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Risultati da 101 a 114 di 114

Discussione: COMA SI. EUTANASIA NO?

  1. #101
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    Cari amici personalmente sono sempre stata contraria all'eutanasia, perchŔ credo fermamente che la vita non Ŕ nostra e come tale va rispettata fino in fondo.Poi l'ultimo caso di Salvatore che si Ŕ risvegliato dal coma dopo alcuni anni, mi confermano ancora di pi¨ l'ipotesi che nessuno pu? staccare quella benedetta spina. La vita va vissuta fino in fondo anche se in fondo potremmo trovare un baratro, solo chi ci ha dato la vita pu? riprendercela.Ciao a tutti


  2.      


  3. #102
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    EUTANASIA SIIIIII DECISAMENTE SI, TROVO INUTILE SOFFRIRE QUANDO NON VI SONO PIU' SPERANZE.
    ANNA



  4. #103
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    Krizia a Anna......due pareri contrastanti al cento per cento. Sicuri e decisi. no, io non ho queste certezze. Le vorrei. Ma da dove vi vengono? Nemmeno il minimo dubbio Anna?



  5. #104
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    SIBILLA I DUBBI VI SONO SEMPRE, MA LA SOFFERENZA INUTILE MI FUGA OGNI DUBBIO, HO VISTO TROPPA GENTE SOFFRIRE PER MOLTO TEMPO PER NULLA. IO SAREI FAVOREVOLE A STACCARE LA SPINA, ALMENO PER QUANTO MI RIGUARDA.
    ANNA



  6. #105
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    Piccolo particolare ma non insignificante: a decidere cos'?
    "sofferenza" pu? esser solo la persona interessata!



  7. #106
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    CERTAMENTE FAIR, DEVE ESSERE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA PERSONA INTERESSATA A DECIDERE......
    ANNA



  8. #107
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    Per anni ho visto persone morire e faticare non poco al raggiungimento del passo finale. E mi chiedevo perche' si deve fare fatica sia a vivere che a morire. Allora non avevo risposte, ora anch'io qualcosa farei. Ma non mi sento di generalizzare. Ogni caso e' a se. Pero' sarebbe giusto che i parenti avessero voce in capitolo e non i giudici come nel caso di Terry. Addirittura il marito e nemmeno i genitori hanno potuto dire la loro. Questo mi e' sembrato assurdo!!



  9. #108
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    No, Sibilla. I parenti, e lo dico da "parente" molto coinvolta, non
    possono avere voce in capitolo perchŔ essendo, appunto, molto
    coinvolti possono facilmente scambiare la propria sofferenza, nel
    vedere il congiunto in coma, per la sofferenza dello stesso.
    Non che alcuni medici siano esenti da questo: ed io lo s˛ bene,
    oppure alcuni giudici ecc. L'unica persona che pu? affermare di
    soffrire Ŕ colui che st? soffrendo. E non si pu? nemmeno indicare, a
    parit? di condizioni di sofferenza, il limite massimo oltre il quale non
    si pu? andare. Mia madre e mio zio, negli ultimi giorni delle loro
    vite, soffrivano atrocemente ma entrambi rifiutarono
    categoricamente qualsiasi cosa che abbassasse loro il livello della
    sofferenza fisica perchŔ, ostinati a non voler morire, tolleravano la
    loro sofferenza pur di rimanere lucidi. Mio marito, invece, che aveva,
    oltre ad una sofferenza fisica, anche e soprattutto una sofferenza
    psichica dovuta alla consapevolezza di lasciarci soli, me e mio figlio,
    e non poter farci niente, chiese esplicitamente di poter accellerare la
    sua dipartita e di evitare qualsiasi sofferenza inutile.
    Le persone in coma, per esempio, non soffrono...visto che il loro
    stato Ŕ quello di uno "pseudo" sonno-sogno. Chi soffre Ŕ soprattutto
    il parente, ma questo avviene nella maggior parte all'inizio, quando
    ancora ci si deve abituare al nuovo stato del proprio
    congiunto...successivamente il maggior carico della sofferenza del
    parente Ŕ dovuta al fatto di esser lasciato quasi completamente solo
    nell'accudimento della persona in coma, e nello stato d'impotenza
    che si prova nel non riuscire a garantire, da solo, la qualit?
    esistenziale che si vorrebbe offrire.
    Vedi Sibilla, un tempo nemmeno troppo lontano, si pensava che ogni
    forma di handicap fosse una condizione degradata dell'essere
    umano e che non ci fosse alcuna speranza, per chi fosse in quella
    condizione l?, di condurre una vita qualitativamente decente.
    E questo lo si pensava di chi non poteva camminare n? di chi non
    vedeva o sentiva o aveva un ritardo mentale.
    Io sono convinta che l'ostinazione di alcuni parenti sia riuscita a
    dimostrare con i fatti alla collettivit? che, unendo gli sforzi di tutti
    attraverso la solidarietÓ sociale, anche la persona con degli handicap
    possa riuscire ad ottenere una qualit? di vita pari, se non superiore,
    a quella della maggioranza delle persone. La storia di Slavatore,
    come quella di tanti altri, dimostra una volta di pi¨ che con
    un'adeguato supporto della collettivit? le condizioni di queste
    persone migliorano, al di l? degli eventuali progressi fisici ottenuti.
    Quella ragazza che ho conosciuto ha una qualit? di vita ottima, come
    cell'ha mio figlio, ma sono piuttosto i genitori che, abbandonati dalle
    istituzioni e dalla solidarietÓ della collettivit?, si ritrovano ad esser
    costretti a diminuire la propria qualit? di vita.
    La soluzione utilitaristica, che valuta l'essere umano solo per quello
    che pu? produrre in termini di ricchezza economica, Ŕ quella
    di...eliminare l'ingombro. A mio giudizio Ŕ la soluzione tipica che
    usavano gli esseri umani ai loro albori, quando, appunto, non
    esisteva alcuna cultura n? civiltÓ...? quello che si f? nel regno
    animale, tra le bestie.
    Quando invece si considera l'essere umano contenitore di dignit? al
    di l? della condizione in cui si trova, ritengo una risposta che denota
    un alto grado di civiltÓ quello che permette alla collettivit? di farsi
    carico del membro pi¨ debole.



