Cookie Policy Privacy Policy i farmacisti cattolici obiettori



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Risultati da 1 a 20 di 38
  1. #1
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  2.      


  3. #2
    Junior Member L'avatar di Akela
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    Cari tutti,


    in fondo i farmacisti hanno ragione: si tratta di un loro diritto! l'obiezione di coscienza è prevista per tutti gli operatori sanitari, purch? giustificata qualora interferisca con atti rivolti al paziente nel processo terapeutico.


    Certo non ha senso avere in magazzino un farmaco che si rifiutano di vendere per questo motivo, anzi dovrebbero proprio non acquistarlo dato che hanno la facolt? di decidere quali farmaci avere in giacenza.


    Inoltre l'obiezione di coscienza non riguarda SOLO gli operatori sanitari cattolici, bensò tutti quelli che, in relazione ai propri principi etici trovano contrasto tra credo e applicazione.


    Un abbraccio, Bruno



  4. #3
    Senior Member L'avatar di bai
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    naturalmente sarebbe opportuno che sulla vetrina della farmacia fosse affiso l'avviso


    in questa farmacia si pratica( leggitimamente) l'obiezione di coscienza


    io come clientenaturalmente mi riserver? la facolt? di comprare i prodotti in un altra rivendita


    roberto
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  5. #4
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    in fondo i farmacisti hanno ragione: si tratta di un loro diritto! l'obiezione di coscienza è prevista per tutti gli operatori sanitari, purch? giustificata qualora interferisca con atti rivolti al paziente nel processo terapeutico.


    Certo non ha senso avere in magazzino un farmaco che si rifiutano di vendere per questo motivo, anzi dovrebbero proprio non acquistarlo dato che hanno la facolt? di decidere quali farmaci avere in giacenza.


    Inoltre l'obiezione di coscienza non riguarda SOLO gli operatori sanitari cattolici, bensò tutti quelli che, in relazione ai propri principi etici trovano contrasto tra credo e applicazione.


    Se così fosse ... e soprattutto per quel "in relazione ai propri principi etici che trovano contrasto tra credo e applicazione"... dovrebberorifiutarsi di averein giacenzaoltre il90% dei medicinali...la stragrande maggioranza sono la fotocopia l'uno dell'altro e il farmacista di turno se pu? ti rifila il più caro... per coerenza dovrebbero ancheritornare, come una volta, a fare il vero farmacista... ovvero apreparare prodotti galenici...e non a fare solo il commesso... oggi esco e alle due farmacie in zona chieder? lumi in merito... soprattutto all'ultimo acquisto della farmacia dove abitualmente mi servo... un'integralista cattolica della peggior specie... fa più danni della gramigna... ultimo quello di aver costretto una paziente malata di tumore a ritornare dal proprio medico perchè questa siera rifiuta di darle un potente analgesico nonostante la ricetta del medico curante... e per di più questa donna non sapeva di essere malata di tumore (tenutole nascosto dal medico e dai familiari... essendo la donna fragile di nervi)... medico e parenti hanno dovuto fare i salti mortali per tranquillizzarla... Non oso pensare il comportamento di questa se dovesse entrare in vigore anche l'obiezione per i farmacisti... già è così di suo... figuriamoci se simile comportamento le venisse riconosciuto come un suo diritto... nonstupiamoci poi se le persone arrivano, esasperate, acommettere azionisconsiderate:


    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2d46e ae7-7cab-4a04-a354-be9b1e43ef3f.html


    Anna LuisaEdited by: Hiroshima



  6. #5
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    ... e per di più questa donna non sapeva di essere malata di tumore (tenutole nascosto dal medico e dai familiari... essendo





    QUESTO per? non è un atteggiamento corretto , i malati hanno il diritto di conoscere la verità sul proprio stato di salute, c'è modo e modo di darne informazione , ma va certamente sempre detto, altrimentii come possiamo parlare di rapporto di fiducia medico -paziente?


    e dare responsabilit? ai farmacisti mi sembra inopportuno Edited by: mammamarina
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  7. #6
    Junior Member L'avatar di Akela
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    Cara Maria luisa,


    sei completamente fuori tema e ti rispondo punto per punto: :-)


    ..."Se così fosse ... e soprattutto per quel "in relazione ai propri principi etici che trovano contrasto tra credo e applicazione"... dovrebberorifiutarsi di averein giacenzaoltre il90% dei medicinali...la stragrande maggioranza sono la fotocopia l'uno dell'altro e il farmacista di turno se pu? ti rifila il più caro"...


