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Discussione: continuità educativa

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    un bambino affetto da una grave malattia genetica frequenta la scuola materna e aveva l'anno scorso un'assistente personale in sostituzione di quelladi ruolo( MA ANCHE LE ASSISTENTI SONO DI RUOLO ?)quest'anno la mamma che ha chiesto di poterlo fare rimanere ancora un anno alla materna sa che torner? l'assistente di ruolo, c'è qualche possibilit? di richiedere che ritorni quella in sostituzione e che aveva instaurato un bellissimo rapporto con il bimbo? eventualmente per l'anno prossimo è possibile richiedere quell'assistente per le elementari? grazie, saluti,marina
    la felicità non è avere il meglio di tutto ma trarre il meglio da tutto quello che si ha!
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  3. #2
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    TI incollo il testo della circolare MInisteriale sulla Continuit? Educativa.


    Baci



    Circolare Ministeriale 16 novembre 1992, n. 339<?:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-comfficeffice" />


    Oggetto: Continuit? educativa. Trasmissione del Decreto Ministeriale applicativo dell'art. 2 della Legge 5 giugno 1990, n. 148


    Introduzione


    L'istanza della continuit? educativa, già affermata nei programmi della scuola media (D.M. 9 febbraio 1979, Premessa generale, I parte, 3 d.), nei programmo della scuola elementare (D.P.R. 12 febbraio 1985, n. 104, Premessa generale, I parte) e negli orientamenti per la scuola materna (D.M. 3 giugno 1991, II parte, 4), è stata recepita dalla Legge 5 giugno 1990, n. 148, di riforma della scuola elementare, come normativa che investe l'intero sistema educativo di base. Tale legge afferma, all'art. 1 nelle finalit? generali, che "la scuola elementare, anche mediante forme di raccordo pedagogico, curricolare e organizzativo con la scuola materna e con la scuola media, contribuisce a realizzare la continuit? del processo educativo".


    L'art. 2 della legge citata ha previsto l'emanazione di un Decreto Ministeriale per la definizione, nel rispetto delle competenze degli organi della scuola, delle forme e delle modalit? del raccordo.


    Il Decreto Ministeriale allegato rende quindi concretamente operante nelle scuole materne, elementari e medie di tutto il territorio nazionale un principio, già positivamente realizzato in molte situazioni, la cui generalizzata attuazione appare essenziale per assicurare il conseguimento delle finalit? della formazione di base. Costituisce, inoltre, motivo di riflessione per l'intero sistema scolastico, all'interno del quale ogni scuola è tramite tra ciò che la precede e ciò che la segue.


    1. Ragioni e obiettivi della continuit?


    La continuit? nasce dall'esigenza primaria di garantire il diritto dell'alunno ad un percorso formativo organico e completo, che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto il quale, pur nei cambiamenti evolutivi e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la sua particolare identit?.


    Una corretta azione educativa, infatti, richiede un progetto formativo continuo. Essa si propone anche di prevenire le difficolt? che sovente si riscontrano, specie nei passaggi tra i diversi ordini di scuola, e che spesso sono causa di fenomeni come quello dell'abbandono scolastico, prevedendo opportune forme di coordinamento che rispettino, tuttavia, le differenziazioni proprie di ciascuna scuola.


    Continuit? del processo educativo non significa, infatti, n? uniformit? n? mancanza di cambiamento; consiste piuttosto nel considerare il percorso formativo secondo una logica di sviluppo coerente, che valorizzi le competenze già acquisite dall'alunno e riconosca la specificit? e la pari dignit? educativa dell'azione di ciascuna scuola nella dinamica della diversit? dei loro ruoli e funzioni.


    Nella scuola materna, come primo grado del sistema scolastico, si realizza il diritto dell'infanzia ad una formazione integrale attraverso "un'equilibrata maturazione e organizzazione delle componenti cognitive, affettive, sociali e morali della personalit?". Alla prima "storia" scolastica del bambino si collega la scuola elementare come ambiente per l'alfabetizzazione culturale e per l'educazione consapevole alla convivenza democratica. A sua volta la scuola media, come affermano i programmi del 1979, "persegue con sviluppi originali, conformi alla sua natura di scuola secondaria di primo grado, il raggiungimento di una preparazione di base e pone le premesse per l'ulteriore educazione permanente e ricorrente".


