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Discussione: P.E.I.

  1. #1
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    Mio figlio segue un programma che non viene riconosciuto dal ministero della sanit?, noi insieme all'insegnante di sostegno siamo riusciti ad inserirlo nel P.E.I. gia da due anni (scuola materna), e per tutti e due gli anni abbiamo avuto la stessa insegnante (casualmente), ora di recente il preside mi ha detto che se ci fosse un insegnante a settembre che, decide di non fare il programma del P.E.I. al bambino pu? anche farlo, io mi chiedo Ŕ possibile ci˛
    Avanti sempre avanti! viviamo con lo sguardo volto al futuro, non soffermiamoci sul passato. Avanzare sempre questa Ŕ l\'essenza della vita!!! rosi


  2.      


  3. #2
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    Direi di no, che non Ŕ possibile per due buoni motivi:


    - Il PEI Ŕ conseguenza del Profilo Dinamico Funzionale (PDF) che Ŕ redatto sulla base della Diagnosi Funzionale (DF)


    - Il PEI Ŕ concordato con i genitori


    Quindi prima di tutto l'equipe medica che segue vostro figlio dovrebbe aver giÓ fatto la DF, sulla base di quella sanitari, scuola materna e genitori dovrebbero aver giÓ fatto il PDF. Questi documenti, assieme al PEI della materna ed a tutta la documentazione utile, deve andare alla scuola elementare, dove, presumibilmente a novembre, sar? fatto il nuovo PEI, in accordo con equipe medica e genitori.


    Ora, so che Ŕ difficile che l'equipe medica collabori a stendere il PDF ed anche il PEI, per?, se non ha giÓ ricevuto la documentazione, ricevendo tutto il primo di settembre, la scuola elementare pu? cominciare a farsi un'idea, sentire i genitori, i medici stendere un programma di massima, vedere come il bambino ragisce a quel programma nei primi due mesi ed infine stendere il PEI. Naturalmente se i genitori collaborano con la scuola possono influenzarne le scelte. La scuola, Ŕ chiaro, non deve fare ci˛ che vogliono i genitori, anche perchŔ un occhio diverso pu? cogliere aspetti che ad un genitore sfuggono, ma deve concordare le proprie attivit?.


    Un'altra cosa che dovreste fare Ŕ guardare attentamente il POF della scuola: deve fare almeno ci˛ che Ŕ dichiarato e poi si cresce costruendo assieme.


    Buon lavoro e buona estate, Corrado e Micaela
    micaela cestari
    corrado baratto
    e-mail: micaelacestari@libero.it



  4. #3
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    IL PEI Ŕ il documento su cui si basa il progetto del bambino, ed Ŕ discusso preventivamente, da genitori, scuola e operatori sociali...


    Una volta approvato...... che ci provino a modificarlo unilateralmente... !!!





    Ti incollo di seguito unaDPR che parla dell a Diagnosi FUnzionale e del PEI :


