miglie.


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<DIV =sottotitolo>Sulle famiglie pesano rette salate</DIV>
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<DIV>Una questione di fondi, certo. Ma anche di dignit?. L?oggetto, purtroppo, è il solito: la compartecipazione alla spesa per i servizi di residenzialit? per le persone con disabilit?.
"Pagare sò, è giusto, ma non assolutamente con quei criteri. Non posso concepire, n? ammettere, il fatto che noi dovremmo far conto su soli 139,2 euro circa al mese. Questo significherebbe, secondo me, distruggere il grado di autonomia raggiunto anche da noi persone "diversamente abili" oltrech? depenalizzare la qualit? della vita - diritto a mio avviso di tutti - creando in tal modo altre ingiuste barriere". Inequivocabile. L?analisi di Paolo Belluzzo, residente in "Cjasaluna Paola Fabris", comunit? alloggio di San Giovanni di Casarsa, apre un fronte non trascurabile: l?approccio seguito nel governare la residenzialit?.
I costi di mantenimento del servizio impongono la massima razionalizzazione delle risorse e la ricerca di nuove sinergie. Ma un conto è chiedere un contributo alla persona che usufruisce del servizio, un altro è potere accedere al suo portafoglio per prelevargli gli introiti del reddito mensile , lasciando in tasca solo 139,2 euro. Un "doppio" atto che, sottolineano pure diversi addetti ai lavori, preleva anche la dignit? della persona. "Non concordo con questa considerazione - dice l?assessore alle politiche sociali del Comune di Pordenone, Giovanni Zanolin-. In fin dei conti cosa cambia? Il problema è che la domanda di aiuto sociale cresce negli anni e non consente di soddisfare tutte le esigenze".
Per Francesco De Caro, genitore di una persona con disabilit? che si sta interessando anche legislativamente al problema, "non è corretto il prelievo in quanto la Costituzione e le leggi italiane dicono che ogni cittadino deve partecipare in funzione al proprio reddito. I 139,2 euro sono irrisorii: non consentono di fare niente ai ragazzi". Altri quesiti: dove va a finire, ci si chiede, quel percorso di autonomia (se così si pu? riassumere) avviato anni fa con la creazione delle comunit? alloggio in provincia di Pordenone? E cosa pu? fare una persona con 139,2 euro al mese? E? costretta a rimanere chiusa in casa. Non pu? permettersi di uscire con amici. Come pu? comprarsi un paio di pantaloni? Tutte cose "normali" che rischiano di diventare proibizione.
La quota fatidica dei 139,2 euro è stata stabilita circa tre anni fa dalla Conferenza dei sindaci della provincia di Pordenone, che ha delegato all?Azienda Sanitaria 6 del Friuli Occidentale di riscuotere le quote di ogni utente.
Altro fronte. La differenza tra i fondi prelevati ai residenti e la quota della retta mensile è a carico dei Comuni. Ma a una utente, il cui unico reddito è la pensione di circa 257 euro al mese (vd articolo qui sotto), l?Ass 6 ha fatto recapitare una lettera in cui si chiede di pagare 11.056,72 euro relativi a fatture e spese insolute del 2008 e del 2009. Nella lettera si specifica che "qualora questa nostra risultasse senza seguito, provvederemo ad addebitare gli interessi di mora secondo la norma vigente". Ma il decreto legislativo 130/2000 stabilisce che fa fede solo il reddito personale e non quello dei familiari. Come conferma l?assessore Zanolin. Ma se qualche famiglia, spaventata dalla richiesta, avesse provveduto a pagare?...
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<DIV style="TEXT-ALIGN: right">Alberto Francescut</DIV></DIV></DIV>