  10. #109
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    Citazione Originariamente Scritto da fair
    No, Sibilla. I parenti, e lo dico da "parente" molto coinvolta, non
    possono avere voce in capitolo perchŔ essendo, appunto, molto
    coinvolti possono facilmente scambiare la propria sofferenza, nel
    vedere il congiunto in coma, per la sofferenza dello stesso.
    Non che alcuni medici siano esenti da questo: ed io lo s˛ bene,
    oppure alcuni giudici ecc. L'unica persona che pu? affermare di
    soffrire Ŕ colui che st? soffrendo. E non si pu? nemmeno indicare, a
    parit? di condizioni di sofferenza, il limite massimo oltre il quale non
    si pu? andare. Mia madre e mio zio, negli ultimi giorni delle loro
    vite, soffrivano atrocemente ma entrambi rifiutarono
    categoricamente qualsiasi cosa che abbassasse loro il livello della
    sofferenza fisica perchŔ, ostinati a non voler morire, tolleravano la
    loro sofferenza pur di rimanere lucidi. Mio marito, invece, che aveva,
    oltre ad una sofferenza fisica, anche e soprattutto una sofferenza
    psichica dovuta alla consapevolezza di lasciarci soli, me e mio figlio,
    e non poter farci niente, chiese esplicitamente di poter accellerare la
    sua dipartita e di evitare qualsiasi sofferenza inutile.
    Le persone in coma, per esempio, non soffrono...visto che il loro
    stato Ŕ quello di uno "pseudo" sonno-sogno. Chi soffre Ŕ soprattutto
    il parente, ma questo avviene nella maggior parte all'inizio, quando
    ancora ci si deve abituare al nuovo stato del proprio
    congiunto...successivamente il maggior carico della sofferenza del
    parente Ŕ dovuta al fatto di esser lasciato quasi completamente solo
    nell'accudimento della persona in coma, e nello stato d'impotenza
    che si prova nel non riuscire a garantire, da solo, la qualit?
    esistenziale che si vorrebbe offrire.
    Vedi Sibilla, un tempo nemmeno troppo lontano, si pensava che ogni
    forma di handicap fosse una condizione degradata dell'essere
    umano e che non ci fosse alcuna speranza, per chi fosse in quella
    condizione l?, di condurre una vita qualitativamente decente.
    E questo lo si pensava di chi non poteva camminare n? di chi non
    vedeva o sentiva o aveva un ritardo mentale.
    Io sono convinta che l'ostinazione di alcuni parenti sia riuscita a
    dimostrare con i fatti alla collettivit? che, unendo gli sforzi di tutti
    attraverso la solidarietÓ sociale, anche la persona con degli handicap
    possa riuscire ad ottenere una qualit? di vita pari, se non superiore,
    a quella della maggioranza delle persone. La storia di Slavatore,
    come quella di tanti altri, dimostra una volta di pi¨ che con
    un'adeguato supporto della collettivit? le condizioni di queste
    persone migliorano, al di l? degli eventuali progressi fisici ottenuti.
    Quella ragazza che ho conosciuto ha una qualit? di vita ottima, come
    cell'ha mio figlio, ma sono piuttosto i genitori che, abbandonati dalle
    istituzioni e dalla solidarietÓ della collettivit?, si ritrovano ad esser
    costretti a diminuire la propria qualit? di vita.
    La soluzione utilitaristica, che valuta l'essere umano solo per quello
    che pu? produrre in termini di ricchezza economica, Ŕ quella
    di...eliminare l'ingombro. A mio giudizio Ŕ la soluzione tipica che
    usavano gli esseri umani ai loro albori, quando, appunto, non
    esisteva alcuna cultura n? civiltÓ...? quello che si f? nel regno
    animale, tra le bestie.
    Quando invece si considera l'essere umano contenitore di dignit? al
    di l? della condizione in cui si trova, ritengo una risposta che denota
    un alto grado di civiltÓ quello che permette alla collettivit? di farsi
    carico del membro pi¨ debole.