    Auguri
    Decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unit? sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap"
    (Pubblicato la prima volta nella G.U 6 aprile 1994, n. 79, il D.P.R. Ŕ stato ripubblicato, dopo la registrazione alla Corte dei conti, sulla G.U. 15 aprile 1994, n. 87)<BR style="mso-special-character: line-break"><BR style="mso-special-character: line-break">
    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate;
    Visti gli articoli 12 e 13 della citata legge n. 104 del 1992, ed in particolare il comma 7 dell'art. 12 che autorizza il Ministro della sanit? ad emanare un atto di indirizzo e coordinamento per determinare le modalit? con le quali le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali attuano i compiti demandati dai commi 5 e 6 del citato art. 12;
    Visto l'art. 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
    Sentito il Consiglio sanitario nazionale nella seduta del 6 luglio 1993 (parere n. 4/93);
    Visto il parere favorevole reso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 20 gennaio 1994;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 febbraio 1994, su proposta del Ministro della sanit?, di concerto con il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie e gli affari regionali;
    Decreta:
    E' approvato il seguente
    "Atto di indirizzo e coordinamento delle attivit? delle regioni a statuto ordinario e speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, per disciplinare i compiti delle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali in relazione alla predisposizione della diagnosi funzionale, del profilo dinamico funzionale di cui ai commi 5 e 6 dell'art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104"
    1. Attivit? delle regioni e delle province autonome. - 1. Le regioni a statuto ordinario e speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a che le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, nell'ambito dei servizi istituiti ai sensi e per le finalit? di cui all'art. 14, primo comma, lettera e), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, resi anche tramite strutture universitarie con le quali le regioni o le province stesse abbiano stipulato specifici protocolli d'intesa ai sensi dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, ovvero avvalendosi delle strutture di cui all'art. 26 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, operanti secondo le modalit? richiamate nell'art. 38 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, assicurino l'intervento medico cognitivo sull'alunno in situazione di handicap, necessario per le finalit? di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, da articolarsi nella compilazione:
    a) di una diagnosi funzionale del soggetto;
    b) di un profilo dinamico funzionale dello stesso;
    c) per quanto di competenza, di un piano educativo individualizzato, destinato allo stesso alunno in situazione di handicap.
    2. Individuazione dell'alunno come persona handicappata. - 1. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata, al fine di assicurare l'esercizio del diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica, di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, provvede lo specialista, su segnalazione ai servizi di base, anche da parte del competente capo d'istituto, ovvero lo psicologo esperto dell'etÓ evolutiva, in servizio presso le UU.SS.LL. o in regime di convenzione con le medesime, che riferiscono alle direzioni sanitaria ed amministrativa, per i successivi adempimenti, entro il termine di dieci giorni dalle segnalazioni.
    3. Diagnosi funzionale. - 1. Per diagnosi funzionale si intende la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell'alunno in situazione di handicap, al momento in cui accede alla struttura sanitaria per conseguire gli interventi previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
    2. Alla diagnosi funzionale provvede l'unit? multidisciplinare composta: dal medico specialista nella patologia segnalata, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali in servizio presso la unit? sanitaria locale o in regime di convenzione con la medesima. La diagnosi funzionale deriva dall'acquisizione di elementi clinici e psico-sociali. Gli elementi clinici si acquisiscono tramite la visita medica diretta dell'alunno e l'acquisizione dell'eventuale documentazione medica preesistente. Gli elementi psico-sociali si acquisiscono attraverso specifica relazione in cui siano ricompresi:
    a) i dati anagrafici del soggetto;
    b) i dati relativi alle caratteristiche del nucleo familiare (composizione, stato di salute dei membri, tipo di lavoro svolto, contesto ambientale, ecc.).
    3. La diagnosi funzionale, di cui al comma 2, si articola necessariamente nei seguenti accertamenti:
    a) l'anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto, con particolare riferimento alla nascita (in ospedale, a casa, ecc.), nonch? alle fasi dello sviluppo neuro-psicologico da zero a sedici anni ed inoltre alle vaccinazioni, alle malattie riferite e/o repertate, agli eventuali periodi di ospedalizzazione, agli eventuali programmi terapeutici in atto, agli eventuali interventi chirurgici, alle eventuali precedenti esperienze riabilitative;
    b) diagnosi clinica, redatta dal medico specialista nella patologia segnalata (rispettivamente neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatra, oculista, ecc.), come indicato nell'art. 3, comma 2: la stessa fa riferimento all'eziologia ed esprime le conseguenze funzionali dell'infermit? indicando la previsione dell'evoluzione naturale.
    4. La diagnosi funzionale, essendo finalizzata al recupero del soggetto portatore di handicap, deve tenere particolarmente conto delle potenzialit? registrabili in ordine ai seguenti aspetti:
    a) cognitivo, esaminato nelle componenti: livello di sviluppo raggiunto e capacit? di integrazione delle competenze;
    b) affettivo-relazionale, esaminato nelle componenti: livello di autostima e rapporto con gli altri;
    c) linguistico, esaminato nelle componenti: comprensione, produzione e linguaggi alternativi;
    d) sensoriale, esaminato nella componente: tipo e grado di deficit con particolare riferimento alla vista, all'udito e al tatto;
    e) motorio-prassico, esaminato nelle componenti: motricit? globale e motricit? fine;
    f) neuropsicologico, esaminato nelle componenti: memoria, attenzione e organizzazione spazio temporale;
    g) autonomia personale e sociale.
    5. Degli accertamenti sopra indicati viene redatta una documentazione nella forma della scheda riepilogativa del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "A" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda riepilogativa viene, inoltre, riportata la diagnosi funzionale redatta in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti.
