Cookie Policy Privacy Policy Immaginaria lettera prima del referendum



Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
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    Una immaginaria lettera scrittaprima del referendum??vi va di discuterne?
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    Pensi davvero che io viva col "rimorso" di non camminare? Ma credi davvero che mi alzi la mattina e aspetti una sostanza miracolosa? Pensi davvero che io creda in questa scienza occitentale? Pensi davvero che io sia uno che anela di correre? Ma dai.....sono solo uno che vive con due tutori e una carrozzina mica uno che sogna e basta! Casomai io spero, perchè i sogni sono di coloro che rinunciano. Sai qual'? la mia speranza? Girare per strada e incontrare barelle, flebo, mastectomizzate, prostatici, cancerosi che si mescolano con tutti e tutti non abbiano paura di guardare per esorcizzare la paura della morte, ma sorridano e siano felici insieme a cooloro che "colpiti" sanno capire il significato della felicit? e dell'amore.
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    Nessuno m'ha mai detto
    "Volerai".
    Nessuno m'ha promesso
    "Non morirai".
    Eppur senz'ali
    ho già voltato tanto
    e ora senza alcun rimpianto
    di promesse mancate
    di cose incompiute
    senza pena aggiunta o tolta
    mi preparo a volare un'altra volta.
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    Sono parole che Tiziano Terzani ha scritto nel suo ultimo libro. Sono "me", il mio modo di essere e di pensare. Rappresentano il voler lasciare un mondo che non "ascolta", perchè supino ad ascoltare solo sò. E' proprio quella cultura che manca a chi ha fatto la legge e ai referendari. E' la cultura della vita, la vera vita, quella che ti fa capire l'infinitesimalit? di te stesso, quella che ti pone il costante pensiero "se esista un termine " nelle cose. Capire che il termine non esiste mai è straordinariamente difficile, ma se solo riesci ad intuirlo cammini verso l'orizzonte, anche se questo si allontaner? sempre dinnanzi a te, nonostante il tuo incedere e la tua fatica.
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    Hai visto il film "Mar Adentro" di Alejandro Amen?bar?
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    Il tema come sai è l'eutanasia voluta dal soggetto colpito dalla malattia e l'interpretazione comune che viene data è il fascino verso Ram?n, fermo da trent'anni in un letto, dopo una brutta caduta nel "suo oceano", con tutti che cercano di convincerlo che la vita vale la pena di continuarla a vivere. Lui testardamente sa che soltanto qualcuno che lo ama davvero potr? aiutarlo ad intraprendere l'ultimo viaggio.
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    Il senso comune vuole che volesse questo perchè la vita per lui non aveva senso.
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    Sai cosa mi ha colpito invece? Mi ha colpito che, in quanto uomo, la ricerca di qualcuno che lo facesse morire fosse l'unica cosa che poteva ancora fare, non per morire, ma per "fare".
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    Chi ha sconfitto la morte, il sopravvissuto, o capisce questo e cambia veramente se stesso o fa la fine del "disabile moderno" che recrimina un'esistenza che lo porti "alla pari".
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    Niente di più disabile in ciò, niente di più castrante e normalissimo. Gli uomini che emulano e si emulano, nei meccanismi costruiti esternamente a loro.
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    Non sono cattolico, non ho fatto nemmeno la prima comunione, ma la mia esperienza mi ha insegnato il senso del limite, quel limite che ti pone dinnanzi alle cose che fai, alle passioni che senti con la costante presenza del termine, della morte.
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    Ed è l? che devi trovare la splendida bellezza di un fiore nel grigio asfalto di una strada, il frusciare delle foglie di un albero in un cortile, il calore di una carezza e di un sorriso, il senso dell'amore tra i sessi. Credo proprio che il mistero, relativo, della nascita sarebbe bello rimanesse un mistero, che continuasse a vivere nel formalismo delle tappe della vita: fanciullezza, pubert?,accoppiamento, vita di coppia, maturit?, vecchiaia e fine. Perch? viviamo in una società che non ha più tappe intermedie per gli individui, non ha "cerimoniali" celebrativi dei diversi stadi della vita.
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    E' questa cultura che tutto macina, senza lasciare il tempo di riflettere, il terreno di coltura di questa legge tanto discussa, in cui si "sputano" sò e no come fossero noccioline da dare alla scimmietta del parco Zoo.
