Cookie Policy Privacy Policy legge sull’immigrazione - Pagina 6



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  1. #101
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    Buonasera Mr. Bean.
    Intanto partiamo da alcuni dati.
    Il rapporto annuale dell'ONU sullo sviluppo dice che nel mondo ci sono un miliardo di persone malnutrite, un miliardo sono prive di alloggi decenti, oltre un miliardo non hanno acqua potabile, quasi un miliardo non hanno alcun servizio sanitario, 3 miliardi circa non hanno infrastrutture igieniche.. Questi sono alcuni indici che danno l'idea del livello di esclusione "dal sistema" e confermano che "il sistema" funziona solo per una minoranza. Infatti il 20% più ricco detiene l'82,7% delle risorse del mondo, un altro 20% solo l'11,7%, un terzo il 2,3%, un quarto 1,9% ed infine l'ultimo solo 1,4%. Ancora: il 76% del commercio si svolge tra Europa, USA e Giappone, il 15% dell'umanit? si è accaparrato l'85% dell'energia, nonch? il 92% dei risparmi e il 99% delle spese di ricerca. L'africa che ha circa 700.000.000 di abitanti non esiste sotto il profilo del commercio che solo col 2% degli scambi internazionali. In America latina si vive con 1/10 della ricchezza dei paesi Europa, USA, Giappone; i popoli subshariani hanno una ricchezza inferiore alla nostra di 200 volte e vivono mediamente con un terzo di dollaro al giorno (meno di una mucca occidentale che per campare costa 2,5 dollari al giorno), in India e in Cina con un dollaro e mezzo, in Africa si muore prima di 50 anni. Sempre secondo le previsioni ONU se non ci saranno radicali cambiamenti nel 2025 il discrimine ricchezza-povert? passer? dall'attuale 78% povero e 22% ricco, all'83% il primo e al 17% il secondo.
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    Dati che possono far intuire da cosa derivi il flusso migratorio in atto e da dove partire veramente per fare una considerazione sul fenomeno immigrazione.
    Accanto a tutto questo dobbiamo aggiungere che ai più bassi livelli salariali non corrisponde un costo della vita proporzionalmente più basso. A Citt? del Messico il costo di uguali beni e servizi è la metà di quello di Zurigo, ma la media retributiva è 7 volte inferiore, a Nairobi la solita quantit? costa un terzo, ma la retribuzione media è di 43 volte più bassa, a Lagos addirittura la retribuzione media è 36 volte inferiore e il costo della vita, cioè gli stessi beni e servizi, è addirittura più alto che a Zurigo.. Esistono quindi forti disparit? nel potere di acquisto di salari e stipendi anche in termini di tempo di lavoro: per un Kg di pane bastano 8 minuti di lavoro a Copenaghen, mentre a Caracas ce ne vogliono 2 ore, per un hamburger occorrono 14 minuti di lavoro a Chicago, a Lagos servono 11 ore. Cosa fare? Ancora prima del cosa fare è necessario analizzare sommariamente come funzione l'economia internazionale. L?80% degli scambi commerciali è in mano alle multinazionali, il restante 20% è in mano alle industrie nazionali, delle quali la parte da leone la fanno quelle europee, statunitensi e giapponesi, cui resta solo per? la quota relativa alla logistica ed ai servizi primari. Uno degli aspetti principali della persistente dipendenza del Sud dal Nord e del crescente divario fra paesi ricchi e paesi poveri sta senz?altro dunque nella disuguaglianza degli scambi commerciali. All?origine di questa disuguaglianza c?? il ruolo, ormai storicamente attribuito ai paesi del Terzo mondo, di esportatori di materie prime e di importatori di manufatti (addirittura per il 70% del totale delle loro importazioni): Uno degli effetti di tutto questo è il deterioramento dei termini di scambio dei paesi in via di sviluppo, in quanto i prezzi dei manufatti non hanno lo stesso andamento sul mercato delle materie prime: Infatti i prezzi dei prodotti di base e delle materie prime agricole dei paesi sottosviluppati sono rimasti costanti (esportazioni), i prezzi dei manufatti dei paesi industrializzati, per effetto della tecnologia necessaria, degli aumenti salariali e dei meccanismi finanziari in loro potere, sono saliti a prezzi molto alti; Ci? ha portato negli ultimi 30 anni al deterioramento progressivo del termine di scambio fra materie prime e manufatti, per cui ogni anno per il Terzo Mondo comprare un?attrezzatura o una macchina costa più Kg di caff?, cotone, rame, petrolio. I Paesi in via di sviluppo sono perciò costretti a pagare gli stessi beni importati con sempre maggiore lavoro, e soprattutto con un sempre maggiore sfruttamento della forza lavoro.. In questo senso i paesi del Terzo mondo sono costretti ad accentuare proprio quelle caratteristiche del loro sistema produttivo ed economico, le monoproduzioni, che sono all?origine della loro debolezza sul mercato mondiale. Essi non hanno infatti alcun controllo sui prezzi delle materie prime, n? sulla commercializzazione, n? sulla distribuzione dei prodotti, per la presenza di imprese multinazionali che ostacolano qualsiasi tipo di crescita, vedendo così la loro economia e la loro politica subordinata agli interessi del Nord.. Tutto ciò non fa che aumentare la spirale del sottosviluppo per
    1) diminuizione dell?introito dovuto all?esportazione e quindi di disponibilit? di valuta per l?acquisto di beni di prima necessit? e di manufatti; questo ha portato a un aumento del deficit commerciale ed ha incoraggiato la tendenza a ricorre ai prestiti del FMI;