    Ti riferisci, indubbiamente, ai farmaci con diverso nome commerciale e uguale principio attivo. Le diverse case farmaceutiche utilizzano eccipienti diversi e questo, per i soggetti allergici, è un vantaggio. Inoltre la concorrenza garantisce la possibilit? di scelta all'utente, abbassando i prezzi,trovando formulazione diversa nel confezionamento e nella forma del medicinale e, a volte, trovando dosaggi diversi dai consueti che ne facilitano l'assunzione. Il farmacista non ti rifila il più caro, bensò quello prescritto dal medico. In caso di automedicazione è tuo dovere informarti su ciò che vuoi assumere e andare dal farmacista con le idee chiare, anche perchè il farmacista non è un medico e se ti frega è perchè ti sei fatta fregare.


    ...per coerenza dovrebbero ancheritornare, come una volta, a fare il vero farmacista... ovvero apreparare prodotti galenici...e non a fare solo il commesso...


    I prodotti galenici li preparano, certo non possono preparare tutti i farmaci per i quali ci vuole estrema precisione nei dosaggi e per i qualila soglia terapeutica è estremamente vicina a quella dannosa e pericolosa per la salute, come per esempio i farmaci cardiaci (digitalici), gli antineoplastici, gli scoagulanti etc.


    ...un'integralista cattolica della peggior specie... fa più danni della gramigna... ultimo quello di aver costretto una paziente malata di tumore a ritornare dal proprio medico perchè questa siera rifiuta di darle un potente analgesico nonostante la ricetta del medico curante... e per di più questa donna non sapeva di essere malata di tumore (tenutole nascosto dal medico e dai familiari... essendo la donna fragile di nervi)...


    Il motivo per cui la paziente è dovuta tornare dal medico pu? essere legato a diversi motivi, tranne a quello motivato da te. La ricetta poteva essere non leggibile chiaramente; si trattava sicuramente di uno stupefacente analgesico che per legge non pu? essere sostituito, con un'altro equivalente,su iniziativa del farmacista in caso dimancanza di quello richiesto; in caso di farmaco con diversi dosaggi poteva non essere prescritto quello corretto. Inoltre mi sembra idiota e demenziale l'atteggiamento per il qualeun paziente, che non sa niente della propria patologia, venga mandato a comprarsi i farmaci per curarsi, anche perchè il farmacista si pu? trovare nelle condizioni di dover spiegarela tipologia di farmaco che il paziente deve assumere.Se qualcuno ha mancato di etica sono proprio il medico e i famigliari della signora. (questo a prescindere da quello che penso io in merito ai discorsi etici sulla verità al malato).


    ...Non oso pensare il comportamento di questa se dovesse entrare in vigore anche l'obiezione per i farmacisti... già è così di suo... figuriamoci se simile comportamento le venisse riconosciuto come un suo diritto...


    Ti rammento che è già un suo diritto.


    Appoggio i pensieri espressi da Bai e Marina sull'argomento.


    Cara Maria Luisa, l'obiezione di coscienza non deve essere giudicata solo col modo di pensare di chi non la riconosce perchè annullerebbe centinaia di anni di sacrifici mirati a garantire la libert? di pensiero, di stampa e dei singoli individui.


    Un abbraccione, Bruno :-)



  8. #7
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    Bene, tu farmacista obietti, e vai ad obiettare in un posto dove non hai bisogno di licenza. Metti che uno fa l'obiettore in un paesino sperduto dove c'è una sola farmacia, che facciamo la persona deve farsi 30 km per andare ad un'altra farmacia?