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    La tua stessa domanda se allo stadio embrionale ci sia vita, fa parte di questo schematismo, perchè la vita nasce anche nel momento in cui evacuiamo, o respiriamo. Milioni di cellule si contaminano, si innestano, si trasformano e "condizionano" il nascere della vita tua e altrui. Il punto quindi non è se si pensi che a quello stadio esista un individuo, il punto è se si pensi se, in quanto l'individuo esiste, cosa debba essere. Se la scienza è strumento per aiutarlo in questo percorso ben venga, si apra all'anima dei soggetti, si innesti in un modo nuovo di pensare e di essere.
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    Non so concretamente quale sia il livello della richerca sulle cellule staminali, so solo che le scoperte si susseguono a ritmo frenetico: staminali per la sclerosi multipla, staminali per la sindrome post polio ecc... e conosco i diversi tipi di cellule staminali: staminali embrionali eterologhe, staminali autologhe, staminali fetali, staminali da cordone ombelicale, staminali da adulto, ognuna delle quali presenta gradi più o meno complessi di natura etica.
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    Io non ho nessuna preclusione sulla ricerca in questi vari ambiti, ma richiamo all'attenzione di ognuno di noi il fatto di conoscere quali siano "gli interessi in movimento", aldil? del fatto che qualcuno sogni di fare i 100 metri, o di riavere un cuore perfetto dopo un infarto.
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    Questa spasmodica ipercuriosità popolare, alimentata da comunicati lanciati più o meno ad arte, mi sa tanto di battage pubblicitario che frena o spinge ora una cordata ora l'altra.
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    E' così che invece di pensare all'importanza straordinaria che pu? avere la ricerca in atto per creare un nuovo pensiero e una nuova filosofia, capace di ostacolare e sconfiggere le aberrazioni planetarie e atomistiche degli individui, si rischia di creare "un nuovo prodotto", che ci dar? garanzia di continuare a correre, di essere sempre belli, snelli e "sprintati", nelle nostre ginnastiche quotidiane, su cyclettes in perenne movimento, ma che restano, comunque, sempre ferme nelle stesso punto.
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    E' vero "il non avrai altro Dio all'infuori di me", cristiano, buddista, musulmano che sia, mi affascina molto di più, anche perchè si potr? scoprire molto, ma non capiremo mai perchè ognuno di noi sia nato, ami, rida, pianga, odi, viva, soffra, muoia.
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    Mi si potr? dire che tutto questo dipende ora da un aspetto biochimico, ora dall'altro, ma non si spiegher? mai perchè in quel dato momento, in quel dato luogo, con quel tuo stato d'animo, con quella tua voglia di vivere o morire tu stia l? a ricercare, qualcosa, e soprattutto a ricercare te stesso.
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    Purtroppo oggi viviamo una stagione sintetizzata bene in un libro di mia recente lettura:
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    1) gli uomini hanno idee,
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    2) gli uomini esprimono idee,
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    3) gli uomini esprimono idee che non sono loro,
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    4) le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, divengono oggetti artificiali, privi di un reale rapporto con la loro origine. Col tempo si scopre di poterle usare come armi e non pensandoci un attimo su, vengono sparate,
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    5) gli uomini usano le idee come armi e in questo gesto se ne allontanano per sempre. E' così lontano da loro, il punto da cui erano partiti ed è così tanto tempo, ormai, che ?non abitano? più le loro idee, onestamente , con semplicit? e in pace. D?altra parte è un'onestà che non possono ricostruire dopo che l'averla tradita ha regalato loro ?un'esistenza?, quando sapevano che non sarebbero potuti esistere mai, come vuole il senso comune, senza quel tradimento. Allora,
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    6) l'onestà intellettuale è un ossim?ro, è cioè la riunione di due termini, onestà e intellettuale appunto, in contraddizione.
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    Come ci riconosco la mia sinistra di oggi in questi sei punti! (sic!)
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    Ciao Ennio
    <O:P></O:P>
    </O:P>Edited by: Ennio


  2.      


  3. #2
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