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    che sono come dei neonati.
    Forse è vero, ma alla luce delle ultime scoperte riguardanti il cervello
    poco sviluppato ed organizzato di un neonato, sar? molto difficile
    parlare solo di sensazioni primordiali (ma noi genitori queste cose le
    abbiamo sempre
    soppettate): http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/
    scienza_e_tecnologia/neonatimente/neonatimente/
    neonatimente.html
    Gli ultimi studi cambiano le convizioni sui processi intellettivi dei
    bambini: in alcuni casi sono più accurati di quelli degli adulti
    Viaggio nella mente dei neonati ecco le nostre prime emozioni
    ?I ricercatori: fin dalla culla gelosia, simpatia, frustrazioni


    di PAT WINGERT e MARTHA BRANT??
    Nel cervello di un neonato indifeso e apparentemente inconsapevole
    di tutto accade molto più di quanto abbiate mai potuto supporre.
    Nuove ricerche stanno inducendo i pediatri e gli psicologi infantili a
    cambiare le loro convinzioni di lunga data sulle capacit? emotive e
    intellettive di bambini anche molto piccoli. Nel 1890 lo psicologo
    William James descrisse come "una grande, inesauribile e animata
    confusione" la visione del mondo dei neonati. Questo principio
    rimase indiscusso per quasi un quarto di secolo: i neonati erano
    creature dal cervello assai poco sviluppato, che si limitavano a
    imitare chi stava loro intorno e che davano prova soltanto delle
    emozioni più semplici, come la felicit?, la tristezza e la rabbia.??
    La scienza odierna, invece, d? adesso un quadro del tutto diverso di
    quello che accade nel cervello e nell'animo dei neonati:
    padroneggiano emozioni anche molto complesse, come gelosia,
    simpatia e frustrazione, che un tempo si riteneva imparassero verso
    i 2 o 3 anni. I neonati di quattro mesi hanno già capacit? avanzate di
    deduzione nonch? l'abilit? di decifrare dei disegni anche complessi.
    Hanno una paletta visiva piena di sfumature che permette loro di
    notare anche le più piccole differenze, specialmente nei volti, una
    dote che gli adulti e i bambini più grandi perdono.&nbs p;&nbs p;??

    Una delle prime emozioni che provano i bambini anche piccolissimi
    ? l'empatia. Anzi, forse nel cervello dei neonati già esiste la capacit?
    di preoccuparsi per gli altri. Se si sistema un neonato accanto ad un
    altro che sta piangendo, con ogni probabilit? finir? per piangere.
    Secondo Martin Hoffman, docente di psicologia dell'Universit? di
    New York, "sin dalla nascita vi è qualche primigenia forma di
    empatia". I bambini sopra ai sei mesi, invece, non piangono più
    sentendo altri piccoli piangere, ma fanno smorfie per evidenziare la
    tristezza che provano per gli altri. Dai 13 ai 15 mesi i piccoli
    tendono a prendere la faccenda di petto e cercano di consolare il
    compagno di giochi in lacrime.
    Parte dell'empatia potrebbe essere il prodotto di un'altra precoce
    abilit? dei neonati: la capacit? di discernere le emozioni dalle
    espressioni del viso delle persone che li circondano. Diane
    Montague, assistente professoressa di psicologia all'universit?
    LaSalle di Filadelfia, ha condotto degli esperimenti ricorrendo al
    gioco del cuc? e ha reclutato decine di bambini di quattro mesi per
    sottoporli al test. Ha iniziato il gioco con un gran sorriso. I neonati
    ne sono stati deliziati e l'hanno fissata con grande attenzione. La
    quarta volta, per?, la dottoressa si è presentata con un'espressione
    di profonda tristezza sul volto. Questa volta "non soltanto i bambini
    hanno distolto lo sguardo, ma non sono più tornati a guardarla
    anche quando ha ripreso a sorridere". Il rifiuto a instaurare un
    contatto visivo è un classico segno di angoscia nei bambini. In
    seguito un volto con un'espressione adirata ha attirato nuovamente
    il loro sguardo, ma i loro volti non hanno evidenziato piacere. "Sono
    parsi in allerta", dice Montagne. "Questo dimostra che i bambini
    sotto ai sei mesi sono in grado di capire le espressioni del volto".??
    Per quanto riguarda l'osservazione i neonati iniziano a sviluppare
    veri e propri superpoteri a soli pochi mesi di età, e riescono a
    distinguere le differenze nei volti degli altri esseri umani. Presso
    l'universit? del Minnesota, il neurologo Charles Nelson ha mostrato a
    un gruppo di bambini di sei mesi di età la foto di uno scimpanz? e
    ha concesso loro il tempo di osservarla fino a perdere interesse. In
    seguito è stata mostrata loro la foto di un altro scimpanz?: i bambini
    si sono vivacizzati e hanno osservato con attenzione anche
    quest'altra foto. I neonati con grande facilit? hanno dimostrato di
    considerare ogni scimpanz? come un individuo a sò, e sono rimasti
    affascinati da ogni nuovo volto. A meno di trascorrere una giornata
    allo zoo, nessuno di noi sarebbe in grado a prima vista di rilevare le
    differenze tra diversi scimpanz?. Non ci riescono neppure i bambini
    di pochi mesi più grandi. A nove mesi un piccolo perde la capacit? di
    distinguere uno scimpanz? dall'altro, ma al tempo stesso aumenta la
    sua capacit? di osservare il volto umano.??&nbs p;&nbs p;&nbs p;&nbs p;&nbs p;

