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Discussione: J come Jacopo

  1. #1
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    <b style=""><i style=""></span>[/i][/b]<b style=""><i style=""></span>[/i][/b]



    <b style=""><i style="">J come Jacopo</span>[/i][/b]
    (Scritto dalla mia fidanzata)

    <b style=""><i style=""></span>[/i][/b]


    <b style=""><i style=""></span>[/i][/b]
    Mia nonna dice sempre che i figli si devono fare da giovani.
    Non ho ancora capito se sia un velato riferimento alla mia condizione di
    fidanzamento storico con Marco (7 anni), che non mi ha ancora portato n?
    all?altare n? al concepimento di una prole, o piuttosto alla mia età,
    decisamente alta per gli standard di famiglia.




    Fatto sta che ha ragione. Considerando che la nonna ha avuto
    la prima figlia a 19 anni e mia mamma ha avuto me a 20 io, in effetti, sto
    quasi disonorando la stirpe. A volte penso che mi sarebbe piaciuto nascere in
    una di quelle famiglie dei nostri tempi, in cui si è ragazzi fino a 40 anni, in
    cui una laurea conseguita in 8 anni viene salutata come un grande successo, e
    in cui si viene accuditi e coccolati fino alla soglia degli ?anta?. Io invece,
    con i precedenti che mi ritrovo, a 25 anni sono già fuori target, n? moglie n?
    madre. Praticamente un fallimento. A nulla vale citare la laurea con lode a 23
    anni, il master, e un anno di esperienza lavorativa in una rivista di economia.
    La domanda più ricorrente, quando torno a casa per le vacanze di Natale o di
    Pasqua, è sempre la stessa: ?Quando farai un figlio, Alice??





    Un altro po? di tempo e sul nostro citofono campegger? la
    scritta ?Casa Benassi: qui si sfornano figli dai 19 anni in poi?!





    Ormai, e in questo devo riconoscere che mamma e nonna si
    sono adeguate ai tempi, perfino il potenziale (e praticamente obbligatorio,
    dopo 7 anni!) matrimonio con Marco è passato in secondo piano. Da quando ho
    compiuto 25 anni l?unica cosa che conta è generare un figlio. Preferibilmente
    con Marco, ma la priorit? non è questa.





    ?Alice, ho 64 anni, quando è che mi renderai bisnonna??





    ?Veramente, nonna, in tv hanno appena fatto un servizio su
    una signora della tua età che ha partorito due gemelli!?





    ?Non crederai ancora alle sciocchezze che dice quella
    scatola nera, spero! Ormai sei grande, basta con i cartoni animati!?





    ?Nonna, non era un cartone ma un programma di costume e
    attualit?.?





    ?Non saranno suoi quei bambini, li ha fatti qualcun altro e
    lei, vecchiaccia arricchita, se li è comprati! Ha ragione Don Luigi, non c??
    più religione!?





    ?Va bene, nonna, quello è un esempio limite, ma io in fondo
    ho ancora tempo, no? Almeno fino a trenta posso aspettare, non credi??





    ?Oh, Signore, cosa ho fatto di male per dover sentire questi
    discorsi, io che a trent?anni ho fatto il sesto figlio e mi sono fermata,
    perchè ormai non avevo più l?età??


    ?Nonna, ma che c?entra? Tu ti sei sposata a 19 anni!?





    ?Appunto, Alice, sei già in ritardo di sei!?





    Forse mi nonna crede che la vita sia una corsa a chi fa
    prima tutto quello che c?? da fare (ovvero due cose: matrimonio e figli) o
    forse Don Luigi le ha messo in testa che bisnonne e trisavole arrivano prima in
    Paradiso.





    Comunque avere dei genitori giovani comporta anche dei
    vantaggi. Alla mia laurea mia mamma è stata scambiata per la sorella maggiore e
    la compagna di banco del liceo, solo per via di un paio di occhiali spessi e di
    qualche chilo di troppo, è stata invece identificata con la mia genitrice. Mio
    padre non è nemmeno venuto, perchè due giorni dopo aveva la cronoscalata del
    colle dell?Agnello e doveva ultimare gli allenamenti in bici. Mio fratello
    aveva l?esame di terza media e mia nonna, che di anni ne aveva solo 62, ha
    detto che era troppo vecchia per affrontare il viaggio fino a Pavia. Cosò ?
    stata una laurea tutta al femminile, con mia mamma, con le mie quattro sorelle
    e tutti i miei amici che alla vista di tante donne in età appetibile non
    capivano più niente e della presentazione della mia tesi non hanno sentito
    un?acca.





