Cookie Policy Privacy Policy L’Eiger...la pazzia acuta.



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Risultati da 1 a 20 di 39
  1. #1
    valter2003
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    L'ULTIMA NOTTE SULL'ORCO

    "Stavamo tutti e due con la testa fuori del finestrino per vedere finalmente l?Eiger; sentivo una certa trepidazione nel conoscere dal vero questa montagna, vista fino ad allora in fotografia. Eccola! All?improvviso dopo una curva fu di fronte a noi. Dio, com?era grande! Sembrava persino impossibile che un prato potesse tener su un gigante del genere?.

    E? il 12 luglio 1970. II trenino di Grindelwald porta Angelo Ursella e Sergio De Infanti alla Kleine Scheidegg. Da un po? i due scalano insieme, e Angelo, l?arrampicatore ?disperatamente solitario" per necessit?, il ragazzo che era arrivato a scrivere al C.A.I. centrale per cercare qualche compagno, ha un secondo degno di lui. La tendina viene piantata sotto la parete Nord: una notte in cui sogni e aspettativa si confondono, poi, con le prime luci, l?attacco all?Orco, la montagna inadatta agli italiani, come l?aveva definita Harrer.

    Salgono veloci, slegati. Angelo, che, con la consueta meticolosit?, aveva studiato l?itinerario nei dettagli, si ferma un attimo solo per indicare i posti delle antiche tragedie:

    "Lassò hanno bivacccato nel primo tentativo, l? è morto Toni Kurz?. In due ore sono alla traversata Hinterstoisser. ?Courage, c?est la deuxieme pour les Italiens!", saluta una cordata belga, che rinuncia, perchè il ghiaccio è troppo duro.

    Nel pomeriggio un breve temporale li blocca sotto il "Ferro da stiro?, al ?bivacco della morte?, dove passano la notte. II giorno dopo passano Ia ?Traversata degli Dei? e il "Ragno?, e vengono di nuovo fermati dal maltempo. Due giorni di nevicata piena, che si interrompe solo nel pomeriggio del 16. La parete nord è in condizioni invernali, ma ci sono ancora tre o quattro ore di luce. Alle quattro di gioved? 16 luglio Angelo prova a uscire. Due tiri difficili, faticati, "penosi", come scriver? De Infanti. Poi una corda fissa dell?invernale Hiebeler. "Recupera!", chiama Angelo. Sergio, con i due zaini addosso, sta liberando le assicurazioni, quando sente un urlo, un tonfo, viene strappato via dal terrazzino, sbatte contro le rocce, perde il casco, si ritrova qualche metro più sotto.

    "Cala! Cala!?, grida Angelo. ?Ti sei fatto male? No, niente. Tira che salgo".

    II tentativo di risalita non riesce. L?Orco non restituisce la sua preda. Ancora una volta, l? sulla Nord, Angelo è "tremendamente solo?. Si fa mandare già il sacco da bivacco. Poi non parla più. Muore, nella notte che precede il suo ventitreesimo compleanno.

    E' un pezzo di storia della montagna assassina, l'Eiger... con la sua triste parete nord. Una infinit? di alpinisti ci hanno lasciato la pelle per sfidarla, è entrata nella leggenda dell'alpinismo. Si trova in Svizzera nelle Oberland di Berna. L'eiger è stato soprannominato l'Orco assassino e nel primo dopoguerra è stato un vero e proprio campo di sfida per Italiani e Tedeschi ma ha vinto sempre l'Orco. Una storia toccante che tutti dovrebbero conoscere. Poi inserir? altre storie per chi è interessato. Edited by: valter2005


  2.      


  3. #2
    valter2003
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    Edited by: valter2005



  4. #3
    valter2003
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    Quel puntino nero non è un moscerino ma un alpinista che sta scalando la parete nord dell'Eiger.



  5. #4
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    CE NE VUOLE DI CORAGGIO
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  6. #5
    valter2003
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    Robilun.... è una foto bellissima.
    Questa montagna non sembra ma parla ed ha tante cose da raccontare. Ci ha fatto persino un film Clint Eastwood, ma non l'ho mai visto chissò dove posso trovarlo?