    La capacit? di mettersi in relazione bene con il mondo e in
    particolare con i propri genitori, è importante soprattutto quando i
    bambini fanno i loro primi tentativi per iniziare a parlare. Il
    linguaggio dei bambini è qualcosa di molto di più che semplice
    imitazione. Michael Goldstein, psicologo della Cornell University, si è
    altresò interessato al modo in cui i genitori prestano attenzione ai
    suoni emessi dai loro bambini: "Il genere di suoni semplici che attira
    l'attenzione dei genitori quando i loro figli hanno quattro mesi non
    desta la stessa reazione quando questi ultimi ne hanno otto. Questo
    fatto incentiva i bambini a sperimentare suoni e combinazioni di
    suoni sempre diverse, fino a quando ne trovano di nuovi che attirano
    su di loro l'attenzione dei genitori".
    ? risaputo che il 15-20 per cento dei bambini sono timidi e ansiosi
    per natura. Ma i medici non capivano perchè mentre alcuni superano
    la timidezza liberandosene per sempre, altri bambini ne rimangono
    oppressi. Studi condotti da Nathan Fox dell'Universit? del Maryland
    dimostrano che la timidezza inizialmente è biologicamente indotta e
    che lo stile comportamentale dei genitori ha un grande impatto sul
    genere di adulto che il loro bambino sar?. I figli di genitori
    iperprotettivi spesso rimangono timidi e ansiosi anche da adulti.
    Invece i bambini nati da genitori sicuri di sò e sensibili, che li aiutano
    a correre dei rischi emotivi sollecitandoli a uscire dal loro guscio
    spesso riescono a superare la timidezza.
    Stanley Greenspan, professore di psichiatria e pediatria alla facolt? di
    medicina dell'Universit? George Washington ha di recente compilato
    una specie di checklist con altrettante "tappe sociali ed emotive" che
    i neonati devono conseguire ad età specifiche. Che cosa devono
    trarre da tutte queste nuove informazioni i genitori? Prima di tutto
    che è necessario rilassarsi: solo perchè il vostro bambino percepisce
    più di quello che si pensava non significa che sar? sconvolto per
    tutta la vita se piange un minuto di più nella sua culla mentre voi
    telefonate.
    I bambini hanno un desiderio immenso - e da esso traggono enorme
    profitto - di interagire, di avere del tempo trascorso a tu per tu e un
    contatto visivo. Il vostro neonato vi parla in ogni istante: tutto sta
    soltanto nel sapere come prestargli ascolto. (Con la collaborazione
    di Trent Gegax, Margaret Nelson, Karen
    Breslau, Nadine Joseph, Ben Whitford. Copyright Newsweek.
    Traduzione di Anna Bissanti)(8 agosto 2005)?? è Edited by: fair


  2.      


