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Pubblicato il venerdì 18 settembre 2009 da Fabio Turone
«Chi non conosce la verità
è uno sciocco,
ma chi, conoscendola, la chiama bugia,
è un delinquente»
(Bertolt Brecht)
Ho sentito parlare per la prima volta della Beike, e del signor
Andrea Mazzoleni – che promuove le sue iniezioni di staminali vantando
risultati che non esistono, e sparando cifre prive di qualsiasi
fondamento – quando su Facebook, nella primavera scorsa, mi ha offerto
“amicizia”.
Ho dato un’occhiata al suo profilo, in cui dichiarava di essere un
giornalista interessato a varie cose tra cui le cellule staminali, e
senza pensarci su troppo ho accettato (avrei scoperto poi che fa incetta
di “amici” in modo sistematico, perché ora molti miei amici figurano
tra i suoi amici, e probabilmente non sanno che è tutto tranne che amico
mio; ma questa è un’altra storia).
Dopo qualche giorno dal primo contatto ho letto un suo post in cui si
parlava di staminali con un tono trionfalistico del tutto fuori luogo e
ho commentato una prima volta cercando di spiegare la differenza tra la
scienza medica e le tante iniziative similtruffaldine che circolano in
rete. Pensavo di fare un servizio utile ai lettori, per evitare che
credessero all’ennesima bufala in campo medico.
Non sapevo ancora che il signor Mazzoleni è appunto il vicepresidente di
una società di Lugano che procaccia cavie paganti per vari ospedali in
CIna e Tailandia. E grazie alle inchieste di Cinzia Lacalamita e Maria
Strada, e alla puntata di “Mi Manda Raitre” dedicata alla vicenda, ho avuto chiaro il quadro.
Da allora ho parlato con alcuni malati e con molti medici e
ricercatori, e ho cercato un’infinità di volte di ottenere da lui o
dalla società cinese di cui vende le pretese terapie qualunque elemento
concreto che dimostrasse che avevano condotto test seri (cosa che non è
mai successa) o che ci avevano almeno provato (e non sembra essere
successo neppure questo).
Ho scritto per Panorama un articolo molto esplicito, e rilasciato un’intervista a Radio3Scienza .

Dopodiché sono rimasto “amico” di Mazzoleni per continuare a tenerlo
d’occhio. In settembre, ha postato l’ennesima porcheria, e io ho scritto
sulla sua bacheca spiegando perché quelle cose che scriveva erano
ingannevoli.
E lui ha cancellato ripetutamente (anche se non c’era nessun elemento né offensivo né stupido: solo verità scomode per lui).
Dopodiché ha commesso un errore: ha inviato a un gruppo di
destinatari (tra cui parecchi giornalisti e alcuni che si dichiarano
pazienti) un comunicato-stampa della Beike cinese, e ha messo anche me
nell’elenco.
Come già più volte in passato, non ha inviato il comunicato-stampa
presentandolo come tale, ma ha linkato il sito della Reuters – che
evidentemente ora ospita e ripubblica a pagamento anche
comunicati-stampa – perché sembrasse una notizia, perdipiù di fonte
“autorevole” (come s’usa dire; ma di questo riparleremo).
Quell’invio ingannevole mi ha permesso di raggiungere con le mie
osservazioni – che lui non aveva più la facoltà di censurare – anche gli
altri destinatari (fra l’altro Facebook tratta quegli invii alla
stregua di una discussione pubblica, e neanche volendo si può rispondere
solo ad alcuni). La discussione è stata lunga, e mi pare istruttiva
perché abbiamo ripercorso un po’ tutta la storia precedente dei miei
scambi con Mazzoleni e con Beike (la storia è lunghissima, e ci tornerò
su con altri dettagli e la relativa documentazione in un altro momento).
Qui trovate il pdf di quello scambio, al termine del quale ho cancellato Mazzoleni dai miei “amici di Facebook”.
Quello che non immaginavo è che l’avrei davvero incontrato di persona, di lì a poco.
Quello che segue è il resoconto sincopato di quell’incontro che ho
scritto in più fasi sulla mia bacheca di Facebook, tra ieri sera e oggi,
che mi è stato chiesto di rendere “condivisibile” via Facebook, per cui
mi sono deciso a scrivere questo post che covava da tempo (e che sarà
arricchito più avanti i con altri elementi).
