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Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: REVOCA L. 104/92

  1. #1
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    Dopo aver prodotto tutta la documentazione per beneficiare dei permessi di cui alla 104...Dopo cinque mesi di corrispondenza tra me e l'ufficio in cui lavoro che continua a vessarmi...OGGI MI HANNO DEFINITIVAMENTE REVOCATO IL BENEFICIO DEI TRE GIORNI DI PERMESSO MENSILI.
    Non è servita neanche l'autorizzazione dell'INPS che mi concedeva la fruizione dei permessi.
    Abito a 20 minuti di atomobile ( 28 kM.) dall'abitazione di mia madre disabile.
    Le circolari INPS precisano che chi deve percorrere una distanza tale da superare 1 ora di viaggio per assistere il disabile deve darne rigorosa prova .
    Ma questo non è il mio caso!
    Io arrivo da mia madre in meno di 20 minuti.
    Non percorro autostrade...non viaggio in treno.
    Non posso portare scontrini...biglietti ferroviari...ecc.
    Eppure il mio direttore continua, dopo 5 mesi di corrispondenza, a dirmi "non ha dimostrato di assistere con continuit? il disabile".
    E mi revoca definitivamente i permessi di cui alla 104 (io ho usufruito dei permessi fino a Dicembre 2006).
    E io gli faccio causa.


  2.      


  3. #2
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    non è l'ufficio in cui lavori che ti deve riconoscere i permessi, è l'INPS SE è UNA AZIENDA PRIVATA,
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
    http://tiraccontoclaudia.blogspot.com/

    www.claudiabottigelli.it



  4. #3
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    Direzione Centrale


    Prestazioni a Sostegno del Reddito



    Direzione Centrale


    Organizzazione



    Coordinamento Generale


    Medico-Legale







    Ai
    Dirigenti centrali e periferici


    Ai
    Direttori delle Agenzie


    Ai
    Coordinatori generali, centrali e

    Roma, 23 Maggio 2007

    periferici dei Rami professionali


    Al
    Coordinatore generale Medico legale e



    Dirigenti Medici





    Circolare n. 90

    e, per conoscenza,






    Al
    Presidente


    Ai
    Consiglieri di Amministrazione


    Al
    Presidente e ai Membri del Consiglio



    di Indirizzo e Vigilanza


    Al
    Presidente e ai Membri del Collegio dei Sindaci


    Al
    Magistrato della Corte dei Conti delegato



    all?esercizio del controllo


    Ai
    Presidenti dei Comitati amministratori



    di fondi, gestioni e casse


    Al
    Presidente della Commissione centrale



    per l?accertamento e la riscossione



    dei contributi agricoli unificati


    Ai
    Presidenti dei Comitati regionali


    Ai
    Presidenti dei Comitati provinciali






    OGGETTO:
    permessi ex art. 33 legge 05 febbraio 1992, n.104. Questioni varie.




    SOMMARIO:
    i precedenti criteri adottati in merito all?accertamento dei requisiti della continuit? e della esclusivit? dell?assistenza offerta dal lavoratore alla persona con disabilit? grave per la concessione dei benefici riconosciuti dalla L.104/1992, vengono riveduti ed adeguati alla luce dell?orientamento consolidato della giurisprudenza






    La Corte di Cassazione Sezione Lavoro con la sentenza n.7701 del 16.05.2003, ha censurato l?interpretazione dell?art. 33 della legge 104/92 sostenuta da questo Istituto, che la presenza in famiglia di altra persona che sia tenuta o possa provvedere all?assistenza del parente con disabilit? in situazione di gravit? esclude il diritto ai tre permessi mensili retribuiti ed ha affermato il seguente principio:

    ?non par esservi dubbio che lo spirito della legge sia quello di non lasciare il minore gravemente handicappato in balia di se stesso neanche momentaneamente e privo di affetto ad opera di chi lo possa assistere convenientemente anche dal punto di vista materiale. Se questo è lo scopo della legge, ove tale convenienza non sia raggiunta, come non è raggiunta ove il congiunto non lavoratore debba provvedere da solo all?incombenza, un?interpretazione conforme agli scopi della legge pretende che un?altra persona possa sostituire almeno momentaneamente l?avente diritto originario. Orbene, se questa seconda persona è un lavoratore appare ovvio e necessario che possa godere di brevi permessi retribuiti?.



    La stessa Corte, con la sentenza n.13481 del 20.07.2004, ha poi confermato il proprio precedente orientamento, ulteriormente specificando che:

    ?essendo presupposto del diritto la circostanza che il portatore di handicap non sia ricoverato a tempo pieno, è presumibile che, durante l?orario di lavoro di chi presta l?assistenza e pu? fruire dei permessi, all?assistenza provveda altra persona presente in famiglia ed è ragionevole il bisogno di questa di fruire di tre giorni di libert?, coincidenti con la fruizione dei permessi retribuiti del lavoratore. Il criterio è analogo a quello previsto per i genitori di portatori di handicap, regolato nel medesimo articolo, per i quali la circostanza che uno di essi non lavori, e quindi possa prestare assistenza, non esclude il diritto ai permessi retribuiti. Si deve concludere che n? la lettera, n? la ratio della legge escludono il diritto ai permessi retribuiti in caso di presenza in famiglia di persona che possa provvedere all?assistenza?.



    Anche la giustizia amministrativa era pervenuta ad analoghe conclusioni.

