Cookie Policy Privacy Policy APPELLO PER DUE FRATELLI DISABILI



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  1. #1
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    Ivan e Giuseppe Tavella sono due fratelli ospiti dell'istituto Don Gnocchi di Parma perchè affetti da distrofia muscolare progressiva e lanciano un appello alle istituzioni: chiedono l'aiuto degli enti pubblici per poter lasciare l'istituto e condurre un'esistenza "normale". Chiedono di poter tornare a vivere a casa con la loro madre ma che venga assicurata loro l'assistenza domiciliare che la legge prevede.


    Pensi che vivere in un istituto possa essere un aiuto o un peso per il disabile? Condividi il pensiero che la vita in istituto non sia una "vita autentica"?
    Redazione Disabili.com
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  2.      


  3. #2
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    Non conoscendo l'Istituto citato non posso esprimere un opinione. Credo che nemmeno i fratelli mirino alla critica di tale istituto. Avendo una casa dove stare vogliono, giustamente, che lo Stato, per mezzo di leggi già esistenti, li sostenga in quel luogo. E credo che ne abbiano diritto. Se si trovano soldi per le ronde e per altre bizzarrie, si DEVONO trovare i soldi per sostenere chi è in difficolt? a essere indipendente.



  4. #3
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di tersicore62
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    Innanzitutto non ci è dato sapere quale sia l'opinione della madre la quale potrebbe essere felicissima di avere i figli con sò come pure non essere in grado diseguirli, fisicamenteo psicologicamente od entrambe le cose,o pu? non volerli affatto in casa.


    Fatta questa doverosa premessa, l'assistenza domiciliare (SAD)? sò legge ed in questo caso andrebbe richiesta di 3? livello ma l'erogazione dipende dai Comuni e quindi, di fatto, dal budget che hanno a disposizione.


    Ipotizzandoche il loro comune di residenza abbia previsto un congruo stanziamento a tal fine, decisamente utopistica come idea, rimane il fatto che:


    1) difficilmente potr? essere erogata un'assistenza di 24h/24 medico ed infermieristica.


    2) dovranno anche rivolgersi ad una o più associazioni di volontariato sperando di trovare personale adeguatamente preparato


    3) addio libert? e privacy per i familiari, la casa diventerebbe un via vai continuo di persone.


    Come familiare di un disabile grave ritengo che questi ragazzi dovrebbero ritenersi fortunati ad aver trovato posto al Don Gnocchi dove sicuramente sono seguiti in toto da persone competenti e farsene una ragione della loro gravissima condizione fisica ed inoltre, scusatemi la schiettezza, voler gravare ancora sulla madre che li ha già ampiamente accuditi, curati e seguiti per tanti anni affrontando rinunce e sacrifici di ogni genere è indubbiamente dimostrazione di egoismo.


    Ha diritto pure lei a trascorrere la sua vecchiaia in parziale serenit?.


    Non è colpa di questi ragazzi se purtroppo hanno la distrofia, ma non è colpa nemmeno della madre che li ha messi al mondo inconsapevole di essere portatrice sana di questa patologia.





    Edited by: tersicore62
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  5. #4
    Junior Member L'avatar di nino
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    [QUOTE=tersicore62]


    Innanzitutto non ci è dato sapere quale sia l'opinione della madre la quale potrebbe essere felicissima di avere i figli con sò come pure non essere in grado diseguirli, fisicamenteo psicologicamente od entrambe le cose,o pu? non volerli affatto in casa.


    Fatta questa doverosa premessa, l'assistenza domiciliare (SAD)? sò legge ed in questo caso andrebbe richiesta di 3? livello ma l'erogazione dipende dai Comuni e quindi, di fatto, dal budget che hanno a disposizione.


    Ipotizzandoche il loro comune di residenza abbia previsto un congruo stanziamento a tal fine, decisamente utopistica come idea, rimane il fatto che:


    1) difficilmente potr? essere erogata un'assistenza di 24h/24 medico ed infermieristica.


    2) dovranno anche rivolgersi ad una o più associazioni di volontariato sperando di trovare personale adeguatamente preparato


    3) addio libert? e privacy per i familiari, la casa diventerebbe un via vai continuo di persone.


