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  1. #1
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    I Magnifici Venti della XV legislatura</font></span>

    </font></span>
    <table ="ecxecxecxMsoTableGrid" style="" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"><t><tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Bindi Rosy</span>
    (PD). Ha sfidato Veltroni alle primarie, riportando un’ottima seconda
    piazza, ma soprattutto s’è opposta a tutti gli inciuci con Berlusconi,
    ha sostenuto il governo contro i tanti nemici (anche nell’Unione) di
    Prodi, ma soprattutto ha scritto insieme alla collega Pollastrini la
    legge sui Dico (sui diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali)
    sfidando i fulmini del centrodestra e gli anatemi vaticani. Dimostrando
    che si può essere, coerentemente e contemporaneamente, laici e
    cattolici.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Colombo Furio</span>
    (PD). Ha difeso l’onore del Senato, vilipeso dai continui insulti
    scagliati dalla destra più becera contro i senatori a vita. Ha difeso
    il diritto a esistere, da troppi ancora messo in discussione. S’è
    opposto all’indulto e alla legge-bavaglio di Mastella sulle
    intercettazioni e il diritto di cronaca. Ha presentato un rigoroso
    disegno di legge sul conflitto d’interessi e sul sistema televisivo
    veramente liberale, in alternativa a quello inciucista del duo
    Franceschini-Violante.</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Dalla Chiesa Nando</span>
    (PD). Come sottosegretario all’Università e alla Ricerca, ha svolto un
    lavoro oscuro ma meritorio sull’edilizia residenziale per gli studenti
    (l8mila posti letto in più per i fuori sede), sulle accademie e i
    conservatori, e soprattutto ha inaugurato un progetto denominato
    «Ethicamente» per insegnare negli atenei l’etica pubblica e
    professionale. Intanto ha proseguito le sue battaglie per la legalità,
    contro mafie e corruzioni. Ciononostante, o forse proprio per questo,
    il PD non l’ha ricandidato. Vergognosamente.</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    De Zulueta Tana</span>
    (Verdi). Promotrice, insieme ad artisti, giornalisti e intellettuali
    (Sabina Guzzanti in primis) della proposta di legge «Perunaltra TV»,
    con lo scopo di liberare la Rai dal controllo dei partiti, s’è battuta
    con competenza ed eleganza tutte britanniche per la libertà
    d’informazione e contro il conflitto d’interessi, inascoltata anche
    nella sua coalizione. Ciononostante, o forse proprio per questo,
    l’Arcobaleno non l’ha ricandidata. Vergognosamente.</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Giulietti Giuseppe</span>
    (ex DS, ora IDV). Ex segretario dell’Usigrai, veterano della Vigilanza
    Rai (che ha chiesto di abrogare), non ha mai smesso di difendere
    giornalisti, artisti e intellettuali minacciati di censura, di
    qualunque orientamento fossero e da qualunque parte provenissero le
    minacce. Animatore del sito Articolo2l insieme al presidente Federico
    Orlando, è un punto di riferimento per chiunque voglia liberare
    l’informazione dalle troppe mani sporche e lunghe che la controllano.
    S’è battuto, fra i pochissimi, per una legge sul conflitto d’interessi
    che prevedesse la ineleggibilità dei titolari di concessioni
    televisive. Il PD, comprensibilmente,, dopo aver nominato Marco Follini
    responsabile informazione, l’ha silurato. Per fortuna, Di Pietro gli ha
    messo a disposizione le sue liste per proseguire la battaglia nella
    prossima legislatura. Lui ha aperto la campagna elettorale con una
    visita a Europa7, l’emittente di Francesco Di Stefano che non può
    trasmettere perché derubata delle frequenze dal 1999: «Tutti vanno a
    rassicurare Mediaset — ha detto provocatoriamente —, io vado a
    rassicurare Europa7».</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Guadagno Viadimir «Luxuria»</span>
    (PRC). Entrata in Parlamento con la fama di drag queen e dunque
    trattata come un fenomeno da baraccone nel Paese più ipocrita del