    Della laurea di mia mamma invece ricordo poco. Per? c?ero. E
    non ero mica nella pancia, come alla laurea di pap?. No, l? nella foto mi vedo
    bene, mentre tiro la toga della neodottoressa e ho la faccia un po?
    imbronciata, perchè forse della tesi in diritto penale mi era sfuggito qualche
    passaggio. Ho un vestitino verde con le ochette e le trecce lunghe lunghe, come
    quelle della mamma, e si vede proprio che sono la figlia primogenita di un paio
    di hippy laureati. </span>





    Non sono pronta a fare un figlio. Non saprei da che parte
    cominciare. Non fraintendetemi, mi riferisco a quelle cose che la società
    chiama educazione, valori, insegnamenti. Non ho ancora capito bene chi sono e
    dove sto andando, figuriamoci se posso insegnarlo a qualcun altro. E Marco poi,
    ? ancora un bamboccio. E non sono affatto sicura che sia l?uomo della mia vita.





    Anzi, al massimo sono sicura del contrario. Ma come avranno
    fatto i miei genitori? Come avranno fatto a
    </span>non farsi prendere dal panico quando mia mamma è rimasta incinta al
    primo anno di universit?, con mio padre a 500 km di distanza e una tesi in
    ballo, in contrasto con le rispettive famiglie, perchè quelli erano gli anni
    Settanta </span>e si contestava tutto,
    soprattutto i genitori?





    A volte credo che chiunque mi avrebbe rispedito al mittente,
    come un pacco recapitato per errore. Sono arrivata nel momento sbagliato, negli
    anni sbagliati, e li ho messi nei casini. Non l?ho fatto apposta per?. E non ?
    solo colpa mia se la 500 di pap? aveva il riscaldamento rotto e in qualche modo
    al freddo bisognava pure rimediare.





    Laurearsi in corso avendo dei genitori giovani non ?
    comunque una cosa auspicabile. Perch? per esempio non ti danno nessuna
    soddisfazione di bravura, dato che loro alla stessa età avevano messo su
    famiglia già da un pezzo, e poi perchè quando torni a casa per le vacanze con
    la scusa che non hai da studiare ti appioppano le pulizie di casa più
    impensabili ed approfondite, quelle che non fanno loro, tanto per intenderci.





    Oggi mi è capitata in sorte la libreria personale della
    mamma, quella che campeggia nel bel mezzo del corridoio come a ricordare che in
    questa casa, oltre ai figli, si fa anche cultura, guai a dimenticarlo, e che
    come la torre di Pisa pende ogni giorno di più sotto il peso dei volumi di
    diritto, e c?? solo da pregare che non caschi già, visto che i pavimenti li
    abbiamo rifatti appena l?anno scorso.


    Potrei magari optare per una razionale suddivisione dei
    volumi per argomento. Primo scaffale: filosofia; secondo: diritto penale;
    terzo: diritto civile, quarto: varie ed eventuali, libri non rilegati, plichi
    di fotocopie ingiallite, stralci di quaderni e?questo così??





    Mi ritrovo tra le mani un oggetto indecifrabile, un ibrido
    tra un?agenda vecchio stile rilegata e un quadernone, e comincio a starnutire.





    La libreria di mamma è una specie di ritrovo di polveri
    veterane, risalenti alla guerra in Vietnam, e di acari che hanno chiesto e
    trovato asilo politico qui dopo il secondo conflitto mondiale.





    E..tciòetàciò,
    etciò!</span>


    </span>


    Uffa, non la smetto più di starnutire. Accidenti alla mia
    laurea a 23 anni, perchè, perchè non sono uscita fuori corso? A quest?ora gli
    acari se li beccherebbe qualcun altro, perchè io dovrei studiare!





    Questa specie d?agenda deve essere minimo del tempo della nonna
    perchè la mamma, giovane com??, in 45 anni non sarebbe riuscita ad accumulare
    tanta polvere. Voglio proprio vedere a quale epoca risale, </span>all?interno ci sar? pure indicato da qualche
    parte l?anno di stampa.





    Niente, dice solo ?printed in Italy?. Per? nella prima
    pagina c?? scritta una data. Agosto ?80.





    Fischia se è vecchia.





    E non c?? solo una data, ci sono due pagine scritte fitto
    fitto.


