Cookie Policy Privacy Policy Il copyright imposto dal Vaticano



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  1. #1
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    Oct 2011
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    Thanked: 0

    Predefinito

    <DIV =postname>Exodus 21-24</DIV>
    <DIV =postdate>20 Feb 2006, 19:49 </DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Il copyright imposto dal Vaticano

    [attachmentid=87321]

    La Libreria Editrice Vaticana, invece di toglierlo, in una nota conferma il copyright sulle parole del papa. Minaccia agli editori: se pubblicate parti della prima enciclica di papa Ratzinger dovrete pagare i diritti d?autore, che "esistano già dal 1978".

    "Le gerarchie vaticane hanno sempre combattuto la libera circolazione delle idee e hanno sempre esercitato il massimo controllo sull'interpretazione delle scritture. Proteggere i discorsi e le encicliche del Papa con il copyright, come ha rivelato l'agenzia di stampa cattolica Adista, significa non solo, come ha dichiarato Vittorio Messori sulla Stampa, 'far aleggiare l'odore dei soldi intorno ai pretà, ma soprattutto rafforzare il controllo clericale sulla parola, sulla sua diffusione, sulla sua libera interpretazione".

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    <DIV =postdate>20 Feb 2006, 20:40 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Per la precisione:
    Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d'ora in poi e' protetto dal copyright. Nessuna casa editrice potra' piu' pubblicare il testo di un'enciclica e di un discorso papale senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana (Lev). A stabilirlo e' un decreto -firmato il 31 maggio- dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano.
    </DIV></DIV>
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    ...a quando (e a quanto!) la "vendita delle indulgenze"? </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>(?..?)</DIV>
    <DIV =postdate>20 Feb 2006, 21:28 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>LA MERCIFICAZIONE di un CREDO


    Ciao

    ps. oggi tutti i baciapile a rapporto dal CAPO'

    per accogliere le future direttive da spalmare sulla massa </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Jethro Tull</DIV>
    <DIV =postdate>20 Feb 2006, 21:37 </DIV></DIV>
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    <TD>quote (Exodus 21-24 @ 20 Feb 2006, 19:40 )</TD></TR>
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    <TD id=quote>Per la precisione:
    Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d'ora in poi e' protetto dal copyright. Nessuna casa editrice potra' piu' pubblicare il testo di un'enciclica e di un discorso papale senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana (Lev). A stabilirlo e' un decreto -firmato il 31 maggio- dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano.


    <DIV align=right></DIV></TD></TR></T></TABLE>
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    se li possono anche tenere i loro scritti ma c'è qualcuno che li legge? </DIV></DIV>
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    <DIV =postdate>21 Feb 2006, 0:02 </DIV></DIV>
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    <TD>quote (Exodus 21-24 @ 20 Feb 2006, 19:40 )</TD></TR>
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    <TD id=quote>Per la precisione:
    Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d'ora in poi e' protetto dal copyright. Nessuna casa editrice potra' piu' pubblicare il testo di un'enciclica e di un discorso papale senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana (Lev). A stabilirlo e' un decreto -firmato il 31 maggio- dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano.



    <DIV align=right></DIV>
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    se li possono anche tenere i loro scritti ma c'è qualcuno che li legge?
    </DIV></TD></TR></T></TABLE>
    <DIV ?postcolor?>
    Qualcuno c'è. Casini e Formigoni.

    Io preferisco Paperinik, Lupo Alberto, Cattivik, e le vignette...



















    delle SturmTruppen, cosa credevate??? </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Jethro Tull</DIV>
    <DIV =postdate>21 Feb 2006, 0:07 </DIV></DIV>
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    <TD id=quote>Per la precisione:
    Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d'ora in poi e' protetto dal copyright. Nessuna casa editrice potra' piu' pubblicare il testo di un'enciclica e di un discorso papale senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana (Lev). A stabilirlo e' un decreto -firmato il 31 maggio- dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano.



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    se li possono anche tenere i loro scritti ma c'è qualcuno che li legge?



    <DIV align=right></DIV>
    </DIV></TD></TR></T></TABLE>
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    io no di sicuro,credo in d io,credo nel crocifisso,ma non credo nella chiesa alcontrario penso che fra i preti ci sia molta ipocrisia. </DIV></DIV>
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    <TD>quote (Exodus 21-24 @ 20 Feb 2006, 18:49 )</TD></TR>
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    "Le gerarchie vaticane hanno sempre combattuto la libera circolazione delle idee
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    In verità... il sito del Vaticano è online da quando il www aveva un traffico inferiore al protocollo di trasperimento file, quando governi di paesi come il Canada muovevano i primi passi in rete. Nel sito del Vaticano sono presenti encicliche ed altri miliardi di byte di informazione, liberamente fruibile da liberi cittadini. Disponibile in otto lingue, ecco il testo ad altissima accessibilit? messo a disposizione, come sempre gratuitamente, dalla Chiesa:

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict...tas-est_it.html </DIV></DIV>
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    <TD id=quote>"Le gerarchie vaticane hanno sempre combattuto la libera circolazione delle idee</TD></TR></T></TABLE>
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    In verità... il sito del Vaticano è online da quando il www aveva un traffico inferiore al protocollo di trasperimento file, quando governi di paesi come il Canada muovevano i primi passi in rete. Nel sito del Vaticano sono presenti encicliche ed altri miliardi di byte di informazione, liberamente fruibile da liberi cittadini. Disponibile in otto lingue, ecco il testo ad altissima accessibilit? messo a disposizione, come sempre gratuitamente, dalla Chiesa:
    http://www.vatican.va/holy_father/benedict...tas-est_it.html
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    E allora che senso ha imporre il copyright sulle encicliche? </DIV></DIV>
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    In verità... il sito del Vaticano è online da quando il www aveva un traffico inferiore al protocollo di trasperimento file, quando governi di paesi come il Canada muovevano i primi passi in rete. Nel sito del Vaticano sono presenti encicliche ed altri miliardi di byte di informazione, liberamente fruibile da liberi cittadini. Disponibile in otto lingue, ecco il testo ad altissima accessibilit? messo a disposizione, come sempre gratuitamente, dalla Chiesa:

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict...tas-est_it.html



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    manca l'arabo come lingua inperdonabile
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    <DIV =postname>Alex.</DIV>
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    E allora che senso ha imporre il copyright sulle encicliche?



