Cookie Policy Privacy Policy una storia oltre ogni decenza



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  1. #1
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    Un saluto a tutti i partecipanti a questo forum, al quale sono particolarmente affezionato, sia per le persone squisite che vi prendono parte ed anche perchè è fonte di molte informazioni utili per chi, come noi,? costretto a combattere quotidianamente per vedere tutelati ipropri diritti.


    Approfitto di questo spazio per raccontare a tutti voi la mia vicenda,non perchè sono alla ricerca di pietismo, ma al solo scopo di poter trasmetteread altri miei "compagni di sventura" informazioni, esperienze esoluzioni, purtroppo nel mio caso poche,con la speranza che la battaglia di ogni singolo possa un giornoessereanche una "goccia"che possa evitare ad altri tali dispiaceri e disavventure.


    Intanto mi presento: mi chiamo Giulio, ho 41 anni e vivo a Roma, sono invalido civile al 76% con handicap grave, non rivedibile,a causa di una malattia genetica rara, neuro-oncologica, orfana di cure, i cui criteri diagnostici sono stati stabiliti solo nel 2003 negli Stati Uniti. In Europa si calcola che siamo 1 ogni 1.700.000 persone, quindi per i più è una malattia quasi sconosciuta. A causa di una modificazione genetica viene inabilitato un gene onco-soppressore e questo comporta che in tutte le mie terminazioni nervose si formano formazioni tumorali, in linea di massima benigne, ma che causano dolore cronico, debolezza, stanchezza. E' possibile rimuovere queste formazioni chirurgicamente, ma è stato notato - ed io sulla mia pelle - che vi è un alta probabilit? che si riformino ed in modo più cospicuo, senza tralasciare i possibili danniirreparabili,in esito all'intervento, con perdita di sensibilit? delle zone interessate. Il trattamento con radioterapia, all'inizio presentato come soluzione miracolosa, ha comportato ad alcuni primi soggetti sottopostisi a tale terapia la trasformazione di formazioni benigne in sarcomi (maligni) e quindi un rischio che alla fin fine non vale correre. Unica nota positiva di questa malattia è che i primi segni compaiono oltre i venti anni e che in situazioni di normalit? la malattia dovrebbe progredire molto lentamente.


    La mia storia purtroppo è molto lunga ed articolata ed io scrivo sulla tastiera con una sola mano e quindi la suddivider? in 5 post - spero siano sufficienti.


    Ho sempre avuto una grande passione per lo sport e per il calcio in generale, fin da bambino sognavo di diventare un giornalista sportivo, ma mi accorsi già all'età di 7-8 anni che nel mio fisico c'era qualcosa che non andava: nelle gare di corsa di velocit?, in cui mi cimentavo con i miei compagni alle scuole elementari, mi capitavaspesso di vincere, ma non avevo il tempo di gioire che iniziavano a fischiarmi le orecchie, mi si annebbiava la vista e mi ritrovavo tutto sudato sdraiato per terra con compagni ed insegnanti attorno che mi sollevavano le gambe, in quanto perdevo conoscenza per circa 1 minuto. Il tutto dipendeva da una mia deformazione toracica, legata alla mia malattia, ma che allora non sapevo di esserne affetto, e che mi provocava una restrizione polmonare....quindi smisi presto di dedicarmi all'agonismo praticato e mi gettai a capofitto a seguire lo sport in tv ed a collezione le "mitiche" figurine dei calciatori.


    La mia passione per il calcio, svolto il servizio militare, mi spinse a lasciare la mia citt? natia e trasferirmi nella capitale per cercar di coronare il mio sogno di diventare un cronista sportivo.


    Riuscii, facendo molta gavetta, a collaborare in una federazione sportiva: mi pagavano in nero e fui costretto a cercarmi un secondo lavoro per poter mantenermi una vita dignitosa nella Capitale: i primi anni uscivo di casa alle 7 del mattino e facevo rientro anche alle 23.30.


    Quando uno è costretto a dover puntare solo sulle proprie forze ed iniziando a vedere che i miei sogni si stavano coronando, le rinuncie si fanno più volentieri.


    Nel 1994 la mia mano destra inizio' a riempirsi di nodulini dolenti, pensai fossero delle comuni cisti, ma a prescindere decisi di farne togliere quattro e il responso fu di formazioni tumorali benigne delle terminazioni nervose, molto rare. A quell'epoca lavoravo ancora in nero e non avevoalcuna garanzia per il posto di lavoro, quindi strinsi i denti e continuai a lavorare sopportando il dolore.


    Ma presto mi accorsi che lo sport non è quel mondo dorato, ove primeggiano valori etici e di fair play, come magari ci si immagina da bambini: è un mondo dove gli interessi economici prevalgono spesso su tutto il resto. Purtroppo - ed è triste dirlo - sono stato sempre una persona che crede nei propri ideali ed è difficile che li tradisca ed una volta che le mie prospettive di lavoro via via crescevano, più mi rendevo conto che probabilmente quello non era un mondo "tagliato" per me....


    Prima ParteEdited by: giulio68
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  2.      


  3. #2
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    La privatizzazione dello sport, avvenuta nel 1999, ha consentito che le componenti (società sportive ed associazioni di tecnici, atleti e arbitri) prendessero il controllo di ogni singola disciplina sportiva e la gestione dello sport ne ha risentito da diversi punti di vista. Infatti le componenti hanno lo scopo di tutelare i propri interessi, soprattutto economici, e questo va a discapito del valore sociale dello sport, che lo Stato ha il dovere di garantire. Lo sport deve essere di tutti e non di pochi, soprattutto se continua ad essere gestito e finanziato con il denaro pubblico, cioè di tutti i cittadini italiani.


    Nel 2000, dopo otto anniin "nero", venni assunto con un contratto a tempo indeterminato, anche se con una qualifica da operatore, nonostante già da qualche tempo mi venivano affidati incarichi di responsabilit?.


    A seguito di numerosi scandaliche interessarono la disciplina sportiva percui lavoravo e in base ad informazioni che avevo acquisito durante lo svolgimento delle mie mansioni, decisi di farmi paladino di una sorta di moralizzazione dell'ambiente lavorativo,facendomi portavoce di alcuni miei colleghi che, come me,erano tutti pagati come operatori, mentre svolgevano incarichi di responsabilit?, compresa la conduzione amministrativa di alcuni uffici.


    Il mio espormi in prima persona ebbe come risultato l'effetto immediato di essere trasferito d'ufficio e demansionato, nonostante avessi una lettera d'incarico come coordinatore.


    Mi vennero dati incarichi manuali (fotocopiare fascicoli ed addetto alle spedizioni) che mal si addicevano con le neoformazioni dolenti che ormai erano notevolmente aumentate di numero e dimensioni nel mio arto superiore destro.


    A quel punto informai ufficialmente il datore di lavoro della patologia di cui ero afflitto e intentai una causa di lavoro, per tutelare i miei diritti; inoltre feci intervenire un sindacato, convincendo i miei colleghi ad inviare anche lo loro situazioni lavorative in forma anonima, e creammo un gruppo sindacale.