    2) si sono ulteriormente deteriorate le ragioni di scambio delle materie prime rispetto ai manufatti: se nel 75 con il ricavato di una tonnellata di zucchero un paese esportatore poteva acquistare 42 barili di petrolio, nell?83 ne poteva acquistare solo 4 ecc?
    3) è aumentato il volume dei debiti con l?estero.
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    Cosò il Sud ha visto diminuire sempre più il suo peso nel commercio internazionale, per cui molti paesi, un tempo autosufficienti, sono oggi costretti ad importare massicciamente i prodotti per la loro alimentazione. Nella crisi dei consumi nei paesi occidentali, questo sistema è divenuto estremamente vantaggioso, perchè essi trovano il modo di smerciare le loro eccedenze vendendole a caro prezzo a chi ne ha assoluta necessit?.
    In tutto ciò è fondamentale il ruolo delle multinazionali esse infatti da un lato controllano il processo produttivo e distributivo e dall?altro bloccano, sia con ostacoli tariffari, sia con azioni dirette ( guerre, dittature, eccc?) l?avvio di un processo di trasformazione locale dei prodotti e una maggiore partecipazione alla gestione delle conoscenze del mercato da parte dei paesi in via di sviluppo. Un esempio chiarisce meglio questo concetto che non è assolutamente ideologico: metà del commercio internazionale delle banane è nelle mani della United Brands, della Castle and CooK e della Del Monte (l?uomo Del monte sic!), che hanno piantagioni in sette paesi dell?America Centrale e in altri paesi africani e asiatici ed hanno stipulato accordi con gli agricoltori locali per assicurarsi la fornitura esclusiva dei frutti; inoltre esse hanno molte società di navigazione e una rete per la maturazione e commercializzazione del prodotto in USA, Europa e Giappone. Il restante mercato delle banane è in mano a 4 imprese europee, per cui i guadagni medi dei produttori locali di questo prodotto circa 10 anni fa erano del 12% dei prezzi pagati dai consumatori, mentre il 20% del prezzo residuo va alle aziende per la maturazione, il 30% ai venditori al dettaglio e il 38% per trasporto, assicurazione ecc?. Questo discorso vale per molti altri prodotti alimentari e non.
    I puntelli di questi sistema? Il WTO (World Trade Organization) istituito nel 1995 che conta più di 134 paesi membri. Questo organismo per il controllo del commercio mondiale è dotato di un potere eccezionale ha infatti la facolt? di fare applicare normative, stabilite all?itenro dello stesso istituto commerciale che possono cambiare le scelte politiche di un qualsisi stato. Il FMI, istituzione cooperativa formata da 182 paesi uniti nell?obbiettivo di mantenere un sistema stabile in cui vendere ed acquistare valute in modo uniforme e veloce. Il cambio delle valute è infatti determinante nei contratti finanziari internazionali. Il problema è l?antidemocraticit? di tale istituto che decide sulla vita di intere zone del pianeta con logiche meramente finanziarie, come fosse una società per azioni, tanto è vero che l?adesione al fondo comporta il versamento di una quota di sottoscrizione da parte degli stati membri, fondo che dovrebbe servire ad aiutare i propri membri in difficolt?. La sottoscrizione è anche la base per stabilire quanto un paese pu? chiedere in prestito. Infine più quote uno stato ha più potere ha. Considera che gli USA versano il 18%, circa 35 miliardi di dollari, Palau membro dal 1997 ha la quota più piccola 3,8 milioni
    Ma non voglio dilungarmi ulteriormente. Le radici dell?immigrazione stanno qua, in un sistema economico che ha costruito molto, ha anche ucciso molto (ambiente, sfruttamento, guerre ecc..) che ha bisogno di imboccare una strada diversa. Le alternative qua possono essere due (estremizzando): 1) abbatterlo; 2) riformarlo. Io sono propenso per la seconda strada, anche se tortuosa, difficile e pericolosissima. Il problema è quello di creare regole internazionali in ambito finanziario, commerciale, di polizia, ecc? sotto l?egida di un governo ?degli stati del mondo? e non sotto l?occhio di privati (multinazionali) che condizionano la vita di molte aree geografiche (guerra in Iraq docet!). L?Onu a questo scopo è letteralmente insufficiente, la presenza del diritto di veto ne fa un?istituzione antidemocratica per eccellenza?.Eppure è l?unico strumento che oggi abbiamo per esercitare una minima pressione?.
    I singoli stati possono fare molto, soprattutto in Europa. Innanzitutto portando avanti il processo di unificazione, senza tentennamenti, come invece han fatto il governo Berlusconi e i ministri di bassa lega della lega, infine la politica deve uscire dalle pastoie di essere solo ?un prodotto? e ridivenire il luogo di formazione del pensiero inteso in senso filosofico. Occorre che la politica sappia delineare una nuova idea di sviluppo mondiale, non più basata solo su indici di crescita economica di tipo neoclassico (PIL, PIN, debito pubblico, deficit), ma anche su elmenti quali la qualit? della vita, il livello della libert? ecc? Insomma la cultura occidentale deve smettere di essere solo una cultura di ?offesa?, deve riuscire a plasmarsi nell?idea della diversit? complessiva e deve soprattutto capire che essa non è l?unica storia presente sul pianeta.