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    Finalmente! La prima considerazione seria, tra gli schiamazzi dei soliti.
    Il copyright della LEV esiste da una trentina d'anni, ma non era mai stato applicato, tutto è stato fatto onde evitare che ci siano milioni di copie clandestine e non autorizzate (quindi anche con possibilit? di camuffamenti o errori più o meno volontari) si è deciso che nel cartaceo (e non in tutte le forme di comunicazione, vedi sito che contiente TUTTO ma proprio TUTTO) era giusto regolamentare la cosa e assicurare la serietà delle edizioni.
    Pensando poi che i soldi che ad esempio Giovanni Paolo II ha fatto con i suoi libri sono stati completamente destinati alla costruzione di scuole cristiane, musulmane e laiche in ambienti di guerra in giro per il mondo... (credo che moltissime siano nella Ex-Jugoslavia)
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    In verità... il sito del Vaticano è online da quando il www aveva un traffico inferiore al protocollo di trasperimento file, quando governi di paesi come il Canada muovevano i primi passi in rete. Nel sito del Vaticano sono presenti encicliche ed altri miliardi di byte di informazione, liberamente fruibile da liberi cittadini. Disponibile in otto lingue, ecco il testo ad altissima accessibilit? messo a disposizione, come sempre gratuitamente, dalla Chiesa:
    http://www.vatican.va/holy_father/benedict...tas-est_it.html
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    E allora che senso ha imporre il copyright sulle encicliche?



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    E' principalmente una questione economica: senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana, nessun altro editore potr? più pubblicare un?enciclica o un?esortazione apostolica, un discorso o un?omelia del papa. Per poterlo fare, si dovr? presentare un progetto alla LEV, che conceder? l?approvazione e determiner? i tempi di uscita del commento-enciclica. Il tutto per? con un dettaglio: l?editore dovr? pagare. L?accordo, dal punto di vista economico, osciller? tra il 3 e il 5 per cento del prezzo di copertina, con anticipo da concordare caso per caso in base alla tiratura (ad esempio: encicliche 5 per cento, altri documenti 4 per cento, raccolte di discorsi 3 per cento). E sar? necessario chiedere l?autorizzazione anche per pubblicare piccoli stralci, in commenti, guide, o antologie.
    Inoltre in provvedimento è anche retroattivo.

    Messori così commenta: "La Chiesa è un?organizzazione fondata sulla parola, per comando di Cristo: andate e predicate. Esiste per annunciare la parola. Quanto più questa parola circola, tanto più la vocazione della Chiesa è compiuta. L?idea di mettere una tassa sulla parola ... La parola di colui che è l?interprete principale del Vangelo!!!...Terrorizzare, in qualche modo - dice Messori in un'intervista a La Stampa - editori e giornalisti che dovranno chiedersi d?ora in avanti, se citeranno qualche parola dell?Annunciatore della Parola: andremo per avvocati, dovr? pagare danni, avr? rogne o problemi? Beh tutto questo mi lascia perplesso".

    I "mercanti del Tempio", insomma. </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Alex.</DIV>
    <DIV =postdate>21 Feb 2006, 15:39 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Messori fino a ieri, non era neanche preso in considerazione, oggi è addirittura citato.
    Che salto! </DIV></DIV>
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    LA MERCIFICAZIONE di un CREDO



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    Un vero affare! </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Alex.</DIV>
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    <DIV =postc&#111;ntent>Io li leggo gratis sul sito del Vaticano.
    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?
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    <DIV =postname>Jethro Tull</DIV>
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    <TD id=quote>Io li leggo gratis sul sito del Vaticano.
    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?




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    ma li leggi veramente?? </DIV></DIV>
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    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?




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    ma li leggi veramente??



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    Certamente.

    Penso che sia fondamentale conoscere, sia per chi vuole criticare, sia per chi invece pensa che siano utili.



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    <DIV =postname>Jethro Tull</DIV>
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    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?




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    ma li leggi veramente??



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    Certamente.

    Penso che sia fondamentale conoscere, sia per chi vuole criticare, sia per chi invece pensa che siano utili.



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    ma di cosa parlano?? </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Alex.</DIV>
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    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?




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    ma li leggi veramente??



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    Certamente.

    Penso che sia fondamentale conoscere, sia per chi vuole criticare, sia per chi invece pensa che siano utili.



    <DIV align=right></DIV>
    </DIV></TD></TR></T></TABLE>
    <DIV ?postcolor?>
    ma di cosa parlano??



    <DIV align=right></DIV>
    </DIV></TD></TR></T></TABLE>
    <DIV ?postcolor?>

    Prova a leggerli. Non trovi?

    Questa discussione mi ha fatto ricordare un articolo letto tempo fa...
    ve lo posto.

    (vedete come sono buono? )


    ?Molti europei pensano di conoscere la fede del Vangelo. Ma non è così. Potremmo dire anzi che essa è oggi la religione meno nota del continente? Il ?j?accuse? dello storico R?mi Brague

    Il cristianesimo, questo sconosciuto

    ?Ignorare le dottrine più elementari del cattolicesimo non è sentito come vergogna,anzi, alcuni se ne vantano. La passata influenza di Roma la pone in stato di handicap?