    Nel frattempo il datore di lavoro, essendo previsti tempi lunghissimi per l'inizio della causa, continu? a darmi mansioni manuali in forma scritta e io fui costretto ad eseguirle, restando poi quindici giorni con l'arto bloccato a causa di un versamento all'interno della mano e rifiutandosi poi di denunciare all'Inail l'infortunio da lavoro.


    Un collega, avendo visto un documento vergognoso, mi recapit? un progetto scritto che avevano stilato per farmi dei procedimenti disciplinari e potermi licenziare.


    Essendo l'elemento di traino per tutti gli altri miei colleghi, a quel punto venni trasferito in una sede distaccata al fine di isolarmi e spezzare qualsiasi legame con gli altri lavoratori.


    Purtroppo, essendo la mia malattia molto rara, ho dovuto faticare non poco in quegli anni per farmela diagnosticare e quindi non potevo neanche procedere a chiedere l'invalidit? e tutte le tutele che ne conseguono.


    Tutto lo stress a cui venni sottoposto in quel periodo - e per discrezione tengo fuori altre vicende di scandali di rilevanza nazionale in cui mi trovai coinvolto come testimone, a causa proprio del decadimento morale in cui la disciplina per la quale lavoravo era precipitata- fece sò che la mia malattia ebbe un'impennata ed iniziarono a comparire altre formazioni in diversi distretti corporei, comprese zone molto a rischio. La depressione dovuta alla situazione di mobbing e il progredire della malattia mi costrinsero a lunghi periodi di malattia: i dolori aumentavano e gli anti-infiammatori che ero abituato a prendere non erano più sufficienti, inoltre ero dimagrito di 10 chili, avevo forti dolori alla schiena ed alle gambe, oltre quelli soliti che affligevano l'arto superiore destro.


    Nonostante fossero a conoscenza delle mie precarie condizioni di salute, iniziarono a farmi pervenire procedimenti disciplinari per fatti mai accaduti o a sottrarmi emolumenti dalla busta paga, compresi i premi produzione già distribuiti, lasciandomi con il 30% dello stipendio.


    A quel punto decisi di rientrare in ufficio, nonostante fossi ancora in condizioni non ottimali, al fine di non dar loro la possibilit? di licenziarmi a causa del superamento del periodo di comporto.


    Volendo procedere con i procedimenti disciplinari nei miei confronti (sostenevano che non era un loro obbligo mettere in forma scritta quali mansioni mi affidavano e che per loro ero una persona sana) fui costretto a rivolgermi al medico competente dell'azienda per fargli rilevare le formazioni che avevo nell'arto destro, al fine difar stabiliredelle limitazioni alle mansioni che dovevo svolgere, al fine che non mi creassero danni fisici.


    La visita venne effettuata nel mese di dicembre 2006 e mi accorsi sin da subito che c'erano dei comportamenti alquanto strani intorno a me; essendo a ridosso delle vacanze di Natale fui informato che gli accertamenti sarebbero proseguiti al rientro dalle ferie. Invece, nonostante i miei legali scrissero una lettera di sollecito al fine di concludere la visita, nessuno mi ricontatt? per proseguirla. Nel frattempo dall'azienda proseguivano a farmi un altro procedimento disciplinare (era il terzo) in quanto avevo detto al mio capoufficio che fin quando il medico competente non si fosse espresso su quali mansioni potessi svolgere, lei non era tenuta a chiedere di svolgere del lavoro. A quel punto, marzo 2007,mi precipitai nello studio del medico competente per sapere cosa aveva intenzione di fare e scoprii che lui la visita l'aveva chiusa il 14 gennaio e mi aveva dichiarato idoneo a svolgere qualsiasi mansione da operatore. Mi sentii cadere il mondo addosso, avrei voluto spaccare tutto, con quelle poche forze che mi erano rimaste. Fui costretto a rimetteremi in malattia a causa dell'esaurimento nervoso e a presentare un immediato ricorso alla Asl contro il giudizio del Medico Competente.


    SecondaParte





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  4. #3
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    Nel frattempo mi sottoposi a tutta una serie di accertamenti (TAC e RMN) per verificare quante altre neoformazioni si erano formate in altri segmenti del mio corpo, scoprendo che la malattia si era propagata anche in zone "problematiche".


    A quel punto, dato che nessuno specialista finora contattato era stato in grado di fare una diagnosi, avendo come elementi i dati della biopsia e le zone interessate, sfruttando il motore di ricerca di Google e il servizio di traduzione, iniziai a fare delle esplorazioni nei siti mondiali: negli Stati Uniti per la mia patologia erano stati stabiliti dei criteri diagnostici già nel 2003 ed ovviamente le era stato anche dato un nome ben preciso.


    A quel punto presi un appuntamento nel centro Malattie Rare di riferimento per farmela diagnosticare, ma - incredibile a dirsi - si rifiutarono di farlo in quanto, pur essendo consapevoli che nel resto del Mondo questa malattia era ormai conosciuta e diagnosticata, in Italia il Ministero della Salute non aveva ancora provveduto ad aggiornare l'elenco delle Malattie Rare e quindi loro non potevano diagnosticarla, nonostante avessi portato con me i criteri diagnostici ormai consolidati in tutto il Mondo.


    A quel punto, avendo visto che nell'equipe che aveva stabilito quei criteri diagnostici aveva preso parte un ricercatore italiano, che adesso prestava la sua opera in un'altra citt? italiana, riuscii a prendere un appuntamento con lui e ad avere questa benedetta diagnosi della malattia e ad avviare le pratiche per l'esenzione del ticket e per ottenere l'invalidit? civile.


    Pu? sembrare una storia a "lieto" fine, ma proprio da questo momento il sottoscritto avr? modo di verificare come chi dovrebbe essere garante delle nostre tutele come disabili, invece diventa il ns.peggior nemico.


    A luglio 2007 mi ritrovavo invalido civile al 76%, non rivedibile, con riconoscimento di handicap grave e con l'esenzione per patologie oncologiche, oltre al riconoscimento della legge 68/99, nonostante fossi ancora dipendente a tempo indeterminato della Federazione,che la Commissione della Asl mi riconobbe, dopo aver saputo quanto mi era accaduto sul posto di lavoro, per darmi maggiore tutela.


    Erano già trascorsi quattro mesi dal mio ricorso contro il giudizio di idoneit? completa alle mansioni da operatore (che potevano prevedere utilizzo di videoterminali, movimentazioni carichi ed altre lavorazioni per me a rischio) del Medico Competente e le Asl, con il pretesto di chi fosse la competenza, si rimpallavano la praticanonostante fossero in possesso di più certificazioni che attestavano che lavorazioni manuali che prevedevano l'uso del mio arto superiore destro mi avrebbero recato danni oltre che offesa.


    Sono stato costretto a minacciare denunce penali per tutti i soggetti coinvolti e solo allora sono stato sottoposto d'urgenza a visita (metà settembre 2007, quando la legge prevede che i ricorsi dei lavoratori devono essere estinti entro 30 giorni.... io ho dovuto aspettare sei mesi). Al giudizio d'idoneit? furono aggiunte tutta una serie di limitazioni a tutela della mia salute, nonostante il datore di lavoro, pur di proseguire nel suo intento persecutorio nei confronti della mia persona, si rifiut? di comunicare all'organo di vigilanza le mansioni a cui intendeva adibirmi.


