http://www.comune.torino.it/pass/php/4/documenti/Mozione_fin ale.pdf



La Qualit?
dell?integrazione scolastica
Rimini, 13-14-15 novembre 2009
7? Convegno internazionale
2009
Mozione fi nale

?Una vita non si boccia. Mai?

Pi? di 4000 persone da tutta Italia, del mondo della scuola, dei servizi sanitari e sociali, dell?universit? e della ricerca,
nonch? familiari di persone con disabilit?, si sono incontrate, come ogni due anni, a Rimini nel più importante appuntamento
nazionale sui temi dell?inclusione scolastica e sociale.
? stato un momento di appassionato incontro non solo scientifi co e pedagogico, sullo sviluppo della qualit? del
nostro lavoro. è stato, come sempre, anche un incontro di valore civile, di riconoscimento dell?identit? di chi crede in
una società inclusiva e non si arrende mai.
Due anni fa, i partecipanti alla sesta edizione del convegno hanno approvato una speciale ?carta di impegni? nella
quale ognuno ha condiviso di agire con la durezza e la tenerezza che l?argomento richiede, partendo dal proprio
lavoro, per dare qualit? all?integrazione senza alibi e reticenze.
Con la stessa durezza e tenerezza di due anni fa, confermiamo il nostro impegno personale.
Ma altrettanto denunciamo i rischi di deriva sociale che viviamo ogni giorno e che temiamo portino oggi a un punto
di non ritorno. Temiamo cioè il declino di una vera integrazione, verso nuove forme di esclusione, di carit? compassionevole,
di assistenzialismo, cioè l?opposto di una naturale realizzazione di diritti elementari, che pensavamo
conquistati una volta per tutte: diritto alla qualit? della vita, allo studio, al lavoro, alla relazione, allo sviluppo di tutte
le potenzialit? ed eccellenze, alla cura come rispetto e dignit?, all?autodeterminazione, alla non discriminazione e
pari opportunit?.
Quest?epoca ci chiede una denuncia civile e ragionata che coinvolge tutto il nostro paese, dai soggetti politici, a
quelli sociali, economici, e culturali: siamo in un paese che è ancora di eccellenza per l?integrazione in Europa ma che
rischia tra non molto di diventare solo un ex.
Non dimenticate mai che la disabilit? attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi.
Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere
un fi glio o un parente con disabilit?.

Capireste allora il troppo grande scarto tra le tante buone parole delle nostre leggi e i fatti concreti che si realizzano
nella quotidianit? del governo dell?integrazione.
Per troppi di voi la Legge 104, la Legge 328 sul progetto di vita, la stessa convenzione ONU sui diritti delle persone
con disabilit? sono, se vediamo i fatti, petizioni astratte, chiacchiere buoniste, illusioni di diritti mai davvero concretamente
realizzati per tutti. Mentre il mondo ci interroga su come abbiamo fatto a creare un modello scolastico
inclusivo, l?Italia è assente dalla Conferenza di Salamanca del 2009, il più importante appuntamento internazionale
sull?inclusione.
L?abulia, la marginalit? di interesse istituzionale, la troppa varietà di comportamenti istituzionali a macchie di leopardo
nel paese, denunciano la vostra assenza di visione del futuro: ogni negativa integrazione di ogni singolo
giovane diventa un costo sociale ed economico in più nel futuro, oltre che una dolorosa lesione di diritti, soprattutto
una perdita di umanit?. Con la vostra abulia voi bocciate troppe vite.
Ci? che vi chiediamo non sono solo investimenti economici, ma anche una diversa cultura del servizio pubblico,
dove governance attiva, promozione, qualit? dei servizi si alleano con ogni persona disabile diventando fatti, non
parole, diritti e non carit?, responsabilit? condivisa e non estenuante contrattazione personale per i diritti quotidiani
negati.
Per questo condividiamo il grido d?allarme che le federazioni delle persone con disabilit? della FISH e della FAND
hanno lanciato in questi giorni.
L?elenco delle vostre abulie sarebbe lungo. Ci basta qui segnalarvi la scarsa attenzione alla formazione di tutti gli
operatori scolastici sul tema dell?integrazione, accompagnata da disattenzione sulla qualifi cazione e organizzazione
del personale specifi co per l?integrazione, spesso considerato di fatto marginale e accessorio, più una concessione
alla pietà che un progetto di sviluppo.
Ci basta segnalarvi l?abnorme aumento del numero degli alunni per classe, fuori dal DPR 81/09 e da qualsiasi buon
senso pedagogico, in presenza di un grande numero di alunni con disabilit?, a discapito di una minima qualit? dell?insegnamento
per tutti.
Ci basta segnalarvi come i processi scolastici in atto sembrano confondere merito con selezione, come se l?integrazione
con successo dell?alunno con disabilit? non fosse il primo indicatore di eccellenza per tutti gli altri.
Vogliamo quindi dire a voi chiaro e tondo
basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per
giorno lavoriamo nell?integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo
alto di umanit?.

Signori sindacalisti!

Non dimenticate mai che la disabilit? attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi.
Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere
un fi glio o un parente con disabilit?.