    mondo, ha saputo farsi valere, evitando di fossilizzarsi sulla materia
    della diversità, ma combattendo, in Parlamento e in televisione, per i
    diritti di tutti, con una competenza che chi vive di pregiudizi non
    avrebbe mai sospettato, ma che molti hanno dovuto riconoscerle,
    tardivamente, anche negli ambienti più lontani da lei.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Licandro Orazio</span>
    (PDCI). Autore, come vedremo più avanti, dell’emendamento alla legge
    istitutiva della commissione Antimafia per escluderne almeno i
    parlamentari condannati (ovviamente bocciato dalla Camera), si è
    battuto in commissione Affari costituzionali per inserire nella legge
    sul conflitto d’interessi il concetto di ineleggibilità per i titolari
    di concessioni tv (proposta ovviamente respinta non solo dalla CdL, ma
    anche dal resto dell’Unione).</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Meloni Giorgia</span>
    (AN). Leader di Azione Giovani, vicepresidente della Camera a ventinove
    anni, non ha scontato nemmeno per un giorno il prezzo della prevedibile
    inesperienza, presiedendo con fierezza e autorevolezza l’aula di
    Montecitorio. Non usa l’auto blu da ben prima che si cominciasse a
    parlare di «casta». Ha aperto le feste dei giovani di AN anche a
    personaggi lontanissimi da loro. Ha presentato proposte di legge per i
    giovani e per incentivare la natalità. Si è battuta per
    l’autodeterminazione del Sahara occidentale. Ha saputo dìre parecchi no
    ai vertici del suo partito. Ha dichiarato di aver iniziato a fare
    politica a quindici anni grazie a Mani Pulite e alla lezione di Paolo
    Borsellino: non accade di frequente, a quell’età e in quel partito. Una
    delle poche donne che esisterebbero in politica anche senza quote rosa.</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Mura Silvana</span>
    (IDV). Tesoriera dell’Italia dei Valori, si è opposta praticamente da
    sola (insieme al radicale Fabrizio Turco) al tentativo dei segretari
    amministrativi di tutti gli altri partiti di ripristinare il
    finanziamento pubblico dei partiti, dichiarato o mascherato dietro
    fantomatiche «fondazioni», e alla fine li ha costretti a ritirare una
    legge già bell’e fatta, con l’accordo bipartisan di destra e sinistra,
    facendo infuriare il cassiere DS Ugo Sposetti. Nemica di sperperi,
    aumenti di stipendio, arrotondamenti di indennità, privilegi assortiti,
    ha firmato insieme agli onorevoli Buonfiglio e Alemanno di AN una
    proposta decisamente alternativa, per tagliare i parlamentari, i
    ministri e i relativi emolumenti.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Napoli Angela </span>(AN).
    È l’altra mosca bianca di AN: piemontese ma residente ed eletta in
    Calabria, è sempre stata in prima fila nella lotta alla ‘ndrangheta e
    al malcostume nella regione. Ha difeso il PM di Catanzaro Luigi De
    Magistris dagli attacchi sferratigli da destra e sinistra (anche da
    AN), pur se De Magistris l’aveva inquisita (e poi fatta archiviare) in
    un’inchiesta di qualche anno fa. Ha chiesto per prima le dimissioni di
    Totò Cuffaro, quando fu rinviato a giudizio e quando molti, anche a
    sinistra, facevano finta di nulla. Ha aderito alla proposta del Centro
    Lazzati di Lamezia Terme, animato dal giudice di Cassazione Romano De
    Grazia, che punta a togliere la possibilità di fare campagna elettorale
    ai presunti mafiosi sottoposti a misure di prevenzione.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Palomba Federico</span>
    (IDV). Magistrato in aspettativa, è uno dei pochi ex giudici che non
    hanno perso il senso dell’orientamento una volta entrati in Parlamento.
    Nella giunta per le elezioni della Camera, ha tenuto dritta la barra
    della legalità contro i continui assalti dei colleghi di destra e di
    sinistra per assicurare l’impunità ai membri della casta toccati da
    procedimenti giudiziari. E quasi sempre ha votato a favore
    dell’autorizzazione all’arresto e all’uso delle intercettazioni a