    Bruno, mi risulta che il mifepristone viene prescritto non solo per indurre un aborto , ma anche per

    "per indurre il travaglio nei casi in cui il feto sia morto in utero e
    nei casi in cui non sia possibile utilizzare altri trattamenti medici (
    prostaglandina o Ossitocina )."

    http://www.farmaciaonline.net/indexN...ow=14366&p ageNum=1

    E che ragione ha il farmacista di sapere se questa prescrizione è per indurre un aborto o per altro motivo medico? Come si permette?


    Claudio



  9. #8
    Senior Member L'avatar di bai
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    I prodotti galenici li preparano, certo non possono preparare tutti i farmaci per i quali ci vuole estrema precisione nei dosaggi e per i qualila soglia terapeutica è estremamente vicina a quella dannosa e pericolosa per la salute, come per esempio i farmaci cardiaci (digitalici), gli antineoplastici, gli scoagulanti etc.


    solo per scherzare


    mi permetto solo dichiedere se il termine digitale sia riferito alla simpatica piantina che cresce ovunque spontanea


    piantina ben conosciuta insieme alla belladonna, al napello e anche al ciclaminodalla farmacopea europea e dallecare streghe di casa nostra


    chissò se le simpatiche megere praticavanoobiezione di coscienza


    robertoEdited by: bai
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  10. #9
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    Ciao Akela, piacere di leggerti.

    Premetto che non sono un farmacista n? un esperto di diritto e a ?guidarmi? è il un discreto spirito critico e realista. M'intrufolo per alcune osservazioni al tuo commento, in alcune parti opinabile. In principio il tuo ragionamento non fa una grinza: l'obiezione di coscienza è un diritto. Punto. Fin qui nulla da eccepire. Nulla da eccepire se non fosse che (schematizzo per comodit?):

    ? l'obiezione di coscienza altro non è che il rifiuto a un ?obbligo di legge? in virt? delle proprie convinzioni (sappiamo quali, inutile elencarle);

    ? l'obiezione di coscienza, esercitata in uno stato di diritto laico, implica l'assunzione di responsabilit? e, quindi, anche, e direi soprattutto, le eventuali conseguenze (anche qui inutile elencarle);

    ? mi risulta, ma posso sbagliare, che il farmacista, nell'esercitare tale diritto, è sciolto, esente, da qualsiasi responsabilit? poich? le conseguenze sono totalmente a carico di terze persone, che poi sono quelle che si rivolgono alla sanit? pubblica di uno stato sovrano. E certamente sarebbe ironico definire ?conseguenza? la (forse) perdita di un ?cliente? (espressione molto diffusa nelle farmacie laddove un tempo si usava ?paziente?);

    - è risaputo che il nostro paese eccelle in quanto a ?forma? ma assai carente in ?sostanza?. Questo per dire che l'amica Hiroshima, che saluto, non ha tutti i torti nel disegnare una giornata tipo in farmacia. Se formalmente ognuno di noi che si reca in farmacia gode del ?diritto di scelta?, nella sostanza questo diritto non pu? essere garantito poich? la farmacia non è un supermercato dove i prodotti, divisi per marca e prezzo, sono presentati sul bancone (non hai idea delle marche di pomodori pelati disponibili). Sempre restando nella ?sostanza? la quasi totalit? delle farmacie, che in buona sostanza sono aziende private, espongono solo prodotti di marca. Inesistenti i farmaci generici. E laddove fossero prescritti dal medico bisogna fare un atto di fede quando il farmacista dice, e spesso lo dice: ?? finito, ho solo quello di marca? (molte critiche si sono levate circa le lusinghe e gli incentivi delle case farmaceutiche ai farmacisti);
    Leggendola fra le righe, l'amica Hiroshima evoca (giustamente) una professione un tempo artigiana, nobile, disponibile e sensibile alla salute pubblica e si basava sul contatto umano, sul rapporto umano (qualche raro esempio ancora sopravvive in piccoli paesi, come il mio). Oggi, visti i tempi, la farmacia altro non è che un distributore automatico di farmaci;