    A quel punto mi inviarono a visita d'idoneit? al lavoro per poter recedere dal rapporto di lavoro con le mansioni da operatore, nonostante ero stato vittima di un demansionamento con lettera d'incarico di coordinatore di una segreteria. Per fortuna la commissione, dopo essersi fatta consegnare tutto il mansionario, avendo trovato alcune mansioni che si confacevano al mio stato di salute,mi dichiar?abile al lavoro.


    L'accanimento di queste persone contro la mia situazione di difficolt? e disagio è stato qualcosa di disumano, proprio oltre ogni limite di decenza.Ovviamente tutto quello che vi racconto è ampiamente documentato e proprio rivedendo le lettere e i documenti che dimostrano i lorocomportamenti aberranti mi si stringe il cuore...mi guardo allo specchio e vedendomi profondamente cambiato, dico "Dio che m'hanno fatto,io non spero nella giustizia di questo Paese di vergogna, spero solo in te".


    A quel punto, su mia richiesta,in base alle legge 104/92 furono costrettia farmi rientrare dalla sede distaccata etrasferirmi nella sede centrale.


    A quel punto feci due passi immediati - era troppa la fame di giustizia che avevo - mi iscrissi all'ente morale di tutela degli invalidi civili e chiesi conto e ragione, con le certificazioni di cui ero in possesso, all'Inail su come avevano potuto respingere la mia richiesta di infortunio di lavoro, visto che adesso esisteva documentazione medicacomprovante cosa non avrei dovuto fare e c'erano le disposizioni scritte sulle mansioni (addetto alle spedizioni) che il mio superiore m'aveva chiesto di svolgere.


    Bene la documentazione che avevo consegnato e di cui avevo timbro di ricevuta si scopri' che era andata smarrita; della visita effettuata nel dicembre del 2006 con un medico neurologo non esisteva traccia, nonostante in quella visita mi venne prescritta una elettromiografia, che avevo pure effettuato in un centro convenzionato dell'Inail. Si rifiutarono, nonostante la legge sulla trasparenza, di consegnare altra documentazione che aveva inviato il datore di lavoro, non riconoscendomi l'infortunio da lavoro, nonostante l'evidenza dei fatti.


    Terza parte





    Edited by: giulio68
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  5. #4
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    In italia e loscrivo minuscolo i disabili, subiscono peripezie assurde. Molte malattie non sono contemplate nelle loro tabelle... figuriamoci se un medico deve tenere conto di tabelle "del ministero della sanit?" riscritto minuscolo. Un medico quando emette una diagnosi, essendo un medico, altrimenti inutile studiare cinque anni e semmai con ulteriore specializzazione si trova a fare la diagnosi e firmarla, dovrebbe assumersi le prorpie responsabilit? e non, appellarsi a delle tabelle scritte da u sburocrate.


    Ma siamo in..... italia e quindi meno patologie riscontriamo e meglio stiamo.


    Gianfranco Malato
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  6. #5
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    Prova ad andare su "MEGAFONO" alla "Ci proviamo" guarda che botta e risposta che ci sono, ma quando poi la dici tutta... nessuno ha più il coraggio di risponderti, anche se sono invalidi o hanno invalidi. Ognuno cura il suo orticello e non ha il coraggio di esporsi e queste persone sono poche.
    Gianfranco Malato
    Coordinatore di Roma del MID (Movimento Italiano Disabili) www.ilmid.it



  7. #6
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    Al rientro nella sede centrale venni assegnato in un ufficio, ma non si curarono minimamente di garantirmi un inserimento mirato, per quanto fossi stato computato nelle quote di riserva. Non mi venne dato alcun ausilio per agevolarmi nella videoscrittura e mi vennero affidate mansioni fittizie (archiviare qualche pratica e rispondere a qualche telefonata) quindi trascorrevo le mie giornate senza fare nulla.


    Nel frattempo la causa di lavoro era andata avanti e la prima testimonianza di un dirigente di vertice conferm? che peroltre tre anni avevo svolto compiti di responsabile amministrativo di una segreteria e coordinando altro personale.


    Durante le trattative di conciliazione al mio legale spedirono una lettera ove rappresentavano che l'unica possibilit? di arrivare ad un accordo doveva prevedere le mie dimissioni....insomma avevano deciso di liberarsi di me. Chiaramente, essendo le mie presunte responsabilit? consistite esclusivamente nel chiedere la tutela dei miei diritti e di aver fatto il cittadino onesto, non ne volli minimamente sapere di accettare le loro proposte.


    Adesso quindi, nonostante i tre procedimenti disciplinari che mi avevano intentato precedentemente e che erano stati costretti a chiudere senza prendere provvedimenti, era andato male anche il tentativo sia di farmi idoneo a qualsiasi mansione ed anche il tentativo di farmi dichiarare inabile (avevano anche scritto che erano preoccupati che la mia malattia genetica potesse essere un pericolo per gli altri lavoratori....senza parole...), l'unica strada per loro percorribile restava la provocazione sperando di scatenare in me reazioni scomposte al fine di procedere ad un licenziamento per giusta causa.


    A quel punto il mio capoufficio diede inizio alle danze: vedendomi parlare con un collega di un altro ufficio, davanti a molti testimoni, che rimasero senza parole, mivenne incontro in modo minaccioso e disse:"Se racconti quello che succede dentro i ns. uffici, ti faccio diventare io invalido!!".


    Dopo una settimana scrisse una lettera al Responsabile del Personale - ed a me per conoscenza - in cui si lamentava, nonostante non mi venisse affidato alcun lavoro, che non ero in grado, a causa dei miei problemi di salute, di svolgere le mansioni affidate.


    Quando vidi la lettera all'inizio mi turbai non poco, poi scrissi una risposta di smentita e chiesi ai miei colleghi di controfirmarla: lafirmarono in otto, esattamenteil 50% dei lavoratori del mio settore, peraltro quasi tutti lavoratori precari.


    Alla mia lettera, segui' una retromarcia vergognosa e controrispose che avevo frainteso scrivendo "ha sempre svolto con gentilezza e solerzia tutti i compiti affidati". Si vendic? con i lavoratori che firmarono quella lettera, in quanto all'atto della stabilizzazione dei precari, vennero assunti a tempo indeterminato solo quelli che per paura di ritorsioni non avevano firmato.


    Poi si passò alle ispezioni sul pc ed una verifica dei siti internet visitati, cosa peraltro che il garante della privacy ha ribadito piu' volte essere una grave violazione. Nel controllo non trovarono nulla di criticabile nel mio utilizzo di internet, ma non sentendomi tranquillo che, in mia assenza, utilizzassero il pc a me in dotazione per entrare in siti "proibiti", fui costretto a chiedere che dal mio computer venisse inibito l'accesso ad internet explorer.... quindi le mie giornate da quel momento divennero ancora più noiose (in tre mesi mi avevano dato solo cinque pratiche da archiviare ed avevo risposto ad una media didue telefonate al giorno ...).


    A quel punto, sapendo che si doveva procedere alla nomina del nuovo rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, decisi di candidarmi al fine di trovare qualcosa da fare ed anche per dare tutela ai tanti lavoratori precari miei colleghi, che non avendo un lavoro stabile, venivano spesso "discriminati" su tanti aspetti.