    <i style="">[/i]


    <i style="">Non riesco a
    dimenticare. Ogni sera prima di dormire rivedo quegli occhi e mi prende una
    stretta al cuore, forte, incontrollabile. L?angoscia mi assale e d?istinto mi
    alzo a controllare che Alice dorma tranquilla. Mi siedo accanto al suo lettino
    e ne ascolto il respiro e il battito del cuore, mentre osservo le piccole
    manine rosa che fanno capolino dalle coperte. E? bella Alice, anche se non
    assomiglia a me. Quando la tengo tra le braccia a volte mi vergogno per aver
    pensato di poter fare a meno di lei, di lei che, mi dicevano, mi avrebbe
    portato via tutti i sogni. Non me ne ha portato via nemmeno uno, invece, di
    sogni. Nemmeno quello di laurearmi </span>a
    pieni voti in Giurisprudenza[/i] <i style="">con una
    tesi in diritto penale[/i].





    Caspiterina! Ma questo è il diario della mamma?e parla anche
    di me!





    Non devo leggerlo, questa è violazione della privacy.





    Vedo solo se dice qualche altra cosa sul mio conto e poi lo
    chiudo e non lo riapro mai più.


    <i style="">[/i]


    <i style="">Maurizio diceva di
    lasciarla con la nonna, perchè il viaggio era lungo per una bambina di 4 anni,
    ma quando la maestra dell?asilo mi ha raccontato che Alice cantava tutto il
    giorno ?mia mamma si laura, mia mamma si laura?non ce l?ho più fatta e ho
    deciso di portarla con noi. Alice non era mai stata in Emilia prima ed ero
    curiosa di vedere che effetto le avrebbe fatto una grande citt? come Bologna.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Per? se solo potessi
    tornare indietro la lascerei dalla nonna e rimanderei la seduta di laurea.[/i]





    Perch? dici così, mammina? Ti sei laureata con la lode e i
    complimenti della Commissione, perchè mai avresti dovuto rimandare tutto?


    <i style="">[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Volevo che fosse una
    settimana speciale. Maurizio aveva preso le ferie e avevamo prenotato tre
    giorni in campeggio a Cesenatico, al mare, per festeggiare. Poi saremmo tornati
    a Bologna per salutare gli zii al rientro dalle vacanze e per ripartire con il
    primo </span>treno per il Molise. E adesso non
    riesco più a togliermi dalla mente quegli occhi. Quegli occhi che mi hanno
    guardato, implorato, quegli occhi belli che hanno visto cose che non avrebbero
    dovuto vedere.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">E? terribile essere
    impotenti di fronte ai disastri del mondo, ma non c?? niente di più terribile
    di restare impotenti di fronte al pianto di un bambino. Tutto quello che sei,
    che possiedi, che hai studiato non serve a niente se non sai asciugare le
    lacrime di un bambino, se non sai restituirgli ciò che ti chiede. Sono passati
    21 giorni e quel bambino mi torna davanti agli occhi ogni sera e ogni sera mi
    chiedo se star? dormendo, se far? dei bei sogni o degli incubi, e se c??
    qualcuno accanto a lui a cantargli una ninna-nanna o a raccontargli ?Il gatto
    con gli stivali?.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Se solo non fossimo
    andati a Cesenatico. Se solo non fossimo ripassati da Bologna. Se solo ci
    fossimo accontentati della bella cerimonia di laurea e fossimo tornati a casa
    il 29 stesso.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Ma, come dice mio
    padre, la storia non si fa con i se: si fa con i fatti.[/i]





    E? vero, questa frase è tipica del nonno!


    <i style="">[/i]