  3. #2
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    Non le abbiamo sempre so..s..pettate ne siamo CERTISSIMI!!!!! alla faccia di chi ci contraddice!
    http://walter-urticante.blogspot.com
    resistere quando tutto sembra perduto... puntare i piedi e stringere i denti quando anche la montagna sembra crollare sotto i piedi, questo è quel che conta.



  4. #3
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    io Chiara sono una di quelle persone che dice che Claudia è come una neonata ,ma mi riferisco al fatto che ha bisogno di tutte le cure che hanno bisogno i bambini piccoli, più fragili delicati e bisognosi d'attenzione, tanto per far capire a chi non sa proprio nulla della disabilit? le nostre aspettative da questa società sorda, poi che la mente dei nostri "bimbi " sia ricca lo sappiamo !


    non riesco ad aprire il sito che hai messo., saluti,marina
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
    http://tiraccontoclaudia.blogspot.com/

    www.claudiabottigelli.it



  5. #4
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    Credo che per questo thread il titolo giusto avrebbe dovuto essere... "Qualcuno dice dei neonati".


    Affermo ciò in quanto in presenza di lesioni cerebrali neonatali gravio gravissime, come nel caso di mio figlio,che allo stato attuale della medicina sono irreversibili, non ci si pu? comportare come "genitori che fanno come gli struzzi", insistendo nel credere nella pseudo normalit? del proprio figlio o che le teorie applicabili ai bambini sani possano essere parimenti applicabili a chi ha ritardi cognitivi incolmabili con il passar degli anni.
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  6. #5
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    Vedi Tersicore, la differenza è che le lesioni cerebrali irreversibili non
    sono equivalenti con "immodificabili"....
    Tra l'altro se la lesione è avvenuta in epoca neonatale, o comunque
    in età pediatrica, esiste uno sviluppo ed una plasticit? dei
    collegamenti neuronali di cui ormai ogni ricerca scentifica riconosce
    l'esistenza. Per i bambini la cosa è comprovata da numerosissime
    ricerche, ma recenti ricerche degli ultimi anni hanno scoperto che
    ciò avviene anche negli adulti, anche se in misura minore. Inoltre c'è
    la capaciò di apprendimento che rimane intatta anche in presenza di
    gravissime lesioni, ed anche in questo caso sono ormai
    numerosissimi gli studi e le ricerche che hanno verificato
    l'importanza dell'ambiente circostante alla persona, soprattutto in
    riferimento alla capacit? di stimolo costruttivo ed incentivante nella
    maturazione delle capacit? intellettive.
    Mi chiedo se non sia, invece, fare lo struzzo negare al proprio figlio
    quell'atteggiamento assertivo e propositivo che accompagna
    l'evoluzione intellettiva di ogni bambino, compreso quello che ha
    una lesione cerebrale.
    Forse è solo una questione di......punti di vista.



  7. #6
    MEMBRO ONORARIO L'avatar di tersicore62
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    Vedi Fair, quando ci si ritrova con un neonato prematuro che viene colpito da gravissime emorragie cerebrali che coinvolgono tutti e 4 i ventricoli, oltre a meningite ed encefalite, considera miracolo solo il fatto che sia sopravissuto.


    11 interventi neurochirurgici la dicono lunga!


    Tutto il resto sono chiacchiere per chi si ostina a crederci.
    Maria Laura

    Citazione: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)



