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Discussione: IO DICO PACE

  1. #1
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    IN TUTTI I TEMPI

    sono vissute persone di pace e di guerra. La guerra ha sempre prodotto clamore, morti, disgrazie, come la pianta che cade; la pace invece ha sempre dato benessere e prosperit?, senza clamori, come la foresta che cresce.

    Ed alla fine è stata sempre la pace che ha fatto progredire l'umanit?, non le guerre: le idee valide generano progresso, quelle balorde portano cannonate.

    Eppure c'è gente, ancora ai giorni nostri, che continua ad aggredire, che tenta d'imbonire, di sfornare un mucchio di parole tentando d'intontire il prossimo, che cerca di far vedere quanto è furba, anche convinta del fatto che sia il numero di parole pronunciate e di aggressivit? dimostrata che producono autorevolezza.

    Vi riporto un brano di Manzoni, da I Promessi Sposi</span> che abbiamo studiato alle medie superiori, nel quale, anche in tempo di guerra, di miseria e di morte, si vede vincere la vita, e poi ditemi se questo brano non è attuale....

    Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi cap. XXXIV è CECILIA</span></font>Scendeva dalla soglia d?uno di quegli usci, e veniva verso il
    convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza
    avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e
    offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor
    mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel
    sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli
    occhi non davan lacrime, ma portavan segno d?averne sparse tante; c?era
    in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava
    un?anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo
    suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente
    alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e
    ammortito ne? cuori. Portava essa in collo una bambina di forse
    nov?anni, morta; ma tutta ben accomodata, co? capelli divisi sulla
    fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l?avessero
    adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. N?
    la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto
    appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina
    bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata
    gravezza, e il capo posava sull?omero della madre, con un abbandono più
    forte del sonno: della madre, ch?, se anche la somiglianza de? volti
    non n?avesse fatto fede, l?avrebbe detto chiaramente quello de? due
    ch?esprimeva ancora un sentimento.</font></span>Un turpe monatto and? per levarle la bambina dalle braccia, con una
    specie per? d?insolito rispetto, con un?esitazione involontaria. Ma
    quella, tirandosi indietro, senza per? mostrare sdegno n? disprezzo
    ?no? disse: ?non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro:
    prendete?. Cosò dicendo, apr? una mano, fece vedere una borsa, e la
    lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continu?:
    ?promettetemi di non levarle un filo d?intorno, n? di lasciar che altri
    ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.</font></span>Il
    monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi
    ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che
    per l?inaspettata ricompensa, sòaffaccend? a far un po? di posto sul
    carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la
    mise l? come sur un letto, ce l?accomod?, le stese sopra un panno
    bianco,e disse l?ultime parole: ?addio, Cecilia! Riposa in pace!
    Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per
    noi; ch?io pregher? per te e per gli altri?. Poi voltatasi di nuovo al
    monatto, ?voi,? disse, ?passando di qui verso sera, salirete a prendere
    anche me, e non me sola?.</font></span>Cosò
    detto, rientr? in casa, e, un momento dopo, sòaffacciò alla finestra,
    tenendo in collo un?altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della
    morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della
    prima, finch? il carro non si mosse, finch? lo pot? vedere; poi
    disparve. E che altro pot? fare, se non posar sul letto l?unica che le
    rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? Come il fiore già
    rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al
    passar della falce che pareggia tutte l?erbe del prato.</span> </font></span>

    E noi stiamo l? a dire quello/a mi ha offeso</span>, oppure quell'altro/a vuole essere più furbo di me</span>, oppure ancora, gli faccio vedere io</span>...

    Non adeguiamoci allo stile delle moderne</span> trasmissioni riempitive Tv dove si macina il nulla, dove chi pronuncia il maggior numero di parole (a prescindere dal contenuto) sembra debba prevalere e magari vincere (... ma cosa?).

    In questo sito siamo in maggioranza disabili, è vero, ma non siamo tutti disabili psichici: quelli che non lo sono, per favore, si alzino e tentino di dimostrare che c'è anche fra noi disabili chi sa parlare, proporre, dialogare, costruire, magari anche ascoltare. Altrimenti davvero corriamo il rischio di tornare indietro nei secoli dove il disabile, se voleva sopravvivere, doveva necessariamente essere sinonimo di scemo del villaggio</span>.