    Come familiare di un disabile grave ritengo che questi ragazzi dovrebbero ritenersi fortunati ad aver trovato posto al Don Gnocchi dove sicuramente sono seguiti in toto da persone competenti e farsene una ragione della loro gravissima condizione fisica ed inoltre, scusatemi la schiettezza, voler gravare ancora sulla madre che li ha già ampiamente accuditi, curati e seguiti per tanti anni affrontando rinunce e sacrifici di ogni genere è indubbiamente dimostrazione di egoismo.


    Ha diritto pure lei a trascorrere la sua vecchiaia in parziale serenit?.


    Non è colpa di questi ragazzi se purtroppo hanno la distrofia, ma non è colpa nemmeno della madre che li ha messi al mondo inconsapevole di essere portatrice sana di questa patologia.





    nn ho parole mi resta solo da piangere
    Se fossi un vino ti direi di lasciarlo decantare un pò perchè non sono più un vino novello, ma ho ancora profumo e senzazioni da offrire.
    IL MIGLIOR MODO X LIBERASI DALLE TENTAZIONI è CEDERE
    NINO



  6. #5
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di paoletto51
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    Al di la dei commenti "tersicoriani" oramai NOTI e scontati.. Per i quali come dice il GRANDE Nino c'è SOLO da PIANGERE!!! Io non entro nel merito della discussione dei due fratelli. Per poter esprimere un giudizio bisogna saper come vivono, come sono"sistemati" la loro "gravit?", il rapporto tra figli e madre..


    Volevo "comentare" i post ed i quesiti che pone redazione...


    Citazione Originariamente Scritto da Redazione
    Pensi che vivere in un istituto possa essere un aiuto o un peso per il disabile? Condividi il pensiero che la vita in istituto non sia una "vita autentica"?

    SCUSA redazione, ma CHE DOMANDE SONO?? Che RAZZA di domande fai??? NON so seSEI cambiata, SE sei ancora Alessandra o colei che l'ha sostituita. A NOI (umili mortali) NON ci è dato saperlo... Comunque sia specie negli ultimi tempi fai delle domande ASSURDE!! SCUSAMI..


    Adesso te ne rivolgo una ANALOGA:


    Secondo te, è meglio vincere un miliardo al superenalotto??? OPPURE prendere un calcio nelle gengive sferrato con una scarpa ortopedica????


    RISPONDERE PREGO!!



  7. #6
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di tersicore62
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    Paoletto, ci sono talmente tanti genitori iperprotettivi o di mentalit? così rigida o bigotta per cui le uscite degli figli sono limitate a viaggi con la parrocchia nei santuari, messaogni domenica, vacanze solo tra parenti che, ovviamente, per alcuni disabili l'istituto rappresenta la libert?, la socializzazione, l'opportunit? di andare anche in vacanza in estate al mare, che magari non hanno mai visto in vita loro.


    Sar? invece ovviamente una soluzione di ripiego quella di colui che, essendo rimasto solo e non avendo altri mezzi di sussistenza che la pensione d'invalidit? e l'accompagnamento, non riesce a far fronte alle necessit? quotidiane.


    Ci sono poi i casi dei disabili mentali gravi, quelli per intenderci che non sanno distinguere la madre da una sconosciuta, per i quali, soddisfatte le esigenze primarie, non fa alcuna differenza.


    Quindi... è tutto soggettivo.
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  8. #7
    Apprendista del Forum L'avatar di stellinaa
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    Io lavoro in una struttura e come persona con disabilit? ribadisco che il grande neo di queste strutture è di non scindere la disabilit? fisica da quella psichica. E se non si vive in un ambito umano sono molteplici le sfacettature negative che si aggiungono al disagio o difficolt? con cui si convive 24 ore su 24. Io punto sull'attenzione alla persona con disabilit? fisica adulta oggi! Capace di scegliere e decidere della sua quotidianit?.
    Orietta



  9. #8
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    Mi sembra che uesto sia un appello molto importante per chiedere aiuto alle persone.
    Erica

    \"Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze!\"
    (Giuramento degli Atleti degli Special Olympics Italia)

    http://www.specialolympics.it



  10. #9
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    Se non pu? essere garantita una assistenza adeguata quoto il messaggio di Tersicore62
    Gianni



  11. #10
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    CARA REDAZIONE

    in questa circostanza mi sembra d'intravedere più maturit? e buon senso nelle risposte che nella domanda: anche perchè, probabilmente, o la domanda non è ben posta oppure (e potrebbe essere il caso mio ...sapete l'età...) non si capisce bene cosa si chiede.

