<h4>Medicina e biotech | NEUROLOGIA</span></h4>

<h3>Un farmaco per la sindrome diDown?</h3>

Ha
quasi un secolo, e una doppia vita. Ritirato dal mercato americano nel
1982 perchè accusato di essere inefficace, o peggio, di provocare
convulsioni nei pazienti psichiatrici, il pentilenetetrazolo (Pzt)
sembra ora in grado di agire positivamente sul ritardo mentale
associato alla sindrome di Down.Craig
Garner, professore di psichiatria e direttore del centro di ricerca
sulla sindrome di Down dell'Universit? di Stanford, insieme ai suoi
colleghi del Lucile Packard Children?s Hospital, ha somministrato il
Pzt ad alcuni topi ingegnerizzati con tre cromosomi 16 (nella specie
umana la sindrome è data invece dalla presenza di tre cromosomi 21),
osservandone poi il comportamento e le abilit? cognitive con una serie
di test.Dallo studio, che è stato
pubblicato sull'edizione online di Nature Neuroscience, emerge che i
topi Down trattati con il Pzt mostrano un netto miglioramento delle
capacit? di memoria e apprendimento: per esempio, sanno orientarsi
all'interno di un labirinto come i topolini sani, e riconoscere oggetti
già visti in precedenza. Non solo: questo miglioramento sembra durare
nel tempo, perchè le funzioni restano inalterate anche mesi dopo
l'interruzione del trattamento.Secondo
i ricercatori, il Pzt interferisce con i canali del calcio dei neuroni,
bloccando l'azione di un neurotrasmettitore inibitorio, il Gaba. Quando
questi canali sono attivi, impediscono al neurone di creare sinapsi con
i neuroni circostanti. Nei cervelli sani, dice Garner, le abilit?
cognitive sono rese possibili da un preciso equilibrio tra
l'eccitazione e l'inibizione neuronale. In quelli dei soggetti Down,
invece, lo squilibrio impedisce la creazione di connessioni neuronali.
Il pentilenetetrazolo consentirebbe al neurone di recuperare le
funzioni sinaptiche. I ricercatori
stanno ora considerando la possibilit? di indagare l?effetto del Ptz
anche sul cervello umano colpito da trisomia 21. Ma per i primi trial
ci vorr? ancora qualche anno. E l'approvazione della Food and Drug
Administration statunitense per l?uso negli esseri umani.</span> (e.m.)





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