    <i style="">Per andare in stazione
    avevamo preso un taxi, perchè lo zio è anziano e non volevo che ci
    accompagnasse con la macchina. Eravamo più o meno a 500 metri dall?entrata
    principale, in coda al semaforo, quando abbiamo sentito un rumore assordante,
    un boato forte e prolungato, come centinaia di pistole sincronizzate in modo da
    sparare tutte nel medesimo istante. E, immediatamente, altri mille rumori più
    piccoli, di vetri frantumati, cornicioni caduti e un odore di bruciato. Una
    nuvola di fumo dalla stazione saliva verso il cielo. ?Una bomba!? grid? il
    taxista. Veniamo dagli anni Settanta, e per noi l?idea della bomba non è mai
    troppo remota. Misi Alice in braccio a Maurizio e gli intimai di riportala
    immediatamente a casa dei miei zii. Senza nemmeno aspettare la sua risposta
    aprii lo sportello e saltai già, intimando al taxista di riportare subito
    indietro mio marito e mia figlia. Non so spiegarmi perchè ho agito in questo
    modo. Semplicemente il mio primo pensiero è stato che dove c?? un?esplosione ci
    sar? sempre gente che ha bisogno d?aiuto. Corsi come una disperata verso la
    stazione, attorniata da grida e dalle gazzelle della polizia che stavano
    sopraggiungendo. Ho superato l?androne e mi sono buttata nel marasma di fumo,
    calce, sangue tra binari che non si distinguevano più e?ho incrociato due occhi
    verdi che fissavano il vuoto e dopo un po?, per?, hanno preso a fissare me. La
    gente intorno urlava, correva, piangeva, c?erano poliziotti e vigili del fuoco,
    e nel gran caos nessuno sembrava badare al bambino che avevo di fronte a me.
    Era come immobile, con </span>il braccio steso
    lungo il corpo e la mano che sembrava chiusa come a stringere qualcosa, anche
    se tra le dita mi sembrava di non scorgere nulla. La gente continuava a
    correre, urlare, piangere e </span>il bambino
    continuava a fissarmi. Ero in preda al panico, non riuscivo nemmeno a muovere
    le gambe dal terrore per lo spettacolo che mi circondava. Cosò ad essere
    immobili eravamo in due. D?istinto, per quanto poco potesse valere in un
    momento come quello, gli sorrisi. Il bambino apr? la bocca ma non fece un
    sorriso. Disse solo ?mamma? così, tutto d?un fiato, a bassa voce, ma fu come se
    lo avesse urlato in mille megafoni. Il battito cardiaco, già accelerato per la
    lunga corsa fino alla stazione, raggiunse intensit? da primato </span>e credo che se l?infarto non mi è venuto
    allora non mi verr? più. Gli tesi la mano ma lui non la raccolse, e, fissandomi
    con occhi che sembravano fanali, ripetà: ?Dov?? mamma?? Lo presi per mano
    ?Vieni, andiamo a cercarla?. Il bimbo si divincol? e tir? indietro la manina.
    Forse gli facevo paura. ?Allora camminiamo vicini, senza darci la mano, e
    cerchiamo la tua mamma.? [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">C?era ovunque gente
    che gemeva e urlava buttata a terra, su quello che restava di marciapiedi e
    binari. Non mi ero resa conto di quanto fosse pericoloso restare ancora l?,
    così vicino all?androne della stazione, verosimilmente il più colpito
    dall?esplosione, con i calcinacci che continuavano a cadere dal soffitto e
    pezzi di vetro, di muro ovunque. Dovevo portare il bambino in ospedale, per
    sincerarmi che stesse bene, dovevo portarlo via da l?, via da quelle urla, da
    quel sangue spruzzato dappertutto, da quei rantoli di morte. ?Dov?? mamma??
    ripetà, con una voce che mi lacer? il petto. No, non potevo andare via di l?,
    non senza aver ritrovato la sua mamma almeno. ?Dov?eravate? Cosa stavate
    facendo? Dove ti ha detto che andava?? lo interrogai. Pensai che la madre
    potesse essere andata a chiamare i soccorsi, la polizia, o...non sapevo cosa
    pensare. Di certo per? non avrebbe lasciato il bambino l? da solo. Ci aggiravamo
    tra macerie che sapevano di guerra e urla che facevano accapponare la pelle.
    Guardavamo intorno a noi, ai nostri piedi, sul pavimento, tra la gente a terra,
    nella speranza di riconoscere una mamma, la sua mamma, nella speranza di
    vederla comparire da un momento all?altro a reclamare il suo bambino. Andammo
    avanti così per qualche minuto, camminando vicini, lungo quello che era stato
    il primo binario, finch? il bimbo si ferm?. E disse ?mamma?. [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Mamma era distesa a
    terra, senza braccia. Il ventre squartato, e un poliziotto che la stava
    coprendo con un lenzuolo. [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Impazzii. Presi il
    bambino in braccio, incurante della sua resistenza e del suo pianto, e
    cominciai a correre disperata verso l?uscita della stazione. Via, via, via al
    più presto da quel fermo immagine da incubo.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Sono salita su
    un?ambulanza dicendo che il bambino era ferito e siamo arrivati in ospedale.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Per tutto il tragitto
    il bambino continu? a chiedermi </span>?Dov??
    mamma??. E io non gli seppi rispondere. Tra una sua domanda e un urlo di una
    donna che era in ambulanza con noi e aveva la gamba spappolata mi interrogai
    con terrore sulla possibilit? che potesse un giorno ricordarsi quello che aveva
    visto. Sapendo di mentire </span>rassicuravo me
    stessa dicendomi che era troppo piccolo per capire. Aveva più o meno l?età di
    Alice. [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">La notizia
    dell?esplosione, non </span>sapevamo </span>ancora con certezza che si trattasse di una
    bomba, si era diffusa velocemente e l?ospedale era stato preso d?assalto dai
    familiari di chi presumibilmente si trovava in stazione all?ora dello scoppio.
    Non avevo idea di come rintracciare il parenti del bambino, n? di come fare
    a </span>chiedere aiuto. Le ambulanze
    continuavano a scaricare gente ed era impossibile farsi un?idea delle
    dimensioni della tragedia. Intanto avevo in braccio un bambino illeso che non
    piangeva, chiedeva soltanto ?dov?? mamma??.[/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Non ho ricordi
    distinti di quello che è successo dopo, nella mente ho trattenuto solo
    l?immagine di un signore alto, con i capelli scuri e la giacca nera che mi ha
    preso dolcemente il bimbo dalle braccia e gli ha sussurrato nell?orecchio ??
    arrivato pap?, andiamo a casa ora.? E per un attimo il piccolo ha smesso di
    chiedere ?dov?? mamma??. L?ho affidato alle braccia di suo padre e l?ho
    guardato un?ultima volta. [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Quando sono tornata a
    casa dagli zii Alice dormiva. Maurizio guardava il telegiornale, ed era molto
    scosso. L?ho abbracciato e tra le lacrime gli ho raccontato quello che avevo
    visto. [/i]