    4. Profilo dinamico funzionale. - 1. Ai sensi dell'art. 12, comma 5, della legge n. 104 del 1992, il profilo dinamico funzionale Ŕ atto successivo alla diagnosi funzionale e indica in via prioritaria, dopo un primo periodo di inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo che l'alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi (sei mesi) e nei tempi medi (due anni). Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall'unit? multidisciplinare di cui all'art. 3, dai docenti curriculari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta osservazione ovvero in base all'esperienza maturata in situazioni analoghe, con la collaborazione dei familiari dell'alunno.
    2. Il profilo dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, di cui all'articolo precedente, descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell'alunno in situazione di handicap riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili.
    3. Il profilo dinamico funzionale comprende necessariamente:
    a) la descrizione funzionale dell'alunno in relazione alle difficolt? che l'alunno dimostra di incontrare in settori di attivit?;
    b) l'analisi dello sviluppo potenziale dell'alunno a breve e medio termine, desunto dall'esame dei seguenti parametri:
    b.1) cognitivo, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione al livello di sviluppo raggiunto (normodotazione; ritardo lieve, medio, grave; disarmonia medio grave; fase di sviluppo controllata; etÓ mentale, ecc.) alle strategie utilizzate per la soluzione dei compiti propri della fascia di etÓ, allo stile cognitivo, alla capacit? di usare, in modo integrato, competenze diverse;
    b.2) affettivo-relazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili rispetto all'area del s˛, al rapporto con gli altri, alle motivazioni dei rapporti e dell'atteggiamento rispetto all'apprendimento scolastico, con i suoi diversi interlocutori;
    b.3) comunicazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alle modalit? di interazione, ai contenuti prevalenti, ai mezzi privilegiati;
    b.4) linguistico, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alla comprensione del linguaggio orale, alla produzione verbale, all'uso comunicativo del linguaggio verbale, all'uso del pensiero verbale, all'uso di linguaggi alternativi o integrativi;
    b.5) sensoriale, esaminato, soprattutto, in riferimento alle potenzialit? riferibili alla funzionalit? visiva, uditiva e tattile;
    b.6) motorio-prassico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili in ordine alla motricit? globale, alla motricit? fine, alle prassie semplici e complesse e alle capacit? di programmazione motorie interiorizzate;
    b.7) neuropsicologico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili riguardo alle capacit? mnesiche, alla capacit? intellettiva e all'organizzazione spazio-temporale;
    b.8) autonomia, esaminata con riferimento alle potenzialit? esprimibili in relazione all'autonomia della persona e all'autonomia sociale;
    b.9) apprendimento, esaminato in relazione alle potenzialit? esprimibili in relazione all'etÓ prescolare, scolare (lettura, scrittura, calcolo, lettura di messaggi, lettura di istruzioni pratiche, ecc.).
    4. In via orientativa, alla fine della seconda elementare, della quarta elementare, alla fine della seconda media, alla fine del biennio superiore e del quarto anno della scuola superiore, il personale di cui agli articoli precedenti traccia un bilancio diagnostico e prognostico finalizzato a valutare la rispondenza del profilo dinamico funzionale alle indicazioni nello stesso delineate e alla coerenza tra le successive valutazioni, fermo restando che il profilo dinamico funzionale Ŕ aggiornato, come disposto dal comma 8 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, a conclusione della scuola materna, della scuola elementare, della scuola media e durante il corso di istruzione secondaria superiore.
    5. Degli accertamenti sopra indicati, viene redatta dalla unit? multidisciplinare della unit? sanitaria locale, in collaborazione con il personale insegnante e i familiari o gli esercenti la potest? parentale una documentazione nella forma della scheda riepilogativa, del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "B" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda, sar?, inoltre, riportato il profilo dinamico funzionale redatto in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti e relativo alle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno.
    5. Piano educativo individualizzato. - 1. Il Piano educativo individualizzato (indicato in seguito con il termine P.E.I.), Ŕ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992.
    2. Il P.E.I. Ŕ redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potest? parentale dell'alunno.
    3. Il P.E.I. tiene presenti i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonch? le forme di integrazione tra attivit? scolastiche ed extrascolastiche, di cui alla lettera a), comma 1, dell'art. 13 della legge n. 104 del 1992.
    4. Nella definizione del P.E.I., i soggetti di cui al precedente comma 2, propongono, ciascuno in base alla propria esperienza pedagogica, medico-scientifica e di contatto e sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, di cui ai precedenti articoli 3 e 4, gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzione ed integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap. Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrati tra di loro, in modo da giungere alla redazione conclusiva di un piano educativo che sia correlato alle disabilit? dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficolt? e alle potenzialit? dell'alunno comunque disponibili.
    6. Verifiche. - 1. Con frequenza, preferibilmente, correlata all'ordinaria ripartizione dell'anno scolastico o, se possibile, con frequenza trimestrale (entro ottobre-novembre, entro febbraio-marzo, entro maggio-giugno), i soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, verificano gli effetti dei diversi interventi disposti e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico sull'alunno in situazione di handicap.
    2. Le verifiche di cui al comma precedente sono finalizzate a che ogni intervento destinato all'alunno in situazione di handicap sia correlato alle effettive potenzialit? che l'alunno stesso dimostri di possedere nei vari livelli di apprendimento e di prestazioni educativo-riabilitative, nel rispetto della sua salute mentale.
    3. Qualora vengano rilevate ulteriori difficolt? (momento di crisi specifica o situazioni impreviste relative all'apprendimento) nel quadro comportamentale o di relazione o relativo all'apprendimento del suddetto alunno, congiuntamente o da parte dei singoli soggetti di cui al comma 1, possono essere effettuate verifiche straordinarie, al di fuori del termine indicato dallo stesso comma 1. Gli esiti delle verifiche devono confluire nel P.E.I.
    7. Vigilanza. - 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite i propri servizi, esercitano la vigilanza sulle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, perchŔ diano la piena e qualificata collaborazione agli operatori della scuola e alle famiglie, al fine di dare attuazione al diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap, previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
    (Si omettono gli allegati)