    Molti di noi infatti dicono che, prima ancora di aspirare a quello che piace, si deve guardare a quello che in realt? su pu? fare: questo premesso (chiarito cioè quello che si pu? fare), nell'ambito di quello che si pu? fare si pu? cercare quello che piace di più.

    In particolare mi piace l'analisi di Tersicore, che sottoscrivo parola per parola: dice così bene quello che penso in questo caso che io non sarei stato capace di dirlo meglio.

    Anche gli altri pareri sono tutti da considerare, compreso Paoletto al quale mi associo in toto</span>.

    Se poi mi dite che questi due fratelli avrebbero diritto ad una qualit? di vita migliore di quella che vivono in comunit?, credo che tutti gli utenti di questo forum (e molti altri svariati milioni di persone che non sono disabili) abbiano la stessa aspettativa.

    Ma quella, probabilmente, è un'altra domanda che otterrebbe, ovviamente, altre risposte.

    Cordialit? a tutti.

    Edited by: marinotunger
    marinotunger



  12. #11
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    <H1>Don Gnocchi, parlano i fratelli Tavella: "Vogliamo vivere dignitosamente a Parma". Appello alle istituzioni</H1>
    <DIV =article_></DIV>
    <DIV id=article_>
    <DIV style="WIDTH: 318px" =image>
    <DIV =image_capti&#111;n></DIV></DIV>


    Prima la denuncia della madre, Caterina Cal?, poi la risposta del direttore sanitario dell'istituto Don Gnocchi di Parma, il professore Luca Boldrocchi. Accuse e precisazioni. Ora, a sorpresa, prendono la parola Giuseppe ed Ivan Tavella, i due fratelli calabresi di 37 e 30 anni affetti da distrofia muscolare che si trovano in una stanza del Don Gnocchi. Lo fanno attraverso una lunga lettera indirizzata agli organi di stampa e al mondo delle istituzioni. Il loro è un appello, serio e a tratti commovente, ma anche una risposta al direttore sanitario della struttura parmigiana.


    EccO il testo intergrale della lettera firmata da Giuseppe ed Ivan Tavella:


    L'INTRODUZIONE


    Nella lettera chiariamo definitivamente la nostra posizione e la nostra richiesta di sostegno da parte delle Istituzioni per poter vivere liberamente e dignitosamente a Parma, nonostante i nostri impedimenti fisici. Visto che siamo noi due direttamente coinvolti nella questione, chiediamo gentilmente che la lettera venga pubblicata per intero in modo da poter spiegare bene cosa sta succedendo davvero e cosa chiediamo alle Istituzioni...


    LA LETTERA


    Vivere in istituto vuol dire non vivere, significa violare costantemente la privacy, la dignit? e la libert? delle persone. Col tempo chi vive in istituto rischia di perdere la consapevolezza, l'autodeterminazione, chi vive in istituto vive una realt? diversa da chi vive in una casa normale, in istituto si perde la dimensione umana e, come spesso accade, non si ha più la consapevolezza di cosa vuol dire davvero VIVERE, alla fine non hai più strumenti, forza ed energia per lottare, a quel punto ti lasci andare, cedi... a noi tutto questo non è successo, siamo lucidi, abbiamo la piena consapevolezza della nostra vita, conosciamo i nostri diritti e doveri, manteniamo un elevato grado di autodeterminazione e con forza, coraggio e audacia abbiamo sempre cercato di vivere normalmente e sempre con grande dignit?. Ribadiamo che non ci troviamo in uno stato vegetativo ma, a causa della distrofia muscolare progressiva, per svolgere qualsiasi nostra azione quotidiana abbiamo bisogno di qualcuno, anche per toglierci una mosca dalla testa o per bere un bicchiere d'acqua. Questa per? è solo una nostra condizione fisica, adesso, invece, noi chiediamo e rivendichiamo semplicemente i nostri diritti come cittadini con disabilit? grave, non cerchiamo ?aiuto?, ma soltanto l'applicazione delle leggi. Quando nostra madre, la Signora Cal? Caterina, dichiara che qualcuno deve aiutarla a mantenere in vita i suoi due figli disabili si riferisce al fatto che quella che stiamo conducendo in istituto non pu? essere definita vita. Noi non vogliamo più vivere in istituto e le Istituzioni devono agire concretamente per farci vivere in una casa normale garantendoci l'adeguata assistenza personale per svolgere le nostre azioni quotidiane.