  8. #7
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    Tersicore è vero, è già un miracolo che sia sopravvissuto, è un
    miracolo che, come ben sai, conosco anche io.
    Per?, permettimi, non è questione di chiacchiere ma di evidenze
    scientifiche...che poi ogni abilit? che un bambino riesce a
    conquistare malgrado l'enorme danno riportato sia frutto di molto
    lavoro e, soprattutto, di stimoli adeguati alle sue percezioni ed ai
    suoi processi cognitivi, questa è qualcosa che nessuno mette in
    dubbio. Ma c'è una modificabilit? dell'encefalo, ed esiste una
    modificbilit? persino del ritardo mentale più grave. Su questo campo
    (specialmente sulle situazioni più gravi) siamo ancora a livelli
    sperimentali e moltissimo c'è da imparare sui meccanismi che
    portano all'evoluzione cognitiva.....non è produttivo, per un genitore
    (e forse anche per la qualit? di vita del figlio) illudersi su un
    evoluzione "normale", e, se con il tuo discorso intendi questo, allora
    sono pienamente d'accordo. Ma, (e sottolineo "ma") è indispensabile
    che un genitore, un insegnate, un terapista, un medico non alzi mai
    le mani di fronte ad un danno anche gravissimo avuto in età
    evolutiva, perchè....lo dice la parola: nell'età evolutiva tutto evolve ed
    ? possibile accompagnare e stimolare quest'evoluzione
    nell'apprendimento cognitivo per migliorare comunque la qualit? di
    vita del bambino e, perchè no, anche di chi gli è intorno.
    Tra l'altro io sono testimone di come, anche nel bambino che ha un
    danno gravissimo (mio figlio), l'apprendimento cognitivo effettuato
    nella modalit? perfettamente adeguata a lui (modalit? che gli si
    adatta come un vestito di sartoria, e non con un applicazione
    standardizzata di metodologie più o meno innovative) ha i medesimi
    ritmi di quello di un bambino con uno sviluppo medio. Questo vuol
    dire che il danno crea sicuramente degli ostacoli all'apprendimento,
    ma non lo elimina.



  9. #8
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    ciao tersicore!


    Bhe ho da dire la mia:


    mia figlia quando era al TIN in incubatrice(questo è quello che mi ha raccontato una infermiera del reparto) per disperazione aveva escogitato un suo sistema per attirare l' attenzione: si agitava tutta quanta per far suonare i monitor alle prime vote accorrevano spaventate poi capendo l' inghippo se la sono presa con comodo. Poveretta...


    e pensare che il quel periodo doveva essere nella pancia a far sbadigli e tirar calci.


    l' Ipossia e l' asfissiaporta alla mutazione cerebrale ma non certo l' annulla.


    Non c'è cosa più teorica che il pensiero. Ti possono dire che il T1 e T2 hanno una linea non chiara ma non che l' organo, così complesso, non sia in grado di compensarele, anche se pur gravi, lacune.


    voglio il bacio accademico!





  10. #9
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    C'e' anche da dire che chi valuta i nostri figli,spesso, non ha strumenti adeguati.....cioe',non li si mette nelle condizioni di estrinsecare le capacita'......al fine di implementarle.


    Poi.....a pensarci... nessuno sa prima fin dove ci si potra' spingere nello sviluppo.....si IPOTIZZA...e di frequente con molto pregiudizio....purtroppo!


    Come genitore preferisco avere un atteggiamento fiducioso nei confronti delle capacita' di mio figlio.non mi sento "genitore struzzo"...casomai ,come per qualsiasi figlio,cerco di spingerlo il piu' avanti possibile.....cerco di dargli occasioniper superare se stesso (nella sua misura,qualunque sia!)


    PatriEdited by: zippa



  11. #10
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    In una società che fa difficolt? a dare peso alle esigenze di un neonato normodotato, che trova assurdo e in qualche caso ridicolo parlare con semplicit? e chiarezza ad un bambino di 10 mesi, perchè in fondo chissò se capisce, che si infastidisce al pianto di un neonato e che si irrita alla vivacit? di un bimbo mi chiedo...possiamo solo noi genitori e qualunque persona riesca a farsi "toccare"il cuore dal sorriso pieno, dagli occhi "che parlano", dai gesti sofferenti colmi di voglia di non arrendersi dei nostri figli,raggiungere il loro pensieroe renderlo visibile anche a quelli che non vogliono vedere.....


    Poi magari se sar? destino incontreremo qualcuno che potr? renderci il compito più semplice, perchè sono del parere che dentro di noi sappiamo chi abbiamo davanti...forse quando il dolore ?troppo forte,smettiamo di guardare e cerchiamo chi potrebbe farlo a posto nostro,ma finch?abbiamo forza e volont? dovremmo fidarci solo del nostro istinto, del nostro sesto senso.