    Di R?mi Brague

    L'influenza del cristianesimo in Europa è un fatto storico incontestabile. Ogni pagina di storia, ogni monumento, ogni opera d'arte lo testimoniano. Diverse istituzioni, come diverse sensibilit?, sono di origine cristiana. Anche quando non ne eravamo ancora consapevoli. Riconoscerla è un fatto comune; farne un inventario è compito degli storici. Ignorarla non pu? essere una semplice non conoscenza; non pu? essere che una decisione volontaria. è bene ricordare questa presenza del cristianesimo, semplicemente perchè è vero. è bene fornire agli europei i mezzi per ?leggere? le tracce di questa storia con una educazione appropriata, per esempio nella letteratura o nell'arte. Ma è anche bene ricordare che la penetrazione del messaggio cristiano fra le popolazioni europee è stata assai lenta ed ? rimasta solo parziale. Il battesimo dei popoli europei non avvenne certo da un giorno all'altro. Ha richiesto almeno un millennio, perchè l'ultima nazione a riceverlo furono i lituani che dovettero aspettare sino alla fine del XIV secolo: un secolo dopo san Tommaso d'Aquino e, all'epoca di Dante, in Europa c'era ancora una nazione pagana! Tuttavia, il ricordo del passato cristiano dell'Europa non pu? fondare alcuna rivendicazione. Con un po' di vergogna ricordiamo questo fatto evidente: mai un fatto pu? fondare un diritto, mai ciò che è pu? decidere ciò che deve essere. Anche ipotizzando che l'Europa sia stata così interamente cristiana come potremmo auspicarci, questo non sarebbe un motivo valido perchè resti tale. E, al contrario, se è vero che si allontana dalla fede, ciò non prova niente n? a favore n? contro di essa. Tali dati oggettivi valgono anche sia per gli amici sia per i nemici del cristianesimo. Questi ultimi potrebbero benissimo constatare l'eredit? cristiana dell'Europa, ma ciò non li impegnerebbe a niente. Recentemente abbiamo potuto osservare, a proposito del suo richiamo nel preambolo del Trattato costituzionale europeo ancora da ratificare, che essi non lo volevano. Vergogna per la Francia, i cui rappresentanti hanno dimostrato una volont? di negare la natura così tipica di un atteggiamento ideologico! Onore a Joseph Weiler, studioso americano israeliano del diritto europeo, ebreo osservante, che ha scritto un breve libro per rammaricarsene! Per principio, la situazione di mercato aperto, se fosse perfetta, metterebbe il cristianesimo sullo stesso piano delle altre convinzioni, religiose o no.
    Ma nell'Europa di oggi, lo mette in una situazione sfavorevole. Questo handicap deriva proprio dal fatto della sua influenza passata. Questo avviene su due registri, quello del sapere e quello della sensibilit?. Quanto al sapere, molti europei pensano di conoscere il cristianesimo. Ma non è così. Potremmo dire, con qualche esagerazione, che il cristianesimo oggi è la religione che gli europei conoscono meno bene. Ignorare le dottrine più elementari del cristianesimo non è più considerato una vergogna. Anzi, alcuni arrivano a vantarsene, proprio perchè si pensa che il cristianesimo sia qualcosa di molto conosciuto. Ed effettivamente, ogni europeo è passato un giorno davanti a una chiesa, vi è entrato per un funerale, ha sentito parlare di Dante o di Pascal in lezioni di letteratura, ha addirittura comprato un'icona da un antiquario. Ma questo basta per capire il messaggio cristiano? Le altre religioni hanno almeno il vantaggio che, se sono conosciute male, non si crede di conoscerle già e di poter fare a meno dello sforzo di imparare. Quanto alla sensibilit?, tutti gli europei hanno una certa visione del passato del loro continente. Una visione che è stata loro servita con una determinata ?salsa?. Infatti, mentre si insegna loro la storia, viene fatta assorbire anche l'ideologia del progresso, ereditata dall'Illuminismo. Spesso quest'ultimo si è opposto alla Chiesa. Non perchè essa fosse colpevole più di altre entit? storiche. Ma perchè l'idea di progresso in quanto tale gioca contro il cristianesimo. Essa suppone infatti che il male sia sempre dietro di noi; oggi esiste solo come vestigio di un passato che sopravvive.
    Io, l'uomo moderno, sono buono, puro, innocente e non posso quindi essere accusato. Devo allora cercare un responsabile di tutti i mali. Allo scopo ci vuole un'entit? che abbia due proprietà. Da una parte, dovr? essere esistita nel passato, per aver potuto esercitare il suo influsso malefico; dall'altra, dovr? essere anche presente, per poter ricevere la punizione vendicativa. Ma dove trovare qualcosa del genere? Gli altri soggetti della storia passata sono scomparsi: l'Ancien R?gime è scomparso, il ?feudalesimo? è stato abolito, eccetera. Rimangono solo due candidati: il popolo ebreo e la Chiesa: il primo ha già pagato, e come! Ricordiamo che se il nazismo ha tentato di annientarlo, lo ha fatto perchè lo accusava di ostacolare il progresso dell'umanit? verso la sua purificazione biologica ultima. L'unico capro espiatorio ancora disponibile è la Chiesa... Quale potr? essere il messaggio dei cristiani in questa situazione? Essa presenta il vantaggio di ricollocare il cristianesimo nelle circostanze stesse nelle quali esso è nato e si è sviluppato. Infatti si impose nell'Impero romano contro il volere delle autorit? del tempo che lo perseguitavano e in concorrenza con altre religioni. Una situazione che si protrasse per tre secoli. Solo quando i cristiani diventarono maggioranza nella società, lo Stato romano, con Costantino, cap? che era assurdo continuare a perseguitare una religione che aveva il vento in poppa e che era più conveniente tentare di farsela alleata. La situazione attuale ci invita quindi a riesaminare ciò che nel cristianesimo stesso, considerato come religione e solo come tale, lo invita ad adottare un determinato atteggiamento nell'odierno dialogo delle culture, e anche ciò che lo pu? aiutare nel dialogo da realizzare. Come valutare il rapporto del cristianesimo con la cultura europea? Mi piacerebbe qui dimostrare che il cristianesimo non è tanto un contenuto della cultura europea quando la sua forma. Non possiamo fare dell'influenza cristiana uno dei contenuti della cultura europea che potremmo, a piacere, accrescere o minimizzare. Sarebbe imboccare una strada sbagliata. Finch? si tratta di descrivere l'influenza cristiana in un lavoro storico, perchè no? Ma quando si tratta di difenderla, attenzione! Non si pu? infatti valorizzare gli elementi cristiani della storia dell'Europa senza metterli contro altri elementi. Questi possono essere anteriori, come i paganesimi greco-romani, germanici, celtici, eccetera; o possono essere paralleli come le religioni del Medio e dell'Estremo Oriente, eccetera. Saremmo allora obbligati ad addentrarci in un calcolo di percentuali piuttosto ridicolo. Possiamo anche opporre alla realt? passata dell'influenza cristiana la nostalgia di ciò che, così almeno si crede, avrebbe potuto accadere senza di essa. E si ricorder? che la vittoria del cristianesimo su queste virtualit? non fu pacifica... In ogni caso, anche non mentendo sul passato reale, il passato onirico avrebbe sempre la meglio su di esso: nel sogno, l'immaginazione pu? spaziare liberamente e intagliare in materiale non duttile le architetture più sontuose. In ogni caso, non facciamo che trasporre sul piano delle idee quello che è stato definito ?scontro di culture?. Un libro molto venduto ne ha recentemente proposto la teoria. Ha suscitato una virtuosa levata di scudi.