    - Claudio (Buasaard), che saluto, con il suo commento, che condivido, mette in evidenza un fatto incontrovertibile: l'obiezione di coscienza, se da un lato deve tutelare un (proprio) diritto, dall'altro non deve, in nessun caso, ledere quello degli altri (gli ?altri? sono cittadini di uno stato che tutela e garantisce loro dei diritti), soprattutto se riguarda la salute e i disagi degli anziani. Che spesso e volentieri hanno conseguenze gravi. Questo per dire che è opinabile, pur essendo un diritto, l'obiezione di coscienza ?a prescindere? se priva di responsabilit?.

    - io vivo in un paesino-presepio di 800 anime e dio non voglia che la farmacista decida di ?obiettare? poich? non sono molti gli anziani che hanno un auto n? che siano in grado di guidare. Mi si potrebbe obiettare: ??lo stato che deve far sò che ogni diritto possa essere esercitato, goduto?. In tal caso risponderei che lo stato dovrebbe ridisegnare, oltre all'architettura, l'intera mappa delle farmacie dislocate sul territorio per evitare che mia nonna Concettina non sia privata del suo diritto; rivedere le competenze e le professionalit? dei farmacisti, ridisegnare la distribuzione e la fornitura dei farmaci, eccetera. Cosa impossibile poich? si lederebbero i diritti dei farmacisti e delle loro ?aziende?.

    Perdona la lunghezza del commento e buon proseguimento.
    <font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">_Leon_ </font> - email



  11. #10
    Junior Member L'avatar di Akela
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    Caro Bai,


    i farmaci digitalici vengono prodotti ricavando il principio proprio dalla pianta Digitalis purpurea; L'atropina, invece, dall'Atropa belladonna, L'aspirina dal salix babilonica, e così via, perchè la maggior parte dei farmaci derivano dalle piante. Pensa che gli animali stanno alla larga da queste piante, nel senso che non ne mangiano alcuna parte.Poi ci sono le muffe e infine i prodotti di sintesi. :-)


    Caro Claudio,


    non sono propriamente in accordo. Nei paesini sperduti con una sola edicola chi vuole comprarsi una rivista pornografica, 30 km li fa senza problemi pur di non farsi riconoscere. Tu mi dirai: che nesso c'è? C'? semplicemente che non si tratta di un farmaco salvavita, quindi non vi è un'urgenza e si pu? andare in un'altra farmacia. Poi il farmaco mica lo prescrive il medico condotto del paese, ma un ginecologo previo esami e ecografia quindi in un ospedale di una cittadina dove sono recuperabili più farmacie.


    In merito al motivo della prescrizione cui il farmacista potrebbe non essere tenuto a sapere c'è da dire che in caso di induzione di travaglio per feto morto in utero, si è già fuori tempo massimo per utilizzare il farmaco presso la propria abitazione,quindi necessita ospedalizzazione. In merito all'utilizzo del farmaco per stimolazione abortiva, esso risponde ai vincoli di legge della legge 194 perchè trattasi di interruzione di gravidanza. In tale legge è prevista l'obiezione di coscienza, anche per coloro che non partecipano direttamente all'interruzione.


    Del resto se in un ospedale non c'è la cardiochirurgia e devi essere operato al cuore te la prendi coi chirurghi generali perchè decidono di non operarti? In fondo sono sempre chirurghi.


    Quello che voglio dire, alla fine, che niente è vietato, tutto è fattibile, anche a costo di farti 30 km in più.