  5. #4
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    Il PEI una volta approvato ( Genitori, Scuola, Operatori Sociali...) Ŕ la BIBBIA per il percorso del bambino... che ci provino a modificarlo unilateralmente... Metti subito in chiaro con il preside !! E fatti vedere Battagliero ..consiglio personale !


    DI seguito ti metto un DPR che parla della Diagnosi FUnzionale e Del PEI.. ti potr? servire.


    Ciao



    Decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unit? sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap"
    (Pubblicato la prima volta nella G.U 6 aprile 1994, n. 79, il D.P.R. Ŕ stato ripubblicato, dopo la registrazione alla Corte dei conti, sulla G.U. 15 aprile 1994, n. 87)<BR style="mso-special-character: line-break"><BR style="mso-special-character: line-break">
    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate;
    Visti gli articoli 12 e 13 della citata legge n. 104 del 1992, ed in particolare il comma 7 dell'art. 12 che autorizza il Ministro della sanit? ad emanare un atto di indirizzo e coordinamento per determinare le modalit? con le quali le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali attuano i compiti demandati dai commi 5 e 6 del citato art. 12;
    Visto l'art. 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
    Sentito il Consiglio sanitario nazionale nella seduta del 6 luglio 1993 (parere n. 4/93);
    Visto il parere favorevole reso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 20 gennaio 1994;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 febbraio 1994, su proposta del Ministro della sanit?, di concerto con il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie e gli affari regionali;
    Decreta:
    E' approvato il seguente
    "Atto di indirizzo e coordinamento delle attivit? delle regioni a statuto ordinario e speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, per disciplinare i compiti delle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali in relazione alla predisposizione della diagnosi funzionale, del profilo dinamico funzionale di cui ai commi 5 e 6 dell'art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104"
    1. Attivit? delle regioni e delle province autonome. - 1. Le regioni a statuto ordinario e speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a che le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, nell'ambito dei servizi istituiti ai sensi e per le finalit? di cui all'art. 14, primo comma, lettera e), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, resi anche tramite strutture universitarie con le quali le regioni o le province stesse abbiano stipulato specifici protocolli d'intesa ai sensi dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, ovvero avvalendosi delle strutture di cui all'art. 26 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, operanti secondo le modalit? richiamate nell'art. 38 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, assicurino l'intervento medico cognitivo sull'alunno in situazione di handicap, necessario per le finalit? di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, da articolarsi nella compilazione:
    a) di una diagnosi funzionale del soggetto;
    b) di un profilo dinamico funzionale dello stesso;
    c) per quanto di competenza, di un piano educativo individualizzato, destinato allo stesso alunno in situazione di handicap.
    2. Individuazione dell'alunno come persona handicappata. - 1. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata, al fine di assicurare l'esercizio del diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica, di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, provvede lo specialista, su segnalazione ai servizi di base, anche da parte del competente capo d'istituto, ovvero lo psicologo esperto dell'etÓ evolutiva, in servizio presso le UU.SS.LL. o in regime di convenzione con le medesime, che riferiscono alle direzioni sanitaria ed amministrativa, per i successivi adempimenti, entro il termine di dieci giorni dalle segnalazioni.
    3. Diagnosi funzionale. - 1. Per diagnosi funzionale si intende la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell'alunno in situazione di handicap, al momento in cui accede alla struttura sanitaria per conseguire gli interventi previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
    2. Alla diagnosi funzionale provvede l'unit? multidisciplinare composta: dal medico specialista nella patologia segnalata, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali in servizio presso la unit? sanitaria locale o in regime di convenzione con la medesima. La diagnosi funzionale deriva dall'acquisizione di elementi clinici e psico-sociali. Gli elementi clinici si acquisiscono tramite la visita medica diretta dell'alunno e l'acquisizione dell'eventuale documentazione medica preesistente. Gli elementi psico-sociali si acquisiscono attraverso specifica relazione in cui siano ricompresi:
    a) i dati anagrafici del soggetto;
    b) i dati relativi alle caratteristiche del nucleo familiare (composizione, stato di salute dei membri, tipo di lavoro svolto, contesto ambientale, ecc.).
    3. La diagnosi funzionale, di cui al comma 2, si articola necessariamente nei seguenti accertamenti:
    a) l'anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto, con particolare riferimento alla nascita (in ospedale, a casa, ecc.), nonch? alle fasi dello sviluppo neuro-psicologico da zero a sedici anni ed inoltre alle vaccinazioni, alle malattie riferite e/o repertate, agli eventuali periodi di ospedalizzazione, agli eventuali programmi terapeutici in atto, agli eventuali interventi chirurgici, alle eventuali precedenti esperienze riabilitative;
    b) diagnosi clinica, redatta dal medico specialista nella patologia segnalata (rispettivamente neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatra, oculista, ecc.), come indicato nell'art. 3, comma 2: la stessa fa riferimento all'eziologia ed esprime le conseguenze funzionali dell'infermit? indicando la previsione dell'evoluzione naturale.
    4. La diagnosi funzionale, essendo finalizzata al recupero del soggetto portatore di handicap, deve tenere particolarmente conto delle potenzialit? registrabili in ordine ai seguenti aspetti:
    a) cognitivo, esaminato nelle componenti: livello di sviluppo raggiunto e capacit? di integrazione delle competenze;
    b) affettivo-relazionale, esaminato nelle componenti: livello di autostima e rapporto con gli altri;
    c) linguistico, esaminato nelle componenti: comprensione, produzione e linguaggi alternativi;
    d) sensoriale, esaminato nella componente: tipo e grado di deficit con particolare riferimento alla vista, all'udito e al tatto;
    e) motorio-prassico, esaminato nelle componenti: motricit? globale e motricit? fine;
    f) neuropsicologico, esaminato nelle componenti: memoria, attenzione e organizzazione spazio temporale;
    g) autonomia personale e sociale.
    5. Degli accertamenti sopra indicati viene redatta una documentazione nella forma della scheda riepilogativa del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "A" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda riepilogativa viene, inoltre, riportata la diagnosi funzionale redatta in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti.