    Potremmo auspicare che la stessa immaginazione si manifestasse contro quelli che, spesso stravolgendo il passato, cercano di disseppellire l'ascia di guerra tra le componenti della nostra civiltà. Questi disaccordi derivano dal fatto che il cristianesimo è considerato come uno dei contenuti della cultura europea. Spariscono se, come propongo io, non vi si vede tanto un contenuto quanto la forma stessa di questa cultura. Infatti, per difendere il valore di una forma, non è necessario escludere niente. Al contrario, occorre mostrare come questa forma sia capace di includere. In cosa, dunque, il cristianesimo è la forma della cultura europea? Il cristianesimo ha la peculiarit? di avere innato, nella struttura stessa che lo definisce come tale, il riconoscimento di una sua dipendenza rispetto a qualcos'altro, cioè all'Antica Alleanza. Il cristianesimo non è la sola religione in rapporto con altre che l'hanno preceduta. La maggior parte delle religioni si trovano in questa situazione. Tale rapporto pu? essere di rifiuto, oppure di prolungamento e di riforma. Per esempio, il buddismo è in rapporto con la religione dei Veda, di cui è un'interpretazione; altre interpretazioni della stessa matrice vedica furono accettate e diedero vita alle scuole ortodosse dell'induismo, mentre il buddismo fu dichiarato eretico. La religione dell'Antico Israele è un rifiuto del ?paganesimo? ritenuto ?idolatra?. Il cristianesimo la segue su questo punto e, nel corso della sua storia, ha avviato i popoli con i quali entrava in contatto verso il monoteismo. Il cristianesimo la prolunga in modo diverso dall'ebraismo; la interpreta alla luce di un avvenimento nuovo che è la vita di Gesò. L'islam rifiuta il paganesimo; prolunga l'ebraismo e il cristianesimo. Ma li interpreta, partendo dal messaggio di Maometto, come deviazione rispetto alla religione di Abramo che era già l'islam. Quanto al cristianesimo, esso si distingue per una caratteristica unica: riconosce l'autenticit? di una religione che l'ha preceduto, non come esso l'ha ricostruita, ma come essa testimonia se stessa nelle Scritture che appartengono all'ebraismo prima che al cristianesimo. Quest'ultimo accetta la lettera della Bibbia ebrea e la integra nel suo libro sacro. Ho chiamato altrove questa struttura ?secondarietà. Essa trova la sua cellula germinale nel rapporto tra Antico e Nuovo Testamento. Ma si è tradotta anche in altri campi della cultura europea, sacra ma anche profana. Il movimento intellettuale con il quale l'Europa ha studiato le altre civiltà, sia quelle scomparse come l'Egitto e la Mesopotamia o ancora presenti come l'islam, l'India o la Cina, si colloca nel prolungamento di un atteggiamento fondamentale del cristianesimo. Gli studiosi europei studiarono l'arabo e il sanscrito perchè prima avevano studiato l'ebraico e il greco. L'Europa ha così esteso alle altre culture il modo in cui il cristianesimo si colloca nei confronti dell'Antica Alleanza. L'Europa ?cristiana?, l'Europa detta cristiana, l'Europa più o meno cristiana, non si è comportata nei confronti delle altre civiltà meglio di quanto queste ultime abbiano fatto tra loro. Un modo di fare che appartiene al passato? Possiamo almeno sperarlo. Le gerarchie della Chiesa cattolica hanno in ogni caso invitato i cristiani a fare l'esame di coscienza e a rinnegare tutto ciò che, nel loro passato, è stato molto poco cristiano. Il cristianesimo di oggi ha la possibilit? di essere solo ciò che ?, cioè una religione e nient'altro. Ma una religione che, senza essere di per sò una cultura, propone un modello di rapporto con la cultura, un rapporto di riconoscenza, nei due sensi del termine: da una parte, dimostra gratitudine per ciò che ha ricevuto; dall'altra, confessa che colui da cui ha ricevuto è un altro che deve rispettare in quanto tale. Pu? essere che l'Europa di oggi, nel suo dialogo con le altre culture, abbia tutto l'interesse a ispirarsi senza esitazioni a questo modello cristiano.