    carico di parlamentari. Particolarmente preziosa la sua opera in
    occasione del dibattito sulle telefonate inoltrate dal GIP Clementina
    Forleo sulle scalate bancarie del 2005.</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Prodi Romano</span>
    (PD). Ha sbagliato molto, a partire da quando non capitalizzò i 4
    milioni e mezzo di voti delle primarie del 2005 facendo una sua lista e
    rinunciò a coprirsi le spalle dagli agguati dei presunti «alleati». Per
    proseguire con la scelta sciagurata di nominare Mastella ministro della
    Giustizia e di cedere alle pressioni dei partiti che gli imposero un
    governo di 102 fra ministri, vice-ministri e sottosegretari. Ma, grazie
    anche a Padoa Schioppa e Visco, ha avviato una seria lotta all’evasione
    fiscale e ha rimesso in ordine i conti dello Stato facendo revocare la
    procedura d’infrazione europea aperta contro l’Italia grazie allo
    sfascio berlusconiano. Poi, battuto in Parlamento, ha evitato
    compromessi al ribasso ed è uscito elegantemente di scena. Finora è
    l’unico leader del centrosinistra ad aver sconfitto (due volte su due)
    Berlusconi. Ci mancherà.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Rame Franca</span>
    (ex IDV, poi Gruppo misto). Ha vissuto la sua esperienza in Senato come
    una missione, lottando come una leonessa per i princìpi in cui crede.
    S’è opposta all’indulto extra-large, ha avviato una campagna contro i
    privilegi della casta e gli sperperi della spesa pubblica. Ha
    partecipato alle manifestazioni contro la base USA di Vicenza, contro
    il TAV in Valsusa e in difesa della libertà d’informazione. Ha preso a
    cuore — fra i pochissimi — il dramma dei soldati colpiti da tumore per
    l’uranio impoverito nelle missioni di guerra. Di Pietro l’avrebbe
    rivoluta in lista, ma lei, stanca e delusa, ha declinato. Peccato. Le
    dobbiamo tutti un grazie.</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Salvi Cesare</span>
    (ex DS, ora Sinistra arcobaleno). È riuscito a far dimenticare il suo
    passato dalemiano e bicamerale con una campagna contro gli sprechi
    della casta (denunciati per primo nel libro I costi della democrazia,
    scritto a quattro mani con Villone, vedi sotto). Ha difeso i magistrati
    attaccati anche dai compagni, come De Magistris e la Forleo. Ha
    chiesto, insieme a Fabio Mussi, lo scioglimento delle giunte screditate
    e inquisite della Calabria, della Campania e della Sicilia. È stato fra
    i primi a scoprire gli effetti devastanti del famigerato «comma Fuda»,
    che di fatto assicurava la prescrizione a tutti i reati contabili
    dinanzi alla Corte dei conti, poi cancellato in tutta fretta dal
    governo.</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Sodano Tommaso</span>
    (PRC). In controtendenza con il suo partito, Rifondazione comunista,
    troppo portato alle battaglie parolaie e inconcludenti, ha presieduto
    con competenza e rigore la commissione parlamentare d’inchiesta sul
    ciclo dei rifiuti in Campania, che già nella scorsa legislatura portò
    alla luce il ruolo ambiguo dell’Impregilo e del commissariato
    straordinario, presieduto anche da Antonio Bassolino, segnalando alla
    Procura di Napoli i reati per i quali, di recente, si è giunti a una
    trentina di rinvii a giudizio. Averne, di comunisti così preparati e
    rigorosi.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Tabacci Bruno</span>
    (Rosa bianca). Nel 2005 è stato fra i pochi (anzi fra gli unici, nel
    centrodestra) a opporsi alle manovre del governatore di Bankitalia
    Antonio Fazio e ai tanti sponsor dei furbetti del quartierino,
    respingendo ogni tentativo di avvicinamento per ammorbidire la sua
    posizione sulla legge sul risparmio e sul mandato a termine del
    governatore. Critico da sempre sui conflitto d’interessi di Berlusconi,
    ne ha contestato la leadership, fino al punto di abbandonare l’UDC,
    mesi prima che Casini e il suo partito rompessero con la dittatura
    berlusconiana.</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Vacca Elias</span>