  7. #6
    valter2003
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    Eiger
    Pazzia acuta!

    di Claudio Agnoletto

    Oberland Bernese, Eiger, cresta Mitellegi: nell'?età dell'infarto? un'ascensione quasi solitaria (agosto 2001).


    Credevo di esserne fuori ormai, dopo una vita impiegata a valutare oculatamente i rischi che comportano certe escursioni e viaggi di terra e di mare. Tanto che mi vantavo del fatto di sapermi garantire un buon margine di sicurezza per portare a termine diversi progetti. Mi rimaneva per? il dubbio se, invece di una sana maturit? acquisita con il tempo, non si trattasse piuttosto di rinattributi propiamente maschilimento senile.
    Poi di punto in bianco, a 53 anni, mi faccio L'Eiger da solo e senza corda.
    L'Eiger, la montagna assassina, lapide perenne del fior fiore dell'alpinismo mondiale. Fiumi di inchiostro sono stati versati sui primi disgraziati tentativi di conquista della famigerata parete Nord. Sui primi successi ottenuti a prezzo di indicibili sforzi, protratti per diversi giorni bisocievolendo su una parete battuta da continue scariche e repentini cambi di tempo. Sugli immancabili incidenti, come il caso dell'italiano rimasto a penzolare congelato in parete per due anni, attirando la curiosità morbosa di una miriade di turisti che affollavano le terrazze con binocolo degli hotel nel sottostante paesino di Grindelwald.
    E così anch'io, ammaliato da tale fama, non ho potuto resistere alla tentazione di mettermi in viaggio per la Svizzera.

    La vigilia di ferragosto del 2001.
    Da Merano sono quattro passi. Nel senso di quattro valichi stradali. Una giornata di macchina tra le alte cime delle Alpi occidentali.
    Vado.
    Verso sera trovo alloggio in un tipico ostello per alpinisti nei pressi della stazione dei trenini a cremagliera di Grindelwald.
    Sopra il paese gia incombe nelle brume della sera l'Eiger, più sinistro che mai.
    Ancora sinistro lo rivedo il mattino dopo, sentendomi come schiacciato da quella enorme parete sempre in ombra, armata dei suoi micidiali lastroni di ghiaccio in attesa dell'incauto.
    Tuttavia esiste un trenino che ne percorre l'interno in galleria, con diverse soste nei punti più spettacolari, fino ai 3500 metri dell'Osservatorio della Jungfrau.

    Interessante è la sosta in piena parete Nord dove ci si pu? raggelare alla visione dei neri strapiombi sottostanti.
    Alla sosta successiva scendo da solo per non perdermi lo spettacolare panorama dell'Eismeer, il mare di ghiaccio.
    Scendo attraverso corridoi e cunicoli scavati nella roccia fino a sbucare in pieno sole davanti a un abbacinante mondo fatto di neve, ghiaccio e crepacci che caoticamente si abbracciano e si sovrappongono nella loro inesorabile discesa verso le foschie delle valli sottostanti. Wunderbar!

    Me ne sto l?, zaino in spalla, la neve fino alle ginocchia, quando dietro di me si affacciano dal cunicolo quattro giovanotti sui vent'anni. Fuseau neri, scarponi da ghiacciaio, attrezzatura di alta quota. Quattro guide tirolesi. Sono diretti alla Mittellegi H?tte, un piccolo rifugio in legno che si vede stagliarsi lontano sul crinale Est dell'Eiger. Guarda caso, siamo sullo stesso percorso. Ci avviamo così, dapprima aggirando vari crepi seminascosti dalla neve e poi su ripide roccette. Slegati, veloci, ognuno sulla sua cengia. Proibito scivolare. Ti troveresti a raschiare il pendio fino alle orecchie.
    Alle 9:30, appollaiati sul balconcino del rifugio, contempliamo il mondo sottostante, sorseggiando dalle borracce.

    ?Wir gehen nach Mittellegigrad. Kommst du auch mit unsò?
    Beh, devo confessare che l'idea di farmi questa cresta Est fino alla cima dell'Eiger mi frullava in un angolino del cervello fin dalla sera prima, avendone parlato dettagliatamente con un alpinista conosciuto all'ostello. L'unico inghippo, la corda. Non mi ero portato la corda, indispensabile attrezzo per le calate in doppia da fare lungo la cresta ovest e proseguire in scavalcamento verso il Monch H?tte.
    Ma ecco che questi baldi giovani, forniti di tutto, mi risolvono il problema. Per di più, la giornata è splendida, non una nuvoletta in giro ed è ancora relativamente presto.
    Vado.