    Un abbraccione :-)) Bruno





  12. #11
    Junior Member L'avatar di Akela
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    Caro Leon,


    il tuo discorso non fa una grinza, ma non si sta parlando di rifiutarsi di dare farmaci, perchè questo costituirebbe reato. Si parla di obiezione di coscienza che, in ambito sanitario, è riferita all'interruzione di gravidanza, all'eutanasia attiva o passivae all'accanimento terapeutico. Per il resto, medico, infermiere o farmacista devono fare il loro lavoro, come previsto dalla legge. Quindi non si corre nessun rischio che gente anziana sia costretta a rivolgersi ad altro luogo per un rifiuto di vendita di farmaco da parte del farmacista. Poi nella vita tutto è possibile e ognuno si assume le proprie responsabilit?.


    Inoltre, se ci si reca in farmacia è giusto pretendere i farmaci generici, ed è giusto informarsi su ciò che si va ad acquistare per non essere colti di sorpresa e sopraffatti dalla disonestà altrui.


    Un abbraccio, Bruno :-)



  13. #12
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di tersicore62
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    Riguardo i prodotti galenici, non tutte le farmacie sono in grado di prepararli e lo dico per esperienza personale.


    Il mese scorso, il dermatologo aveva prescritto a Robert un prodotto galenico composto da acido salicidico, idrocortisone butirrato, alcool etilico eglicole propilenico e solo alla terza famacia alla quale mi hanno indirizzata mi hanno dato la loro disponibilit?.


    In merito all'obiezione di coscienza dei farmacisti, a mio parere devono essere messi dei "paletti", ovvero deve essere vietata quando non vi è un'altra farmacia nei paraggi e quando si tratta di farmacie comunali.
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  14. #13
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    Infatti non mi riferivo (solo) al rifiuto di un farmaco ma più in generale alla pretesa di rivendicare un diritto (l'obiezione di coscienza) che, a differenza di ogni altro cittadino e all'obiezione di coscienza esercitata in altri settori, non prevede nessuna responsabilit?, nessuna conseguenza se non quella trasferita, loro malgrado, a persone terze. Il che, perdonami, non sta n? in cielo n? in terra.

    Cosa accadrebbe se questo diritto ?a prescindere? fosse rivendicato e esercitato indiscriminatamente e per una vasta zona?
    Hai ragione quando dici che nella vita tutto è possibile. Per questo facevo la distinzione fra ?forma? e ?sostanza?, quest'ultima tra l'altro bene descritta e dimostrata più volte, a proposito dell'obiezione di coscienza sull'interruzione di gravidanza e della vendita dei farmaci "firmati", da ?Striscia la Notizia?.

    Stando così le cose alla mia amica Peppina, la cessa del paese (non è vero, c'ha solo un po' di baffi e barba), se vuole interrompere la gravidanza, nel caso che la farmacista ?obietti?, non rimane che farsi più di 50 chilometri. Il guaio è che non ha l'auto n? la patente e magari è anche priva di mobilit? (estremizzo, ma è chiaro dove voglio arrivare). Tant'?!

    Vale la pena ricordare che l'80% del territorio italiano è formato da paesi e paesini dove il diritto di scelta quasi sempre ?, appunto, formale ma, nella sostanza, impossibile da godere. Cosò la tipologia dei ?clienti? che in queste aree del paese pendono dalle labbra dei farmacisti.

    Riguardo il commento rivolto a Claudio, perdonami, ma della rivista porno (paragone curioso) ne posso pure fare a meno e male che vada risolvo con il classico ?5 contro 1?.
    Formalmente posso ?pretendere? un farmaco generico ma, in sostanza, è impossibile poich?, visti i ruoli, il pallino del gioco l'ha in mano sempre e solo il farmacista al quale devo dare per buono - l'atto di fede appunto - qualsiasi cosa che dice. Informazioni comprese.

    Sposo il commento di Tersicore.

    ? stato un piacere interloquire con te. Alla prossima.
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  15. #14
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    Mi spiegate una cosa per favore?


    nell'articolo si legge che Uroda afferma: "sono tutti sofismi: la pillola del giorno dopo impedisce la gravidanza" ... dunque se l'obiezione di coscienza significa non impedire una gravidanza, i farmacisti obiettori non dovrebbero rifiutarsi di vendere anche qualsiasi contraccettivo?


    ancora afferma: "non vogliamo essere obbligati a dare qualsiasi cosa ci sia richiesta" .... va bene, ma allora perchè non rifiutarsi di dare le siringhe ai tossicodipendenti per esempio?