Fabio: Mazzoleni ha avuto cio’ che meritava (i dettagli poi)
CB coraggio racconta
Fabio: Oggi ho tenuto una presentazione all’Open Lab per giornalisti scientifici che viene organizzato da anni alla Fondazione Ghislieri di Pavia.
Per una settimana alla mattina vedono come si fa la ricerca in biologia e
al pomeriggio e alla sera partecipano a seminari. Il tema quest’anno
sono le neuroscienze, e io sono stato invitato a parlare del rapporto
tra gli esperti e i mass media.
L’altroieri l’organizzatrice Gianna Milano mi ha detto che tra i
corsisti si era presentato appunto Andrea Mazzoleni, vicepresidente
della Beike che vende con un gran pelo sullo stomaco terapie cinesi a
base di staminali, vantando di avere dati scientifici che in realtà non
esistono: sono puro marketing.
Questo Mazzoleni ha dato veramente prova di avere una faccia tosta
inverosimile: come avevo immaginato ha pensato di andare lì per
raccontare le sue frottole ai giovani giornalisti sperando di trovare
nuova pubblicità per il suo business.
(segue, dopo che avrò risolto un’urgenza)
Fabio: Sono troppo stanco… vado a nanna.
Però prima di andare a letto voglio condividere un’immagine che mi è parsa significativa (e mi ha pure divertito).
Arrivando al Collegio Ghislieri ho cercato posto sulle strisce gialle
riservate davanti all’ingresso, dove mi avevano detto di parcheggiare.
Visto un buco ho iniziato la manovra e notato, nell’ordine:
* macchina accanto con targa ticinese
* Mercedes station-wagon
* fiancata destra con ENORME scritta fatta con un bel cacciavitone, a caratteri cubitali: FABRIZIO
In un attimo si sono coagulati diversi pensieri contemporanei:
* E’ l’auto di Mazzoleni
* Fabrizio deve essere uno dei clienti incazzati
* Riccardo godrebbe come un riccio (solo dopo ho pensato che avrei
dovuto scattare una foto della fiancata “serigrafata”, che avrebbe avuto
un buon mercato qui su FB…
… e con questo vi rimando a domani per il racconto di come l’ho affrontato pubblicamente.
PF azzzzzzzzzz
Fabio: Appena trovo il tempo vi racconto. Per ora
rimpiango di non aver avuto questo aforisma da mostrare ieri, parlando
dei metodi usati dalla Beike:
«Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente» (Bertolt Brecht)
Fabio: Entro nella sala Galileiana del Collegio
Ghislieri, ancora praticamente vuota, e mi avvicino al giudice Amedeo
Santosuosso e al neurologo Carlo Alberto Defanti, che parleranno nella
stessa sessione, per salutarli. Mentre scambio due chiacchiere con loro,
vedo con la coda dell’occhio Mazzoleni che entra e si siede più o meno a
due terzi della sala, dal lato finestrato, accanto al passaggio.
Parla Santosuosso facendo una panoramica su Neuroscienze e diritto, poi
Defanti della storia della definizione di morte cerebrale e Barbara
Bottalico (giovane giurista che lavora con Santosuosso) illustra casi
giudiziari specifici in cui sono state usate tecniche neuroscientifiche
in tribunale.
Io ero rimasto seduto in prima fila, e quando mi giravo per seguire il
dibattito al termine di ciascuna presentazione ero contento che
Mazzoleni fosse impallato da quelli davanti.
Alla fina mi presentano e comincio a parlare dei rischi connessi con l’uso degli esperti da parte dei giornalisti…
Fabio: Ho parlato quasi un’ora, richiamando alcuni
dei molti casi in cui il cosiddetto “esperto” viene usato – in modi
diversi e con sfumature diverse – per far dire alla scienza cose che la
scienza non dice.
Ho terminato con una citazione dell’attore e regista Peter Ustinov:
«Se il mondo dovesse saltare in aria, l’ultima voce udibile sarebbe
quella di un esperto che dice che non è possibile»
(«If the world should blow itself up, the last audible voice would be that of an expert saying it can’t be done»).