    <i style="">[/i]


    <i style="">Questa è stata Bologna
    il </span>2 agosto 1980.[/i]





    Non ricordo nulla di quel giorno. Forse dovrei aggiungere
    per fortuna. Mamma non me ne ha mai parlato e non potevo immaginare che noi
    fossimo proprio l?, quel 2 agosto.





    Non sapevo neanche di avere una madre così coraggiosa. Mi
    viene in mente che forse è per questo che non ci ha mai detto nulla della sua
    laurea, se non l?argomento e il voto, senza raccontarci mai nulla della seduta,
    della festa, della vacanza al mare successiva. Non le racconter? di aver
    trovato il suo diario, quello che successe a Bologna sar? il nostro segreto, un
    segreto da cui le mie sorelle sono tagliate fuori visto che non erano ancora
    nate.





    ?Alice, hai finito di mettere a posto la libreria? Allora,
    quanto tempo ci vuoi impiegare ancora, sono solo quattro scartoffie da
    riordinare!?





    Il richiamo perentorio alla fatica è un?altra delle
    caratteristiche (un po? meno nobili) di mia mamma.





    ?Le tue sorelle devono studiare per cui è meglio che venga
    tu a lavare i piatti?. In casa Benassi l?unica porta che una laurea riesce ad
    aprire è quella dello stanzino con scope, spazzoloni e guanti per le stoviglie.
    Se rinasco di professione voglio fare l?universitaria </span>fuoricorso.





    Nonostante abbia in famiglia degli esempi così illustri e
    autorevoli non mi intendo di matrimoni e non ho nessuna intenzione di sposarmi.
    Non so di preciso cosa succeda nella testa di una donna quando un uomo le parla
    di dividere la vita insieme, di svegliarsi accanto a lei ogni mattina, di
    costruire un futuro tenendosi per mano. Credo per? che almeno nella maggior
    parte dei casi la prima sensazione non sia o non dovrebbe essere quella di
    soffocamento.





    Dunque, come temevo, sono la pecora nera della famiglia.
    Quella che rimarr? zitella, per incurabile allergia alla mancanza d?aria.





    Ieri Marco mi parlava dei suoi progetti per il futuro e mi
    sono accorta che in ognuna delle sue idee c?era un posto pensato per me.





    ?Se mi prendessero per quel lavoro a Roma ci potremmo
    trasferire e tu troveresti lavoro in uno dei tanti quotidiani della citt???





    E poi ?se decidessi di andare in Germania non </span>avresti problemi a seguirmi, visto che
    conosci benissimo </span>il tedesco?.





    E ?se non puoi rinunciare all?idea di andare in America far?
    di tutto per trovare anche io un lavoro da quelle parti??