Capireste allora che tra il giusto interesse del lavoratore e il diritto della persona con disabilit? bisogna una volta
per tutte scegliere a favore della seconda. è ora di sostenere, ad esempio, senza drammi che la continuit? didattica
del docente di sostegno è necessaria senza se e senza ma, che questa professione va ben selezionata e formata, e
va valorizzata la sua professionalit? non come alibi per entrare nei ruoli. è ora soprattutto di sostenere che tutti i
docenti -assolutamente tutti- debbano essere esperti di inclusione. è ora di riconoscere insieme che conta di più il
diritto di ogni bambino ad essere promosso e non bocciato da regole contrattuali corporative. Non vi pare che così
si renderebbe il lavoro docente migliore, più professionale per tutti?
Con il vostro corporativismo voi bocciate troppe vite.
Anche a voi diciamo, quindi, chiaro e tondo
basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per
giorno lavoriamo nell?integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo
alto di umanit?.

Signori delle chiese e del terzo settore!

Crediamo e speriamo che anche voi condividiate i diritti inalienabili di ogni persona umana ad avere una vita dignitosa,
aperta, di autorealizzazione. Vi chiediamo quindi più coerenza con questi principi per evitare che tra alcuni
di voi prevalga un assistenzialismo caritatevole, l?offerta mimetizzata di istituzioni chiuse, con classi speciali e
differenziali, evitando una sorta di business della carit? a fronte della manchevolezze dei sistemi sociali pubblici e
aperti di integrazione: Non fate degli errori pubblici un vostro affare, siate invece con noi a migliorare la qualit?
dell?integrazione.
Non bocciate nessuna vita assieme a noi, assieme a quella grande scuola di Barbiana, del nostro comune ispiratore
Don Lorenzo Milani, per il quale ?la scuola che espelle Gianni non ha diritto di chiamarsi scuola?.
Signori dell?economia e della produzione!

Non dimenticate mai che la disabilit? attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi.
Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere
un figlio o un parente con disabilit?.

Capireste allora che la vostra apparente furbizia per evitare di assumere un cittadino disabile, aggirando le leggi, rende
la qualit? della nostra ricchezza nazionale inquinata, il profi tto una vera ingiustizia. Ma perdete così anche un?opportunit?
di fare delle imprese e del lavoro un patrimonio capace di fare insieme sviluppo economico e civiltà del lavoro.
Anche a voi diciamo chiaro e tondo
basta, ricordandovi che la recente crisi economica non è derivata
dai lavoratori che chiedono lavoro stabile e salari decenti, e neppure dai disabili che chiedono un lavoro
dignitoso, ma dall?ingordigia di alcuni di voi che hanno speculato nella fi nanza, alla faccia di una migliore
distribuzione delle ricchezze. Voi rischiate così di bocciare la vita di tanti, non solo dei disabili, se
non saremo insieme capaci di trovare una nuova etica nell?economia e nel lavoro.

Signori cittadini qualsiasi della nostra Italia!

Non dimenticate mai che la disabilit? attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi.
Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere
un fi glio o un parente con disabilit?

Capireste allora che la disabilit? riguarda tutti, che non è bene girarsi dall?altra parte perchè oggi non vi riguarda.
Capireste che quel bambino compagno di banco di vostro fi glio è una risorsa di civiltà e di apprendimento per tutti,
non un peso perchè così vostro fi glio non va avanti.
Vi diciamo che non serve pietà, non serve benefi cenza, non serve commuoversi per qualche lacrimevole storia che
passa in tv, ma partecipare tutti con responsabilit? al destino di ogni nostro vicino di casa. Il destino di tutti è il vostro
personale destino.
Non bocciate la vita degli altri, perchè vi interessa solo la promozione della vostra. Cosò bocciate la vostra umanit?.
Anche a voi diciamo
basta al disinteresse, alla pietà ingenua che spesso diventa cinica, ve lo diciamo noi
che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo nell?integrazione, ricevendo da questa esperienza
un senso vero della vita e uno scopo alto di umanit?.

L?emergenza educativa e sociale a cui molti dicono di porre oggi attenzione, spesso disseminando più paura che
speranza, ha bisogno di credere invece in tutte le persone, oggi più che nel passato, ora che nelle nostre classi e nelle
nostre citt? aumenta l?eterogeneit? individuale, sociale ed economica.
Un balzo in avanti di eguaglianza, di comunit? e di solidarietà, è la nostra unica possibile eccellenza per il futuro,
non la nascita di nuovi ghetti, il brevetto di nuovi farmaci chimici e ideologici miracolosi, l?organizzazione coatta di
nuovi sofi sticati assistenzialismi.
Non bocciamo nessuna vita, ve lo diciamo noi che quotidianamente viviamo con le vite che rischiano esclusione e
abbandono.
Come ci ha insegnato De Andr?, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.
? dalla vita di ognuno, a partire da quella più diffi cile da realizzarsi, che la vita ha senso per tutti, anzi spesso dal
letame nasce migliore di quella che nasce nel lusso e nell?apparenza.
Non è l?eccellenza di alcuni che render? felice una società, ma se questa è aperta a tutti, in una terra comune fertile
per la vita di ognuno, una società diventer? felice per valori essenziali condivisi (alla dignit?, allo sviluppo, alla felicit?
realisticamente possibile) realizzati a partire da chi ha avuto di meno.
Con la solita durezza e con la solita tenerezza, noi siamo ancora qui ad impegnarci in prima persona, proprio per
questo non possiamo fare sconti a nessuno n? trovare attenuanti.
Come ci dice lo slogan di questo convegno: ?quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare? e dunque felici


di essere italiani se e perchè accoglienti
Edited by: mammamarina