    (PDCI). Insieme al suo corregionale Palomba (sardo come lui), questo
    giovane avvocato alla prima esperienza parlamentare è stato un punto di
    riferimento nella giunta per le autorizzazioni a procedere della
    Camera, opponendosi a tutti i tentativi di impunità della casta. A
    volte votava a favore delle autorizzazioni, a volte contro, ma senza
    mai guardare in faccia «amici» e «nemici»: sempre secondo la legge e la
    coscienza. È stato relatore della pratica D’Alema a proposito della
    richiesta del GIP Forleo sulle intercettazioni Unipol e, contro ogni
    pressione diessina, ha messo nero su bianco che il vicepremier non
    godeva di alcuna particolare immunità europea. Dunque i giudici di
    Milano potevano procedere senza chiedere alcun permesso a Strasburgo.</span></font>
    </span></font>
    </font></span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Villone Massimo</span>
    (ex DS, ora Sinistra arcobaleno). In tandem con Cesare Salvi, ha
    anticipato le denunce contro i privilegi e gli sprechi della casta
    politica, calcolando, nel libro scritto a quattro mani con il suo
    collega, che ormai, in Italia, vivono di politica 400mila persone, che
    costano alla collettività circa 4 miliardi all’anno. Anche lui ha
    chiesto le dimissioni dei governatori inquisiti del Sud, cioè Cuffaro,
    Bassolino e Loiero, e lo scioglimento delle rispettive giunte regionali.</span></font>
    </span></font>
    </span>
    </span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Vizzini Carlo</span>
    (FI). I lettori troveranno il suo nome anche nella lista degli
    impresentabili, a causa di una vecchia prescrizione per un pezzo della
    maxitangente Enimont. Ma, dopo quel brutto episodio di 18 anni fa,
    Vizzini s’è un po’ riscattato: da anni propone, unico in Forza Italia,
    la cacciata dal partito di tutti i personaggi collusi o chiacchierati.
    Sua la proposta, poi fatta propria dalla commissione Antimafia (di cui
    fa parte), di un codice di autoregolamentazione dei partiti per
    escludere dalle liste i condannati almeno nelle elezioni
    amministrative. Non è moltissimo, ma in Forza Italia Vizzini è un mezzo
    rivoluzionario.</span></font>
    </span></font>
    </span></font>
    </font></span></td></tr>
    <tr>
    <td style="" valign="top" width="655">
    Zaccaria Roberto</span>
    (PD). Già presidente della migliore Rai degli ultimi vent’anni, è stato
    uno dei più fieri avversari della controriforma costituzionale della
    CdL, poi bocciata nel referendum del 2006, ma verso la quale molti
    anche nel centrosinistra manifestavano più di un’indulgenza. E,
    dichiarando in aula il proprio dissenso di costituzionalista, è stato
    uno dei pochissimi deputati ad astenersi, sulla legge Mastella che
    mirava a imbavagliare i giornalisti, impedendo loro di raccontare
    intercettazioni e atti di indagine. Approvata da una vastissima
    maggioranza bipartisan, si è poi fortunatamente arenata in Senato.</span></font>
    </span></font></td></tr></t></table>
    Silvio! Aiuta i poliziotti anche se sono maggiorenni!!!


  2.      


  3. #2
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    Ho letto uno per uno..si...mi piacerebbero tutti come futuri governanti del nostro paese...soprattutto Angela Napoli..la vedrei bene alla giustizia...
    crederci sempre, disperare mai...prima o poi arriverà la luce



  4. #3
    Senior Member L'avatar di SkaTTa
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    Citazione Originariamente Scritto da Rosamaria

    Ho letto uno per uno..si...mi piacerebbero tutti come futuri governanti del nostro paese...soprattutto Angela Napoli..la vedrei bene alla giustizia...
    Piace anche a me, sicuramente più del servo siculo.
    Silvio! Aiuta i poliziotti anche se sono maggiorenni!!!



  5. #4
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    Il paragone non esiste..tra l'altro la conosco personalmente ed è una tosta..anche se di An la rispetto molto
    crederci sempre, disperare mai...prima o poi arriverà la luce



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