    Analogamente, se si considerano le finalit? generali, la prima costruzione dell'identit?, dell'autonomia e della competenza, che caratterizza la scuola materna, è poi ripresa dalla scuola elementare che, "favorendo l'iniziativa, l'autodecisione, la responsabilit? personale degli alunni", pone le basi per un esercizio consapevole delle capacit? cognitive e sociali. Su tali basi si definisce il ruolo della scuola media come sede in cui le discipline di studio e le attivit? didattiche sono anche elementi di specificazione e di auto-orientamento per la costruzione di capacit? di scelta e di decisione basate su di una ben fondata e "verificata conoscenza di sò".


    Il tema della continuit?, oltre che nei documenti programmatici soprarichiamati, era già stato posto all'attenzione della scuola dalla legge n. 517/77 attraverso una considerazione congiunta dei problemi degli alunni portatori di handicap nella scuola elementare e media; prospettiva ribadita dalla C.M. n. 1/1988 ed ulteriormente sottolineata dalla recente legge n. 104/92, nonch? dalla C.M. n. 400/1991 sulle iscrizioni che istituisce il "foglio notizie alunno", recentemente modificato (C.M. n. 289/1992).


    Esso richiede, altresò, ulteriori sviluppi, richiamati dagli Orientamenti '91 per la scuola materna in riferimento all'esperienza educativa precedente, e prospettati dalle linee di trasformazione e sperimentazione della scuola secondaria superiore, il cui primo biennio dovrebbe configurarsi come ulteriore segmento della scuola dell'obbligo.


    2. Piani di intervento per promuovere la continuit?


    Le forme e le modalit? del raccordo richiamate esplicitamente dall'art. 2 della Legge n. 148/1990 comportano l'elaborazione di piani di intervento mirati a promuovere la continuit?, intesi come progettazione intenzionale ed organizzata di "azioni positive" che garantiscano il raccordo tra le scuole e con l'extrascuola. Tali piani devono trovare la loro necessaria collocazione all'interno della più generale programmazione educativa e didattica, come pratica unificante e qualificante per tutti gli ordini e gradi di scuola. Questa, infatti, costituisce la sede in cui possono confluire comporsi le istanze formative poste dalle diverse discipline e dai diversi gradi di scuola. Gli ambiti di esercizio della continuit? possono essere pertanto significativamente realizzati, se vengono riportati ad un itinerario curricolare articolato, organico e condiviso.


    2.1. Coordinamento dei curricoli


    A tale scopo è innanzi tutto indispensabile una approfondita conoscenza reciproca dei programmi nazionali dei diversi gradi di scuola, come base per azioni educative coordinate, da conseguire anche attraverso esperienze comuni di formazione in servizio.


    Un vero e proprio progetto di continuit? curriculare comporta l'individuazione di obiettivi, coordinati in senso longitudinale in relazione al progressivo sviluppo dell'alunno, che già i programmi delle tre scuole evidenziano chiaramente. Essi infatti sottolineano la preminenza dell'acquisizione di abilit?, oltre che di conoscenze, di strategie, di consapevolezze, di comportamenti, all'interno di un'articolata gamma di aeree di conoscenza denominate come campi di esperienza nella scuola materna, come ambiti disciplinari emergenti gradualmente dal pre-disciplinare nella scuola elementare, come discipline di studio nella scuola media. Tali aeree hanno in ogni caso pari dignit? formativa e si caratterizzano per quadri concettuali e metodologici differenziati di cui è essenziale che siano consapevoli e competenti tutti i docenti.


    Per la realizzazione della continuit? educativa hanno, poi, un'importanza cruciale la conoscenza reciproca, la problematizzazione e la progressiva armonizzazione delle concezioni e strategie didattiche, degli stili educativi e delle pratiche d'insegnamento-apprendimento. Pur nelle differenziazioni legate alla progressiva acquisizione di conoscenze, capacit?, comportamenti e consapevolezze, l'azione didattica, all'interno di un contesto di relazioni sociali facilitanti e di un ambiente di apprendimento organizzato intenzionalmente dagli insegnanti, deve porre le condizioni affinch? il soggetto sia sempre costruttore attivo delle sue competenze, anche grazie a forma di responsabilizzazione personale via via crescenti.