    4. Profilo dinamico funzionale. - 1. Ai sensi dell'art. 12, comma 5, della legge n. 104 del 1992, il profilo dinamico funzionale Ŕ atto successivo alla diagnosi funzionale e indica in via prioritaria, dopo un primo periodo di inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo che l'alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi (sei mesi) e nei tempi medi (due anni). Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall'unit? multidisciplinare di cui all'art. 3, dai docenti curriculari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta osservazione ovvero in base all'esperienza maturata in situazioni analoghe, con la collaborazione dei familiari dell'alunno.
    2. Il profilo dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, di cui all'articolo precedente, descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell'alunno in situazione di handicap riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili.
    3. Il profilo dinamico funzionale comprende necessariamente:
    a) la descrizione funzionale dell'alunno in relazione alle difficolt? che l'alunno dimostra di incontrare in settori di attivit?;
    b) l'analisi dello sviluppo potenziale dell'alunno a breve e medio termine, desunto dall'esame dei seguenti parametri:
    b.1) cognitivo, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione al livello di sviluppo raggiunto (normodotazione; ritardo lieve, medio, grave; disarmonia medio grave; fase di sviluppo controllata; etÓ mentale, ecc.) alle strategie utilizzate per la soluzione dei compiti propri della fascia di etÓ, allo stile cognitivo, alla capacit? di usare, in modo integrato, competenze diverse;
    b.2) affettivo-relazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili rispetto all'area del s˛, al rapporto con gli altri, alle motivazioni dei rapporti e dell'atteggiamento rispetto all'apprendimento scolastico, con i suoi diversi interlocutori;
    b.3) comunicazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alle modalit? di interazione, ai contenuti prevalenti, ai mezzi privilegiati;
    b.4) linguistico, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alla comprensione del linguaggio orale, alla produzione verbale, all'uso comunicativo del linguaggio verbale, all'uso del pensiero verbale, all'uso di linguaggi alternativi o integrativi;
    b.5) sensoriale, esaminato, soprattutto, in riferimento alle potenzialit? riferibili alla funzionalit? visiva, uditiva e tattile;
    b.6) motorio-prassico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili in ordine alla motricit? globale, alla motricit? fine, alle prassie semplici e complesse e alle capacit? di programmazione motorie interiorizzate;
    b.7) neuropsicologico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili riguardo alle capacit? mnesiche, alla capacit? intellettiva e all'organizzazione spazio-temporale;
    b.8) autonomia, esaminata con riferimento alle potenzialit? esprimibili in relazione all'autonomia della persona e all'autonomia sociale;
    b.9) apprendimento, esaminato in relazione alle potenzialit? esprimibili in relazione all'etÓ prescolare, scolare (lettura, scrittura, calcolo, lettura di messaggi, lettura di istruzioni pratiche, ecc.).
    4. In via orientativa, alla fine della seconda elementare, della quarta elementare, alla fine della seconda media, alla fine del biennio superiore e del quarto anno della scuola superiore, il personale di cui agli articoli precedenti traccia un bilancio diagnostico e prognostico finalizzato a valutare la rispondenza del profilo dinamico funzionale alle indicazioni nello stesso delineate e alla coerenza tra le successive valutazioni, fermo restando che il profilo dinamico funzionale Ŕ aggiornato, come disposto dal comma 8 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, a conclusione della scuola materna, della scuola elementare, della scuola media e durante il corso di istruzione secondaria superiore.
    5. Degli accertamenti sopra indicati, viene redatta dalla unit? multidisciplinare della unit? sanitaria locale, in collaborazione con il personale insegnante e i familiari o gli esercenti la potest? parentale una documentazione nella forma della scheda riepilogativa, del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "B" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda, sar?, inoltre, riportato il profilo dinamico funzionale redatto in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti e relativo alle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno.
    5. Piano educativo individualizzato. - 1. Il Piano educativo individualizzato (indicato in seguito con il termine P.E.I.), Ŕ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992.
    2. Il P.E.I. Ŕ redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potest? parentale dell'alunno.
    3. Il P.E.I. tiene presenti i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonch? le forme di integrazione tra attivit? scolastiche ed extrascolastiche, di cui alla lettera a), comma 1, dell'art. 13 della legge n. 104 del 1992.
    4. Nella definizione del P.E.I., i soggetti di cui al precedente comma 2, propongono, ciascuno in base alla propria esperienza pedagogica, medico-scientifica e di contatto e sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, di cui ai precedenti articoli 3 e 4, gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzione ed integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap. Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrati tra di loro, in modo da giungere alla redazione conclusiva di un piano educativo che sia correlato alle disabilit? dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficolt? e alle potenzialit? dell'alunno comunque disponibili.
    6. Verifiche. - 1. Con frequenza, preferibilmente, correlata all'ordinaria ripartizione dell'anno scolastico o, se possibile, con frequenza trimestrale (entro ottobre-novembre, entro febbraio-marzo, entro maggio-giugno), i soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, verificano gli effetti dei diversi interventi disposti e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico sull'alunno in situazione di handicap.
    2. Le verifiche di cui al comma precedente sono finalizzate a che ogni intervento destinato all'alunno in situazione di handicap sia correlato alle effettive potenzialit? che l'alunno stesso dimostri di possedere nei vari livelli di apprendimento e di prestazioni educativo-riabilitative, nel rispetto della sua salute mentale.
    3. Qualora vengano rilevate ulteriori difficolt? (momento di crisi specifica o situazioni impreviste relative all'apprendimento) nel quadro comportamentale o di relazione o relativo all'apprendimento del suddetto alunno, congiuntamente o da parte dei singoli soggetti di cui al comma 1, possono essere effettuate verifiche straordinarie, al di fuori del termine indicato dallo stesso comma 1. Gli esiti delle verifiche devono confluire nel P.E.I.
    7. Vigilanza. - 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite i propri servizi, esercitano la vigilanza sulle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, perchŔ diano la piena e qualificata collaborazione agli operatori della scuola e alle famiglie, al fine di dare attuazione al diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap, previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
    (Si omettono gli allegati)