    Insomma, quello che voglio dire, è che l'obiezione di coscienza, se di coscienza si tratta, non pu? essere limitata a negare una libert? di scelta a una donna ... alla fine parandosi dietro la propria coscienza si finisce per ledere il diritto, sancito da una legge, di un'altra persona.
    Cristina



  16. #15
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    Bruno anzitutto sono Anna Luisa e non Maria Luisa (eppure la mia firma è più che leggibile)... secondo il medico curante della signora in questione è anche il mio... calligrafia leggibilissima... quasi elementare... al punto tale che all'inizio mi fece dubitare della sua professionalit?... per dirti quanto siamo condizionati. La farmacista in questione è una dipendente... la signora aveva presentato una regolare ricetta con richiesta del farmaco... deontologicamente la farmacista non avrebbe dovuto mettere becco... e se qualche dubbio aveva bastava fare una telefonata al medico curante... e invece il medico si è visto costretto, dopo la visita della sua paziente, a dover andare in farmacia e fare un lisco e busso alla farmacista... Sull'affermare: "Inoltre mi sembra idiota e demenziale l'atteggiamento per il qualeun paziente, che non sa niente della propria patologia, venga mandato a comprarsi i farmaci per curarsi, anche perchè il farmacista si pu? trovare nelle condizioni di dover spiegarela tipologia di farmaco che il paziente deve assumere."beh qui chi ha torto è la farmacista... suvvia anche un caprone avrebbe capito al volo ...e che sia giusto o sbagliato il motivo di non informare la paziente qui n? tu,n? io,n? la farmacista possiamo arrogarci la presunzione di valutarlo senzaconoscerne il perchè e il per come.


    In conclusione:all'dea cheancheil farmacistapossa decidere discegliere se farmi diventare o menocliente delle proprie ideologie o del proprio credo religioso ... spacciato per etica... e non ilpaziente in stato di sofferenza, qualunque esso sia,a mefa rabbrivvidire...


    Anna Luisa



  17. #16
    Senior Member L'avatar di bai
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    stavolta non sono voluto entrare nel meritodella discussione, ho solo presentato un altro aspetto


    nel mio definire cliente chi entra in una farmacia a comprare medicine era sottinteso l'intendimento di trasferire su altro fronte la discussione


    certo che il farmacista e la farmacia rivestono anche ruolo sociale in quanto servizio pubblico e ruolopubblico anchese espressione giuridica di libera impresa


    certoche il farmacista dovrebbe rivestire anche quel ruolo di consigliere e di amico nellacomunit? specie paesana, dove svolge la sua attivit?


    ma. provocatoriamente( in senso costruttivo)spostavola discussione sulla convenienza in situazione di libero mercato per i titolari delle imprese a perdere clienti in nome di un atteggiameneto ideologico, certo cha alla fine il mancato profitto ammorbidisceanche le posizioni più oltranziste


    ecco perchè mi ritenevo come cittadino, come cliente e come consumatore in diritto, di andare in un altra farmacia, perchè a mio parere in una società del profitto da solo questo basterebbe o perlomeno potrebbe essere importante


    ecco, solo introducevo un altro aspetto in merito


    robertoEdited by: bai
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  18. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da icaro

    Mi spiegate una cosa per favore?


    nell'articolo si legge che Uroda afferma: "sono tutti sofismi: la pillola del giorno dopo impedisce la gravidanza" ... dunque se l'obiezione di coscienza significa non impedire una gravidanza, i farmacisti obiettori non dovrebbero rifiutarsi di vendere anche qualsiasi contraccettivo?
    ebbe no che non e' la stessa cosa. il rapporto sessuale e' una cosa, la gravidanza e' un'altra, e qui si entra in tutt'altro discorso. c'è chi vede l'aborto come un diritto fondamentale di una donna, c'è chi lo vede come un omicidio bello e buono... e su questo penso che si possa avere diritto di opinione