    Una particolare attenzione va dedicata al coordinamento dei curricoli degli anni iniziali e terminali in modo da superare recriminazioni, malintesi, e delusioni degli insegnanti dei diversi gradi con ripercussioni negative sul rendimento degli alunni, che spesso già vivono con ansia e difficolt? il momento del passaggio al grado scolastico successivo. Pertanto, nel quadro del previsto coordinamento dei curricoli, si potranno realizzare, a titolo esemplificativo:


    a) conoscenza dei programmi reciproci,


    b) identificazione di percorsi curriculari continui relativamente alle aeree di intervento educativo comune (ad esempio, l'acquisizione dei sistemi di rappresentazione per lo snodo dei 5 - 6 anni, il passaggio ad una organizzazione disciplinare più definita e ad una maggiore autonomia di studio in particolare tra i 10 e gli 11 anni);


    c) momenti di collaborazione incrociata, in classe, degli insegnanti delle due scuole sulla base di specifici progetti;


    d) incontri e attivit? in comune tra gli alunni delle classi degli anni "ponte" insieme ai loro insegnanti.


    2.2. Conoscenza del percorso formativo dell'alunno


    Un significato strategico assume, ai fini della continuit?, l'adeguata conoscenza-documentazione del percorso formativo dell'alunno.


    In questa prospettiva vanno innanzi tutto collocate le informazioni sull'alunno ed il contesto in cui la scuola opera, finalizzato alla elaborazione di curriculi flessibili che possano rispondere in modo mirato alla domanda formativa di ciascun bambino/ragazzo. Si possono richiedere ai genitori, già al momento dell'iscrizione, proprie osservazioni, oltre che indicazioni sui "punti di forza" -soprattutto- o di difficolt? di cui la scuola dovr? tener conto nel proprio intervento. E' evidente che il rapporto di scambio e comunicazione con le famiglie e con le comunit? è particolarmente importante per gli alunni appartenenti a culture diverse ed è anche centrale per i soggetti in situazione di handicap o di svantaggio.


    Queste informazioni saranno collegate ai "dati" sull'alunno che comprendono, oltre a quelli di tipo amministrativo, gli elementi informativi sul rendimento scolastico, la documentazione relativa agli accertamenti e alle osservazioni sistematiche dei docenti, agli eventuali interventi personalizzati ed ai relativi esiti.


    Il coordinamento dei sistemi di valutazione dei diversi gradi scolastici, che si potr? realizzare -oltre che in base alle disposizioni specifiche che saranno emanate in materia- attraverso l'incontro tra docenti per l'esplicitazione e la discussione dei criteri di accertamento e valutazione, contribuir? ad aiutare gli operatori nel compito essenziale di individuare le caratteristiche generali e specifiche dei soggetti, anche attraverso la predisposizione di comuni strumenti di rilevazione. Infatti, la conoscenza/valutazione di un processo formativo è data dalla esplicitazione dei punti di partenza, degli interventi operati e dei conseguiti punti di arrivo del percorso.


    2.3. Fascicolo personale dell'allievo


    Allo scopo di dare adeguata documentazione del percorso formativo di ogni soggetto, il decreto istituisce il fascicolo personale dell'allievo. Questo strumento, le cui forme concrete saranno definite nell'ambito dei piani di intervento finalizzati a promuovere la continuit?, consiste in un "raccoglitore" che conterr? i dati di tipo amministrativo (anagrafici, sanitari, scolastici, il foglio notizie), i documenti di valutazione, la documentazione specifica per gli alunni portatori di handicap (diagnosi funzionale, progetto educativo personalizzato), nonch? ogni altro elemento significativo di conoscenza dell'alunno, di documentazione della sua esperienza scolastica, acquisito anche in collaborazione con la famiglia. Il fascicolo, quindi, è una ordinata e razionale raccolta di documentazione, accompagnata da una sintesi globale elaborata collegialmente al termine di ogni grado scolastico, utile per la migliore conoscenza di tutti gli alunni ed in specifico di quelli in condizione di svantaggio che hanno seguito particolari percorsi formativi come ad esempio extracomunitari e migranti.


    L'istituzione scolastica che accoglie l'alunno deve richiedere alla scuola di provenienza il fascicolo personale la cui trasmissione costituisce obbligo per quest'ultima e deve avvenire in tempo utile per la predisposizione degli adempimenti connessi con l'avvio dell'anno scolastico. Infatti questa base informativa è necessaria anche ai fini della formazione delle classi iniziali, in quanto la conoscenza della "storia" dell'alunno nel grado scolastico precedente è essenziale per tener conto dei livelli di competenza raggiunti, delle relazioni sociali già costruite, dei fattori socio-culturali di sfondo. Questi aspetti vanno tenuti in considerazione e combinati in modo da portare alla costituzione di classi a eterogeneit? interna ben calibrata.


