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<TD =news_maintitle width=473>NONNA PAVESE PELLEGRINA A FATIMA IN SELLA ALLA MOTO</TD></TR></T></TABLE>
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<TD width=468 colSpan=2>MILANO - Dalla pianura Padana al Santuario di Fatima in sella a una motocicletta. Un pellegrinaggio in 'salsa beat', se non fosse che a cavalcare quella moto non sono due figli dei fiori, ma una signora ultrasettantenne, accompagnata dal figlio.

La passione per le due ruote, Paola Bianchi, classe 1932, una vita a Gambolo', paesino della provincia di Pavia, in Lomellina, ce l'ha da quando era ragazza. ''Mi e' sempre piaciuto viaggiare. Prima di sposarmi - ricorda la signora, che in paese tutti conoscono come Lina - giravo con la Moto Guzzi e poi comprai anche un Gilera''. E anche se adesso l'eta' non le consente piu' di impugnare il manubrio, non per questo rinuncia all'ebbrezza della velocita'. Il pellegrinaggio e' stato per lei la formula ideale per conciliare il gusto per i viaggi e la fede. L'anno scorso Lourdes, il prossimo anno, ''se Dio lo permette'', Medjugorie.

In sella alla motocicletta, con cui ha macinato oltre 4.000 chilometri in questo viaggio, Paola, che si arrabbia se qualcuno prova a chiamarla 'nonnina', ha dato prova di una resistenza di ferro, da vera 'easy rider'.

Partiti il primo agosto, mamma e figlio hanno coperto 1.350 chilometri in una sola giornata. ''Facevamo sosta giusto per fare rifornimento e per sgranchirci le gambe - racconta il figlio, Paolo Ranzani - mai una volta che mia madre mi abbia chiesto di fermarci. E dire che avevamo anche saltato il pranzo. Al suo posto mia moglie avrebbe reclamato molto di piu'''.

L'indomani erano gia' al Santuario di Fatima. Scesi dalla moto, subito in chiesa per la messa. ''Io mi stanco di piu' in autobus - assicura lei, pensando ai pellegrinaggi 'normali' organizzati dalla parrocchia - in moto mi sento libera e si viaggia tranquilli''.

Tre giorni in Portogallo, tra una processione, una via crucis e le visita ai monasteri di Batalha e Alcobaca, ed era gia' il tempo di ripartire. Il 5 agosto, con Fatima alle spalle, madre e figlio si sono trovati ad affrontare un incendio divampato nei boschi che costeggiano la strada. ''Sembrava la nebbia che c'e' da noi quando e' inverno - racconta Paola che di esperienza della foschia della Bassa padana ne ha da vendere - ma era il fumo e non si respirava. Dico a mio figlio: 'Cosa facciamo?', poi vedo che le altre macchine andavano e allora gli ho detto: 'Andiamo anche noi'''.

E adesso che e' tornata, il lavoro alla sua macelleria la aspetta. Senza dimenticare la moto. ''Voglio solo tenermi in forma''.
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