  19. #18
    Junior Member L'avatar di Akela
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    cari tutti,


    come era ovvio stiamo addentrandoci in un campo minato. Per quanto riguarda i risvolti etici non esiste un punto di vista assoluto e potremmo andare avanti ore e ore a discutere senza venire a capo di nulla, avendo tutti torto e tutti ragione. Non bisogna andare a cercare i casi limite, e qualcuno dir?: esistono anche quelli. Certo, ma bisogna ragionare in maniera più grossolana, prendendo come riferimento ciò che, volente o nolente, regola le nostre azioni, come cittadini e operatori sanitari.


    Caro Icaro


    l'obiezione di coscienza è concessa per l'interruzione di gravidanza. L'impedire che questa avvenga è un altro discorso. Dico ciò perchè il problema, nel secondo caso,si pone solo dal punto di vista dell'etica religiosa. Nel primo caso, invece, l'obiezione non si avvalla solo del principio religioso, maanche sulla convinzione che si delegittima la motivazione di base che spinge un operatore sanitario a scegliere e fare il proprio lavoro: salvaguardare la salute e la vita.Infatti, per quanto riguarda l'aborto, gli obiettori sono molti di più rispetto a quelli che si rifiutano di prescrivere la pillola tardiva, perchè chi obietta nei confronti dell'interruzione di gravidanza pu? non farlo per la contraccezione pur rimanendo coerente con se stesso e i propri principi. In merito all'affermazione: ...."non vogliamo essere obbligati a dare qualsiasi cosa ci sia richiesta"... L'intervistato non si riferisce all'utenza finale, cioè i pazienti, ma alle lobby di potere che stabiliscono come devi comportarti, a volte anche al di l? delle leggi. Ultimo punto, l'obiezione non nega la libert? di scelta della donna che, comunque, ha già scelto, ma semplicemente demanda ad altriil compito di aiutarla.


    Cara ANNA Luisa, scusami, mi sono confuso :-)


    Cara Maria laura, l'obiezione,per legge ha già "i paletti", se poi qualcuno ne abusadiventa di un discorso personale con il proprio carico di responsabilit? di cui dovr? rendere conto.


    Caro Leon, non puntiamo a scenari catastrofici. Dal punto di vista statistico il problema, come incidenza, è molto fievole.


    Caro Roberto, nobile il tentativo di spostare l'argomento su altro fronte, magari meno confusionato.


    Il problema dell'obiezione di coscienza, in merito all'interruzione digravidanza, non avrebbe motivo d'essere se la legge 194 fosse applicata CORRETTAMENTE. l'ABUSO, di tale pratica ha portato tanti operatori sanitari a dissociarsi, non per principi religiosi, maper ferma convinzione che bisogna vivere e lavorare nella legalit? in quanto pubblici ufficiali, nella coerenza all'etica professionale come professionisti, ma soprattutto per il senso di rispetto e fiducia che qualsiasi essere umano deve porre verso un altro essere umano.


    Un abbraccio a tutti, Bruno



  20. #19
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    Ciao Bai, piacere di leggerti. Hai detto delle cose sacrosante e che condivido e hai anche messo a nudo alcune contraddizioni (? un eufemismo) del nostro sistema. Il tanto evocato diritto di scelta, al pari del pure giusto e sacrosanto diritto di obiezione di coscienza, come dicevo all'amico Akela, che saluto, è solo scritto sulla carta ma nella sostanza è eccetera, eccetera.
    Mi spiego. Il diritto di scelta ha ragion d'essere e di esistere quando lo stato - da decenni con la esse minuscola - predispone le cose in modo tale da permettere ai cittadini (TUTTI) di poter ?scegliere?. è una questione quindi di alternative che, per come stanno le cose, ad oggi non esistono. Ed è quello che sottolineavano Tersicore e Claudio, che saluto.