    Fu un successone: riscossi l'80% delle preferenze a discapito del Rls che ormai da circa otto anni ricopriva l'incarico. Questo comportava che il datore di lavoro doveva chiedere il mio parere su tutti gli aspetti della sicurezza ed avevo il compito di verifica e controlloper quello che atteneva allatutela della salute dei lavoratori. Ovviamente cercarono di far invalidare la mia elezione, ma era tutto in regola....e questa nomina, ricoperta da una persona a cui avevano chiesto le dimissioni, non fu per loro un gran piacere.


    (Quarta parte)








    Edited by: giulio68
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  8. #7
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    Nel frattempo la causa di lavoro andava avanti (ma si prevedevano ancora tempi lunghi)e, siccome per loro si profilava una inevitabile condanna, avanzarono una offerta di conciliazione che prevedeva una somma in denaro (seppur molto irrisoria rispetto a quanto mi spettava) e tre qualifiche in più, oltre alla promessa di voler recuperare il rapporto con il lavoratore.


    Sapevo di non potermi fidare delle loro promesse, ma avendo una patologia priva di cure e per di più progressiva - potendo protrarsi la causa ancora per altri due anni - non potevo rifiutare la proposta in quanto con mansioni da operatore (a seguito del demansionamento) avrei potuto rischiare il licenziamento per inidoneit?, mentre come impiegato di concetto sarebbe diventato quasi impossibile procedere al mio allontanamento.


    Appena accettai, con loro sommo stupore, la proposta conciliativa, tentarono di ritirarla, ma ormai l'avevano formalizzata davanti al giudice. Non si presentarono alle due udienze successive per firmare l'accordo, scatenando le ire del giudice che li accusò di "creare, con il loro comportamento,seri problemi all'istituzione giudiziaria". Quindi furono costretti a presentarsi e firmarla, ma alcuni colleghi mi riferirono subito di aver sentito alcuni dirigenti proferire frasi "Tanto con lui non finisce qui'" (novembre 2008).


    Faccio un salto indietro di qualche mese per raccontare una cosa molto importante. I miei legali, dopo aver visto tutto quello che avevo dovuto subire, decisero di intraprendere dei ricorsi d'urgenza per discriminazione di un lavoratore con handicap (D. Lgs 216/03 e legge 67/2006) rientrando anche le molestie tra i comportamenti discriminatori e per le penalizzazioni che misero in atto nei miei confronti, utilizzando come pretesto il mio handicap. Ma le leggi in questione, è bene sapere, che furono censurate dalla Corte di Giustizia Europea in quanto nonavevano contemplato l'elemento fondamentale di garanzia per i soggetti "deboli" discriminati: l'inversione dell'onere della prova.Tale strumento consente al soggetto "svantaggiato" di presentare al giudice presunzioni semplici di comportamenti discriminatori o offensivi che, per?,devono essere precisi, gravi e concordanti, ma è compito del soggetto autore di tali comportamenti dimostraredi non averarrecato offesa o un dannoalla persona "debole".


    Per tale motivo, la Comunit? Europea ha apertouna procedura d'infrazionenei confronti dell'Italia per non essersi adeguata alla Direttiva 2000/78/CE obbligandola a pagare le relative sanzioni.


    Con la legge101 del 6 giugno 2008 l'Italia si è adeguata alla direttiva europea:
    <DIV style="TEXT-ALIGN: center">Art. 8-septies.
    Modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, recante attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parita' di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Messa in mora nell'ambito della procedura di infrazione n. 2006/2441</DIV>





    1. Al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 3:
    1) al comma 3, primo periodo, dopo le parole: ?di proporzionalita' e ragionevolezza? sono inserite le seguenti: ?e purche' la finalita' sia legittima?;
    2) al comma 3, il secondo periodo e' soppresso;
    3) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
    ?4. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono accertamenti di idoneita' al lavoro nel rispetto di quanto stabilito dai commi 2 e 3?;
    4) dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:
    ?4-bis. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono trattamenti differenziati in ragione dell'eta' dei lavoratori e in particolare quelle che disciplinano:
    a) la definizione di condizioni speciali di accesso all'occupazione e alla formazione professionale, di occupazione e di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per i giovani, i lavoratori anziani e i lavoratori con persone a carico, allo scopo di favorire l'inserimento professionale o di assicurare la protezione degli stessi;
    b) la fissazione di condizioni minime di eta', di esperienza professionale o di anzianita' di lavoro per l'accesso all'occupazione o a taluni vantaggi connessi all'occupazione;
    c) la fissazione di un'eta' massima per l'assunzione, basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione o sulla necessita' di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento.






    4-ter. Le disposizioni di cui al comma 4-bis sono fatte salve purche' siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate da finalita' legittime, quali giustificati obiettivi della politica del lavoro, del mercato del lavoro e della formazione professionale, qualora i mezzi per il conseguimento di tali finalita' siano appropriati e necessari?;
    b) all'articolo 4, il comma e' sostituito dal seguente:
    ?4. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto idonei a fondare, in termini gravi, precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta al convenuto l'onere di provare l'insussistenza della discriminazione?;
    c) dopo l'articolo 4 e' inserito il seguente:
    ?Art. 4-bis (Protezione delle vittime). - 1. La tutela giurisdizionale di cui all'articolo 4 si applica altresi' avverso ogni comportamento pregiudizievole posto in essere, nei confronti della persona lesa da una discriminazione diretta o indiretta o di qualunque altra persona, quale reazione ad una qualsiasi attivita' diretta ad ottenere la parita' di trattamento?;
    d) all'articolo 5:
    1) al comma 1, le parole da: ?Le rappresentanze locali? fino a: ?a livello nazionale? sono sostituite dalle seguenti: ?Le organizzazioni sindacali, le associazioni e le organizzazioni rappresentative del diritto o dell'interesse leso?;
    2) al comma 2, le parole da: ?Le rappresentanze locali? fino a: ?legittimate? sono sostituite dalle seguenti: ?I soggetti di cui al comma 1 sono altresi' legittimati?.



    Questo adeguamento fondamentale sulle discriminazioni è passato quasi inosservato,nascosto in una legge che conteneva un'inifinit? di altri provvedimenti, a tal punto che soggetti istituzionalmente competentia dare tutela alle persone con handicap ancora oggi non sanno che l'inversione dell'onere della prova è in vigore anche in Italia. Giusto per fare un esempio riporto quanto dichiarato pochi mesi fa da Nina Daita, responsabile della Cgil del dipartimento handicap, rispondendo alle proposte di modifica della legge 68/99 avanzate dal ministro Sacconi


    In Inghilterra, ad esempio, ?dove manca la sanzione pecuniaria, è il datore di lavoro che deve dimostrare di non avere attuato una politica discriminatoria nei confronti delle persone con disabilit?, altrimenti rischia di ricadere nel penale?, dichiara ancora la responsabile dell'Ufficio Politiche della Disabilit? di CGIL.


    http://www.superando.it/content/view/4760/115/


    Bene, i miei ricorsi per discriminazione, vennero respinti dal Tribunale in quanto in primo grado il giudice non era a conoscenza dell'intervenuta inversione dell'onere della prova, mentre in secondo grado il collegio giudicante ebbe l'ardire di scrivere "che non avevo presentato gli accordi integrativi per dimostrare la fondatezza della discriminazione". In questa mia battaglia (che io considero non solo mia, ma di tutti), pur avendo richiestoil loro sostegno, sono stato lasciato solo anche dall'ente morale che doveva tutelare i diritti dei lavoratori invalidi: le motivazioni le riporter? solo alla fine dei miei post in quanto sono per me un cruccio troppo grande e spero semprenel "pentimento" di chi, per interessi personali, ha abbandonato il suo ruolo di tutore dei nostri già ultra-calpestati diritti.