    Conosciamo tutti la realt? del meridione d'Italia e, nonostante la bellezza naturalistica, si continua a vivere come è semplicemente intuibile. Abbiamo lasciato la Calabria dove siamo nati per raggiungere l'Emilia, terra che si è sempre distinta nella conquista di diritti civili, crediamo che non sia difficile immaginare la differenza tra il luogo dove siamo nati (Vibo Valentia) e il luogo in cui abbiamo deciso di vivere. Parma è una citt? molto ospitale, a misura d'uomo, ci sono poche barriere architettoniche rispetto al resto d'Italia, in questa citt? ci siamo laureati, io ho fatto un master e adesso lavoro presso il Comune di Parma con orari ridotti e la massima elasticit? di cui necessito per svolgere la mia attivit? lavorativa. Abbiamo deciso di vivere a Parma, citt? che ormai sentiamo ?nostra?, ma non in istituto, quella dell'istituto è stata una scelta forzata perchè non vi erano alternative e così dal 1997 a tutt'oggi siamo ?ospiti? presso la Fondazione Don Gnocchi di Parma, scriviamo ospiti tra virgolette perchè tra me (Ivan Tavella) e mio fratello (Giuseppe Tavella) la Fondazione Don Gnocchi mensilmente incassa quasi 10 mila euro a carico della nostra ASL di residenza. Con la stessa somma, anzi forse con molto meno, noi potremmo vivere in maniera indipendente con l'aiuto di assistenti personali in una casa normale.

    La nostra battaglia non è contro il Don Gnocchi, ma chiediamo al Don Gnocchi che non ci renda più difficile il nostro percorso di Vita Indipendente, la nostra volont? è quella di lasciare al più presto il Centro, ma per far questo è necessario che scendano in campo le Istituzioni perchè da soli non ce la possiamo fare. Nel frattempo chiediamo altresò al Don Gnocchi il rispetto dei nostri diritti. La sezione disabili del Don Gnocchi è vero che da sempre chiude nel mese di agosto, ma è anche vero che da sempre noi ribadiamo anche attraverso le Istituzioni che per noi è impossibile anche solo per un mese tornare in Calabria e le diverse proposte alternative provenienti da Istituzioni locali cui fanno riferimento il Direttore sanitario del Don Gnocchi prof. Gianluca Boldrocchi e il Direttore del Centro, ragionier Cassisi non sono rispondenti alle nostre necessit? perchè inaccessibili a causa della presenza di barriere architettoniche o irraggiungibili per la distanza e la carenza di mezzi pubblici accessibili, chiunque pu? verificarlo insieme a noi.

    Le dichiarazioni di nostra madre, Cal? Caterina, intervistata nei giorni scorsi e le nostre non sono assolutamente ?mendaciò, la malasanit? al Don Gnocchi esiste, questa è la verità, per esempio perchè il Direttore del Centro non ha il coraggio di dire che dal 31 agosto all'8 settembre con questo caldo asfissiante non è possibile fare neppure una doccia? Questa come si chiama, buona sanit?? Questi episodi si ripetono da sempre e in diversi periodi. Perch? non dicono che per lunghi periodi non abbiamo l'acqua calda e facciamo il bid? con l'acqua del distributore delle bevande calde? I lavori di straordinaria manutenzione, quali il ripristino ex novo del sistema chiamata (campanelli), cui fa riferimento il ragionier Cassisi, non sono stati fatti nel mese di agosto, come dichiarato dal ragioniere stesso, ma i lavori sono iniziati solo oggi 3 settembre dopo quasi due mesi senza i campanelli di emergenza, inoltre la manutenzione dell'ascensore, cui fa riferimento sempre Cassisi si fa in tutti i condomini e non credo che per farla facciano evacuare l'intero condominio. Il personale di supporto usufruisce delle ferie nel mese di agosto perchè non ha la possibilit? di andare in ferie quando lo desidera in quanto è numericamente insufficiente per coprire i tre turni di assistenza. Perch? il Direttore non dice che abbiamo una sola operatrice notturna per 13 persone con disabilit?? E se ci scappa la pip? mentre l'operatrice è impegnata con altri, che si fa? L'operatrice non pu? dividersi e quindi noi tratteniamo la pip?, cos'? questa se non malasanit?? Il servizio è insufficiente proprio per la la carenza di personale. Questi sono pochi esempi di innumerevoli casi di malasanit? causati non certo dai professionisti operanti nella struttura, ma dalla cattiva gestione del Centro. Il disagio ovviamente non riguarda solo noi, ma non tutti possono avere la forza e il coraggio di denunciarlo. Il problema del Don Gnocchi di Parma è a livello gestionale, organizzativo, i dirigenti del Centro non devono nascondersi dietro un dito, i professionisti che operano all'interno del centro sono assolutamente stimati e rispettati anche da noi, anzi forse il Centro dovrebbe riservare anche loro un trattamento migliore. Trovare una piccola risposta ai nostri bisogni assistenziali significa potersi lavare tutti i giorni come, quando e quanto noi crediamo sia necessario, significa organizzare la propria vita come meglio crediamo pur riconoscendo le nostre difficolt?. Noi chiediamo un intervento del Presidente della Repubblica per poter vivere liberamente nonostante i nostri gravi impedimenti fisici e non essere costretti a vivere in istituto, n? al Don Gnocchi, n? in altri istituti. Il Presidente della Repubblica ha il dovere di tutelare i cittadini e la libert? dell'intera Nazione non solo con le parole. Abbiamo già chiesto un Suo intervento ma a tutt'oggi non abbiamo ricevuto risposta. Se sono necessari procederemo anche con gli incatenamenti davanti alle più alte Istituzioni in nome e in difesa della nostra libert? e di tantissimi altri cittadini nella nostra medesima situazione. Le gite romane le lasciamo fare volentieri al Direttore sanitario del Don Gnocchi e al Direttore del Centro. A noi basta vivere dignitosamente a Parma.