    La cresta si presenta dapprima come un facile sentiero che segue il pendio sud, poi si comincia a zigzagare tra diversi massi scalandone ogni tanto qualcuno e man mano che si sale di quota, l'arrampicata si fa sempre più impegnativa. Ognuno per sò. Niente sicure. Aspettando alla base delle torri che la fila si snoccioli avanti, ne approfitto per girare dei filmati. Accade così che perdo tempo nel riporre le cose e rimango distanziato dal gruppo. No problem, la via è a senso unico, ci ritroveremo sulla cima.

    Se non che i quattro si aiutano a vicenda nei passaggi più ostici, mentre io devo arrancare per decine di metri tirando di braccia su certe gomene posizionate a penzoloni lungo le torri più ripide.
    Rimango indietro, libero e giocondo, a gestirmi l'andatura come meglio mi aggrada.
    Dalla roccia si passa alle prime creste di neve. Salendo, queste si fanno sempre più imponenti e aggettanti sul lato sud. In diversi punti la piccozza sprofonda senza sforzo e ritirandola lascia un buco dal quale si vedono gli strapiombi sottostanti!
    Occhio! Mi ritrovo a procedere con estrema cautela come su un'asse d'equilibrio fatta di neve ghiacciata. Duemila metri di vuoto ai lati. Ancora non ho messo i ramponi. Non vorrei che mi scappassero i quattro soci davanti. Non sanno che sono privo di corda e che facevo affidamento sulla loro.

    Salita superba. Adrenalina alle stelle.
    Verso le 13 raggiungo la cima.
    Soddisfazione immensa. Mi sento sulla cima del mondo. I soci stanno già scendendo ma non me ne frega niente. Posso anche morire qui. A 53 anni, nell'età dell'infarto, sulla vetta dell'Eiger.
    Sarebbe come morire ?nel mentre? con una bella donna.
    Mi autofilmo, stagliato con la piccozza verso il cielo come Tenzing Norgay sull'Everest.
    Poi mi affaccio verso l'Eigerjoch, già in basso a sudovest. Eh sò, bisogna proprio calarsi.
    Nello zaino ho 20 metri di cordino da 9. Sta l? per le estreme emergenze. Gli aggiungo altri 6 metri di cordino da 6, praticamente un laccio da scarpe, doveva servire per tagliare anelli da prusik.
    Totale 26 metri, in doppia 13. Su calate da 40.

    Infilo il primo anello. Al nodo del giunto mi fermo appeso ad un prusik per fargli scapolare il discensore, avendo prima cercato sotto di me uno spuntoncino di roccia dove appoggiare la corda per la discesa successiva. Ed è così che di spuntone in spuntone, arrampicando delicatamente in discesa per non pesare troppo sulla corda e sugli appoggi, riesco piano piano a scendere dalla montagna chiamata ?assassina?. Denigrazione assolutamente gratuita.
    I quattro soci mi guardano dalla forcella sottostante, forse trattenendo il fiato. Ora si rendono conto che sono malamente attrezzato e che avrebbero dovuto aspettarmi.
    Nach Walsche art.
    Ma devono avere una fretta indiavolata perchè appena fuori pericolo, riprendono a galoppare verso il Monch.
    E io dietro. Comincio ad essere piuttosto cotto. E ancora devo percorrere tre interminabili denti di una cresta di rocce friabili che spuntano dalle crepacce terminali di due ghiacciai che si dipartono ai lati.
    E ancora una lunga traccia sulla neve che costeggiando l'ombra del Monch, mi porta verso l'imbrunire, finalmente, a sbattere gli scarponi sull'impiantito del rifugio omonimo.
    E' fatta. 11 ore di sgroppata. Nell'età dell'infarto.
    Ma non me ne frega niente.
    Ora posso anche morire.
    Ciao.