    Vi abbraccio tutti, genitori cari cris



  12. #11
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    Non posso che essere d?accordo con Fair, la gravit? dell?handicap è sò un ostacolo, ma non così forte da non poter essere superato e quindi rendere possibile una modificabilit?. Le ricerche più recenti hanno dimostrato che il cervello modifica le sue strutture in seguito a una stimolazione esterna, sistematica e focalizzata:
    <?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    ?<I style="mso-bidi-font-style: normal">Fino a oggi si pensava che la mente sviluppasse per fasi, come i gradini di una scala. La ricerche odierne respingono questa visione semplicistica e la sostituiscono con il modello biologico, che comporta cicli di crescita ricorrenti. Lo sviluppo è molto più variabile e flessibile e si svolge secondo schemi di cambiamenti complessi e dinamici simili ai modelli matematici delle teorie sulla complessit?, il caos e la catastrofe?([/I]H.Van der Maas e P: Molenaar<I style="mso-bidi-font-style: normal"> Catastrophe analysis of discontinuous development)[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    ?Ogni ciclo produce una nuova capacit? di pensare e di imparare, che sembra basarsi su una rete neuronale che si organizza e si espande. L?individuo ha così l?opportunit? di imparare di nuovo e di riorganizzare le reti neurologiche che non si erano sviluppate nel corso dei cicli precedenti? (A.J. Tannembaum <I style="mso-bidi-font-style: normal">La disabilit? non è un limite).[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    ?Questa caratteristica ciclica dello sviluppo potrebbe spiegare la straordinaria plasticit? del cervello umano, capace di riparare lesioni neuronali, soprattutto quando si trova in un ambiente benevolo e sostenitore? (Diamond e Hopson <I style="mso-bidi-font-style: normal">Magic Trees of the Mind).[/I]
    <I style="mso-bidi-font-style: normal">[/I]
    Per fare qualcosa devi crederci.

    Baci
    Daniela
    daniela



  13. #12
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    scusate se mi intrometto, ma volevo commentare alcune cose:


    per fair: plasticit? e apprendimento NON sono la stessa cosa. ovvero, non è vero che i processi di apprendimento rimangono intatti anche dopo una lesione cerebrale: anzi, questi vengono inficiati dai processi cognitivi (linguaggio, memoria, attenzione, percezione, etc) che vengono utilizzati "patologicamente" a causa della lesione stessa (forse hai mal interpretato gli studi di cui parli). questo dipende ovviamente dalla sede della lesione. è vero invece che esiste una plasticit?, ovvero la capacit? del cervello di modificarsi in relazione alle esperienze (ed è a questo che dovrebbe servire la terapia) che per? non coincide con l'apprendimento, non so se mi sono spiegata. il cervello dopo una lesione si modifica al fine di veicolare informazioni che non possono più utilizzare "quel" passaggio, perchè ormai leso. il problema è che tale riorganizzazione è sempre improntata sulla patologia, e di conseguenza NON è apprendimento, ma anzi, il contrario, è incapacit? di utilizzare strategie diverse (ad esempio, utilizzare l'arto superiore per raggiungere un oggetto solo con traiettoria "a parabola"). questo si pu? modificare solamente con informazioni adeguate in sede di terapia.


    inoltre la plasticit?di cui sopra è massiva nel corso dei primi mesi ed anni di vita, ma già a 7 anni è estremamente ridotta, per questo anche se non è completamente vero ciò che dice tersicore (una minima parte di plasticit? permane per tutta la vita,anche seminima, ed in ogni caso possono sempre esserci delle sorprese), bisogna ricordare che ad un certo punto forse potrebbe essere utile rallentare la ricerca di "qualcosa" che modifichi radicalmente la situazione (non parlo di nessuno di voi in particolare, sia ben chiaro! ma di casi che ho avuto in trattamento di cui non vi sto a dire).


    inoltre, volevo dire una cosa: è vero che è importante l'ambiente e le informazioni legate ad esso per una persona (bambino o adulto) con lesione cerebrale, ma spessissimo si fa un errore che è quello di intendere l'ambiente in maniera completamente aspecifica. voglio dire, è importante una casa accogliente,degli affetti, delle stimolazioni anche non specifiche (ad es. parlare colbambino, toccarlo, ecc) ma non è quella la parte preponderantedel recupero, o se questo avviene, di solito si verifica in maniera spontanea (ovvero, sarebbe successo comunque, anche se non c'è modo di dimostrarlo perchè sono troppe le variabili). l'ambiente-riabilitativo è quello costituito da informazioni che il bambino da solo non riesce a raccogliere, e queste informazioni variano a seconda del bambino ovviamente (tattili, cinestesiche, somestesiche,ecc.ecc.) ed è quasi inutile proporre tali informazioni a m? di "bombardamento" sperando che a forza di insistere qualcosa passi (anche se magari il bambino non d? la minima impressione di stare attento a ciò che avviene nel/sul suo corpo).