    Non mettiamoci a strillare il nulla in mezzo alla piazza, stando magari su uno sgabello, per il gusto di farci vedere da tutti perchè, così come da una parte ci vedono, così dall'altra ci giudicano in base alla qualit? dei discorsi che facciamo.

    La vita del panem et circenses</span> lasciamola fare a quelli che non si vogliono impegnare per un mondo migliore: noi disabili non possiamo permetterci di rilassarci oltre il lecito, pena la recessione dai pochi diritti che abbiamo acquisiti a prezzo di anni di lotte, e che continuamente ci vengono strattonati da più parti, quansi fossero delle concessioni caritatevoli.

    Cordialit? a tutti.

    Edited by: marinotunger
    marinotunger


  2.      


  3. #2
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    Marino null'altro da aggiungere se non oltre alla Pace un "sii gentile" ... il "Sii gentile" cerco soprattutto di dirlo a me stessa, nonostante di questi tempisia sempre più difficile esserlo per i motivi che tu hai elencato, in modo impeccapile, al terzo paragrafo del tuo intervento.


    Cordialit? anche a te.


    Anna Luisa


    http://www.youtube.com/watch?v=OETwbVBPI1U


    <A name=lyrics_v839></A>DEMOCRAZIA

    Sta arrivando attraverso un buco nell'aria;
    da quelle notti in piazza Tien-an-Men.
    Sta venendo dalla sensazione
    che non è esattamente vera
    o è vera ma non è ancora esattamente al suo posto.
    Dalle guerre contro il disordine,
    dalle sirene notte e giorno;
    dai fuochi dei senzatetto,
    dalle ceneri dei gay:
    la democrazia sta arrivando negli USA.

    Sta arrivando da una crepa nel muro;
    su un visionario diluvio d'alcol,
    dallo sconvolgente resoconto
    del Sermone della Montagna
    che non pretendo affatto di capire.
    Sta venendo dal silenzio
    sulla banchina della baia,
    dal coraggioso, dall'intrepido, dal malconcio
    cuore della Chevrolet;
    la democrazia sta arrivando negli USA.

    Sta arrivando dal dolore nelle strade,
    i sacri luoghi dove le razze s'incontrano;
    dalle baruffe omicide
    che hanno luogo in ogni cucina
    per determinare chi serve e mangia.
    Dai pozzi della delusione
    dove le donne s'inginocchiano a pregare
    per la Grazia del Signore in questo deserto
    e nel deserto lontano:
    La democrazia sta arrivando negli USA.

    Veleggia, veleggia,
    o possente Nave dello Stato!
    Verso i lidi del Bisogno
    oltre le Scogliere della Cupidigia
    attraverso le Bufere dell'Odio
    veleggia, veleggia, veleggia...

    Sta arrivando prima in America,
    culla del meglio e del peggio.
    E' qui che hanno tutto e il suo contrario
    e il meccanismo per i cambiamenti;
    ed è qui che hanno provato la sete spirituale.
    E' qui che la famiglia si è spezzata
    ed è qui che i malinconici sostengono
    che il cuore deve aprirsi
    in un modo fondamentale:
    la democrazia sta arrivando negli USA.

    Sta arrivando dalle donne e dagli uomini.
    Oh, piccola, faremo l'amore ancora.
    Ci spingeremo così in profondit?
    che il fiume prender? a piangere,
    e la montagna grider? Cosò sia!
    Sta arrivando come la marea del diluvio
    sotto l'influenza della luna,
    imperiale, misteriosa,
    in amoroso assetto:
    la democrazia sta arrivando negli USA.

    Veleggia, veleggia,
    o possente Nave dello Stato!
    Verso i lidi del Bisogno
    oltre le Scogliere della Cupidigia
    attraverso le Bufere dell'Odio
    veleggia, veleggia, veleggia...

    Sono un sentimentale, se capisci cosa intendo:
    amo il paese ma non sopporto la scena.
    E non sono di destra n? di sinistra
    e questa notte rimarr? a casa mia,
    a perdermi in quel piccolo schermo senza speranze.
    Ma io sono resistente come quei sacchi dell'immondizia
    che il Tempo non riesce a deperire,
    sono roba vecchia ma alzo ancora
    questo piccolo mazzo di fiori:
    la democrazia sta arrivando negli USA.


    (Versione italiana di Massimo Cotto da: "Leonard Cohen, Canzoni in una stanza - Tutti i testi")



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