    <2002>
    Claudio Agnoletto



  8. #7
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    io l'ho visto un paio di volte. bel triller


    io ho fatto un p? di alpinismo poi ad un certo punto mi è arrivato il panico e ho smesso. non stavo faccendo niente di difficoltoso ma l'altezza ha la sua forza


    se ti piaciono le montagne vai sul sito che mi ospita. www.webem.it


    lui nella sezione verticale io nella sezione orizontale


    robilun
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  9. #8
    valter2003
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    Arrampicarsi all'inferno" di Olsen
    Leggetelo.
    Sull'Eiger nel 57 è successo di tutto.
    Due alpinisti italiani nel bel mezzo della parete Nord dell'Eiger chiedono soccorso.....si precipita in loro aiuto mezza Europa, una cinquantina di alpinisti tra guide e soccorritori aggirano la montagna portandosi in vetta.
    Dalla vetta scendono lungo la parete Nord....ma.
    Leggetelo è un gran bel libro.</A>



  10. #9
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    IO SONO CRESCIUTO QUI E QUESTO TRENINO SI PUO' PRENDERE ANCORA





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  11. #10
    valter2003
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    Questa discussione è diventata un blog.....ci scrivo solo io, e me ne strafrego.
    Per? sono sicuro che sono in molti interessati a leggere, la montagna e le arrampicate sono ricche di fascino e l'alpinismo a questi livelli è veramente terrificante.
    </A>
    Grazie Robilun...




  12. #11
    valter2003
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    Ho visitato il sito Robilun è interessantissimo, stasera ci guardo con più calma.
    Non ho mai fatto arrampicate ma queste sfide con la montagna mi appassionano tanto. Io vivo in montagna a circa 1000 metri s.l.m. ma non ci sono i strapiombi.



  13. #12
    valter2003
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    Non ho capito dove vivi, tanto per farmi una idea delle tue montagne.
    Io mi trovo in Abruzzo sugli appennini a 20 km dal vicino Molise.



  14. #13
    valter2003
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  15. #14
    valter2003
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    Cazzarola...non sono mai riuscito avedere qualche fotodel trenino che scorre nella pancia di questa montagna, in alcuni tratti il treno percorre un tracciato proprio lungo un pendio dell'Eiger da l? si pu? ammirare tutto lo strapiombo. Questa montagna devo andare a visitarla a tutti i costi, secondo me è una delle meraviglie della terra.



  16. #15
    valter2003
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    Robilun...ricordami come si chiama quel film che hai visto. Cosò lo cerco da qualche parte.



  17. #16
    valter2003
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    Arrampicarsi all'inferno.
    Sono storie vere e vissute. Qualche protagonista è ancora vivo. Ma oltre 40 decessi sono tanti, eppure lassò vogliono andarci tutti.



  18. #17
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    NON MI RICCORDO


    MI VIENE IN MENTE


    TERRORE SULL' EIGER?!?!


    SONO DEL ALTOADIGE. QUELLA MOTAGN CE VEDI E' SOPRA LA VAL GARDENA. IL TRENINO E' SUL RENON DIFFRONTE L'ALPE DI SIUSI


    VIVO PERO' A MILANO
    * * * * * * * * robilun

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  19. #18
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    <>
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    //-->

    Assassinio sull'Eiger (Versione integrale originale!) (DVD)
    Assassinio sull&amp;apos;Eiger (Versione integrale originale!) (DVD). Autore: Clint Eastwood. Editore: Universal. Anno: 2003 ...


    <TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0>
    <T>
    <TR>
    <TD>Categoria: Dvd</TD>
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    <TR>
    <TD colSpan=3></TD></TR>
    <TR>
    <TD></TD></TR></T></TABLE>


    HAHA TROVATO


    * * * * * * * * robilun

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  20. #19
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    Ho visitato il sito Robilun è interessantissimo, stasera ci guardo con più calma.
    Non ho mai fatto arrampicate ma queste sfide con la montagna mi appassionano tanto. Io vivo in montagna a circa 1000 metri s.l.m. ma non ci sono i strapiombi.


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  21. #20
    valter2003
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    Due alpinisti Italiani nel 50 vollero provarci. Uno si salv? l'altro mor? assiderato e rimanendo appeso lungo la parete nord dondolando per oltre un anno. Dall'albergo sottostante era diventato un'attrazione per i turisti che dal cannocchiale lo osservavano.....finch? qualcuno pensò che quello spettacolo doveva terminare. Organizz? una spedizione per andare a recuperare quel corpo ma....



  22.      

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