    Quando ho parlato dei miei progetti invece non ho mai fatto
    il suo nome. Quando mi immagino a fare uno stage al <i style="">New York Times[/i] d? per scontato che io sia l? e lui in Italia.
    Quando penso al mio sogno di scrivere per il <i style="">Wellington Post[/i], in Nuova Zelanda, mi vedo tra le valli incantate
    dell?isola in compagnia dei Maori. Insomma mi sono accorta che Marco non
    compare mai per i miei progetti per il futuro, come se avesse le ore contate e
    al prossimo giro di giostra dovesse scendere.





    E non so perchè ma non mi sembra un buon segno.





    Odio l?idea di avere davanti a me una strada già scritta.
    Anche se stai da 7 anni con una persona non vuol dire che devi sposarla. Il
    matrimonio è una libera scelta, non una tradizione di famiglia. Non voglio
    sposarmi, n? con Marco n? con nessun altro. Voglio alzarmi ogni mattina, aprire
    la finestra e leggere Fifth Avenue. A 25, a 30 e a 60 anni. Non mi far?
    incastrare in una 500 e nemmeno da un fidanzamento di 7 anni. Voglio poter
    scegliere, io. Anche a costo di disobbedire al ?crescete e moltiplicatevi?.


    <i style="">NY, due anni più
    tardi.[/i]





    Adoro l?idea di essere l?unica italiana della redazione.
    Niente prediche sui figli, niente assilli sul matrimonio e donne che diventano
    allegramente madri solo alla soglia dei 40. Io a 27 anni qui sono considerata
    una ragazzina, mentre quando torno a casa mi trasformo mio malgrado in una
    zitella acida egoista allergica alla parola figli.





    ?Scusami se te lo dico, Alice, ma come prima nipote sei un
    po? una delusione? mi ha detto ieri la nonna al telefono. E perchè poi? Perch?
    non ho ancora fatto figli naturalmente e per giunta ho pure lasciato Marco dopo
    sette anni di fidanzamento. Ormai comunque non ci faccio troppo caso, ho cose
    più importanti a cui pensare, figuriamoci se posso rimuginare su certe
    sciocchezze. Libera, incasinata e con un sogno tra le mani: è per questo che
    sono nata, io.





    L?estate volge al termine, ma in redazione continua il turnover
    degli stagisti.





    ?Ciao a tutti, sono Jacopo, vengo dall?Italia, e spero di
    fermarmi qui per un mese e mezzo?.





    Nooo! Addio sogni di unicit?, esclusivit?, e snobbismo da
    sola rappresentante del made in Italy: è arrivato pure il connazionale!





    La domenica mattina a meno di non voler perdere l?udito ?
    meglio non sedersi vicino a Jacopo: si incolla con l?orecchio alla radiolina
    con il volume al massimo e non ti d? retta nemmeno se gli dici che il capo ha
    deciso di concedergli un rimborso spese per lo stage.





    La domenica mattina in Italia è pomeriggio e gioca l?Inter.
    Io credo che considerate le miglia di distanza uno potrebbe tranquillamente
    fregarsene di quello che avviene nello Stivale ma evidentemente non la pensano
    tutti così. Cosò va a finire che sul campionato sono più aggiornata adesso di
    quando ero in patria.





    ?Da dove vieni, Alice??





    ?Di Campobasso, ma ho studiato a Pavia e lavorato a Milano,
    prima di sbarcare nella Grande Mela. E tu??





    ?Da Roma, ma non sono romano.?





    Jacopo parla un inglese divertentissimo, con un accento
    romanesco che si percepisce prima ancora che prenda fiato per cominciare a
    parlare. Di ogni parola che sente si fa fare lo spelling, ma lo spelling
    all?italiana, come dice lui, quello del tipo R come Roma, M come Milano, A come
    Ancona che per ovvi motivi è un po? difficile pretendere dai variegati abitanti
    di New York. Oggi è capitato a me.





    ?Jodie Foster ha presentato il suo ultimo film??


    <br style="page-break-before: always;" clear="all">
    </span>

    ?Mi fai lo spelling di Jodie, please??





    ?S?, dunque, J come, come?come Juventus, O ??





    ?Non per contraddirti, Alice, ma J è J come Jacopo??





    ?Oh, naturalmente, scusami tanto, era talmente ovvio!?





    Ma figuriamoci se a qualcuno mentre pensa alla J viene in
    mente Jacopo!