Sapevo già perfettamente che Mazzoleni avrebbe riutilizzato anche
questa citazione, come tutto il resto della mia circostanziata critica
alla commistione tra scienza e interessi economici, per vendere meglio
le sue staminali.
La teoria del «complotto delle farmaceutiche», infatti, è uno dei
temi ricorrenti nelle «riflessioni» finto-dotte che scrive in giro per
internet (che altro non sono che guerrilla-marketing).
Fabio: Ho ripreso fiato, e per concludere ho
spiegato che anche se occorre che i giornalisti sappiano fare le pulci
anche agli esperti più titolati ci sono differenze tra chi fa scienza (e
magari non è del tutto onesto nel comunicarla) e chi invece vende fumo,
e che ci sono circostanze in cui il nostro compito di giornalisti è
molto più semplice: come quando si ha a che fare con sedicenti «esperti»
come il signor Andrea Mazzoleni presente in sala, che racconta frottole
e spara cifre senza alcun fondamento.
Mentre parlavo, mi montava l’incazzatura.
Quando ho raccontato che la telecamera nascosta di Rai Tre lo aveva
ripreso mentre, a quello che pensava essere un malato disperato, aveva
prospettato il 94,6% di risultati positivi ha perfino avuto la faccia
tosta di precisare “il 96,4%”.
Al ché ho ribadito; “Il tutto detto in gran segreto e senza aver fatto
alcuno studio, come persino la Beike Cina ha ammesso parlando con il
Times”…
Fabio: Ho aggiunto altri dettagli sulle malefatte
autopromozionali di Mazzoleni, e poi per non finire in quel modo ho
concluso riprendendo il discorso generale sull’importanza di saper
dosare l’opinione degli esperti con la lettura delle fonti scientifiche,
eccetera eccetera.
Ci sono state alcune domande sulla presentazione e la cosa è finita (erano già quasi le 19 ed eravamo molto in ritardo).
Ero convinto che Mazzoleni avesse approfittato di quei minuti per sgattaiolare con la coda fra le gambe.
Ma mi sbagliavo…
Fabio: Mentre mettevo via il computer mi si è fatto
incontro a grandi passi con un sorrisone degno del miglior venditore di
auto usate e la mano tesa.
Con il massimo della freddezza gli ho detto – con un tono di voce
normale ma abbastanza stentoreo da essere percepito da tutti in sala –
“Non ci penso neppure. Non voglio avere nulla a che fare con lei!”.
Ha riprovato a dirmi: “Lo studio ce l’ho qui, vede?” e indicava un
fascicolo con la spirale di plastica che teneva in mano. Gli ho
ribadito: Se vuole me lo mandi per posta elettronica (in passato mi
aveva detto che me lo poteva far consultare solo se andavo a Lugano da
lui, perché “è riservato”), e lui ha ripetuto la solfa solita venga a
Lugano a consultarlo.
“Sì certo, le solite stupidaggini” gli ho detto io, al ché finalmente se
n’è andato, dicendomi ad alta voce, mentre si allontanava: “La smetta
con queste stronzate. Davvero non ha capito niente!”, e io ho replicato:
Fabio: “Lei invece ha capito perfettamente come fare soldi sfruttando la disperazione dei malati”.
Poi ho raccontato ai corsisti tutti i retroscena, e ho avuto la
conferma che Mazzoleni aveva cercato con parecchi di loro di ottenere
pubblicità gratuita col solito metodo: “ti faccio parlare con i
pazienti”.
Come supplemento di lezione di giornalismo, ho lasciato loro la
stampata di una lunghissima (estenuante, direi) discussione avvenuta
attraverso la posta di FB, che era stata innescata dall’invio da parte
di Mazzoleni di un comunicato stampa della Beike “travestito” in modo
ingannevole da lancio di agenzia Reuters [è linkata più in alto]
Mentre risalivo in macchina (non potevo restare per la cena e la
conferenza serale) alcuni ragazzi lo stavano leggendo avidamente.
Fabio: Tutto questo lo scrivo anche perché ho
notato che molti miei amici figurano ora tra i suoi amici, e temo che
possano non aver chiaro con che personaggio hanno a che fare.
Cari amici, DIFFIDATE DI ANDREA MAZZOLENI!
__________________ ...batte il cuore ed ogni giorno e' un'esperienza in piu'...
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