    R?mi Brague ? professore di Storia della filosofia medievale presso l?Universit? Panth?on-Sorbonne (Paris I), è Direttore del Centro di ricerca sulla Tradizione del pensiero classico presso la stessa universit? ed è titolare della cattedra ?Romano Guardini? di Religionswissenschaft presso l?Universit? di Monaco di Baviera. è anche visiting professor presso numerose universit? europee ed americane (tra cui Boston University e Universit? de Lausanne). Tra i suoi ambiti di ricerca si segnalano la storia della filosofia araba e islamica del Medioevo (in particolare Maimonide, Razi, Averro? e Avicenna), la filosofia greca classica (con particolare riguardo a Platone, Aristotele, Senofonte) e la filosofia del Novecento (soprattutto Martin Heidegger, Leo Strauss e Hans Blumenberg). Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Du temps chez Platon et Aristote (Paris 1982); Aristote et la question du monde (Paris 1988); Il futuro dell?Occidente (Milano 1998); La sagesse du monde (Paris 1999). Ha inoltre curato la pubblicazione dei seguenti volumi collettanei: Herm?neutique et ontologie (Paris 1990); Die Macht des Wortes (M?nchen 1996). </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Jethro Tull</DIV>
    <DIV =postdate>21 Feb 2006, 21:00 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Alex, la mia era una curiosità..siccome nn sono cattolica ma ortodossa nn seguo la chiesa cattolica romana e di conseguenza nn è che vado ad informarmi sulle loro encicliche </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Exodus 21-24</DIV>
    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 15:17 </DIV></DIV>
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    <TD>quote (Exodus 21-24 @ 21 Feb 2006, 13:40 )</TD></TR>
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    <TD>quote (windicator @ 21 Feb 2006, 1:24 )</TD></TR>
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    <TD>quote (giudice @ 21 Feb 2006, 1:14 )</TD></TR>
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    <TD>quote (Exodus 21-24 @ 20 Feb 2006, 18:49 )</TD></TR>
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    <TD id=quote>"Le gerarchie vaticane hanno sempre combattuto la libera circolazione delle idee</TD></TR></T></TABLE>
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    In verità... il sito del Vaticano è online da quando il www aveva un traffico inferiore al protocollo di trasperimento file, quando governi di paesi come il Canada muovevano i primi passi in rete. Nel sito del Vaticano sono presenti encicliche ed altri miliardi di byte di informazione, liberamente fruibile da liberi cittadini. Disponibile in otto lingue, ecco il testo ad altissima accessibilit? messo a disposizione, come sempre gratuitamente, dalla Chiesa:
    http://www.vatican.va/holy_father/benedict...tas-est_it.html
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    E allora che senso ha imporre il copyright sulle encicliche?



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    E' principalmente una questione economica: senza previo contratto a pagamento con la Libreria Editrice Vaticana, nessun altro editore potr? più pubblicare un?enciclica o un?esortazione apostolica, un discorso o un?omelia del papa. Per poterlo fare, si dovr? presentare un progetto alla LEV, che conceder? l?approvazione e determiner? i tempi di uscita del commento-enciclica. Il tutto per? con un dettaglio: l?editore dovr? pagare. L?accordo, dal punto di vista economico, osciller? tra il 3 e il 5 per cento del prezzo di copertina, con anticipo da concordare caso per caso in base alla tiratura (ad esempio: encicliche 5 per cento, altri documenti 4 per cento, raccolte di discorsi 3 per cento). E sar? necessario chiedere l?autorizzazione anche per pubblicare piccoli stralci, in commenti, guide, o antologie.
    Inoltre in provvedimento è anche retroattivo.

    Messori così commenta: "La Chiesa è un?organizzazione fondata sulla parola, per comando di Cristo: andate e predicate. Esiste per annunciare la parola. Quanto più questa parola circola, tanto più la vocazione della Chiesa è compiuta. L?idea di mettere una tassa sulla parola ... La parola di colui che è l?interprete principale del Vangelo!!!...Terrorizzare, in qualche modo - dice Messori in un'intervista a La Stampa - editori e giornalisti che dovranno chiedersi d?ora in avanti, se citeranno qualche parola dell?Annunciatore della Parola: andremo per avvocati, dovr? pagare danni, avr? rogne o problemi? Beh tutto questo mi lascia perplesso".

    I "mercanti del Tempio", insomma.



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    Vendita delle indulgenze

    &lt;&lt;Un problema particolarmente scottante era quello delle indulgenze, ossia la remissione delle pene cosiddette canoniche (digiuni e penitenze di vario genere) che venivano inflitte dalla Chiesa ai fedeli in conseguenza del perdono dei loro peccati: l'assoluzione infatti non poteva avere valore se non era accompagnata dall'espiazione.

    Ma verso il Cinquecento cominciò a diffondersi la pratica di "acquistare" indulgenze per sò o per le anime del Purgatorio in modo da accelerare loro il passaggio in Paradiso. Questo sistema di accaparrare denaro fu esasperato da Leone X dei Medici che aveva bisogno di fondi per realizzare la basilica di San Pietro, il cui progetto era stato disegnato da Michelangelo. Lo sbaglio più grande di Leone X fu quello di affidare la raccolta delle offerte in Germania al poco scrupoloso arcivescovo di Magdeburgo e Magonza, Albert di Hohenzollern; il suo banditore fu il frate domenicano Giovanni Tetzel, la cui predicazione raggiunse toni vergognosi.

    La riscossione delle somme venne affidata a una vera e propria banca che rilasciava "certificati di indulgenza" e stabiliva tariffe variabili secondo la natura del peccato e la classe sociale del peccatore: per l'occasione si ricorse persino a veri e propri slogan pubblicitari. I tedeschi ne rimasero scandalizzati e accolsero con favore la sfida di Lutero alla Chiesa cattolica.&gt;&gt;


    Il business è nel loro DNA.
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    <DIV =postname>paolinacarli</DIV>
    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 15:53 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>come grande peccatrice mi prenoto per l'indulgenza </DIV></DIV>
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    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 16:15 </DIV></DIV>
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    <TD>quote (Alex. @ 21 Feb 2006, 18:01 )</TD></TR>
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    <TD>quote (Jethro Tull @ 21 Feb 2006, 16:06 )</TD></TR>
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    <TD>quote (Alex. @ 21 Feb 2006, 15:50 )</TD></TR>
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    <TD>quote (Jethro Tull @ 21 Feb 2006, 15:34 )</TD></TR>
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    <TD>quote (Alex. @ 21 Feb 2006, 15:27 )</TD></TR>
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    <TD id=quote>Io li leggo gratis sul sito del Vaticano.
    Che il Vaticano abbia una percentuale a click?




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    ma li leggi veramente??



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    Certamente.

    Penso che sia fondamentale conoscere, sia per chi vuole criticare, sia per chi invece pensa che siano utili.



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    ma di cosa parlano??



    <DIV align=right></DIV>
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    Prova a leggerli. Non trovi?

    Questa discussione mi ha fatto ricordare un articolo letto tempo fa...
    ve lo posto.

    (vedete come sono buono? )


    ?Molti europei pensano di conoscere la fede del Vangelo. Ma non è così. Potremmo dire anzi che essa è oggi la religione meno nota del continente? Il ?j?accuse? dello storico R?mi Brague

    Il cristianesimo, questo sconosciuto

    ?Ignorare le dottrine più elementari del cattolicesimo non è sentito come vergogna,anzi, alcuni se ne vantano. La passata influenza di Roma la pone in stato di handicap?