    (quinta parte) p.s.: come immaginavo avr? necessit? di altri post per rendervi partecipi di come è proseguita la mia storia e di altre importanti situazioni delle quali vi voglio parlare.
    Edited by: giulio68
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  9. #8
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    Vedi, tu continui a scrivere giustamente ma nessuno, s'interessa alla storia o meglio leggono velocemente e fuggono, in quanto lasciare uno scritto è come lasciare una testimonianza.
    In questo forum di disabili mi sono reso conto di questo, cioè tutti buoni a piangere e lamentarsi, consolarsi fra loro, ma al momento di reagire e farsi sentire... ritornano ad essere tutti fantasmi.
    Se vai sul forum della politica, si dibattono chi a destra chi a sinistra, difendendo i loro paladini che nulla per? fanno per loro. Quando tu come il sottoscrivente gli dice ma forse non vi siete accorti che non hanno fatto nulla da anni, allora o non ti rispondono o fanno finta di niente.
    "Ipocrisia dei disabili".

    Gianfranco Malato
    Coordinatore di Roma del MID (Movimento Italiano Disabili) www.ilmid.it



  10. #9
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    Grazie Gianfranco, soprattutto per la tua attenzione. La tua osservazione è corretta, anche io mi sarei aspettato una maggiore interazione con gli altri utenti. Lascer? questa mia testimonianza per coloro che potranno prendere spunti per le loro vicende personali, con la speranza che la mia esperienza possa essere d'aiuto a qualcuno, magari meno combattivo di me e che non si faccia "schiacciare" dal cinismo di questo triste Paese in cui siamo nati. Sono d'accordo con te che le problematiche sul mancato rispetto delle leggi sulle tutele della disabilit? (tra cui la legge 68/99 con ben poche aziende che rispettano gli obblighi di riservare i posti di lavoro ai lavoratori diversamente abili e senza nessuno che effettui i dovuti controlli) sono imputabili a chi ha il dovere istituzionale di tutelarci, cosi' come avviene nel resto della Comunit? Europea. Una "tiratina" d'orecchie, senza alcuna polemica,stavolta la devo dare anche alla Redazione che la scorsa settimana nella rubrica "Lavori in corso" ha scritto un messaggio che mi è piaciuto molto poco e che esponeva il concetto "Non lamentatevi e pensate a chi il lavoro non l'ha" che suonava come il napoletanissimo "Tiriamo a campa'":ritengo che in questo pensiero si riassumano un po' tutti i problemi reali dell'integrazione dei disabili in Italia. E' come dire ad una donna che vienemolestata o non rispettata nel posto di lavoro, che dopotutto porta a casa il suo stipendio.... Pretendiamonoi per primi il rispetto dei nostri diritti di essere uguali agli altri, essendo informati e coscienti cheesistono tutti gli strumentilegislativi per rivendicare il rispetto della ns. dignit? come persone, come cittadini e come lavoratori.Edited by: giulio68
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  11. #10
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    Con la nuova qualifica da impiegato di concetto chiesi subito un colloquio con il Capo del Personale per concordare il nuovo collocamento lavorativo e chiedere che mi venisse concesso un ausilio che mi risparmiasse di digitare con una sola mano (non sapevo se una tastiera compatta o un software di sintesi vocale). Chiesi, al fine di mettere un punto con quanto avevo dovuto subire, di essere trasferito in altro Settore della Federazione in quanto non nutrivo la minima stima nei confronti del mio ex capoufficio che si era macchiato di un'infinit? di azioni riprovevoli. Mi venne risposto che al momento non avevano ancora pensato a qualelavoro adibirmi e che in brevissimo tempo mi sarebbe arrivata la comunicazione scritta delle nuove mansioni. (novembre 2008)


    Nel frattempo per non continuare a restare senza far nulla mi fu proposto di dare una mano ad una mia collega nell'espletamento di alcune pratiche sul tesseramento di giovani atleti, dovendo pero' rapportarmi sempre con lo stesso superiore.


    Godendo dei permessi orari legge 104/92 in entrata (2 ore) e lavorando poi per 5 ore e 12 minuti al giorno, trovavo ingiusto che, mentre i miei colleghi usufruivano di un buono pasto di 7 euro, io, pur dovendo pranzare fuori dalla mia abitazione (facevo rientro a casa alle 16) ero costretto a pagarlo di tasca mia. Chiesi di sapere come mai a me non venisse riconosciuto e mi venne risposto che non mi spettava contrattualmente in quanto per godere di questo beneficio è necessario lavorare per 7 ore e 12 minuti.


    Sapevo che le ore di permesso legge 104/92 devono essere considerate dal datore di lavoro come effettivamente prestate e quindi, non convinto delle loro motivazioni, facendo delle ricerche su internet scopri' che l'Inps di Genova aveva emanato una circolare in cui avvisava i datori di lavoro che il non concedere il buono pasto al lavoratore disabile con il pretesto dei permessi orari legge 104 configurava un atto discriminatorio. Trovai anche una circolare del Ministero delle Pari Opportunit? che censurava il comportamento discriminatorio del datore di lavoro che tratteneva i buoni pasto alle mamme lavoratriciper permessi per allattamento, in quanto questi andavano valutati come ore effettivamente prestate. Inoltre scopr? che ormai molti contratti collettivi, recependo la legge 216/03 sulle discriminazioni, specificano che i buoni pasto vanno concessi anche ai lavoratori che usufruiscono dei permessi legge 104/92.


    Scrissi allora una lettera al Capo del Personale, allegando tutta questa documentazione, ma la risposta fu sempre la stessa: il ns contratto collettivo non prevede che lei ne usufruisca.


    A quel punto chiesi al mio avvocato di scrivere una lettera per me e per la centralinista non vedente informandoli che avremmo intentato una causa per discriminazione. Nel giro di qualche giorno ci risposero che riconoscevano le due ore di permesso come valide per l'attribuzione del buono pasto, ma a patto che facessimo la pausa pranzo di mezz'ora all'interno del ns. orario di presenza in ufficio.


    Ora, essendo entrambi assunti in base alla legge 68/99, un'azione positiva, prevista dall'art. 2 della legge in questione,del datore di lavoro non avrebbe dovuto chiedere a dei lavoratori disabili di dover fare un sacrificio, potendo benissimo autorizzare la posticipazione della pausa pranzo al termine dell'orario di presenza in ufficio.


    Io, pur avendodelle controindicazioni nel deambulare, potevo adeguarmi a quanto da loro richiesto, ma la centralinista non vedente, che già usufruiva di un servizio assistenziale comunale che si occupava del suo trasporto da casa in ufficio, fu costrettaa non poter beneficiare dei buoni pasto.... equestoatteggiamento lo trovavo vergognoso.