    in ogni caso anche nel recupero spontaneo ci sono delle grandi sorprese,o anche in casi di bambini mal-trattati (a livello riabilitativo)anche grandini (6-7-8 anni) che recuperano moltissimo una volta che hanno intrapreso la terapia giusta.


    inoltre per tersicore: terry schiavo non era assolutamente in coma, n? in stato vegetativo. si trattava semplicemente di una cerbrolesa gravissima come tanti che purtroppo si vedono nei reparti per post-coma, o come potrebbero essere alcuni dei vostri figli una volta cresciuti. inoltre quello che emerge dai dati strumentali e la clinicanon sempre coincidono: ho visto delle risonanze disastrosedi bambini che parlavano e camminavano, e delle TAC perfette inspiegabili su pazientiche erano poco più che vegetali. quindi ciò che hanno o nonhanno trovato nell'autopsia non cambiail mio pensiero "clinico".





    fabiana



  14. #13
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    ah dimenticavo: tersicore ha ragione per quanto riguarda il pensiero del bambino. purtroppo non si pu? paragonare un bambino sano ad uno con patologia, n? tantomento un bambino disabile di qualche anno ad un neonato. il pensiero del bambino sano non è meglio di quello dell'adulto, n? ne è una brutta copia: si tratta semplicemente di un pensiero diverso per una serie di ragioni (prima tra tutte, non esiste capacit? narrativa legata al linguaggio, ma non è solo questo).


    vi consiglio di leggere Daniel N. Stern, "Il mondo interpersonale del bambino", ed. Bollati Boringhieri


    parla del bambino SANO e, di conseguenza, utile strumento per comprendere quali siano i processi da favorire anche in un bambino con patologia (che NON avvengono spontaneamente!)


    in bocca al lupo a tutti


    fabiana



  15. #14
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    Ma che brava terapista che abbiamo, per fortuna , ci mancavaComplimenti...Fabiana spero che per la strada (che non incrocer? mai la nostra) riesca a ritrovare un p? di umiltà, altrimenti potresti fare la figura della tardona


    Mi scuso con chi non capir? la mia risposta ma lei (Fabiana) la capir? benissimo...nella vita prima poi ti viene presentato il conto sopratutto quando si ha l'arroganza di voler fare a tutti i costi un mestiere senza avere le capacit? umane e tu non le hai


    Ciao ciao Cris



  16. #15
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    Ninnallegra:
    "per fair: plasticit? e apprendimento NON sono la stessa cosa.
    ovvero, non è vero che i processi di apprendimento rimangono
    intatti anche dopo una lesione cerebrale: anzi, questi vengono
    inficiati dai processi cognitivi (linguaggio, memoria, attenzione,
    percezione, etc) che vengono utilizzati "patologicamente" a causa
    della lesione stessa (forse hai mal interpretato gli studi di cui parli).
    questo dipende ovviamente dalla sede della lesione. è vero invece
    che esiste una plasticit?, ovvero la capacit? del cervello di
    modificarsi in relazione alle esperienze (ed è a questo che dovrebbe
    servire la terapia) che per? non coincide con l'apprendimento, non
    so se mi sono spiegata. il cervello dopo una lesione si modifica al
    fine di veicolare informazioni che non possono più utilizzare "quel"
    passaggio, perchè ormai leso. il problema è che tale
    riorganizzazione è sempre improntata sulla patologia, e di
    conseguenza NON è apprendimento, ma anzi, il contrario, è
    incapacit? di utilizzare strategie diverse (ad esempio, utilizzare l'arto
    superiore per raggiungere un oggetto solo con traiettoria "a
    parabola"). questo si pu? modificare solamente con informazioni
    adeguate in sede di terapia.
    inoltre la plasticit?di cui sopra è ?massiva nel corso dei primi mesi
    ed anni di vita, ma già a 7 anni è estremamente ridotta, per questo
    anche se non è completamente vero ciò che dice tersicore (una
    minima parte di plasticit? permane per tutta la vita,?anche
    se?minima, ed in ogni caso possono sempre esserci delle sorprese),
    bisogna ricordare che ad un certo punto forse potrebbe essere utile
    rallentare la ricerca di "qualcosa" che modifichi radicalmente la
    situazione (non parlo di nessuno di voi in particolare, sia ben chiaro!
    ma di casi che ho avuto in trattamento di cui non vi sto a dire)."