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    Il PEI una volta approvato da Genitori, Scuola e Operatori Sociali Ŕ la BIBBIA per il percorso del Bambino ! Metti subito in chiaro con i lpreside che NON VUOI DEROGHE !!!! fatti vedere battagliero, deciso e soprattutto INFORMATO ! Ŕ un consiglio personale.


    DI seguito ti incollo il DPR che parla di diagnosi funzionale e PEI.


    Saluti
    Decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unit? sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap"
    (Pubblicato la prima volta nella G.U 6 aprile 1994, n. 79, il D.P.R. Ŕ stato ripubblicato, dopo la registrazione alla Corte dei conti, sulla G.U. 15 aprile 1994, n. 87)<BR style="mso-special-character: line-break"><BR style="mso-special-character: line-break">
    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate;
    Visti gli articoli 12 e 13 della citata legge n. 104 del 1992, ed in particolare il comma 7 dell'art. 12 che autorizza il Ministro della sanit? ad emanare un atto di indirizzo e coordinamento per determinare le modalit? con le quali le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali attuano i compiti demandati dai commi 5 e 6 del citato art. 12;
    Visto l'art. 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
    Sentito il Consiglio sanitario nazionale nella seduta del 6 luglio 1993 (parere n. 4/93);
    Visto il parere favorevole reso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 20 gennaio 1994;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 febbraio 1994, su proposta del Ministro della sanit?, di concerto con il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie e gli affari regionali;
    Decreta:
    E' approvato il seguente
    "Atto di indirizzo e coordinamento delle attivit? delle regioni a statuto ordinario e speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, per disciplinare i compiti delle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali in relazione alla predisposizione della diagnosi funzionale, del profilo dinamico funzionale di cui ai commi 5 e 6 dell'art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104"
    1. Attivit? delle regioni e delle province autonome. - 1. Le regioni a statuto ordinario e speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a che le unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, nell'ambito dei servizi istituiti ai sensi e per le finalit? di cui all'art. 14, primo comma, lettera e), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, resi anche tramite strutture universitarie con le quali le regioni o le province stesse abbiano stipulato specifici protocolli d'intesa ai sensi dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, ovvero avvalendosi delle strutture di cui all'art. 26 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, operanti secondo le modalit? richiamate nell'art. 38 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, assicurino l'intervento medico cognitivo sull'alunno in situazione di handicap, necessario per le finalit? di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, da articolarsi nella compilazione:
    a) di una diagnosi funzionale del soggetto;
    b) di un profilo dinamico funzionale dello stesso;
    c) per quanto di competenza, di un piano educativo individualizzato, destinato allo stesso alunno in situazione di handicap.
    2. Individuazione dell'alunno come persona handicappata. - 1. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata, al fine di assicurare l'esercizio del diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica, di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992, provvede lo specialista, su segnalazione ai servizi di base, anche da parte del competente capo d'istituto, ovvero lo psicologo esperto dell'etÓ evolutiva, in servizio presso le UU.SS.LL. o in regime di convenzione con le medesime, che riferiscono alle direzioni sanitaria ed amministrativa, per i successivi adempimenti, entro il termine di dieci giorni dalle segnalazioni.
    3. Diagnosi funzionale. - 1. Per diagnosi funzionale si intende la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell'alunno in situazione di handicap, al momento in cui accede alla struttura sanitaria per conseguire gli interventi previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
    2. Alla diagnosi funzionale provvede l'unit? multidisciplinare composta: dal medico specialista nella patologia segnalata, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali in servizio presso la unit? sanitaria locale o in regime di convenzione con la medesima. La diagnosi funzionale deriva dall'acquisizione di elementi clinici e psico-sociali. Gli elementi clinici si acquisiscono tramite la visita medica diretta dell'alunno e l'acquisizione dell'eventuale documentazione medica preesistente. Gli elementi psico-sociali si acquisiscono attraverso specifica relazione in cui siano ricompresi:
    a) i dati anagrafici del soggetto;
    b) i dati relativi alle caratteristiche del nucleo familiare (composizione, stato di salute dei membri, tipo di lavoro svolto, contesto ambientale, ecc.).
    3. La diagnosi funzionale, di cui al comma 2, si articola necessariamente nei seguenti accertamenti:
    a) l'anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto, con particolare riferimento alla nascita (in ospedale, a casa, ecc.), nonch? alle fasi dello sviluppo neuro-psicologico da zero a sedici anni ed inoltre alle vaccinazioni, alle malattie riferite e/o repertate, agli eventuali periodi di ospedalizzazione, agli eventuali programmi terapeutici in atto, agli eventuali interventi chirurgici, alle eventuali precedenti esperienze riabilitative;
    b) diagnosi clinica, redatta dal medico specialista nella patologia segnalata (rispettivamente neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatra, oculista, ecc.), come indicato nell'art. 3, comma 2: la stessa fa riferimento all'eziologia ed esprime le conseguenze funzionali dell'infermit? indicando la previsione dell'evoluzione naturale.
    4. La diagnosi funzionale, essendo finalizzata al recupero del soggetto portatore di handicap, deve tenere particolarmente conto delle potenzialit? registrabili in ordine ai seguenti aspetti:
    a) cognitivo, esaminato nelle componenti: livello di sviluppo raggiunto e capacit? di integrazione delle competenze;
    b) affettivo-relazionale, esaminato nelle componenti: livello di autostima e rapporto con gli altri;
    c) linguistico, esaminato nelle componenti: comprensione, produzione e linguaggi alternativi;
    d) sensoriale, esaminato nella componente: tipo e grado di deficit con particolare riferimento alla vista, all'udito e al tatto;
    e) motorio-prassico, esaminato nelle componenti: motricit? globale e motricit? fine;
    f) neuropsicologico, esaminato nelle componenti: memoria, attenzione e organizzazione spazio temporale;
    g) autonomia personale e sociale.
    5. Degli accertamenti sopra indicati viene redatta una documentazione nella forma della scheda riepilogativa del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "A" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda riepilogativa viene, inoltre, riportata la diagnosi funzionale redatta in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti.
    4. Profilo dinamico funzionale. - 1. Ai sensi dell'art. 12, comma 5, della legge n. 104 del 1992, il profilo dinamico funzionale Ŕ atto successivo alla diagnosi funzionale e indica in via prioritaria, dopo un primo periodo di inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo che l'alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi (sei mesi) e nei tempi medi (due anni). Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall'unit? multidisciplinare di cui all'art. 3, dai docenti curriculari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta osservazione ovvero in base all'esperienza maturata in situazioni analoghe, con la collaborazione dei familiari dell'alunno.