    Ivan e Giuseppe Tavella</DIV>
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  13. #12
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    hanno tutto il diritto di vivere in casa loro con l'assistenza da parte dell'ASL E DEI SERVIZI SOCIALI , GLI ISTITUTI ANNIENTANO, quasi quasi li metto in contatto con chi c'è l'ha fatta a vivere autonomamente e con le difficolt? analoghe, scrivo ai giornali che hanno pubblicato la notizia e vedo se posso dare una mano.
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  14. #13
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    CIAO MAMMAMARINA,

    non aspettare... quasi quasi</span>... se puoi aiutare questi due fratelli disabili, magari mettendoli in contatto con altri che, nelle loro condizioni, sono riusciti a conquistarsi una qualit? di vita autonoma e migliore fallo subito, senza aspettare.

    Chissò che non sia utile, oltre ai due fratelli calabresi, anche ad altri disabili che si trovano nelle loro stesse condizioni.

    Naturalmente senza destare illusioni o aspettative che poi, nella realt?, non sono realizzabili: sarebbe un danno ancora peggiore della situazione in cui stanno vivendo e nella quale, almeno, sopravvivono</span>.

    Grazie in ogni caso per quello che potrai fare.

    Cordialit? a tutti.

    Edited by: marinotunger
    marinotunger



  15. #14
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    quasi quasi perchè non è detto che nonostrante l'aiuto che potranno dare la situazione miracolosamente si risolva, questi due ragazzi , ormai oggi 2 uomini hanno anche fondato un'associazione e si impegnano come possono affinch? a nessuno sia impedito di rimanere in famiglia o crearsi una vita indipendente, ma la strada è lungaEdited by: mammamarina
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  16. #15
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    http://www.fondazionepromozionesociale.it/PA_Indice/145/145_ dal_cottolengo_a_casa_mia.htm