    Scusa Fabiana...ma non sono molto d'accordo. S? benissimo che
    plasticit? ed apprendimento non sono la stessa cosa, anche perchè,
    soprattutto nei bambini con gravi cerebrolesioni, se non si trova la
    "strada" adatta a loro per attivare l'apprendimento, (strada che, come
    ben dici, è ostacolata dalla/e lesioni e minorazioni) serve ben poco il
    bombordamento di stimoli, malgrado la possibilit? del cervello di
    ricreare nuove connessioni.
    Per?, e ti posso assicurare che nel dichiarare questo non mi baso
    solo su studi scientifici (che pur ci sono) ma sull'esperienza diretta
    non solo di mio figlio: una volta trovata la modalit? educativa adatta
    alle difficolt? create dalla lesione, il processo di apprendimento
    avvine con la "fluidit?" (non mi viene altro aggettivo) comune a
    quella che si pu? osservare su un bambino con sviluppo regolare.
    Inoltre non sono assolutamente d'accordo sul termine perenterorio
    dei "7" anni, permettimi, ma proprio te che affermi di conoscere le
    moderne ricerche scientifiche sullo sviluppo cerebrale saprai
    perfettamente che non è possibile fissare una data nello sviluppo
    delle connessioni che avviene comunque, anche se in maniera
    differente, ben oltre l'adolescenza.
    Certo se ti riferisci a quello che riportano i libri di neurologia di
    qualche anno f?, è vero che riportano un età approssimativa tra i 7/8
    anni (quelli un p? più vecchi erano anche più drammatici e perlavano
    di una plasticit? presente fino ai 3 anni...) ma le moderne ricerche
    svolte soprattutto nei paesi a più alta evoluzione delle tecniche
    riabilitative ormai non fissano più nessuna data, visto che si è potuto
    costatare che anche in età adulta il cervello riesce a produrre
    connessioni che superano le lesioni.
    Purtroppo mi trovo nella condizione di non poter più di tanto
    navigare in internet, ma se vai sul sito di "Le Scienze" potrai trovare
    molte recenti ricerche in tal senso.
    Per quanto riguarda il pensiero....bhe, secondo me è ancora un
    mondo molto inesplorato...legger? sicuramente quel libro che hai
    segnalato, ma sono convinta che, anche in assenza di
    "manifestazioni linguistiche" il pensiero riesca comunque a trovare
    un suo percorso non dissimile a quello che ha chi riesce ad
    organizzare suoni comunicativi.
    Ben chiariscono questi processi tutte le moderne ricerche sulle
    sindromi autistiche caratterizzate dall'assenza di comunicazione.
    La differenza di elaborazione dei sentimenti rigurada solo la punta
    dell'icesberg, ma non il vissuto....



  17. #16
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    Ha! Un'ultima cosa sulla riogarganizzazione "patologica", anzi, più
    che altro sul termine di "patologia" tanto cara alla visione medica
    dell'essere umano....purtroppo non mi ritrovo sotto mano un
    bellissimo libro che, appena torno a casa riporter? indicando titolo
    ed editore. E' uno studio della "patologia" medica che chiarisce molto
    bene come tale termine non indica l'effettivo malessere o disagio di
    una persona, anche perchè l'obbiettivo della "non "patologia spesso
    si rif? a valori e misurazioni di "media" non presenti in natura .