    2. Il profilo dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, di cui all'articolo precedente, descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell'alunno in situazione di handicap riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili.
    3. Il profilo dinamico funzionale comprende necessariamente:
    a) la descrizione funzionale dell'alunno in relazione alle difficolt? che l'alunno dimostra di incontrare in settori di attivit?;
    b) l'analisi dello sviluppo potenziale dell'alunno a breve e medio termine, desunto dall'esame dei seguenti parametri:
    b.1) cognitivo, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione al livello di sviluppo raggiunto (normodotazione; ritardo lieve, medio, grave; disarmonia medio grave; fase di sviluppo controllata; etÓ mentale, ecc.) alle strategie utilizzate per la soluzione dei compiti propri della fascia di etÓ, allo stile cognitivo, alla capacit? di usare, in modo integrato, competenze diverse;
    b.2) affettivo-relazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili rispetto all'area del s˛, al rapporto con gli altri, alle motivazioni dei rapporti e dell'atteggiamento rispetto all'apprendimento scolastico, con i suoi diversi interlocutori;
    b.3) comunicazionale, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alle modalit? di interazione, ai contenuti prevalenti, ai mezzi privilegiati;
    b.4) linguistico, esaminato nelle potenzialit? esprimibili in relazione alla comprensione del linguaggio orale, alla produzione verbale, all'uso comunicativo del linguaggio verbale, all'uso del pensiero verbale, all'uso di linguaggi alternativi o integrativi;
    b.5) sensoriale, esaminato, soprattutto, in riferimento alle potenzialit? riferibili alla funzionalit? visiva, uditiva e tattile;
    b.6) motorio-prassico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili in ordine alla motricit? globale, alla motricit? fine, alle prassie semplici e complesse e alle capacit? di programmazione motorie interiorizzate;
    b.7) neuropsicologico, esaminato in riferimento alle potenzialit? esprimibili riguardo alle capacit? mnesiche, alla capacit? intellettiva e all'organizzazione spazio-temporale;
    b.8) autonomia, esaminata con riferimento alle potenzialit? esprimibili in relazione all'autonomia della persona e all'autonomia sociale;
    b.9) apprendimento, esaminato in relazione alle potenzialit? esprimibili in relazione all'etÓ prescolare, scolare (lettura, scrittura, calcolo, lettura di messaggi, lettura di istruzioni pratiche, ecc.).
    4. In via orientativa, alla fine della seconda elementare, della quarta elementare, alla fine della seconda media, alla fine del biennio superiore e del quarto anno della scuola superiore, il personale di cui agli articoli precedenti traccia un bilancio diagnostico e prognostico finalizzato a valutare la rispondenza del profilo dinamico funzionale alle indicazioni nello stesso delineate e alla coerenza tra le successive valutazioni, fermo restando che il profilo dinamico funzionale Ŕ aggiornato, come disposto dal comma 8 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, a conclusione della scuola materna, della scuola elementare, della scuola media e durante il corso di istruzione secondaria superiore.
    5. Degli accertamenti sopra indicati, viene redatta dalla unit? multidisciplinare della unit? sanitaria locale, in collaborazione con il personale insegnante e i familiari o gli esercenti la potest? parentale una documentazione nella forma della scheda riepilogativa, del tipo che, in via indicativa, si riporta nell'allegato "B" al presente atto di indirizzo e coordinamento. Nella predetta scheda, sar?, inoltre, riportato il profilo dinamico funzionale redatto in forma conclusiva, da utilizzare per i successivi adempimenti e relativo alle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno.
    5. Piano educativo individualizzato. - 1. Il Piano educativo individualizzato (indicato in seguito con il termine P.E.I.), Ŕ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992.
    2. Il P.E.I. Ŕ redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potest? parentale dell'alunno.
    3. Il P.E.I. tiene presenti i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonch? le forme di integrazione tra attivit? scolastiche ed extrascolastiche, di cui alla lettera a), comma 1, dell'art. 13 della legge n. 104 del 1992.
    4. Nella definizione del P.E.I., i soggetti di cui al precedente comma 2, propongono, ciascuno in base alla propria esperienza pedagogica, medico-scientifica e di contatto e sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, di cui ai precedenti articoli 3 e 4, gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzione ed integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap. Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrati tra di loro, in modo da giungere alla redazione conclusiva di un piano educativo che sia correlato alle disabilit? dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficolt? e alle potenzialit? dell'alunno comunque disponibili.
    6. Verifiche. - 1. Con frequenza, preferibilmente, correlata all'ordinaria ripartizione dell'anno scolastico o, se possibile, con frequenza trimestrale (entro ottobre-novembre, entro febbraio-marzo, entro maggio-giugno), i soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, verificano gli effetti dei diversi interventi disposti e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico sull'alunno in situazione di handicap.
    2. Le verifiche di cui al comma precedente sono finalizzate a che ogni intervento destinato all'alunno in situazione di handicap sia correlato alle effettive potenzialit? che l'alunno stesso dimostri di possedere nei vari livelli di apprendimento e di prestazioni educativo-riabilitative, nel rispetto della sua salute mentale.
    3. Qualora vengano rilevate ulteriori difficolt? (momento di crisi specifica o situazioni impreviste relative all'apprendimento) nel quadro comportamentale o di relazione o relativo all'apprendimento del suddetto alunno, congiuntamente o da parte dei singoli soggetti di cui al comma 1, possono essere effettuate verifiche straordinarie, al di fuori del termine indicato dallo stesso comma 1. Gli esiti delle verifiche devono confluire nel P.E.I.
    7. Vigilanza. - 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite i propri servizi, esercitano la vigilanza sulle unit? sanitarie e/o socio-sanitarie locali, perchŔ diano la piena e qualificata collaborazione agli operatori della scuola e alle famiglie, al fine di dare attuazione al diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap, previsti dagli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992.
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  7. #6
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    Grazie stampo e leggo, l'unico punto Ŕ questo il fatto che il neuropsichiatra di mio figlio con terapista e logopedista non sono in accordo con noi per la scelta del programma del bambino e quindi loro non lo seguono, sono a nostra disposizione ma non lo vedono mai, se non su nostra richiesta Ŕ lo stesso?
    Avanti sempre avanti! viviamo con lo sguardo volto al futuro, non soffermiamoci sul passato. Avanzare sempre questa Ŕ l\'essenza della vita!!! rosi