    Avevo preso a cuore le sorti della centralinista non vedente pochi giorni dopo la mia elezionea rappresentante dei lavoratori della sicurezza, durante i miei sopralluoghi nei posti di lavoro mi sono imbattuto nella sua vicenda personale: stava da sola nel suo ufficio ed in una piccola costruzione separata dalla sede centrale, in quanto il datore di lavoro aveva intenzione di esternalizzare il centrtalino e la sua "esistenza" non consentiva loro di chiuderlo. Mi spieg? che non le davano gli strumenti per lavorare, non la informavano sui cambi degli interni e poi mi chiese di seguirla e mi indico' la porta del suo bagno disse "Vaia vedere cosa c'e' sulla porta"....mi avvicinai e vidi che c'era una piccola sporgenza nel centro della porta... c'era un buco nella porta e con un piccolo tappo sopra. Io ancora oggi che ci penso provo delle sensazioni indefinibili. Mi raccont? a quel punto che a scoprire l'esistenza di quel buco era stata un'addetta alle pulizie e che lei aveva rappresentato il tutto alla direzione, comunicando che aveva paura a restare da sola in quella costruzione isolata e che voleva essere subito trasferita tra gli altri colleghi. Scrissi nel giro di brevissimo tempo due lettere per chiedere il suo immediato trasferimento nella sede centrale, spostando la sede del centralino, e cercando di andarla a trovare il piu' spesso possibile per non farla sentire "sola" in quella situazione per la quale anche l'aggettivo vergognoso risulta riduttivo.


    Inventavano pretesti senza alcun fondamento e la lasciavano li', fin quando sono andato nella stanza del Capo del Personale e ho dovuto minacciare di andare a sporgere denuncia...ero talmente arrabbiato e determinato che nel giro di 3 giorni venne trasferita nella sede centrale insieme ai suoi colleghi.


    (Sesta parte)
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  12. #11
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    Caro Giulio, ognuno di noi me compreso, potrebbe scrivere un libro o meglio una enciclopedia, si giustamente come tu dici rester? una testimonianza, e potr? essere utile a qualcuno con un simile problema.
    Per? quello che mi lascia senza parole, è il non voler capire che se non ci si unisce tra disabili, i nostri diritti continueranno ed essere calpestati in quanto, non abbiamo forza di voce nel farci sentire.
    Ogni volta è una lotta per ottenere una qualsiasi cosa.

    Gianfranco Malato
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  13. #12
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    Mentre attendevo che mi comunicassero le mansioni a cui intendevano adibirmi, vista la mia richiesta di trasferimento, mi adoperai ad aiutare una mia collega ad evadere alcune pratiche di tesseramento, digitando con una sola mano, in attesa che mi venisse fornito l'ausilio promesso.


    Trascorsi circa 3 mesi e mezzo mi venne recapitata da parte della Divisione Informatica una tastiera compatta modello Frequency...aveva tutti i tasti spostati in base alla frequenza d'utilizzo... capite bene che per chi ha utilizzato da sempre una tastiera qwerty è come ripartire dalle scuole elementari.... quindi chiesi il motivo per cui mi era stato preso quel tipo di modello e mi venne risposto che loro avevano capito che io volessi proprio quella e che adesso che avevano speso 700 euro mi sarei dovuto adattare con quel tipo di tastiera compatta!!


    Era evidente che questo ennesimo gesto aveva il solo scopo di farmi perdere la pazienza... spiegai a quel punto che un'ausilio doveva prevedere una prescrizione medica, soprattuttoin una malattiadegenerativa come la mia,e il loro volermi addebitare la responsabilit? della scelta non poteva avere nessun fondamento logico. Quindi la restitui al mio capoufficio.


    Il giorno successivo mi venne recapitata una lettera in cui mi si vietava l'utilizzo della tastiera tradizionale in senso assoluto... non avrei piu' potuto scrivere neanche con la sola mano sinistra. E' come dire a chi ha perso un occhio di bendarsi anche l'altro. Venni lasciato fermo in una scrivania senza nulla da fare (febbraio 2009).


    Dovendo anche ricoprire il mio incarico da Rls e non essendo previsto che il mio capoufficio potesse stabilire di sua iniziativa delle limitazioni che neanche il collegio medico aveva previsto, continuai ad utilizzare la tastiera per scrivere le mie lettere come Rls utilizzando sempre la mano sinistra e scrissi numerose lettere di protesta per quello che di illegittimo e discriminante stavano perpetrando nei miei confronti...lettere alle quali non ricevetti mai risposta.


    Chiesi a quel punto di essere trasferito d'ufficio, ma anche quella richiesta rimase senza risposta...


    Erano quasi trascorsi tre mesi che tutti i giorni ero costretto a restare senza fare alcun lavoro e trascorrevo il mio tempo studiandomi tutta la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e ad ingannare il tempo svolgendo il mio incarico di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.


    Nel mese di maggio mi venne consegnata una circolare ove mi si informava che avrebbero sottoposto a controllo il pc a me in dotazione per verificare che ne avessi fatto un uso rispettoso da quanto previsto da una circolare interna - peraltro mai approvata dai sindacati. Protestai affermando che il Garante della Privacy aveva vietato questo tipo di controlli e che, nel mio caso, essendo anche il rappresentante dei lavoratori, l'eventuale controllo rivestiva anche un atto antisindacale... non risposero....


    Mi assentai qualche giorno a causa di un'influenza e rientrando inservizio trovai il mio pc acceso conultimo accessocon password "administrator".... scrissi allora una durissima lettera di protesta e chiesi di avere una conferma scritta che avevano controllato il mio computer....non risposero...


    Era evidente che il loro intento era quello di farmi reagire in maniera scomposta ed avere un appiglio per effettuare un licenziamento per giusta causa.


    Da li' a poco mi venne consegnata una nuova tastiera compatta, stavolta modello qwerty, ma con i tasti che non prevedevano la regolazione della sensibilit?, provai ad utilizzarla e notai che la pressione a cui ero costretto con la mano destra mi provocava dolore... chiesi a quel punto di avere la prescrizione medica che attestasse che quell'ausilio non mi avrebbe provocato danni.


    Il Delegato alla sicurezza mi rispose che il Medico Competente aveva dato il suo assenso. A quel punto scrissi al Medico Competente di attestare informa scritta quanto aveva dichiarato il Dirigente, ma mi rispose che lui la tastiera non l'aveva mai vista e che, secondo lui, vista la mia patologia, io non avrei dovuto utilizzare il computer.


    La mia voglia di fare qualche gesto folle è stata proprio tanta... non so cosa mi abbia trattenuto. Misi la tastiera nel mio cassetto e continuai a trascorrere le mie giornate senza fare nulla... ogni tanto il mio capoufficio provava a fare qualche provocazione, ma ho sempre evitato di abboccare ai suoi tranelli.


    Eravamo ormai alle porte dell'estate ed erano già trascorsi 8 mesi e ancora, pur essendo un lavoratore obbligatoriamente assunto in base alla legge 68/99, non mi avevano ufficializzato le mansioni a cui intendevano adibirmi con la qualifica da impiegato di concetto. Venni tagliato fuori dall'assegnazione dei premi aziendali, ogni tanto con pretesti assurdi mi trattenevano i buoni pasto e venni a sapere da alcuni colleghi che il mio capoufficio aveva detto a tutti di lasciarmi isolato e di cercare di non rivolgermi la parola.