    Di R?mi Brague

    L'influenza del cristianesimo in Europa è un fatto storico incontestabile. Ogni pagina di storia, ogni monumento, ogni opera d'arte lo testimoniano. Diverse istituzioni, come diverse sensibilit?, sono di origine cristiana. Anche quando non ne eravamo ancora consapevoli. Riconoscerla è un fatto comune; farne un inventario è compito degli storici. Ignorarla non pu? essere una semplice non conoscenza; non pu? essere che una decisione volontaria. è bene ricordare questa presenza del cristianesimo, semplicemente perchè è vero. è bene fornire agli europei i mezzi per ?leggere? le tracce di questa storia con una educazione appropriata, per esempio nella letteratura o nell'arte. Ma è anche bene ricordare che la penetrazione del messaggio cristiano fra le popolazioni europee è stata assai lenta ed ? rimasta solo parziale. Il battesimo dei popoli europei non avvenne certo da un giorno all'altro. Ha richiesto almeno un millennio, perchè l'ultima nazione a riceverlo furono i lituani che dovettero aspettare sino alla fine del XIV secolo: un secolo dopo san Tommaso d'Aquino e, all'epoca di Dante, in Europa c'era ancora una nazione pagana! Tuttavia, il ricordo del passato cristiano dell'Europa non pu? fondare alcuna rivendicazione. Con un po' di vergogna ricordiamo questo fatto evidente: mai un fatto pu? fondare un diritto, mai ciò che è pu? decidere ciò che deve essere. Anche ipotizzando che l'Europa sia stata così interamente cristiana come potremmo auspicarci, questo non sarebbe un motivo valido perchè resti tale. E, al contrario, se è vero che si allontana dalla fede, ciò non prova niente n? a favore n? contro di essa. Tali dati oggettivi valgono anche sia per gli amici sia per i nemici del cristianesimo. Questi ultimi potrebbero benissimo constatare l'eredit? cristiana dell'Europa, ma ciò non li impegnerebbe a niente. Recentemente abbiamo potuto osservare, a proposito del suo richiamo nel preambolo del Trattato costituzionale europeo ancora da ratificare, che essi non lo volevano. Vergogna per la Francia, i cui rappresentanti hanno dimostrato una volont? di negare la natura così tipica di un atteggiamento ideologico! Onore a Joseph Weiler, studioso americano israeliano del diritto europeo, ebreo osservante, che ha scritto un breve libro per rammaricarsene! Per principio, la situazione di mercato aperto, se fosse perfetta, metterebbe il cristianesimo sullo stesso piano delle altre convinzioni, religiose o no.
    Ma nell'Europa di oggi, lo mette in una situazione sfavorevole. Questo handicap deriva proprio dal fatto della sua influenza passata. Questo avviene su due registri, quello del sapere e quello della sensibilit?. Quanto al sapere, molti europei pensano di conoscere il cristianesimo. Ma non è così. Potremmo dire, con qualche esagerazione, che il cristianesimo oggi è la religione che gli europei conoscono meno bene. Ignorare le dottrine più elementari del cristianesimo non è più considerato una vergogna. Anzi, alcuni arrivano a vantarsene, proprio perchè si pensa che il cristianesimo sia qualcosa di molto conosciuto. Ed effettivamente, ogni europeo è passato un giorno davanti a una chiesa, vi è entrato per un funerale, ha sentito parlare di Dante o di Pascal in lezioni di letteratura, ha addirittura comprato un'icona da un antiquario. Ma questo basta per capire il messaggio cristiano? Le altre religioni hanno almeno il vantaggio che, se sono conosciute male, non si crede di conoscerle già e di poter fare a meno dello sforzo di imparare. Quanto alla sensibilit?, tutti gli europei hanno una certa visione del passato del loro continente. Una visione che è stata loro servita con una determinata ?salsa?. Infatti, mentre si insegna loro la storia, viene fatta assorbire anche l'ideologia del progresso, ereditata dall'Illuminismo. Spesso quest'ultimo si è opposto alla Chiesa. Non perchè essa fosse colpevole più di altre entit? storiche. Ma perchè l'idea di progresso in quanto tale gioca contro il cristianesimo. Essa suppone infatti che il male sia sempre dietro di noi; oggi esiste solo come vestigio di un passato che sopravvive.
    Io, l'uomo moderno, sono buono, puro, innocente e non posso quindi essere accusato. Devo allora cercare un responsabile di tutti i mali. Allo scopo ci vuole un'entit? che abbia due proprietà. Da una parte, dovr? essere esistita nel passato, per aver potuto esercitare il suo influsso malefico; dall'altra, dovr? essere anche presente, per poter ricevere la punizione vendicativa. Ma dove trovare qualcosa del genere? Gli altri soggetti della storia passata sono scomparsi: l'Ancien R?gime è scomparso, il ?feudalesimo? è stato abolito, eccetera. Rimangono solo due candidati: il popolo ebreo e la Chiesa: il primo ha già pagato, e come! Ricordiamo che se il nazismo ha tentato di annientarlo, lo ha fatto perchè lo accusava di ostacolare il progresso dell'umanit? verso la sua purificazione biologica ultima. L'unico capro espiatorio ancora disponibile è la Chiesa... Quale potr? essere il messaggio dei cristiani in questa situazione? Essa presenta il vantaggio di ricollocare il cristianesimo nelle circostanze stesse nelle quali esso è nato e si è sviluppato. Infatti si impose nell'Impero romano contro il volere delle autorit? del tempo che lo perseguitavano e in concorrenza con altre religioni. Una situazione che si protrasse per tre secoli. Solo quando i cristiani diventarono maggioranza nella società, lo Stato romano, con Costantino, cap? che era assurdo continuare a perseguitare una religione che aveva il vento in poppa e che era più conveniente tentare di farsela alleata. La situazione attuale ci invita quindi a riesaminare ciò che nel cristianesimo stesso, considerato come religione e solo come tale, lo invita ad adottare un determinato atteggiamento nell'odierno dialogo delle culture, e anche ciò che lo pu? aiutare nel dialogo da realizzare. Come valutare il rapporto del cristianesimo con la cultura europea? Mi piacerebbe qui dimostrare che il cristianesimo non è tanto un contenuto della cultura europea quando la sua forma. Non possiamo fare dell'influenza cristiana uno dei contenuti della cultura europea che potremmo, a piacere, accrescere o minimizzare. Sarebbe imboccare una strada sbagliata. Finch? si tratta di descrivere l'influenza cristiana in un lavoro storico, perchè no? Ma quando si tratta di difenderla, attenzione! Non si pu? infatti valorizzare gli elementi cristiani della storia dell'Europa senza metterli contro altri elementi. Questi possono essere anteriori, come i paganesimi greco-romani, germanici, celtici, eccetera; o possono essere paralleli come le religioni del Medio e dell'Estremo Oriente, eccetera. Saremmo allora obbligati ad addentrarci in un calcolo di percentuali piuttosto ridicolo. Possiamo anche opporre alla realt? passata dell'influenza cristiana la nostalgia di ciò che, così almeno si crede, avrebbe potuto accadere senza di essa. E si ricorder? che la vittoria del cristianesimo su queste virtualit? non fu pacifica... In ogni caso, anche non mentendo sul passato reale, il passato onirico avrebbe sempre la meglio su di esso: nel sogno, l'immaginazione pu? spaziare liberamente e intagliare in materiale non duttile le architetture più sontuose. In ogni caso, non facciamo che trasporre sul piano delle idee quello che è stato definito ?scontro di culture?. Un libro molto venduto ne ha recentemente proposto la teoria. Ha suscitato una virtuosa levata di scudi.