    leggete ................................
    <B style="mso-bidi-font-weight: normal">DAL COTTOLENGO A CASA MIA[/B]<B style="mso-bidi-font-weight: normal"><?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />[/B]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">Roberto Tarditi[/I]<I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    Sono già trascorsi 20 anni dalla conquista dell?indipendenza, da quando il cancello della Piccola Casa della Divina Provvidenza - il celeberrimo Cottolengo di Torino - si è spalancato per lasciarci finalmente libera la strada verso casa nostra. Ricordo come questa scelta nacque a mo? di scommessa, osteggiata all?interno dell?istituto e vista con scetticismo anche da molti conoscenti; solo pochi amici colsero l?importanza della sfida e ci aiutarono concretamente a superare le difficolt? morali e materiali che si sarebbero presentate quotidianamente alle prime due persone affette da disabilit? fisica grave in Torino che fortemente rivendicavano e lottavano per ottenere la propria individualit?, la propria vita e - ciò che solo pu? garantirle - la propria casa.
    Proprio per la lunga esperienza vissuta all?interno di un istituto, dopo anni di svariate lotte, abbiamo deciso di costituire l?Associazione ?Mai più istituti d?assistenza?<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> [/B]che nasce insieme alla preparazione del libro <I style="mso-bidi-font-style: normal">Anni senza vita al Cottolengo[/I]; l?Associazione è scaturita dall?incontro di persone che, sotto diversi punti di vista e modalit?, si sono confrontati con la realt? del ricovero in istituti, e si batte dunque contro ogni forma di emarginazione e contro i ricoveri che nascono dalla diversit? o dalla debolezza, sia dipendente da un handicap che da una difficolt? legata alla minore età.
    Tra i soci fondatori dell?Associazione ci siamo io e Piero Defilippi, che abbiamo scelto di raccontare la nostra esperienza di ricoverati al Cottolengo e della nostra riconquistata libert? nella società, nel libro-testimonianza intitolato <I style="mso-bidi-font-style: normal">Anni senza vita al Cottolengo[/I]<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> [/B]scritto da Emilia De Rienzo e Claudia De Figueiredo ed edito dalla Rosenberg &amp; Sellier, Torino 2000.
    Il libro nasce anche grazie all?incontro con l?Ulces (Unione per la lotta contro l?emarginazione sociale) ed alla disponibilit? che Piero ed io abbiamo deciso di dare per raccontare le disavventure subite in istituto, non per una qualche forma di narcisismo o di autocommiserazione, ma poich? riteniamo che la realizzazione di servizi di domiciliarit? e di aiuto alla persona siano imprescindibili per favorire la piena autonomia di ogni individuo e che il concetto d?assistenza non pu? in alcun modo essere collegato ad un?idea di segregazione, di privazione della libert? e della dignit? umana come accade all?interno delle istituzioni totali.
    Uno degli scopi che ci proponiamo è l?abolizione degli istituti di assistenza e quindi la richiesta - con forza - alle Regioni e ai Comuni della realizzazione di servizi sul territorio quali: l?assistenza economica e domiciliare che garantisca la possibilit? alle persone disabili e alle persone anziane di vivere autonomamente nella propria casa; l?inserimento di persone handicappate adulte in famiglie affidatarie o in comunit? alloggio, a seconda delle minorazioni o situazioni; il potenziamento sia quantitativo sia qualitativo delle comunit? alloggio - da otto/dieci posti - per persone che, per la loro grave disabilit?, non possono vivere autonomamente in casa propria; l?istituzione di servizi diurni per le persone disabili intellettive; mini appartamenti per le convivenze guidate per coloro che non hanno sufficiente autonomia; l?assegnazione di alloggi per le persone disabili fisiche che scelgono di vivere in modo autonomo; la previsione di piccole strutture residenziali con valenza sanitaria per persone disabili o anziane in stato di non autosufficienza e che necessitano di cure sanitarie.
    Lo scopo più importante che l?Associazione intende sostenere con forza è per? l?istituzione di un servizio diretto a richiedere, per tutte le persone ricoverate durante la loro minore età, il risarcimento dei danni morali e materiali.
    A tale proposito la rivista <I style="mso-bidi-font-style: normal">Prospettive assistenziali[/I] ha chiesto il parere di Massimo Dogliotti, magistrato di Corte d?appello e docente di diritto presso l?universit? di Genova; questi, facendo leva sullo schema generale stabilito per la responsabilit? civile sul cosiddetto danno esistenziale e sul fatto che ci troviamo dinnanzi a violazioni di interessi e diritti garantiti come fondamentali dalla Costituzione, ritiene possibile richiedere il risarcimento dei danni: alle Regioni per la carenza nella programmazione, ai Comuni per l?assenza di prestazioni alternative al ricovero e, nei casi più gravi, anche all?istituto e al suo personale.