    (Settima Parte)
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  14. #13
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    Nel mio ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, soprattutto al fine di dare le giuste tutele ai lavoratori precari, insistetti per ottenere l'organico completo dei lavoratori, al fine di garantire a tutti il diritto alla salute, in qualit? di benessere psico-fisico all'interno dei luoghi di lavoro, come previsto dal D. Lgs. 81/08.


    La Federazione, nonostante le mie pressanti richieste, si rifiutava di darmi tale elenco, rendendomi complicato lo svolgimento delle mie funzioni: pretendevano che io firmassi il loro documento di valutazione dei rischi, senza sapere neanche chi stavo rappresentando e se a questi lavoratori veniva assicurato quanto previsto dalla normativa vigente.


    Ad agosto presi tre settimane di ferie, approfittando di una settimana di chiusura disposta d'ufficio. Raggiunsi la mia famiglia, per trascorrere serenamente quel periodo, ma ben presto una collega mi informo' che sulla mia scrivania era stata posata una raccomandata con ricevuta di ritorno e mittente la Federazione stessa.....


    Poteva essere un ennesimo procedimento disciplinare o magari una lettera di licenziamento con un altro finto pretesto.... fui costretto a ritornare a Roma con una settimana di anticipo per verificare cosa mi era stato notificato, rovinandomi anche le ferie estive.


    La lettera era stata scritta il 14 agosto e venivo inviato ad una nuova visita presso la Asl per verificare la mia idoneit? psico-fisica a delle mansioni a me mai ufficializzate (scrivere circa 5 lettere al giorno tramite vdt, portare fascicoli composti da circa 20 fogli ed effettuare qualche telefonata). La lettera in questione stravolgeva tutti i diritti garantiti dalla legge 68/99, a me peraltro mai applicati.


    Il computo nelle quote di riserva ed il successivo transito tra i lavoratori obbligatoriamente assunti in base alla legge 68/99 corrisponde ad una chiamata numerica, pur essendo intervenuta l'invalidit? (che, in base all'art. 4 comma 4,nel caso di quella civile deve essere superiore al 60%) in costanza di rapporto di lavoro.


    Al sottoscritto, dal mese di febbraio 2008, avevano negato l'elemento fondante di tale leggee cioè il famoso inserimento mirato, garantito dall'art. 2 della legge 68/99 (rifiuto di ufficializzare le mansioni a cui mi avrebbero adibito, nessun ausilio garantito, nessuna analisi dei posti di lavoro esistenti, nessuna valutazione delle mie capacit?, nessuna azione positiva, nessuna attenzioneai conflitti interpersonali.... ma solo mobbing e discriminazione!!).


    Le visite previste per un lavoratore obbligatoriamente assunto in base alla legge 68/99 possono essere richieste dal datore di lavorosolo nel caso di aggravamento delle sue condizioni di salute o di variazioni sull'organizzazione del lavoro alla Commissione Legge 104/92....ma nessuna delle due ipotesi ricorreva.


    Venni a conoscenza solo allora che, in base al DPCM 10 gennaio 2000, sia il datore di lavoro che il lavoratore possono far ricorso al Comitato Tecnico Provinciale sull'inserimento al lavoro dei disabili, il quale ha l'obbligo di tempestivo intervento,in caso di insorgenza di problematiche sull'inserimento al lavoro.I famosi SIL o SILD di cui ci ha parlato la Redazione, con la rubrica di Ilaria Vacca, alcuni giorni orsono.


    Qualcuno mi ha anche chiesto come mai non mi rivolsi al Medico Competente aziendale al fine di farmi tutelare: purtroppo era lo stesso Medico che nel 2007, nonostante avessi già l'arto superiore destro con circa 30 neoformazioni dolenti, mi aveva giudicato idoneo a qualsiasi mansione da operatore, costringendomi a presentare il ricorso ed a restare a casa al fine di tutelarmi. Ma non si limito' solo a questo.... infatti, chiedendo copia dei documenti presenti nel mio fascicolo personale presso l'Ufficio Risorse Umane, ritrovai un elenco di accertamenti che avevo a lui lasciato durante quella visita, al fine che mi desse tutela, e che risultava essere stato spedito via fax dal suo studio a quello del datore di lavoro, insieme ad altre numerose pagine, configurando una chiara ed evidente violazione della mia privacy sanitaria, non tralasciando che, nella memoria difensiva da loro presentata in tribunale, "candidamente" riportarono il contenuto del referto ortopedicodella visita che sostenni presso il suo studio.


    (ottava parte)








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  15. #14
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    Vedi come i nostri amici disabili, sono interessati ad una vicenda del genere, ma se vai al capitolo della politica, allora sono i primi a scannarsi a darsi botta e risposta continuamente a qualsiasi ora del giorno e della notte.
    Si fanno in quattro per difendere la loro idea, mentre i politici per loro come avrai potuto notare per il walfair non ha fatto nulla....
    Questa è la cultura dell'italiano medio e quello che mi dispiace soprattutto in quanto disabile pensavo, che avesse aperto gli occhi, invece è anche parlandoci, mi accorgo ogni giorno e la mia convinzione cresce, che l'invalido crede che essendo in tale posizione gli spettino di "diritto" certe cose, e non capisce ottusamente che le cose si conquistano.
    Come saprai ho un movimento e quando lo presento, mi sento dire per l'idea a cui credo fermamente di farlo diventare partito, allora quello che ci si sente dire è "un altro partito" non capendo a monte che è un partito diverso dai partiti, è vero Welfair perchè parte dalla parte più bassa e umile.
    Un partito non di destra o di sonistra o di centro, ma un partito fatto per i più deboli di ogni età.


    Gianfranco Malato
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  16. #15
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    Scusate albatros (non tanto gianni), per? sta cosa che continui a dire mi infastidisce non poco. Cosa pu? dire la gente, mi pare che Gianni stia facendosi valere da solo, qualsiasi intervento sarebbe stucchevole per ripetere sempre gli stessi concetti.

    Citazione Originariamente Scritto da Albatros
    In questo forum di disabili mi sono reso conto di questo, cioè tutti
    buoni a piangere e lamentarsi, consolarsi fra loro, ma al momento di
    reagire e farsi sentire... ritornano ad essere tutti fantasmi.
    Ora c'è qualcosa che possiamo fare? Spiegami albatros, da chi ci facciamo sentire? Chi ci sente qui? Al massimo possiamo esprimere sfoghi, farsi sentire è qualcosa di ben più importante che non possiamo fare qui. Dimmi tu cosa avremmo dovuto dire, le solite scontate frasi fatte sull'Italia e sulla discriminazione dei disabili? In pratica, cosa dobbiamo fare per farci sentire dalle autorit? preposte? Illuminaci...

    Se è solidarietà che si cerca mi pare scontata. A mio parere i racconti troppo lunghi tendono a far cadere interesse, di qui il successo di micro blog come facebook e twitter.

    Comunque saluto Gianni e apprezzo la sua forza di volont?.