    Le informazioni e i dati di cui ora si è detto, inoltre, aiutano gli operatori dei vari segmenti scolastici nell'impostare una progettazione curriculare che non azzeri le esperienze già compiute e le competenze acquisite già raggiunte dagli alunni, ma che valorizzi le acquisizioni anche nella loro variabilit? intra e interindividuale.


    2.4. "Continuit? orizzontale"


    I rapporti tra la scuola, le famiglie, gli enti e le istituzioni territoriali -ed in particolare gli Enti Locali e le Unit? Sanitarie Locali- danno luogo al costituirsi di una sorta di ecosistema formativo, che pone l'esigenza di assicurare la continuit? educativa, cosiddetta "orizzontale", tra i diversi ambienti di vita e di formazione dell'alunno.


    In questa prospettiva i rapporti con le famiglie -come sottolineano i documenti programmatici della scuola materna, elementare e media- sono di importanza primaria come occasioni di partecipazione diretta e come fonte di informazioni utili alla programmazione dell'attivit? scolastica. Ai fini della realizzazione di adeguati raccordi, assumono particolare rilievo i colloqui scuola-famiglia al momento del primo ingresso degli alunni in un grado scolastico; inoltre, nei momenti di passaggio da un grado all'altro sarebbe utile promuovere incontri "triangolari" tra i genitori ed i docenti dei gradi contigui.


    Dovr? essere presa in considerazione anche l'utilizzazione delle strutture scolastiche e dei servizi (trasporti, mense, assistenza) di competenza degli Enti territoriali, con particolare attenzione all'uso comune di strutture quali impianti sportivi, laboratori, parchi-gioco, ludoteche, biblioteche, musei, ecc.


    E' da tener presente, in proposito, che secondo le indicazioni della più recente normativa in ordine alla razionalizzazione della rete e dell'edilizia scolastica -sulle quali svolge un ruolo primario il distretto scolastico- nuovi insediamenti e ristrutturazioni dovrebbero muoversi nella direzione dell'integrazione di strutture e servizi per scuole di diverso grado. I piani dovranno inoltre considerare e favorire l'utilizzo di edifici e attrezzature scolastiche fuori dall'orario delle lezioni, per attivit? di realizzazione della funzione della scuola in quanto centro di promozione culturale e sociale, come già previsto dalla legge n. 517/1977.


    In materia di integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap, mentre si rimanda anche a quanto disposto dalla legge n. 104/1992, si pone l'esigenza di interventi congiunti e coordinati per un progetto rispondente ai bisogni formativi, anche attraverso la "sottoscrizione di intese" -prevista dalla C.M. n. 258/1983- tra i soggetti istituzionali interessati per "perseguire unitariamente in favore di tutti gli alunni e, in particolare di quelli portatori di handicap, l'attuazione di precoci interventi atti a prevenire il disadattamento e l'emarginazione e la piena realizzazione del diritto allo studio." In particolare, l'elaborazione della diagnosi funzionale pone in evidenza il ruolo delle Unit? Sanitarie Locali e del servizio psicopedagogico, mentre la C.M. n. 1/1988 ha già anticipato molte indicazioni che alla luce del D.M. applicativo dell'art. 2 della legge n. 148/1990 assumono ora rinnovata attualit?.


    Analogamente, il piano nazionale di intervento sul fenomeno della dispersione scolastica nella scuola dell'obbligo, già attivato a partire dall'a.s. 87/88, ha previsto la realizzazione di "progetti integrati di aerea" fondati sulla integrazione delle competenze dei diversi soggetti referenti per la piena realizzazione del diritto allo studio.


    E' evidente che tali indicazioni potranno trovare ora collocazione organica nell'ambito dei piani di intervento finalizzati a promuovere la continuit? sia "in verticale", tra i diversi gradi, sia "in orizzontale", tra scuola e territorio.


    3. Modalit? di attuazione


    La promozione della continuit? si sviluppa mediante il piano di intervento inserito nella programmazione, a partire dal quale si sviluppa il processo di attuazione delle "azioni positive" di raccordo tra le scuole.


    3.1. Fasi operative


    Il decreto prevede tre momenti organizzativi.