    State calmi se potete...
    Salvo

    Redazione rendiamo accessibile il sito.Grazie!



  11. #110
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    Fair......sei fantastica nell'esprimere fatti e situazioni. Mi e' sembrato ri vivere con te i vari passaggi di vita e di morte dei tuoi cari. Quanta sofferenza ......ma quanta dignita' leggo in te. E la dignita' la molla che mi fa scattare il non accanirsi verso un essere che in stato di coma, non sa cosa gli fanno. E' certo che l'ultimo caso invece infonde speranze e non solo. Comunque i miei discorsi non sono perche' penso all'ingombro, ma solo al diritto di morire con la dignita' che si e' conquistati in vita. Ecco....con dignita' . Ma questa sono solo i parenti a mantenerla. Il personale troppo impegnato con macchinari vari come potrebbe anche accudire la mente addormentata? Fair.......ti sono grata per come esponi .......grazie.



  12. #111
    Senior Member L'avatar di April
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    Mia nonna, poco prima di addormentarsi per sempre disse "Non credevo si
    soffrisse a si facesse cosý tanta fatica per morire"...ma non so,
    ancora adesso se intendeva sofferenza fisica o...interiore.

    A volte me lo chiedo.

    Ma, adorando mia nonna come l'adoravo e adoro tutt'ora, avrei dato
    tutto quello che avevo a 14 anni, pur di farla stare bene. nemmeno
    adesso che sono adulta e ragiono molto diversamente, avrei scetlo per
    lei l'eutanasia.

    Passiva si, com'? stata scelta, come anche io ho scelto per la persona che pi¨ amavo al mondo, mio figlio.

    Ma, mi ripeto, non staccare la spina...semplicemente, non riattaccarla pi¨.


    Edited by: April


    -vola in alto solo chi osa farlo-
    -per arrivare all\'alba non c\'Ŕ altra via che la notte-



  13. #112
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    April mi spiace per questa tue sofferenza eterna. Non c'e' modo di attenuarla? Non c'era nulla da fare vero per il tuo angelo? Non riesci a fartene una ragione pur amandolo come solo tu lo sai amare?



  14. #113
    Senior Member L'avatar di April
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    Non credo riuscir? mai a farmene una ragione.

    Ma, anche se non riesco del tutto, devo accettare il fatto che lui non sia pi¨ di questo mondo.

    A volte, lucidamente penso, che ci sar? una ragione, ma adesso a me non Ŕ dato conoscerla.

    Ma...? una sofferenza atroce e infinita.

    Quando lui Ŕ morto, Ŕ morta una parte di me...e non solo in senso figurato, perchŔ lui era parte di me.

    Una parte del mio cuore l'ho sepolta, insieme a lui.

    Nessuno pu? ridarmela, nessuno pu? portarla via...? l?.






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  15. #114
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    April.....un abbraccio



  16.      

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