<DIV =er-c&#111;ntent>
<H1>Ue: no alla tassa sul lusso della Sardegna</H1>
<H2>"Viola le norme europee". Lo ha stabilito la Corte di giustizia del Lussemburgo</H2>17 novembre, 13:15 </DIV>
<UL =skip-link>
<LI> </LI>[/list]
<DIV =more-c&#111;ntent>
<DIV =news-photo>
<DIV =photo-tool>Porto Cervo (Sassari) </DIV></DIV></DIV>
<DIV id=c&#111;ntent-corpo =corpo>


LUSSEMBURGO - La tassa sul lusso della Sardegna viola le norme comunitarie. E' quanto ha stabilito la Corte di giustizia europea del Lussemburgo. L'imposta regionale sullo scalo turistico di aeromobili e di imbarcazioni che grava sui soggetti aventi domicilio fiscale al di fuori della regione, spiegano i giudici nella sentenza emessa oggi, è in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi e costituisce un aiuto di stato. La legge era stata introdotta nel 2006 dalla giunta regionale guidata da Renato Soru, ma era stata successivamente cancellata con la Finanziaria 2009.


La Corte europea precisa che, anche se l'imposta sugli aeromobili non riguarda le prestazioni di trasporto, ciò "non implica che essa sia priva di qualsiasi nesso con la libera prestazione dei servizi". Infatti, sebbene, in via di principio, la nozione di 'servizi', rilevano i giudici, si applichi soltanto a quelli che sono resi dietro remunerazione, essa include anche la libert? dei destinatari dei servizi di recarsi nello Stato membro nel quale si trova il prestatore per beneficiarvi di una pluralit? di servizi (quali quelli forniti negli aerodromi e nei porti). In questo senso lo scalo, che è interessato dall'imposta, costituisce quindi "un presupposto necessario per la fruizione dei servizi diversi da quello reso senza remunerazione". La Corte considera quindi che "la disparit? di trattamento tra residenti e non residenti costituisce una restrizione alla libera circolazione poich? non vi è alcuna obiettiva diversit? di situazione che possa giustificare la disparit? di trattamento fra le varie categorie di contribuenti". Secondo la Corte, inoltre, "? pacifico" che l'imposta riguarda gli scambi tra gli Stati membri e che essa "pu? falsare la concorrenza", poich? attribuisce "un vantaggio economico agli operatori stabiliti in Sardegna". Inoltre, la legge tributaria regionale che accorda a talune imprese il non assoggettamento all'imposta costituisce, sottolinea ancora la Corte, "una rinuncia della Regione al gettito fiscale che essa avrebbe potuto di regola riscuotere". Infine, l'imposta conferisce un "vantaggio tributario di natura selettiva alle sole imprese stabilite sul territorio regionale rispetto a quelle che non vi hanno il domicilio fiscale, fermo restando che queste due categorie di imprese si trovano in una situazione fattuale e giuridica paragonabile al momento in cui esse fruiscono dei servizi di scalo in Sardegna".


FONTE: ANSA</DIV>