    Il primo concerne gli "appositi incontri" che saranno effettuati dai dirigenti scolastici delle "scuole che insistono sullo stesso territorio" -ad esempio distrettuale- al fine di operare una ricognizione dei problemi specifici che vengono posti dall'istanza della continuit? e di individuare -sulla base delle iscrizioni degli alunni- le scuole che sono interessate ad elaborare comuni "progetti di continuit?". I temi da prendere in considerazione possono essere indicati, a titolo esemplificativo, nell'approfondimento della conoscenza del contesto socio-culturale; nella individuazione delle caratteristiche generali e specifiche dei soggetti; nella messa a fuoco di finalit? e obiettivi comuni; nella articolazione delle aeree di conoscenza/esperienza; nella sintonizzazione delle metodologie didattiche, delle strategie di insegnamento-apprendimento, delle modalit? di verifica e valutazione.


    E' da sottolineare l'importanza della conoscenza del contesto, affinch? le scuole costruiscano i progetti tenendo conto delle esigenze particolari delle situazioni socio-culturali in cui esse operano. Al fine di definire forme di collegamento con le realt? culturali, ambientali e sociali presenti sul territorio, si stabiliranno rapporti organici con le famiglie, le comunit?, le risorse offerte dall'extrascuola, sulla base della rilevazione dei bisogni e dell'individuazione delle potenzialit?. Gli stessi alunni vanno considerati come risorse nella promozione di una continuit? che implica anche solidarietà fra ragazzi di età e di condizioni diverse, secondo il suggerimento offerto dalla C.M. n. 240/1991 relativa al Progetto Ragazzi 2000: "Occorre valorizzare le differenze di potenziale che caratterizzano la vita scolastica: la differenza e le pari dignit? fra i sessi, fra ragazzi di diversi ambienti e di diverse culture, la differenza fra i diversi gradi di scuola, in riferimento al fascino dei più grandi, all'attenzione un po' paternalistica ma feconda nei riguardi dei più piccoli, nella prospettiva di una continuit? che sia anche ricordo, capacit? di anticipazione, capacit? di integrazione e di reciproco arricchimento".


    Il lavoro progettuale comune consentir? altresò di collocare in tempi adeguati e di finalizzare meglio esperienze di rapporto scuola-extrascuola evitando ripetizioni o sovrapposizioni.


    Il secondo momento vede ciascun Collegio dei docenti delle scuole precedentemente individuate, impegnato a designare -con deliberazione apposita- quei docenti (mediamente 3 per ogni grado di scuola) che dovranno costituire il "gruppo di lavoro unitario per la continuit?". L'articolazione dell'attivit? dei Collegi dei docenti per commissioni, peraltro già suggerita ed assai diffusa, potr? facilitare anche l'espletamento dei compiti previsti dalla presente circolare, nonch? un più produttivo impiego del tempo. Per quanto concerne il riconoscimento del tempo speso per l'attivit? del gruppo di lavoro, esso pu? essere compreso nelle ore non di insegnamento dedicate al funzionamento della scuola oppure considerato come "progettazione di qualificazione scolastica".


    Tale gruppo formuler? proposte per i piani di intervento, tenendo conto di quanto indicato all'art. 2 del decreto e precedentemente illustrato, nonch? delle priorit? individuate dai Capi di istituti e segnalate dai genitori e dagli organi collegiali. Le proposte di piano elaborate dal gruppo saranno sottoposte a ciascun collegio dei docenti per l'approvazione e l'inserimento nella programmazione. Il gruppo di lavoro, inoltre, anche attraverso una lettura comparata delle programmazioni, seguir? le singole iniziative, curando la raccolta di materiali e documentazioni.


    Il lavoro del gruppo sar? coordinato collegialmente dai capi di istituto delle scuole interessate, i quali provvederanno anche a mantenere i rapporti con gli Enti territoriali.


    I collegi dei docenti, che costituiscono il terzo momento organizzativo di elaborazione dei piani, hanno il compito specifico di programmare i piani di intervento; di realizzare le progettate "azioni positive" di raccordo; di seguirne l'andamento e lo sviluppo; di verificare periodicamente nel corso dell'anno scolastico la realizzazione delle intese; di valutarne i risultati in funzione della conseguente riprogettazione in itinere.


