono essere recenti o di un recente passato, o
addirittura in corso. Bisogna guardare in questa direzione per capire
cosa è successo esattamente. Secondo me la pista da seguire è quella
dei processi che si sono fatti recentemente e di cosa è avvenuto nel
corso di questi processi.



Di fatto la bomba è scoppiata davanti alla porta della procura
generale dove si stanno celebrando e si celebreranno in appello
importanti processi come quello per l'omicidio di Francesco Fortugno,
per la strage di Duisburg, per le infiltrazioni mafiose nel tratto
autostradale Salerno-Reggio. Possiamo quindi dire con certezza che si
tratta di un segnale.


E' sicuramente un segnale, evidentemente c'erano delle prassi che sono
venute meno, qualcosa su cui si faceva affidamento e ultimamente questo
affidamento non è stato più possibile e allora è scattata la reazione.
Ripeto: la 'Ndrangheta non compie mai azioni dimostrative, ha un'altra
filosofia rispetto a Cosa Nostra.



Come va analizzata ?l'inquietudine? che è possibile riscontrare
all'interno della 'Ndrangheta a seguito dei recenti arresti e delle
numerose confische? Potrebbe sfociare ulteriormente in azioni cruente?


Si pu? affermare che c'è la tendenza ad una maggiore aggressivit?, un
maggiore nervosismo. Questo mi sento di confermarlo. In altri tempi
questi fatti non sarebbero avvenuti. Oggi ci sono alcune frange della
'Ndrangheta che sono portate anche ad assumere atteggiamenti di
maggiore aggressivit?. E questo è un fatto che naturalmente non pu? che
preoccupare. E' sicuramente una novit? rispetto al passato. E potrebbe
anche segnare una svolta abbastanza pericolosa.



Nel senso che è possibile ipotizzare nuovi scontri tra la 'Ndrangheta e lo Stato?

La 'Ndrangheta non fa scontri, manda messaggi, fa intendere che bisogna
stare attenti, non turbare gli equilibri che si erano raggiunti in
altre epoche. Ora bisogna vedere cosa diranno gli investigatori.
Ripeto, secondo me partendo dai processi si potr? capire molto di più.



Come va letta la decisione della 'Ndrangheta di mettere una bomba in
un momento nel quale, soprattutto in certe regioni del sud come la
Calabria, la magistratura troppo spesso è lasciata sola, senza uomini e
mezzi ad affrontare la criminalit? organizzata?


E' chiaro che il problema degli organici, l? dove c'è, incide
sull'efficienza, ma io non assocerei strettamente questo fattore con la
bomba di Reggio. E' evidente che le carenze sono ormai endemiche per
tutto il meridione. E non c'è dubbio che la 'Ndrangheta percepisca
questo momento di debolezza. Ci sono troppe pressioni nei confronti dei
magistrati da parte di alcuni settori della politica e questo pu? anche
avere incoraggiato certi atteggiamenti aggressivi.



E quindi ora lo Stato quale segnale deve dare?

Intanto il primo segnale lo devono dare gli uffici giudiziari reggini,
che devono dimostrare grande compattezza. Ci? che è pericoloso non ?
tanto l'atteggiamento ?rigoroso? di un ufficio, quanto le divergenze
all'interno degli uffici, tra atteggiamenti ?rigorosi? e atteggiamenti
meno ?rigorosi?. Tutto ciò pu? provocare gravissimi problemi ed è per
questo che bisogna intanto raggiungere una unit? di atteggiamenti, una
unit? di comportamenti giudiziario-processuali. I politici devono fare
la loro parte dando tutti i supporti di carattere normativo e logistico
per aiutare la magistratura a compiere rapidamente il proprio dovere.
E' fondamentale che in questo momento la magistratura reggina sia
compatta e non dia l'impressione all'esterno di contraddizioni interne
che sono realmente le più pericolose. Il segnale di compattezza scoragger? qualsiasi ?tentazione? di carattere violento da parte della 'Ndrangheta.</font>



Di contraltare c'è stato un segnale importantissimo a seguito
dell'attentato e cioè la solidarietà immediata dei calabresi nei
confronti dei magistrati.


E' stato sicuramente un segnale positivo importante. Si è capito che in
questo momento gli uffici giudiziari reggini stanno avendo dei
risultati di qualit? e quindi si è compreso che questa potrebbe essere
una intimidazione contro questo nuovo corso. E' importante che la gente
capisca che la magistratura è vitale per la lotta contro la criminalit?
organizzata. Non si tratta (come ci viene presentata da qualcuno) di
personaggi che hanno come obiettivo finalit? politiche o inseguono
progetti ?eversivi?. Assolutamente no. La magistratura fa il suo dovere
ed è essenziale nel contrasto alla criminalit? organizzata. I latitanti
li catturano i magistrati e non i politici. I beni vengono sequestrati
prima e confiscati poi dai magistrati, dagli organismi investigativi e
non dai politici. E questo è bene che la gente lo capisca e non pensi
invece che si trovi di fronte a degli ?eversori? in cerca di pubblicit?.



Il peso dell'opinione pubblica è fondamentale e capace di cambiare lo stato delle cose.

Assolutamente si. E questo significa che ancora c'è una speranza.
</div>