    A buttarci un occhio più approfondito Jacopo non è per
    niente male. I capelli rossi ricci fermati da un cerchietto quantomeno sono
    originali e con quegli occhi verdi ha uno sguardo che non lascia indifferenti.





    Ma ha 28 anni e non vorrei che pensando ad una ragazza gli
    venga subito in mente il matrimonio. Alla larga altrimenti.





    ?Il ragazzo l?hai lasciato in Italia, Alice??





    ?S?, in tutti i sensi.?





    ?Cosa vuol dire in tutti i sensi??





    ?Che quella di avere un fidanzato è un?idea che mi sono
    lasciata alle spalle, in Italia.?





    ?Sarebbe a dire? Non capisco.?





    ?Sarebbe a dire che dopo un fidanzamento di 7 anni con un
    babbuino rincitrullito che voleva dividere la vita con me ho deciso di chiudere
    le quinte sul campo amoroso e di riaprirle verso i quaranta. Fino ad allora
    carriera e ambizioni.?





    ?Non ti sembra un discorso un po? cinico e parecchio
    squallido, Ali??





    ?Se vuoi unirti anche tu al coro di mia mamma e mia nonna a
    favore della procreazione in età compresa tra i 19 e i 30 anni fai pure, sono
    abituata a staccare l?udito in casi come questi. A proposito, hai un paio di
    cuffie da prestarmi??





    ?E poi dicono che sono le donne americane a fare certi
    discorsi! Ti sei ambientata proprio bene qui, Miss Molise!?





    La sera, a NY, è difficile vedere le stelle. Quelle vere
    intendo. Perch? i grattacieli sono così alti che quando lo sguardo arriva fino
    in cima le stelle non si trovano più o si confondono con le luci degli ultimi
    piani. Per? Jacopo ha scoperto un angolino di Central Park, nascosto tra il
    boschetto di querce e il </span>laghetto,
    quello con le papere, da cui si riesce a vedere il cielo senza il cono di luce
    creato dai grattacieli. Certe sere, quando al giornale finiamo un po? prima, ce
    ne andiamo l? con una coperta e stiamo due ore con il naso all?insò a guardare
    le stelle. Nessuno finora ha scoperto quel posto e al giornale non abbiamo
    raccontato nulla. Quell?angolo di Central Park è nostro. La nostra little
    Italy. Jacopo ha studiato fisica e ha fatto anche un esame di astronomia, così
    riconosce con facilit? tutte le costellazioni. Io invece che ho semplicemente
    fatto la scout se mi concentro e faccio i giusti conti dopo mezz?ora identifico
    la stella polare. E naturalmente il Grande carro e il piccolo. Per il resto
    buio pesto. Ho studiato Lettere Classiche io.





    Tutto sommato non è male avere un connazionale in redazione.
    Ci sono cose, toni, espressioni e sospiri che solo lui è in grado di decifrare,
    per fortuna aggiungerei, visti che a volte mi vengono fuori espressioni con
    rimandi un po? troppo, come dire, agresti e campagnoli. Quando nel silenzio
    generale Jacopo scoppia a ridere vuol dire che dalla mia scrivania è appena
    partita un?esclamazione che ha a che fare con ovini e bovini.





    ?Non ho mai conosciuto una ragazza che dicesse <i style="">porco vitello[/i] con la tua stessa
    frequenza, Ali.?





    ?E io non ho mai conosciuto uno che di notte andasse in giro
    per i parchi a calcolare l?angolo di visuale del cielo sgombro dai
    grattacieli.?


    </span>


    <i style="">Ferragosto, Central
    Park, angolo tra le querce e il laghetto.[/i]





    ?Stasera voglio farti un regalo, Alice.?





    ?Perch???





    ?Come perchè? Io ti propongo un regalo e tu mi chiedi
    perchè??





    ?Voglio dire, come mai??





    ?Beh, oggi a Roma si festeggiava il compleanno di Augusto? e
    io voglio festeggiare Alice! Allora, questo regalo lo vuoi o no??





    E? tanto tempo che non ricevo un regalo da un ragazzo, per
    la precisione da quando ho deciso di far scendere il sipario sullo spettacolo
    dell?amore.





    ?S?, voglio vederlo.?





    Se potessi scegliere vorrei che fosse una collana o un
    bracciale, non ne ricevo da tanto.





    ?Allora guarda l? in alto, a destra della stella polare??





    ?S?