    Scusandomi per lo schematismo ti saluto cordialmente Mr Bean.?.Edited by: Ennio


  2.      


  3. #102
    valter2003
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    Citazione Originariamente Scritto da hansjonas
    p.s per valter:noto che la tua dialettica è molto spesso acida e sprezzante delle altrui opinioniieri con me oggi con qualcun altro,ma sempre all'insegna di un certo disprezzo.Nulla di grave per carit?,ma ti confesso che il confronto pacato e civile,non sia una tua prerogativa.Ma a parte la tua fazione politica, ti sei mai chiesto se un po' di vero ci sia anche dall'altra parte.UN DETTO INDIANO AFFERMA:LA VERIT? HA MOLTE VOCI.SCUSA LA VILLANIACON CUI TI DICO CIO'.
    Hans.... se volessi appiccicare qui alcune tue chicche nei miei confronti farei un favore solo a Cagliostro. Lascia perdere che ti conviene va....



  4. #103
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    la tua dettagliata analisi oltretutto ben documentata,ernestino,faresti bene a inviarla in privato a qualche forumista di casa nostra,che i dati relativi alla poverta' nel mondo non li conosce.UN' analisi economica spietata e molto reale.



  5. #104
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    Citazione Originariamente Scritto da hansjonas
    la tua dettagliata analisi oltretutto ben documentata,ernestino,faresti bene a inviarla in privato a qualche forumista di casa nostra,che i dati relativi alla poverta' nel mondo non li conosce.UN' analisi economica spietata e molto reale.

    Hans se ti rivolgi a me, io mi chiamo Ennio.


    Ciao



  6. #105
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    scusami per l'errore.lapsus calami



  7. #106
    Senior Member L'avatar di Mr. Bean
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    Caro Ennio. .


    Veramente intereessante ciò che hai scritto. Ero già a conoscenza del divario tra nord e sud del mondo, anche se non ero documentato così nei particolari. Da tempo acquisto prodotti del commercio equo e solidale. Non più quindi banane Chiqwuita, bensò quelle dell'Ecuador. Non più caff? Lavazza, bensi quello della Transfair, idem con cioccolat, the e altri prodotti... Credo sia ancora poco per? forse è meglio che niente. Occorre boicottare le multinazionali a vantaggio di altre aziende. Forse allora le immigrazioni clandestine cesseranno perchè nessuno avr? più interesse a lasciare il proprio paese...
    Fabrizio
    Quando si sta vivendo, si muore!



  8. #107
    valter2003
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    Citazione Originariamente Scritto da hansjonas
    scusami per l'errore.lapsus calami

    eheheh certo che devi scusartiper l'orrore



  9.      

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