  18. #17
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    bacio bacio bacio fair





  19. #18
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    fair, forse non mi sono spiegata: hai ripetuto quello che ho detto io solo con altre parole


    allora: il pensiero E' presente anche nei neonati, semplicemente non è paragonabile a quello di un adulto, semplicemente perchè diverso, e non qualitativamente inferiore!!! assolutamente il neonato è capace di comportamenti complessissimi, la sua coscienza (intesa come identit? personale in costruzione) d? mostra di sò nei primissimi giorni di vita, ed è ormai lontana la concezione di bambino come tabula rasa, e questo ovviamente vale anche per i bimbi con cerebrolesione (? su questo che si dovrebbe basare una buona terapia, a mio avviso, e cioè sulla considerazione del bambino come persona e della sua dignit? in quanto essere pensante e non come un vaso vuoto da riempire).


    forse avevo spiegato male io.


    per quanto riguarda il "termine" di tempo per la plasticit?, anche qui forse ho sbagliato ad esprimermi: 7 anni circa è il momento in cui i lobi frontali (che sono legati agli aspetti più "alti" del pensiero, l'intenzionalit? etc., e che sono gli ultimi in termini di tempo a svilupparsi completamente) terminano "biologicamente" di crescere. in realt? le connessioni si sviluppano per tutta la vita in base a quali esperienze il bambino (e anche l'adulto) fa, e si modificano di conseguenza (se non fosse così sarebbe inutile trattare bambini più grandi, ma sappiamo che assolutamente non è così! infatti quando parlavo di "sorprese" mi riferivo a questo). ho semplicemente detto che ad un certo punto (e questo è innegabile) la plasticit? -che, ripeto permane tutta la vita- si riduce: questo non possiamo negarlo. ciò non toglie che bambini anche grandi o molto gravi possano fare passi da gigante (come è successo ad alcuni dei miei e non posso negare neanche questo) una volta che si è intrapresa la strada giusta per loro (e anche qui ci troviamo d'accordo, se ho capito bene).


    sul termine di patologia, non voglio mettermi a cavillare, se vuoi possiamo dargli altri 100000 nomi, ho semplicemente cercato di farmi capire! basta che ci capiamo sul fatto che si tratta di una organizzazione in qualche modo differente da quella di una persona senza lesioni cerebrali, tutto qui.


    non volevo neanche essere presuntuosa, non mi pare di aver offeso nessuno (men che mai qualcuno di voi), volevo solo cercare di spiegare il mio pensiero. anzi, nei post che mettevo sull'altro forum mi sono sempre presa le mie responsabilit?, quindi ripeter? il mio pensiero: come terapista, se il bambino non migliora la colpa è mia perchè non ho saputo trovare la strada giusta.


    e poi, scusami se te lo dico fire: nessuno si è mai lamentato delle mie capacit? umane (soprattutto i genitori dei miei pazienti e i miei pazienti stessi), anche perchè qui non si parlava di relazioni con i genitori, ma di studi sulla plasticit? neuronale dei bambini, quindi: ma che c'entra il tuo intervento? non mi pare di aver offeso nessuno!


    anche voi a volte, provate a sentire qualche altro parere,? vero che i genitori ne sanno sempre di più sui loro figli, ma per quanto possiate esservi informati su internet e sugli articoli, una laurea e una specializzazione in neuroriabilitazione cognitiva serviranno pur a qualcosa? io spero solo di poter imparare sempre qualcosa in più (e sicuramente ne ho davvero tanto da imparare), semplicemente mi piacerebbe poter dire quello che per ora so e che ho studiato con fatica (e verificato poi sui pazienti), ovviamente se vi interessa, se no non fa nulla.


    scusate se vi siete sentiti offesi ma io sinceramente non ne vedo il motivo, si parlava di plasticit? neuronale o no...??!


    un bacio a tutti i vostri bambini


    fabiana



  20. #19
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    Mi era rimasto un piccolissimo dubbio che potessi far finta di non capire...e mi lo hai tolto...non ha importanza...certo è drammatico se pensi di aver detto con il tuo intervento ciò che ha detto Fair, compresa la risposta che ti ha dato successivamente,e lo è ancor di più, se credi che la tua neo-laurea siano la garanzia di quello che sei o, più propriamente, credi di essere...sicuramente ti possono garantire uno stipendio, ma la stima dei genitori....mah!


    E poi i genitori, quelli che leggono gli articoli e navigano su internet...ma chi incontri????Ce ne saranno, ma forse trascuri il fatto che c'è chi ha fatto molto di più e che per difendersi non ha bisogno di tirare fuori il titoloCris





  21. #20
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