    Claudio



  17. #16
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    Un saluto a Claudio e a Gianfranco. Come ho già scritto il mio racconto vuole essere una denuncia della realt? italiana, fatta di molte parole e presunte tutele, ma in realt? il rispetto delle leggi è quasi assente. Concordo con Claudio che, essendo il mio racconto abbastanza lungo, chi vuole seguirlo deve porre piu' attenzione rispetto ad un post singolo. La mia intenzione è quella di fornire spunti - e magari avere un confronto-per chi dovesse trovarsi in una situazione come la mia: diventare invalido e con handicap in costanza di rapporto di lavoro e cercare di far valere i propri diritti.
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  18. #17
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    A quel punto avevo capito che non potevo continuare a subire passivamente le loro azioni riprovevoli. Per prima cosa mi recai alla Asl a cui era stata demandata la visita per idoneit? alle mansioni per consegnare una mia lettera ove li informavo che la richiesta di visita era stata effettuata da un presunto delegato alla sicurezza e non dal rappresentante legale dell'azienda (difatti la richiesta di visita non poteva avere alcun valore essendo priva anche della relativa delega), il mansionario per la qualifica B era stato inviato mancante di altri dodici profili, la visita d'idoneit? era stata richiesta dopo avermi negato per 10 mesi la comunicazione delle mansioni,mi era stato fornito un ausilio non prescritto da alcun medico einvitavo la Asl a rispettare la normativa esistente in materia di diritto al lavoro dei disabili,non tralasciando quanto previsto dall'art. 2 della legge 68/99,peraltro ripreso anche dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili in ambito lavorativo, approvata dal ns. parlamentonello scorso mese di febbraio.


    A seguire presentai richiesta d'intervento al Comitato Tecnico Provinciale per l'inserimento dei disabili in base all'art. 8, comma 4, del D.P.C.M. 13gennaio 2000 "La chiamata a visita di controllo e' effettuata con immediatezza qualora vi sia la specifica richiesta da parte della persona disabile, ovvero qualora il legale rappresentante dell'azienda o dell'ente presso i quali la persona sia stata inserita rappresentino al Comitato tecnico, e per conoscenza alla commissione, l'insorgere di difficolta' che pongano in pregiudizio la prosecuzione dell'integrazione lavorativa" e della circolare del Ministero del Lavoro n. 41/2000 ove si affronta il tema dell'invalidit? contratta durante il rapporto di lavoro "Si ritiene che sia possibile il riconoscimento come disabile di un lavoratore invalido, non assunto dalle liste di collocamento obbligatorio, attraverso l'attivazione della procedura prevista dalla l.68/99 e dall'atto di indirizzo e coordinamento successivamente emanato (visita medica di accertamento ad istanza del lavoratore, da parte della Commissione sanitaria integrata di cui alla l. 104/91 e successiva redazione della scheda professionale da parte del Comitato tecnico per la verifica della compatibilit? delle mansioni cui è adibito)".


    La Asl mi invit? a visita per riconoscermi i benefici della legge 68/99 ea quel punto li informai di essere già abbondantemente titolare di quei diritti, essendo stato computato tra i lavoratori obbligatoriamente assunti dal mese di febbraio 2008 e di avere anche un verbale di riconoscimento della legge 68/99, con scadenza triennale, che mi venne rilasciato all'atto della visita d'invalidit? civile nel mese di luglio 2007.


    In realt? il datore di lavoro, pur di non farmi integrare nel posto di lavoro, all'atto del mio passaggio tra i lavoratori obbligatoriamente assunti si era volutamente disinteressato della mia integrazione lavorativa e avrebbe potuto attivare il Comitato Tecnico Provinciale al fine di creare la scheda professionale in base alle mansioni a cui intendevano adibirmi o, in alternativa, stipulare un convenzione ex art. 11 della legge 68/99 per garantirmi un sereno inserimento al lavoro.


    Trascorso circa un mese dall'invio della raccomandata al Comitato Tecnico Provinciale (alla faccia dell'immediatezza!), ho ricevuto la telefonata del S.I.L.D. che mi informava che a Roma i disabili sono talmente tanti che loro non riuscirebbero a garantire il servizio, come invece accade nella provincia di Latina e Frosinone. Pensavo di essere su "Scherzi a Parte"... a quel punto ho chiesto che mettesse in forma scritta quanto mi stavano comunicando. In realt? avevo già letto uno studio effettuato dall'Istituto di Medicina Sociale che, volendo approfondire l'applicazione della legge 68/99 ai lavoratori che si invalidavano in costanza di rapporto di lavoro, avevano scoperto, con loro sommo stupore,che a Roma il Comitato Tecnico Provinciale esiste "pro forma".


    Trascorsi 15 giornisenza ricevere alcuna risposta,ho fattoscrivere anche dai miei legali ecosì sono statofinalmente convocato con richiesta di portare la documentazione medica.


    Andai accompagnato da un avvocato: parlammo dapprima con la persona che mi aveva telefonato....continuava a ribadire che loro non si occupavano dell'inserimento mirato dei lavoratori già occupati, ma stavolta la motivazione erache le Asl non inviavano loro i verbali della legge 68/99 e quindi non potevono adempiere ai loro compiti. A quel punto la informai cheero in possesso del mio verbale legge 68/99 e che, a prescindere, il datore di lavoro avevaprovveduto ad informarli del mio transito tra i lavoratori obbligatoriamente assunti già dal mese di febbraio 2008 tramite il prospetto informativo obbligatorio....continuava a scuotere la testa sostenendo che il Comitato Tecnico non poteva far nulla. A quel punto tirai fuori il documento che campeggia sul sito del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ove elenca i compiti del Comitato Tecnico:


    http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/A...occupazione/do mandaOfferta/serviziperlimpiego.htm


    Il comitato tecnico:
    a) valuta le capacit? e potenzialit? lavorative dei lavoratori disabili, anche sulla base degli opportuni accertamenti;
    b) definisce gli strumenti atti all'inserimento lavorativo ed al collocamento mirato;
    c) predispone un piano di sostegno e tutoraggio all'inserimento lavorativo, in raccordo con i servizi competenti;
    d) orienta i lavoratori disabili verso formazioni o aggiornamenti professionali utili;
    e) orienta i datori di lavoro sulle opportunit? e le metodologie per l'inserimento lavorativo di lavoratori disabili in azienda;
    f) predispone, in raccordo con la commissione di accertamento di cui al DPCM 13.1.2000, i controlli sui luoghi di lavoro sull'andamento degli inserimenti lavorativi in rispondenza agli obiettivi del collocamento mirato, aventi per finalit? la verifica della permanenza dello stato invalidante e delle capacit? già accertate nonch? la validit? dei servizi di sostegno e di collocamento mirato;
    g) collabora alla raccolta di informazioni per la formulazione del profilo socio-lavorativo della commissione di accertamento di cui al DPCM 13.1.2000
    h) collabora alla stesura dei programmi di formazione e di riqualificazione professionale dei lavoratori disabili



    A quel punto fummo ricevuti dal Responsabile del S.I.L.D. al quale mi tocc? ripetere nuovamente tutta la vicenda (tralascio volutamente il contenuto di quel colloquio...dal quale venni congedato con la promessa di essere ricontattato nel giro di breve tempo) nel frattemposon trascorsi 22 giorni e ancora non è arrivato alcun segnale di vita.....


    (Nona parte)Edited by: giulio68
    Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!




  19.      

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