    <br style="page-break-before: always;" clear="all">
    </span>

    ?Vedi quelle stelle tutte in fila che brillano più delle altre?
    Se le segui con il dito ti accorgerai che hanno una forma precisa?una J per
    l?esattezza.?





    ?E? vero!? (S?, ma questo cosa c?entra con il mio regalo? E?
    un modo per creare l?atmosfera?)





    </span>?Ti regalo quelle
    stelle, Alice. Sono le stelle della J, della J di Jacopo. Sono mie, da sempre,
    ma voglio che da oggi in poi siano tue. Te le affido.?





    ?Chi ti ha detto che sono le tue, Japo??





    ?Mia mamma. Me le ha regalate la sera in cui ho compiuto
    quattro anni.?





    Un brivido mi percorre la schiena. Un brivido di dolcezza.
    Una mamma che guarda il cielo con il suo bambino e gli regala delle stelle.
    Ecco perchè Jacopo è un ragazzo speciale.





    ?Parlami di lei, Japo.?





    ?Della mia mamma??





    ?S?.?





    ?Non posso, Ali.?





    ?Perch???





    ?Non me la ricordo. Mi ricordo l?effetto che mi faceva, non </span>i suoi tratti. Mi ricordo la notte in cui mi
    ha regalato le stelle della J e?E mi ricordo la mattina in cui l?ho vista per
    terra, con un poliziotto che la copriva con un lenzuolo, mentre una donna mi
    prendeva in braccio e mi trascinava via di corsa.?





    Vorrei aver sentito male, vorrei non aver fatto questa
    domanda. Ora i brividi per la schiena sono di terrore e d?angoscia





    ?Quando è morta, Japo??





    ?Il 2 agosto dell?80. Alla stazione di Bologna. Avevo
    quattro anni.?





    Ho la pelle d?oca. Mi manca il respiro, mi tremano le gambe.
    Jacopo, gli occhi verdi, la madre coperta dal lenzuolo?Jacopo è il bambino che
    mia mamma incontr? alla stazione.





    ?Dopo quel fatto io e mio padre abbiamo lasciato Bologna e
    ci siamo trasferiti a Roma, e ho cercato di dimenticare. Ancora oggi cerco di
    dimenticare.?





    Nel silenzio gli accarezzo il viso e due lacrime mi rigano
    la guancia.





    ?Mi dispiace, mi dispiace tanto, Japo.?





    ?Anche a me, Alice.?





    Siamo rimasti tutta la sera in silenzio, abbracciati, a
    guardare le stelle della J.





    A mezzanotte Jacopo si è alzato e mi ha fatto una domanda
    strana.





    ?Posso darti la mano, Ali, mentre torniamo a casa??





    ?Certo.?





    Ho voglia di tenere la sua mano nella mia.





    ?Davo la mano alla mamma, quel 2 agosto, quando ad un tratto
    c?? stata un?esplosione e lei è stata scaraventata via.





    Da quel giorno non ho più voluto dare la mano a nessuno,
    Alice, ma stanotte voglio darla a te.?





    ?Sono onorata di poterti dare la mano, Japo.?





    Ci siamo incamminati tra i viali del parco, nel buio, per
    ritornare a casa. Ogni tanto davamo uno sguardo in su, per controllare che le
    stelle della J non fossero scomparse dalla nostra vista.





    Ma certe stelle, forse, non scompaiono mai, ci sono sempre,
    anche quando il cielo è scuro e non le puoi vedere.


    </span>


    </span>





    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"


  2.      


  3. #2
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    Vi è piaciuto?



    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"



  4. #3
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    L'ho letta e riletta...


    mi ha presa...


    ? un tuo racconto...? o una storia reale?
    Manuela
    Se accendi una lanterna per qualcuno, anche la tua via sarà illuminata.



  5. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ginestra58

    L'ho letta e riletta...


    mi ha presa...


    ? un tuo racconto...? o una storia reale?


    Hai letto sotto il titolo?




    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"



  6. #5
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    ops... che distratta!...


    resta cmq la seconda parte della domanda...
    Manuela
    Se accendi una lanterna per qualcuno, anche la tua via sarà illuminata.



  7. #6
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    La storia è surreale.



    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"



  8. #7
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    ...? bravissima a scrivere... fa la giornalista!!!



    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"



  9. #8
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    Complimenti davvero!
    Manuela
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  10. #9
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    Grazie di cuore Ginestra.



    \"Sarei terra arida e sabbiosa, se non ci fossi tu, sarei polvere nel vento che si trascina senza volontà\"



  11.      

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