    Il Consiglio di Stato, infatti, pronunciandosi circa l?applicabilit? ad un docente di una scuola pubblica dell?articolo 33 comma 5 della legge 104/92, con sentenza del 19.01.1998, n.394/97 della propria Terza Sezione, aveva affermato che non si pu? negare il beneficio allorch? sussista il presupposto dell?effettiva assistenza continuativa da parte del lavoratore medesimo sulla considerazione che il rapporto possa essere instaurato da altri familiari. Nella stessa sentenza il Consiglio di stato ha evidenziato che il beneficio in questione non è subordinato alla mancanza di altri familiari in grado di assistere il portatore di handicap.



    Giova, infine, sottolineare che anche la Corte Costituzionale, nella sentenza n.325/1996 aveva posto in evidenza la ratio della legge nel suo insieme: superare o contribuire a far superare i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attivit? sociali e lavorative e nell?esercizio di diritti costituzionalmente protetti. Nella stessa sentenza, il giudice delle leggi aveva anche sottolineato come non debba corrersi il rischio opposto, cioè, il dare alla norma un rilievo eccessivo, perchè non è immaginabile che l?assistenza al disabile si fondi esclusivamente su quella familiare.



    In base a tale orientamento giurisprudenziale ormai consolidato appare improcrastinabile che l?Istituto riveda le precedenti indicazioni fornite alle strutture territoriali in merito alla concessione dei benefici previsti dai commi 2 e 3 dell?articolo 33 della legge n.104/92, ispirandosi ai seguenti nuovi criteri:



    1.che a nulla rilevi che nell?ambito del nucleo familiare della persona con disabilit? in situazione di gravit? si trovino conviventi familiari non lavoratori idonei a fornire l?aiuto necessario ;

    2.che la persona con disabilit? in situazione di gravit? - ovvero il suo amministratore di sostegno ovvero il suo tutore legale è possa liberamente effettuare la scelta su chi, all?interno della stessa famiglia, debba prestare l?assistenza prevista dai termini di legge;

    3.che tale assistenza non debba essere necessariamente quotidiana, purch? assuma i caratteri della sistematicit? e dell?adeguatezza rispetto alle concrete esigenze della persona con disabilit? in situazione di gravit?;

    4.che i benefici previsti dai commi 2 e 3 si debbano riconoscere altresò a quei lavoratori che è pur risiedendo o lavorando in luoghi anche distanti da quello in cui risiede di fatto la persona con disabilit? in situazione di gravit? (come, per esempio, nel caso del personale di volo delle linee aeree, del personale viaggiante delle ferrovie o dei marittimi) è offrano allo stesso un?assistenza sistematica ed adeguata, stante impregiudicato il potere organizzativo del datore di lavoro, non attenendo la fruizione dei benefici de quo all?esercizio di un diritto potestativo del lavoratore. A tal fine, in sede di richiesta dei benefici ex art. 33 della legge 104/92, sar? prodotto un ?Programma di assistenza? a firma congiunta del lavoratore richiedente e della persona con disabilit? in situazione di gravit? che dell?assistenza si giova - ovvero del suo amministratore di sostegno ovvero del suo tutore legale ?, sulla cui eventuale valutazione di congruit? medico legale si esprimer? il dirigente responsabile del Centro medico legale della sede INPS competente;

    5.che il requisito dell?esclusivit? della stessa non si debba far coincidere con l?assenza di qualsiasi altra forma di assistenza pubblica o privata, essendo compatibile con la fruizione dei benefici in questione il ricorso alle strutture pubbliche, al cosiddetto ?non profit? ed a personale badante;

    6.che, per esplicita previsione legislativa, non dia titolo ai benefici il solo caso del ricovero a tempo pieno, per ciò intendendosi il ricovero per le intere ventiquattro ore;

    7.che al caso di cui al punto precedente, faccia eccezione quello rappresentato dal ricovero a tempo pieno, finalizzato ad un intervento chirurgico oppure a scopo riabilitativo, di un bambino di età inferiore ai tre anni con disabilit? in situazione di gravit?, per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare (parente o affine entro il 3? grado) nonch?, su valutazione del dirigente responsabile del Centro medico legale della Sede INPS, quello della persona con disabilit? in situazione di gravit? in coma vigile e/o in situazione terminale, contesti questi assimilabili al piccolo minore;

    8.che l?accettazione da parte del portatore di handicap in situazione di gravit? dell?assistenza continuativa ed esclusiva offerta dal familiare possa rientrare tra le fattispecie previste dal T.U. n.445/2000 sulla documentazione amministrativa per la cui prova è ammessa dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà;

    9.che rimanga impregiudicato il diritto/dovere della Pubblica Amministrazione di verificare sia la veridicit? della dichiarazione di cui sopra e di quanto dichiarato dal lavoratore nel modello di domanda sia, in caso di disabilit? in situazione di gravit? ?temporaneamente concesso? dalla Commissione medica ex art. 4 della medesima legge 104/92, il permanere del diritto a fruire i suddetti benefici in capo al lavoratore che ne abbia richiesto l?attribuzione.



    Si dispone,pertanto, che fin da adesso le Sedi adottino nel procedimento di concessione dei benefici in questione i sopra esposti criteri.





    Il Direttore Generale

    Crecco







  5. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da mammamarina
    non è l'ufficio in cui lavori che ti deve riconoscere i permessi, è l'INPS SE è UNA AZIENDA PRIVATA,

    CONFERMO!


    carpe

    Carpediem



  6.      

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