  8. #7
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    Scusa ma se non lo seguono...chi lo segue?
    Alla stesura del PEI debbono partecipare i professionisti che hanno
    in carico tuo figlio e non chi non lo conosce se non per le cose che
    voi gli riferite!
    Eventualmente per la stesura della DF puoi concordare un confronto
    tra i professionisti che seguono il bambino privatamente e quelli
    della ASL in modo che concordino su alcuni punti.
    Ma tu parli, oltre che del neuropsichiata anche del terapista e del
    logopedista....come mai li ha come riferimento se non seguono il
    bambino? Scusa ma mi hai fatto venire una curiositÓ!!
    Che caspita di programma terapeutico st? facendo tuo figlio???



  9. #8
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    Il programma che segue mio figlio Ŕ basato sulla stimolazione multisensoriale, e l'istituto si chiama "istituti fay" come dicevo il neuropsichiatra non ne vuole sapere e al P.E.I. dell'anno scorso c'era ha ascoltato e firmato il P.E.I. quest'anno ha detto che visto che il bambino non Ŕ seguito da loro lui non avrebbe partecipato, ma con insegnanti e preside abbiamo steso il P.E.I., il problema non Ŕ la sua pogrammazione, cosa a cui crediamo e che da quando Ŕ nato sembra l'unica cosa funzionare, visti i risultati e dopo aver tentato tutto o quasi, io volevo solo sapere se l'insegnante che avr? nel prossimo settembre alla scuola materna pu? rifiutarsi si seguire quello indicato nel P.E.I. attualmente.
    Avanti sempre avanti! viviamo con lo sguardo volto al futuro, non soffermiamoci sul passato. Avanzare sempre questa Ŕ l\'essenza della vita!!! rosi



  10. #9
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    Non capisco ancora, scusami Renge, ma tuo figlio f? riabilitazione a
    scuola? Perch? se la tua insegnate si rifiutasse di effettuare delle
    tecniche riabilitative a scuola sarebbe nel pieno diritto
    (indipendentemente se queste tecniche siano o meno riconosciute
    dal SSN): lei ?, infatti, un'insegnate e non una riabilitatrice.
    Se, viceversa, quello che si chiede sul PEI Ŕ solo una modalit?
    d'approccio educativo calibrata per le esigenze di tuo figlio, allora lei
    ? obbligata ad attenersi a quel tipo di approccio consigliato dai
    professionisti che lo seguono, anche perchŔ attraverso
    quest'approccio potrebbe effettuare meglio il proprio lavoro (ed Ŕ
    per questo che vengono previsti gli incontri tra professionisti ed
    insegnati per stendere il PEI e durante il corso dell'anno scolastico),
    non vedo il motivo per cui dovrebbe rifiutarsi!
    Comunque ti consigli d'invitare i professionisti che ti seguono ad
    incontrarsi con gli insegnati, anche al di fuori della stesura del PEI e
    di mettersi a loro disposizione per chiarire tutte le domande che
    sorgeranno su tuo figlio.



  11. #10
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    Come mai il neuropsichiatra non ne vuole sapere? Se il metodo funziona
    dovrebbe avere almeno l'umiltÓ di ammetterlo, per? per questo ci vuole
    tempo, caparbietÓ dei genitori e serenit? (se ci si riesce). Io ci ho
    messo circa 12 anni... per? adesso la neuropsichiatra, dopo anni di
    discussioni, riconosce che quello che ho fatto finora non era cosý
    sparato di fuori... tanto da dirmi al telefono "signora lei Ŕ la
    migliore terapista di suo figlio"!!!!!
    per cui, tu continua per la tua strada... per quanto riguarda il PEI,
    io credo che, una volta redatto, per quell'anno vada seguito, e del
    resto come dice Chiara all'insegnante serve anche per svolgere meglio
    il proprio lavoro. Ma anche se l'insegnante avesse qualche motivo per
    rifiutarsi, conviene intanto sentire quali siano, e poi eventualmente
    aggirare l'ostacolo: se non piace la stimolazione multisensoriale la si
    pu? chiamare in un altro modo... non so, massaggiÓ esercizi visivi?
    esercizi uditivi? Cs˛ di solito va bene a tutti. A volte basta un po'
    di diplomazia (e te lo dice una che diplomatica non lo Ŕ stata mai...)
    e si fanno passare le cose che vanno bene per i nostri figli. Poi,
    quando l'insegnante vedr? i risultati, andr? avanti da s˛, vedrai.
    http://walter-urticante.blogspot.com
    resistere quando tutto sembra perduto... puntare i piedi e stringere i denti quando anche la montagna sembra crollare sotto i piedi, questo Ŕ quel che conta.



  12. #11
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    no Ross...massaggi, stimolazione visiva o uditiva rientra nelle
    tecniche riabilitative.
    Al limite si pu? parlare di "approccio educativo " con l'intento di
    ottenere i prerequisiti visivi, uditivi ecc necessari all'avviamento di
    modalit? logico-comunicative.
    Che ce tocca f? per mandare a scuola i nostri cuccioli!
    Renge per questo Ŕ importante essere affiancati da almeno un
    professionista, perchŔ in genere sono pi¨ addestrati di noi a...far
    ingoiare il rospo ai loro colleghi....



  13. #12
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    Mbeh... quando Walter andava alla materna c'Ŕ stata un'insegnante che
    faceva massaggi e un'altra che gli ha insegnato cose come muovere
    correttamente la lingua... comunque vero, prerequisiti Ŕ perfetto!!!! chi mai potrebbe opporsi alla loro conquista????
    http://walter-urticante.blogspot.com
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  14. #13
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    Predefinito



    La situazione di Sebastiano Ŕ diversa. Ŕ seguito dalla NPI della ASL di Trento (neuropsichiatra, logopedista e psicomotricista), ma ad insaputa dell'equipe ufficiale segue altre terapie. La scuola Ŕ informata di tutte le terapie, ma non interviene direttamente. <?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />
    Sono d?accordo con Chiara, la scuola ha altri scopi (anche se la dott. Pedrinazzi a noi aveva detto che l?insegnante di sostegno avrebbe potuto praticare dei massaggi a Sebastiano, noi non glielo abbiamo mai proposto). Il PEI invece va oltre la scuola, anche se Ŕ vero che a quell?etÓ la scuola Ŕ una bella fetta della sua giornata. Non so cosa sia meglio per? ci sono diverse possibilit?:
    - i medici che realmente seguono vostro figlio possono partecipare con la scuola e voi a stendere il PEI;
    - i medici dell?ASL, che comunque devono stilare le certificazioni, possono comunque collaborare e dare informazioni agli insegnanti, anche se non sono d?accordo con la terapia scelta dai genitori, non penso che siano autorizzati a non partecipare (in realt? non sono preparato dal punto di vista legale su questi temi);

    Capisco che Ŕ difficile mettere tutti attorno allo stesso tavolo, per? Ŕ un vero peccato che non si possa fare. Parlo anche del nostro caso, sarebbe utile integrare le terapie e scambiare opinioni, ma la medicina ufficiale non accetta consigli e confronti.

    corrado e micaela
    micaela cestari
    corrado baratto
    e-mail: micaelacestari@libero.it



  15.      

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