    Potremmo auspicare che la stessa immaginazione si manifestasse contro quelli che, spesso stravolgendo il passato, cercano di disseppellire l'ascia di guerra tra le componenti della nostra civiltà. Questi disaccordi derivano dal fatto che il cristianesimo è considerato come uno dei contenuti della cultura europea. Spariscono se, come propongo io, non vi si vede tanto un contenuto quanto la forma stessa di questa cultura. Infatti, per difendere il valore di una forma, non è necessario escludere niente. Al contrario, occorre mostrare come questa forma sia capace di includere. In cosa, dunque, il cristianesimo è la forma della cultura europea? Il cristianesimo ha la peculiarit? di avere innato, nella struttura stessa che lo definisce come tale, il riconoscimento di una sua dipendenza rispetto a qualcos'altro, cioè all'Antica Alleanza. Il cristianesimo non è la sola religione in rapporto con altre che l'hanno preceduta. La maggior parte delle religioni si trovano in questa situazione. Tale rapporto pu? essere di rifiuto, oppure di prolungamento e di riforma. Per esempio, il buddismo è in rapporto con la religione dei Veda, di cui è un'interpretazione; altre interpretazioni della stessa matrice vedica furono accettate e diedero vita alle scuole ortodosse dell'induismo, mentre il buddismo fu dichiarato eretico. La religione dell'Antico Israele è un rifiuto del ?paganesimo? ritenuto ?idolatra?. Il cristianesimo la segue su questo punto e, nel corso della sua storia, ha avviato i popoli con i quali entrava in contatto verso il monoteismo. Il cristianesimo la prolunga in modo diverso dall'ebraismo; la interpreta alla luce di un avvenimento nuovo che è la vita di Gesò. L'islam rifiuta il paganesimo; prolunga l'ebraismo e il cristianesimo. Ma li interpreta, partendo dal messaggio di Maometto, come deviazione rispetto alla religione di Abramo che era già l'islam. Quanto al cristianesimo, esso si distingue per una caratteristica unica: riconosce l'autenticit? di una religione che l'ha preceduto, non come esso l'ha ricostruita, ma come essa testimonia se stessa nelle Scritture che appartengono all'ebraismo prima che al cristianesimo. Quest'ultimo accetta la lettera della Bibbia ebrea e la integra nel suo libro sacro. Ho chiamato altrove questa struttura ?secondarietà. Essa trova la sua cellula germinale nel rapporto tra Antico e Nuovo Testamento. Ma si è tradotta anche in altri campi della cultura europea, sacra ma anche profana. Il movimento intellettuale con il quale l'Europa ha studiato le altre civiltà, sia quelle scomparse come l'Egitto e la Mesopotamia o ancora presenti come l'islam, l'India o la Cina, si colloca nel prolungamento di un atteggiamento fondamentale del cristianesimo. Gli studiosi europei studiarono l'arabo e il sanscrito perchè prima avevano studiato l'ebraico e il greco. L'Europa ha così esteso alle altre culture il modo in cui il cristianesimo si colloca nei confronti dell'Antica Alleanza. L'Europa ?cristiana?, l'Europa detta cristiana, l'Europa più o meno cristiana, non si è comportata nei confronti delle altre civiltà meglio di quanto queste ultime abbiano fatto tra loro. Un modo di fare che appartiene al passato? Possiamo almeno sperarlo. Le gerarchie della Chiesa cattolica hanno in ogni caso invitato i cristiani a fare l'esame di coscienza e a rinnegare tutto ciò che, nel loro passato, è stato molto poco cristiano. Il cristianesimo di oggi ha la possibilit? di essere solo ciò che ?, cioè una religione e nient'altro. Ma una religione che, senza essere di per sò una cultura, propone un modello di rapporto con la cultura, un rapporto di riconoscenza, nei due sensi del termine: da una parte, dimostra gratitudine per ciò che ha ricevuto; dall'altra, confessa che colui da cui ha ricevuto è un altro che deve rispettare in quanto tale. Pu? essere che l'Europa di oggi, nel suo dialogo con le altre culture, abbia tutto l'interesse a ispirarsi senza esitazioni a questo modello cristiano.