    3.2. Coordinamento territoriale


    In relazione a quanto disposto dall'art. 5 del D.M. che si trasmette con la presente, specie nella fase di prima attuazione della nuova normativa i Provveditori agli Studi avranno cura di farsi parte attiva nel promuovere i primi incontri tra i capi d'istituto che -come si è detto- costituiscono il momento d'avvio dell'elaborazione dei piani di intervento. Inoltre, garantiranno il coordinamento ed il supporto delle iniziative, avvalendosi della collaborazione degli ispettori tecnici e dei distretti scolastici, oltre che dei soggetti indicati al citato art. 5 (ad esempio, con la promozione di attivit? di formazione in servizio, la predisposizione di "intese tipo" che metteranno a disposizione delle scuole per le autonome determinazioni del caso, ecc.).


    Un ruolo particolarmente significativo ai fini della promozione della continuit? -soprattutto orizzontale- svolge anche il distretto scolastico, per le competenze istituzionali che ha in materia di dislocazione delle unit? scolastiche, di organizzazione dei servizi collaterali, di rapporto tra scuola ed enti territoriali.


    I Provveditori agli Studi, infine, cureranno il monitoraggio delle iniziative, ad esempio con la documentazione delle esperienze e la circolazione delle informazioni relative, oltre che organizzando specifiche attivit? e momenti di verifica e valutazione che forniranno indicazioni utili per lo sviluppo in itinere ed il "riorientamento" dei piani di intervento e delle "azioni positive" di raccordo promosse.


    A cura del Sovrintendente scolastico regionale saranno effettuati appositi incontri degli ispettori tecnici delle tre scuole in seduta congiunta, per elaborare un comune piano di iniziative volte a favorire la continuit? e a garantire l'opportuna consulenza tecnica, la verifica-valutazione delle esperienze in atto, curando la relativa documentazione.


    4. Indicazioni per la fase di avvio e la valutazione


    Le disposizioni contenute nel decreto ministeriale e illustrate con la presente circolare avranno applicazione generalizzata con le operazioni di programmazione relative all'anno scolastico 1993/94. Nel periodo precedente i soggetti istituzionali sopraindicati (Provveditori, Capi d'istituto, Ispettori) promuoveranno ogni azione utile di sensibilizzazione, aggiornamento, approfondimento sul tema della continuit?, nonch? iniziative di messa a fuoco dei problemi e -ove ciò già non si realizzi- di conoscenza reciproche tra gli operatori dei diversi gradi.


    Saranno altresò attivati i gruppi di lavoro unitari per la continuit? con il compito di avviare la formulazione delle proposte.


    Nell'anno di prima applicazione i piani saranno specificamente finalizzati in particolare a definire forme e modalit? "locali" di impostazione del fascicolo dell'alunno, secondo le indicazioni fornite.


    Successivamente (secondo priorit? definite localmente che tengano conto delle iniziative già avviate) dovranno essere prese in considerazione tutte le forme di raccordo indicate all'art. 2 del D.M.


    L'attuazione delle disposizioni sar? accompagnata da un'autovalutazione annuale dei piani e delle relative "azioni positive" di raccordo da parte dei Collegi dei docenti interessati, finalizzata alla successiva riprogettazione.


    Inoltre, la valutazione delle iniziative sar? oggetto di specifiche indagini, in aggiunta a quelle sopraindicate e autonomamente sviluppate da Provveditori e ispettori.


    Per quanto concerne la scuola elementare, tali indagini si inseriscono nel quadro del monitoraggio della riforma previsto dall'art. 15 della legge n. 148/1990.





  4. #3
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    Ciao Albatros!!!
    Che bello rileggerti! Manda un bacione alla moglie ed alle due
    piccole pesti!!!

    Marina, si pu? tentare, con la documentazione che ha messo
    Albatros, a cercare una certa manleabilit? nella scuola per fare in
    modo che la titolare segua un altro bambino della stessa scuola
    mentre questa continui a seguire quest'altro bambino....ma la vedo
    dura. Infatti ci dovrebbe essere l'accordo di tutti, e, principalmente,
    dell'assistente titolare che è protetta dal suo pieno diritto a
    riprendere il proprio lavoro.
    Forse con un bel p? di diplomazia e di collaborazione della
    Dirigenza Scolastica qualcosa si pu? ottenere....



  5. #4
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    Fair


    Ricambiamo volentieri tutti e ovviamente un bacio grandissimo a Simo.





  6. #5
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    grazie per le informazioni, anche io la vedo dura oltretutto il bambino in questione non ha davanti a sò (certo i miracoli a volte succedono) una lunga vita scolastica ,e questo disicentiva sia gli insegnanti che forse anche i genitori, grazie ancora ,saluti,marina
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