Cookie Policy Privacy Policy Team Hoyt: storia di un padre caparbio



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  1. #1
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    Riporto qui una storia che ho letto sul forum di sorditaonline.it (grazie a Tatuato)
    L'ho trovata bellissima e sono sicura che piacer? anche a voi.

    La storia del Team Hoyt.


    Dick Hoyt si accorse presto che suo figlio nascituro aveva qualcosa che
    non andava, i medici diagnosticarono un problema cerebrale dovuto a una
    carenza di ossigeno; il destino per la medicina era segnato e alquanto
    negativo. Il padre per? non si rassegn? a lasciarlo in un istituto, lo
    prese con sò e inizio a costruirgli un interfaccia per comunicare
    attraverso un computer con i movimenti della testa. Dopo anni le prime
    parole digitali di Rick, dopo aver visto una partita di hockey, furono
    ?Go!!?. Dick prese questo come un segno della predilezione del figlio
    per lo sport e inizi? a portarlo con sò nelle sue sessioni di jogging
    spingendolo sulla carrozzina. L?allenamento e la passione crebbero,
    Rick attraverso il computer diceva che ?anche se sono disabile correre
    con mio padre mi fa sentire vivo?, iniziarono le prime gare, le prime
    lunghe distanze. Il padre spingeva la carrozzina del figlio per miglia
    e miglia, lo portava su una bicicletta speciale per partecipare alle
    gare di Triathlon e lo trainava in un gommone legato alle spalle quando
    nuotava. Nel 1992 percorsero insieme 3.735 miglia tra bici e corsa
    lungo gli Stati Uniti per 45 giorni, ad oggi hanno partecipato a 229
    Triathlon e 66 maratone. Quando chiesero a Rick cosa avrebbe voluto
    regalare a suo padre rispose ?vorrei far sedere mio papa sulla sedia e
    spingerlo almeno una volta?.



    http://www.teamhoyt.com/
    http://www.youtube.com/watch?v=GRHxH...;feature=relat


    </span>Una storia bellissima ed un padre da prendere ad esempio.
    Mentre è deprimente vedere come molti medici,
    terapisti e addetti ai lavori, pensano che un celebroleso grave sia un ramo
    secco, da cui non ci si pu? aspettare nulla.

    Al contrario, anche nei casi più estremi, se si vuole, è possibile
    trovare il modo di comunicare, è fondamentale riuscire a trovare la
    chiave di lettura giusta.

    Quel padre volenteroso l'ha cercata e trovata, così che il suo
    ragazzo, indipendentemente dalla sua condizione, ha potuto vivere una
    vita piena.</span>



  2.      


  3. #2
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    leggendo mi sono venuti i brividi!!!!!!!!!!!!!!


    hai proprio ragione quando dici che gente competente NON CREDE IN QUESTI BIMBI...............


    io mi dico sempre NON IMPORTA DOVE ARRIVERA' MIO FIGLIO SE A 1o A 30o A 70...... L 'IMPORTANTE è CHE IO POSSA FAR TUTTO QUELLO CHE E' A MIA CONOSCENZA PER FARLO ARRIVARE AL MASSIMO DELLE SUE CAPACITA', COSI' CHE LUI, POSSA UN GIORNOAVER UN SUO FUTURO, IL PIU' INDIPENDENTE POSSIBILE DA NOI GENITORI.








  4.      

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