    R?mi Brague ? professore di Storia della filosofia medievale presso l?Universit? Panth?on-Sorbonne (Paris I), è Direttore del Centro di ricerca sulla Tradizione del pensiero classico presso la stessa universit? ed è titolare della cattedra ?Romano Guardini? di Religionswissenschaft presso l?Universit? di Monaco di Baviera. è anche visiting professor presso numerose universit? europee ed americane (tra cui Boston University e Universit? de Lausanne). Tra i suoi ambiti di ricerca si segnalano la storia della filosofia araba e islamica del Medioevo (in particolare Maimonide, Razi, Averro? e Avicenna), la filosofia greca classica (con particolare riguardo a Platone, Aristotele, Senofonte) e la filosofia del Novecento (soprattutto Martin Heidegger, Leo Strauss e Hans Blumenberg). Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Du temps chez Platon et Aristote (Paris 1982); Aristote et la question du monde (Paris 1988); Il futuro dell?Occidente (Milano 1998); La sagesse du monde (Paris 1999). Ha inoltre curato la pubblicazione dei seguenti volumi collettanei: Herm?neutique et ontologie (Paris 1990); Die Macht des Wortes (M?nchen 1996).



    <DIV align=right></DIV>
    </DIV></TD></TR></T></TABLE>
    <DIV ?postcolor?>
    Potevi fare il riassunto. Du palle!!!!!! </DIV></DIV>
    <DIV =postwrapper>
    <DIV =posttopbar>
    <DIV =postname>Alex.</DIV>
    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 16:33 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Non è colpa mia se non sei abituata a leggere.
    La prossima volta, provveder?. </DIV></DIV>
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    <DIV =posttopbar>
    <DIV =postname>Exodus 21-24</DIV>
    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 16:56 </DIV></DIV>
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    <TABLE cellSpacing=1 cellPadding=3 width="95%" align=center>
    <T>
    <TR>
    <TD>quote (paolinacarli @ 23 Feb 2006, 14:53 )</TD></TR>
    <TR>
    <TD id=quote>come grande peccatrice mi prenoto per l'indulgenza



    <DIV align=right></DIV>
    </TD></TR></T></TABLE>
    <DIV ?postcolor?>

    ...ricordati di portare con te il libretto degli assegni: hai visto mai...! </DIV></DIV>
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    <DIV =postname>Exodus 21-24</DIV>
    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 20:36 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>[attachmentid=87797]

    Gli effetti del copyright voluto da Ratzinger hanno già dato i primi risultati economici per la Santa Sede: alla casa editrice Baldini &amp; Castoldi, che aveva usato in un'antologia un testo di Papa Ratzinger (tra l'altro di trenta righe e precedente alla sua elezione a Pontefice), è già arrivata l'ingiunzione a pagare 15 mila euro per i diritti di copyright a cui dovranno aggiungere la percentuale sul prezzo di copertina per ogni copia venduta dell'antologia.

    Fatti i calcoli, le parole del papa più costose sono proprio quelle scritte nelle encicliche, le meno costose quelle pronunciate nei discorsi, Angelus, catechesi del mercoled?, allocuzioni varie.

    Anche i webmaster sono preoccupati: "Un fedele non ha la possibilit? di sapere cose che indubbiamente lo riguardano, se non pagando "un diritto" a chi glielo deve dire: quasi meglio della simonia".

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    <DIV =postdate>23 Feb 2006, 23:41 </DIV></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>

    In tema di sessualit? senile, nella sua recente enciclica, papa Ratzinger ha detto: ".......". Sulla questione della sessualit? infantile embrionale, ha aggiunto: ".......". Per quanto riguarda invece la sessualit? elicoidale del DNA ha severamente vietato: ".......". Per gli atti sessuali post-mortem, ha suggerito: ".......".
    Ci scusiamo con i nostri lettori, ma non avendo al momento 15.000 euro cash da pagare al Vaticano in diritti d?autore, abbiamo messo il testo tra virgolette e puntini, sperando che almeno queste siano esenti da copyright...

    (n.s.)


    Chiaro esempio delle "conseguenze" del copyright Vaticano.</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>Nel caso ci fossero problemi nella lettura eccovi il link:</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>http://www.forum.rai.it/lofiversion/index.php/t81543.html</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>altri siti che trattano lo stesso tema:</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent> http://www.uaar.it/news/2006/01/22/v...pyright-parole -papa/</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent>http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=59778&amp;PRINT=S</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent> http://www.lavocedifiore.org/SPIP/ar...?id_article=17 07</DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent></DIV>
    <DIV =postc&#111;ntent> http://cuordileone.blog.kataweb.it/c.../religioni/ind ex.html

    </DIV></DIV>


  2.      


  3. #2
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    Ho scoperto che la gente crede di essere cattolica, ma in effetti segue i principi dei luterani. Infatti ho scoperto cosa dice il teorema di Martin Lutero

    http://www.homolaicus.com/storia/mod...ma_protestante /questioni_teoretiche.htm

    Sono tutti protestanti e non lo sanno...



    Praticamente il teorema di Lutero si riduce a poche affermazioni:
    <ul>[*]in forza del peccato d'origine l'uomo ha una colpa indelebile, che nessuna
    penitenza pu? cancellare;[*]per questa ragione, l'uomo deve vivere in una condizione di forte angoscia,
    sino alla fine dei suoi giorni, poich? non pu? sapere se Dio vorr? salvarlo
    nonostante il peccato.[/list]


    Conseguenza di questo teorema:
    <ul>[*]vivere in uno stato di angoscia quotidiana è impossibile e[*]siccome tutto, in ultima istanza, dipende da Dio,<li style="font-weight: bold;">allora all'uomo è lecito comportarsi come meglio crede, affidandosi
    esclusivamente alla propria coscienza.[/list]
    Claudio



  4. #3
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    Dal punto di vista giuridico e' forse corretto che ci siano i dirtitti d'autore e quindi se la chiesa e' vista laicamente puo' aver unas sua validita' che si chiedabno diritti d'autore quando si pubblicassero encicliche papali. Qualcuno ricordava che cio' pare esista da una trentina d'anni anche se rimasto inapplicato. Se fossi laico e non cattolico la vedrei cosi'.


    Se invece fossi cattolico, mi preoccuperei di questi "diritti d'autore", proprio come si preoccupa Vittorio Messori, che giustamente ricorda che quanto piu' la predicazione e' divulgata tranto meglio e' ed i diritti d'autore, con la paura dei giornalisti di commettere violazuioni amministrative potrebbe frenare tale divulgazione.
    Nessuna notte e\' cosi lunga da impedire il sorgere del sole



  5.      

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