    Certamente, come dice Akela, e condivido, problemi non dovrebbero esserci nelle medie e grandi citt? (dove sono possibili i ?paletti?) ma, come ho già detto, se ne creano parecchi nelle piccole comunit? è come quelle montane che sono decine di migliaia - dove c'è un solo negozio di alimentari-bazar, una farmacia (e spesso neanche c'è), e un bar dove non sanno cos'? un tramezzino o un toast.
    Francamente, in queste realt?, non capisco quali possano essere e, in sostanza, in cosa consistano, i ?paletti? e quali le alternative. E neanche capisco come la cessa del mio paese possa esercitare il suo diritto di interrompere la gravidanza se l'unica farmacia disponibile ?obietta?.

    Le alternative? Di solito distano mediamente almeno 10 chilometri e l'autobus passa ogni ora per cessare il servizio alle 17. Queste realt?, lo ripeto, rappresentano (quasi) il 70-80% del territorio italiano. In sintesi, non è difficile fare di conto e detrarre, dai circa 60 milioni di cittadini italiani, il numero di coloro che hanno facolt? di scelta e chi no. Altro che catastrofismo.

    Caro Bruno, qualsiasi fesso è in grado di ?sancire un diritto, un principio, a prescindere?, come bene dimostra lo spessore e la qualit? dei nostri deputati, ma pochi, pochissimi si pongono il problema dell'applicabilit?. Quel che voglio dire è che prim'ancora di sancire un diritto lo stato, sempre con la esse minuscola, dovrebbe verificare se questo diritto potr? essere godibile (a prescindere, senza se e senza ma) da TUTTI. Cosò non ?: a una farmacia che ?obietta? deve esserci, pur distante qualche chilometro, che magari posso fare a piedi, un'altra che ?non obietta?. Punto.

    Qui non siamo negli Usa caro Bai. Il discorso del libero mercato, in Italia, non esiste e certamente non sono i due-tre negozietti di alimentari che si fanno concorrenza fra loro. Il libero mercato è una illusione (per esempio il prezzo della benzina o quello delle tariffe telefoniche o, ancora, internet) e tale sar? fin quando i consigli d'amministrazione dell'intero 'sistema paese' saranno intercomunicanti e cointeressanti l'un con l'altro. Negli Usa questo non è mai esistito n? mai esister?. Da noi si!

    Una domanda (curiosità) all'amico Bruno che è ferrato nell'argomento:
    1) cosa accade se in una farmacia, magari con due titolari alla pari, uno obietta e l'altro no?
    2) l'obiezione di coscienza esercitata dal titolare prevale anche sui collaboratori (che magari non obietterebbero)?
    3) l'obiezione di coscienza è individuale (come penso) o bisogna ritenerla valida ?in solido??


    Chiedo scusa se mi sono dilungato ma il tema è vasto. Finisco qua. Grazie all'amico Bruno e a voi tutti per la piacevolissima chiacchierata. Buon proseguimento.
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  21. #20
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    Caro Leon,


    l'obiezione di coscienza è un atteggiamento soggettivo, individuale appunto. Non è la farmacia che rifiuta il farmaco, bensò il farmacista. Ci? significa che se nella farmacia c'è un altro dipendente, anche sottoposto, che non la pensa come il farmacista, pu? tranquillamente, perchè è un suo dovere, vendere il farmaco in questione. Senza il rischio che quest'ultimo possa incorrere in problematiche di qualsivoglia tipo col suo superiore.


    Se nella farmacia è presente solo il titolare o responsabile che obietta, in quella farmacia è possibile non trovare il farmaco in giacenza, ma se nella farmacia ci sono due operatori di cui uno la pensa diversamente, quel farmaco è presente in magazzino.


    In sostanza qualsiasi paziente, utente o cliente, di fronte al rifiuto per obiezione di coscienza, pu? e deve chiedere se nella farmacia c'è un'altro operatore disponibile.


    Cosi ?, ma sappiamo che nella realt? l'applicazione dei diritti e dei doveri dipende sempre dalla correttezza delle parti in causa.


    Un abbraccio, Bruno



  22.      

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