    La richiesta del risarcimento danni è dunque un obiettivo che ci siamo prefissati per indurre le istituzioni a modificare la recente legge n. 149/2001 di riforma sull?affidamento e sull?adozione, affinch? siano garantiti i diritti esigibili ai nuclei familiari d?origine, ai minori che necessitano di essere affidati a scopo educativo e tutelare, e affinch? siano individuate nuove tutele per chi accoglie adolescenti o handicappati in situazione di abbandono.
    Probabilmente il più grosso limite di questa legge è che la realizzazione delle prestazioni assistenziali previste dalla legge possono essere fornite dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali solamente ?nei limiti delle risorse finanziarie disponibili?. E purtroppo anche la legge n. 328/2000 ha lo stesso difetto. Si pu? immaginare cosa potr? succedere in quelle Regioni in cui non esiste una ?cultura? anti-istituzionale: la data della chiusura degli istituti rischia di andare ben al di l? del 2006!
    Credo davvero che sia particolarmente importante denunciare queste contraddizioni poich? non è più accettabile che - come risulta dall?ultima precisa ricerca risalente al giugno 1998 - circa 15.000 minori siano reclusi in istituto, per molti anni e spesso facendo la spola da uno all?altro, e che molti di essi frequentino addirittura le scuole interne.
    In opposizione a ciò <I style="mso-bidi-font-style: normal">?Mai più istituti d?assistenza?[/I] rivendica il diritto di tutti i bambini di crescere in una famiglia - anzitutto quella d?origine - assicurando ad essa i necessari servizi sociali ed assistenziali; quando non sar? possibile i bambini dovranno essere inseriti in famiglie affidatarie in caso di inidoneit? temporanea, in famiglie adottive nei casi di privazione di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti, previo accurato accertamento che i nuclei famigliari di destinazione siano realmente in grado di rispondere alle esigenze fisiche e psicologiche individuali del minore. In ultima istanza, e come ultima alternativa, si potr? arrivare alla creazione di piccole comunit? alloggio che - cosa non precisata dall?ultima legge di riforma sull?affidamento e l?assistenza che, come detto, prevede la chiusura degli istituti entro fine 2006 - devono essere inserite in un normale contesto abitativo, e soprattutto non dovranno essere accorpate,<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> [/B]perchè bisogna assolutamente evitare il rischio di arrivare a strutture ospitanti fino a 200 persone, suddivise in gruppi appartamento per comunit? di tipo famigliare. Sarebbe infatti un escamotage per ritrovare in forma diversa le vecchie strutture, mentre bisogna essere chiari nel pretendere che le comunit? non dovranno accogliere più di 6-8 individui.Edited by: mammamarina
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  17. #16
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    Marina, quello che hai detto tu è vero, la strada è molto lunga.
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  18. #17
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    Io dico il mio parere, da distrofica.
    Io vivo da sola, con diversi aiuti ma, per fortuna sono ancora autosufficiente.
    Fino all'anno scorso vivevo con mia madre, ma vedevo che fatica faceva anche solo a darmi un minimo aiuto (come, per far il bagno) mi accorgevo di essere un peso, per una mamma anziana e con problemi di salute legati all'età.
    E' uno dei motivi che mi hanno spinto a chiedere una casa al comune...e grazia al cielo, in un anno l'ho ottenuta.
    La mia idea iniziale, era andare in una struttura per disabili, ma l'unica che mi hanno proposto, era un istituto per anziani non autosufficienti e disabili mentali...non me la sono sentita.
    Adesso sono contenta, ho la mia casetta, i miei gatti (che, nel frattempo sono diventati tre) e tutto quello che potrei desiderare.
    Purtroppo l'aiuto domiciliare che mi passa il comune è pochissimo, 4 ore alla settimana...ma, per adesso, mi arrangio.


    -vola in alto solo chi osa farlo-
    -per arrivare all\'alba non c\'è altra via che la notte-



  19. #18
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    April , la regione lombardia stanzia fondi per l'assistenza , 4 0re mi sembrano proprio poche
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  20. #19
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    bravi questi due ragazzi che nonostante tutto lottano anche per gli altri!
    Piccola luce
    non ha consistenza.. non parla non ride non scherza non suona ... e\' solo una luce



  21. #20
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    Io quando ero giovane ho fatto volontariato presso un istituto estivo per.ragazzi.disabili.e ci occupavamo dell'assistenza in toto: io mi arrabbio molto ma quello che mi ha indignato profondamente è stata l'assoluta mancanza di dignit? di privacy e.di personale specializzato! Era uno schifo e lo giustificavano dal fatto che comunque stavano bene con noi volontari che gli volevamo bene: ma noi eravamo tutt? volontari: dove andavano i soldi che loro ricevevano? Edited by: SoleStanco
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  22.      

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